La comunità dell'incertezza - Appunti di Rosario Franza su Mc 13,1-27


 
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"Ma alla fine, per la comunità di Marco, dovrà esserci la certezza che il  "figlio dell'uomo" verrà ... e "riunirà i suoi eletti dai quattro venti, dall'estremità della terra fino all'estremità del cielo". Ma questa, è ancora la nostra certezza  oppure  è la nostra grande incertezza?"

[1]Mentre usciva dal tempio, un discepolo gli disse: «Maestro, guarda che pietre e che costruzioni!». [2]Gesù gli rispose: «Vedi queste grandi costruzioni? Non rimarrà qui pietra su pietra, che non sia distrutta». [3]Mentre era seduto sul monte degli Ulivi, di fronte al tempio, Pietro, Giacomo, Giovanni e Andrea lo interrogavano in disparte: [4]«Dicci, quando accadrà questo, e quale sarà il segno che tutte queste cose staranno per compiersi?».  [5]Gesù si mise a dire loro: «Guardate che nessuno v'inganni! [6]Molti verranno in mio nome, dicendo: "Sono io", e inganneranno molti. [7]E quando sentirete parlare di guerre, non allarmatevi; bisogna infatti che ciò avvenga, ma non sarà ancora la fine. [8]Si leverà infatti nazione contro nazione e regno contro regno; vi saranno terremoti sulla terra e vi saranno carestie. Questo sarà il principio dei dolori. [9]Ma voi badate a voi stessi! Vi consegneranno ai sinedri, sarete percossi nelle sinagoghe, comparirete davanti a governatori e re a causa mia, per render testimonianza davanti a loro. [10]Ma prima è necessario che il vangelo sia proclamato a tutte le genti. [11]E quando vi condurranno via per consegnarvi, non preoccupatevi di ciò che dovrete dire, ma dite ciò che in quell'ora vi sarà dato: poiché non siete voi a parlare, ma lo Spirito Santo. [12]Il fratello consegnerà a morte il fratello, il padre il figlio e i figli insorgeranno contro i genitori e li metteranno a morte. [13]Voi sarete odiati da tutti a causa del mio nome, ma chi avrà perseverato sino alla fine sarà salvato.  [14]Quando vedrete l'abominio della desolazione stare là dove non conviene, chi legge capisca, allora quelli che si trovano nella Giudea fuggano ai monti; [15]chi si trova sulla terrazza non scenda per entrare a prender qualcosa nella sua casa; [16]chi è nel campo non torni indietro a prendersi il mantello. [17]Guai alle donne incinte e a quelle che allatteranno in quei giorni! [18]Pregate che ciò non accada d'inverno; [19]perché quei giorni saranno una tribolazione, quale non è mai stata dall'inizio della creazione, fatta da Dio, fino al presente, né mai vi sarà. [20]Se il Signore non abbreviasse quei giorni, nessun uomo si salverebbe. Ma a motivo degli eletti che si è scelto ha abbreviato quei giorni. [21]Allora, dunque, se qualcuno vi dirà: "Ecco, il Cristo è qui, ecco è là", non ci credete; [22]perché sorgeranno falsi cristi e falsi profeti e faranno segni e portenti per ingannare, se fosse possibile, anche gli eletti. [23]Voi però state attenti! Io vi ho predetto tutto. [24]In quei giorni, dopo quella tribolazione, il sole si oscurerà e la luna non darà più il suo splendore [25]e gli astri si metteranno a cadere dal cielo e le potenze che sono nei cieli saranno sconvolte.  [26]Allora vedranno il Figlio dell'uomo venire sulle nubi con grande potenza e gloria. [27]Ed egli manderà gli angeli e riunirà i suoi eletti dai quattro venti, dall'estremità della terra fino all'estremità del cielo.  (Mc 13,1-27)

Nella prima domenica di avvento la liturgia ambrosiana ci propone una composizione dell'evangelista Marco di non facile interpretazione . Infatti, tranne l'annuncio profetico della distruzione del tempio di Gerusalemme che, data la molteplice attestazione delle fonti (Mc , Lc, Mt, Q) ha sicuramente una base storica, i versetti 3-27 sono invece una composizione della chiesa primitiva che ha però una sua base nella prospettiva escatologica presente nella vita e negli insegnamenti di Gesù di Nazareth .

La narrazione dei versetti 1-2 indica, ancora una volta,  come i discepoli del Nazzareno non abbiano capito i suoi insegnamenti, come non riescano a staccarsi dalla religione e dalla istituzione giudaica . Esaltano il tempio, "Maestro, guarda che pietre e che costruzioni!", lo stesso tempio che Gesù aveva definito una "spelonca di banditi"(Mc 11,7) perché non rivelava il vero volto di Dio all'umanità, ma pretendeva di rappresentare solamente la magnificenza, la gloria e il potere di Israele; questi simboli, predice il Nazzareno, cesseranno di esistere, "Non rimarrà qui pietra su pietra, che non sia distrutta" .

Nella scena seguente Gesù appare "...seduto seduto sul monte degli Ulivi, di fronte al tempio...", qui  la localizzazione, sul monte, indica la sfera divina a contatto con la storia umana; l'evangelista suggerisce che tutto ciò avviene nella comunità post-pasquale dei discepoli, dopo la morte e la resurrezione del Nazzareno e lo interrogano sul "quando" avrà luogo il disastro annunciato, "«Dicci, quando accadrà questo, e quale sarà il segno che tutte queste cose staranno per compiersi?»".  Ancora pensano i discepoli alla restaurazione gloriosa del regno di Israele e chiedono un segno che indichi loro la riscossa sull'invasore che ha distrutto il tempio . Scrive Juan Mateos :<<Malgrado la morte del fico (Mc 11,20), la parabola dei vignaioli (Mc 12,9) e la predizione precedente (Mc 13,2), non capiscono che quella gloria è solo un'illusione>>. 

La risposta di Gesù parla, in modo apocalittico,  alla comunità di Marco e prima di tutto smentisce che l'imminenza della rovina annunci la restaurazione messianica, "quando sentirete parlare di guerre, non allarmatevi; bisogna infatti che ciò avvenga, ma non sarà ancora la fine" e nega che ci sarà un segnale che indicherà la salvezza,"Si leverà infatti nazione contro nazione e regno contro regno; vi saranno terremoti sulla terra e vi saranno carestie. Questo sarà il principio dei dolori", la salvezza sarà un processo di lenta maturazione dell'umanità fino alla sua pienezza e non si realizzerà mediante un portentoso intervento divino, ma grazie alla collaborazione degli uomini che, seguendo Gesù e affrontando la persecuzione, proclameranno la buona notizia contenuta nel regno di Dio  .  

Ma alla fine, per la comunità di Marco, dovrà esserci la certezza che il  "figlio dell'uomo" verrà ... e "riunirà i suoi eletti dai quattro venti, dall'estremità della terra fino all'estremità del cielo" .

Ma questa, è ancora la nostra certezza  oppure  è la nostra grande incertezza?

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