I Santi e la teologia delle Beatitudini - Riflessione di Rosario Franza su Matteo 5,1-11


 
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"Ebbene Gesù assicura questo: se c’è un gruppo di persone che oggi, sceglie liberamente, volontariamente,  per amore,  di essere responsabile della felicità e del benessere degli altri, da quel momento succede qualcosa di straordinario, Dio si prende cura di loro; è un cambio meraviglioso. Se noi ci prendiamo cura degli altri, finalmente permettiamo a Dio di prendersi cura di noi." (Alberto Maggi)

[1]Vedendo le folle, Gesù salì sulla montagna e, messosi a sedere, gli si avvicinarono i suoi discepoli. [2]Prendendo allora la parola, li ammaestrava dicendo:

[3]«Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.
[4]Beati gli afflitti,
perché saranno consolati.
[5]Beati i miti,
perché erediteranno la terra.
[6]Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perché saranno saziati.
[7]Beati i misericordiosi,
perché troveranno misericordia.
[8]Beati i puri di cuore,
perché vedranno Dio.
[9]Beati gli operatori di pace,
perché saranno chiamati figli di Dio.
[10]Beati i perseguitati per causa della giustizia,
perché di essi è il regno dei cieli.

[11]Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia.  (MT 5, 1-11)

Nella festività dei Santi la liturgia ambrosiana ci propone Matteo 5, 1-11 , l'inizio del discorso della montagna . Questo brano del Vangelo di Matteo è il cuore della “Teologia delle Beatitudini” di Alberto Maggi .

In modo particolare si osserva che la prima e l’ultima Beatitudine che hanno entrambe il verbo della promessa al presente, mentre  nelle altre sei la promessa è espressa con un verbo al futuro e ciò sta a significare che queste sei Beatitudini dipendono dalle altre due e che il “sermone del monte” è realizzabile oggi …

In verità la teologia di Alberto Maggi trova fondamento anche nell’esegesi del vangelo secondo Giovanni,  laddove fa riferimento al concetto fondamentale del  “Bene dell’Uomo” e al conflitto tra l’”Amore del Padre” e la legge di Dio  ed invita i suoi lettori a sbarazzarsi di ogni immagine o concezione di Dio che non trovi riscontro nella figura di Gesù, nella sua vita e nel suo insegnamento .

E’ anche una teologia di liberazione perché tende a liberare gli uomini dai pesi che la struttura e la gerarchia ecclesiastica hanno caricato sulle spalle degli altri . Anche a costo di essere frainteso, fra Alberto ingaggia una lotta senza quartiere contro i “cardinali” che respingono, senza misericordia,  chi non accetta i loro vincoli moralistici e il controllo delle coscienze … degli altri, e pone ad unico fondamento di giudizio il “Bene dell’Uomo” .

La prima beatitudine può essere così tradotta :<<Beati quelli che scelgono di essere poveri , perché essi hanno Dio per re>>

Scrive p. Alberto: “Ebbene Gesù assicura questo: se c’è un gruppo di persone che oggi, sceglie liberamente, volontariamente,  per amore,  di essere responsabile della felicità e del benessere degli altri, da quel momento succede qualcosa di straordinario, Dio si prende cura di loro; è un cambio meraviglioso. Se noi ci prendiamo cura degli altri, finalmente permettiamo a Dio di prendersi cura di noi.

Si sperimenta Dio come Padre, che si prende cura di noi nel suo Regno, nel “Regno di Dio”, oggi, su questa terra e non nell’aldilà . Il Regno di Dio, nella concezione di Alberto Maggi, è la responsabilità che hanno tutti i seguaci di Gesù di realizzare una società di fratelli, veri fratelli, la cui fratellanza non dipende dai legami di sangue, ma dal prendersi cura dell’altro, dal “condividere” con l’altro .

Tutto ciò è estremamente difficile e ci sono duemila anni di storia umana, costellata da orrendi delitti,  a testimoniarlo . Non solo è difficile, ma non è neanche gratis ed  infatti l’ultima Beatitudine recita :<< Beati quelli che sono perseguitati per la loro fedeltà, perché essi hanno Dio per re>> e padre Maggi commenta : “Gesù è molto chiaro: quelli che sono fedeli a tutto questo programma, quelli che sono fedeli alle beatitudini, non si aspettino l’applauso, non si aspettino il riconoscimento della società né civile, né religiosa, ma si aspettino la persecuzione. “

Siamo serviti : dobbiamo scegliere di essere poveri perché altri non soffrano la povertà, soffriremo la persecuzione per realizzare il “Regno di Dio” !

La “Teologia delle Beatitudini” continua: avremo Dio per Padre e nostro Padre si prenderà cura di noi … Intanto ci donerà :

1) Libertà di coscienza e assoluzione delle colpe dalla comunità;

2) Libertà dal peccato contro lo Spirito Santo perché è il peccato di chi, consapevolmente, definisce Bene il male e il male Bene e quindi non può che essere commesso dai “cardinali”;

3) Libertà dal peccato contro Dio perché Dio non si offende essendo totalmente altro da noi;

4) Libertà dal peccato in genere perché, una volta convertiti, possiamo solo commettere delle “mancanze” nei confronti degli altri, possiamo offendere solo il prossimo e non Dio ed il principio guida deve essere il “Bene dell’Uomo”;

5) Libertà da tutte le gerarchie e da tutti i “poteri”che schiavizzano l’uomo e non rispettano la sua dignità, impedendogli la pienezza umana e quindi la più alta qualità della vita possibile, che confina con la divinità .

Un fortissimo messaggio di liberazione proviene dalla Teologia di padre Alberto Maggi OSM … eppure, a mio avviso, non è il centro  della sua teologia . Il progetto, il cuore del suo pensiero, gira attorno  alla prima Beatitudine che Juan Mateos SJ definisce l’”Utopia” di Gesù e avverto, purtroppo, che viene percepito soltanto l’aspetto di “liberazione” della sua teologia, piuttosto che la responsabilità della felicita dei fratelli ; ci si preoccupa della propria libertà, della propria felicità e della propria realizzazione .

C’è in questa Teologia, di cui condivido gli aspetti fondamentali, un anello debole : la sua realizzazione pratica . Il punto debole siamo noi !

C’è di mezzo la libertà dell’uomo che, nonostante possa riconoscere il bene in quanto radicato nella natura umana, ha la libertà di compiere il male in quanto consapevole trasgressione del bene e della giustizia .

Atteggiamento che padre Alberto, con molta generosità e con grande spirito paterno, definisce non peccato, ma mancanze nei confronti dei fratelli e della comunità . 

Scrive fra Alberto:

“Gesù dunque appare loro mostrando i segni dell’amore … Ed è in quel momento che Gesù dona loro Spirito e dice: “a chi cancellerete i peccati saranno cancellati, a chi non li cancellerete rimarranno addosso”.

Cosa significa? Non è un potere che Gesù concede ad alcuni, ma una responsabilità a tutta la comunità cristiana.

La comunità cristiana secondo il vangelo di Giovanni deve essere il luogo dove splende la luce. La luce non lotta contro le tenebre, la luce deve splendere. E quando la luce allarga il raggio d’azione della sua luminosità, la tenebra si ritira.

Perciò quanti vivono sotto la sfera del peccato – e la lingua greca distingue vari modi di peccato: il termine adoperato dall’evangelista non indica la colpa occasionale, lo sbaglio, ma indica una direzione sbagliata di vita – ebbene, assicura Gesù, quanti vivono una direzione sbagliata di vita e vedono brillare la luce di questa comunità, vedono lo splendore di questo amore e se ne sentono attratti ed entrano entro nel raggio d’azione di questa luce il loro passato viene completamente cancellato .”

Parole di grande consolazione, di liberazione appunto, liberazione  che a volte viene intesa anche come liberazione dalla responsabilità di realizzare la prima Beatitudine . Non è così ! Dobbiamo sentirci addosso questa responsabilità  …

Probabilmente "essere santi" significa questo : sentirsi addosso la responsabilità della felicità dei fratelli ! Ecco perché essere santi è così difficile !

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