28 - La morte dell'ultimo profeta - Appunti di Rosario Franza su Mc 6,14-29


 
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"Quanto accaduto a Giovanni anticipa ciò che accadrà a Gesù di Nazareth, ucciso anche lui dal potere della religione giudaica che si servirà del popolo per costringere Pilato a mandarlo a morte (Mc 15,11)."

[14]E poiché la sua fama si era estesa, giunse alla orecchie del re Erode che si diceva: «Giovanni, colui che battezzava, è risuscitato dai morti e per questo le forze operano per mezzo di lui». [15]Altri, invece, dicevano: «E' Elia» . Altri, a loro volta, dicevano:«E' un profeta, come uno degli antichi». [16]Ma Erode,  sentendo, diceva: «Quel Giovanni  al quale io ho tagliato la testa è risuscitato».

[17]Erode infatti aveva fatto arrestare Giovanni e lo aveva messo in prigione a causa di Erodìade, moglie di suo fratello Filippo, che egli aveva sposata. [18]Giovanni diceva a Erode: «Non ti è lecito tenere la moglie di tuo fratello». [19]Per questo Erodìade gli portava rancore e avrebbe voluto farlo uccidere, ma non poteva, [20]perché Erode temeva Giovanni, sapendolo giusto e santo, e vigilava su di lui; e anche se nell'ascoltarlo restava molto perplesso, tuttavia lo ascoltava volentieri.

[21]Venne però il giorno propizio, quando Erode per il suo compleanno fece un banchetto per i grandi della sua corte, gli ufficiali e i notabili della Galilea. [22]Entrata la figlia della stessa Erodìade, danzò e piacque a Erode e ai commensali. Allora il re disse alla ragazza: «Chiedimi quello che vuoi e io te lo darò». [23]E le fece questo giuramento: «Qualsiasi cosa mi chiederai, te la darò, fosse anche la metà del mio regno». [24]La ragazza uscì e disse alla madre: «Che cosa devo chiedere?». Quella rispose: «La testa di Giovanni il Battista». [25]Ed entrata di corsa dal re fece la richiesta dicendo: «Voglio che tu mi dia subito su un vassoio la testa di Giovanni il Battista». [26]Il re divenne triste; tuttavia, a motivo del giuramento e dei commensali, non volle opporle un rifiuto. [27]Subito il re mandò una guardia con l'ordine che gli fosse portata la testa. [28]La guardia andò, lo decapitò in prigione e portò la testa su un vassoio, la diede alla ragazza e la ragazza la diede a sua madre. [29]I discepoli di Giovanni, saputa la cosa, vennero, ne presero il cadavere e lo posero in un sepolcro. (Mc 6,14-29)

L'attività dei Dodici ha esteso la fama di Gesù di Nazareth, ma la loro attività e la loro predicazione caratterizza in modo erroneo il suo messaggio, come si evince dalle opinioni che si esprimono sul Nazzareno .  

La prima opinione,"Giovanni, colui che battezzava, è risuscitato dai morti e per questo le forze operano per mezzo di lui", conseguenza della richiesta di emendamento proclamata dai Dodici (Mc 6,12), è quella dei seguaci dell'istituzione religiosa che identificano Gesù come un agente di Belzebul e con ciò vogliono screditare la sua azione liberatrice nei confronti del popolo reso schiavo dalla religione . Ovviamente coloro che la pensano in questo modo non hanno visto in Giovanni un profeta di Dio .

La seconda opinione,"E' Elia", anche questa conseguenza dell'attività dei Dodici, è tipica di coloro che vogliono riformare la religione e identificano Gesù con Elia, il profeta che sarebbe dovuto tornare per preparare l'era messianica, suscitando, quindi, le speranze di quanti vogliono restaurare la gloria nazionalistica di Israele .

La terza opinione, "E' un profeta, come uno degli antichi", è quella degli ebrei fedeli all'alleanza che recepiscono il Nazzareno come un profeta che esorta a rinunciare all'ingiustizia .

Di fronte alla predicazione dei Dodici ogni gruppo reagisce a suo modo : i sostenitori della religione con paura e fanno di Gesù, che come Giovanni che si era opposto ad essa, un agente di Satana; i delusi della religione lo identificano con Elia, il precursore atteso, in vista di una radicale riforma; i devoti del giudaismo vedono in lui un profeta di giustizia; l'attività dei dodici ha come risultato quello di circoscrivere il messaggio del Nazzareno ad Israele, cancellando ogni traccia di universalismo  .   

Infine il potere, rappresentato da Erode, non può sopportare di non essere padrone della vita dei suoi sudditi, "Giovanni  al quale io ho tagliato la testa è risuscitato" e presto prenderà le proprie contromisure anche nei confronti di Gesù di Nazareth . 

A questo punto del proprio vangelo Marco inserirà il racconto della morte di Giovanni,"Erode infatti aveva fatto arrestare Giovanni... lo decapitò in prigione e portò la testa su un vassoio, la diede alla ragazza e la ragazza la diede a sua madre", un racconto che John P. Meier non esita a definire folkloristico, che "velato di forti sentimenti antierodiani  ... venne poi ulteriormente rielaborato da Marco in modo da trasformare il Battista in un precursore di Gesù, in morte come in vita". Dal punto di vista storico è preferibile il resoconto di Flavio Giuseppe che al capitolo XVIII delle sue "Antichità giudaiche" , vers. 116 - 119, imputa la condanna a morte del Battista alla paura di Erode di trovarsi poi alle prese con una ribellione popolare,"decise che sarebbe stato molto meglio colpire in anticipo e liberarsi di lui prima che la sua attività portasse a una sollevazione" .

Se così è, perché il racconto di Marco parte da un motivo completamente diverso ?  "Giovanni diceva a Erode: «Non ti è lecito tenere la moglie di tuo fratello». Per questo Erodìade gli portava rancore e avrebbe voluto farlo uccidere" (Mc 6,18-19)

Probabilmente hanno ragione esegeti come J. Mateos e F. Camacho che accanto al commento ovvio del testo, riportano un secondo livello di lettura e comprensione della pericope, in cui si hanno tre personaggi rappresentativi :
1 - Erode, re straniero, dispotico, pagano, di discendenza non davidica, che rappresenta il potere illegittimo contrario alle promesse di Dio;
2 - Erodiade, che rappresenta la classe dirigente ebraica infedele a Dio, che, per mantenere il potere a danno del popolo, si allea allea con il re illegittimo;
3 - la figlia, senza nome né volontà e personalità, che rappresenta il popolo sottomesso e manipolato dai capi della religione giudaica, la classe dirigente impersonata da Erodiade .  

Si capisce allora come Marco voglia raccontare, in realtà, la morte di Giovanni Battista come il frutto non solamente della immoralità personale di Erode, ma soprattutto come la lotta dell'ultimo profeta di Israele contro il potere della religione tiranno e oppressore ed il popolo che aveva risposto unanimemente alla sua chiamata (Mc 1,5), torna a essere dominato dal sistema .

Quanto accaduto a Giovanni anticipa ciò che accadrà a Gesù di Nazareth, ucciso anche lui dal potere della religione giudaica che si servirà del popolo per costringere Pilato a mandarlo a morte (Mc 15,11).


Appunti liberamente tratti da:
J. Mateos e F. Camacho - "Il Vangelo di Marco - analisi linguistica e commento esegetico" .
John P. Meier - "Un ebreo marginale . Ripensare il Gesù storico" .


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