La Parola di Dio : sei amato, mi piaci! - Riflessione di Maddalena Negri su Mc 1,7-11


 
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"Quello che muove il cuore è pensare che ci possa essere un Dio che ama “fino alla fine”, che ama in tal modo ciascuno di noi e che, per ciascuno (nessuno escluso!), ripete queste parole: sei amato, sei voluto, mi piaci! "

 

[7]e predicava: «Dopo di me viene uno che è più forte di me e al quale io non son degno di chinarmi per sciogliere i legacci dei suoi sandali. [8]Io vi ho battezzati con acqua, ma egli vi battezzerà con lo Spirito Santo».  [9]In quei giorni Gesù venne da Nazaret di Galilea e fu battezzato nel Giordano da Giovanni. [10]E, uscendo dall'acqua, vide aprirsi i cieli e lo Spirito discendere su di lui come una colomba. [11]E si sentì una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio prediletto, in te mi sono compiaciuto». (Mc 1,7-11)

Il Battesimo che impartiva Giovanni non aveva il significato attribuitogli in seguito, presso i primi cristiani, di “ingresso nella comunità”, né di remissione del peccato originale. Più che un segno, era simbolo di un’intenzione interiore di rinnovamento spirituale (e concreto) della propria vita.  

Giovanni predicava, invitando alla conversione, probabilmente usando parole molto simili a quelle della prima Lettura, in cui si auspica un ritorno a Dio, che avviene attraverso una condotta che segua ed adempia la giustizia e la rettitudine.  

Se ci pensiamo, del resto, ancora adesso, ciò che allontana gli uomini dalla Chiesa è subodorare comportamenti ipocriti nei suoi frequentatori. Potremmo dilungarci sul fatto se questo sia (oppure no) un atteggiamento corretto, ma è innegabile constatare questo comune sentire. Che, in sé, non è neppure del tutto sbagliato. A maggior ragione per chi crede in Cristo, Verbo fatto carne, non è concepibile una fede che sia a se stante dalla quotidianità.

È pur vero, tuttavia, che ridurre la fede unicamente ad una serie di norme morali da rispettare oppure valutare la bontà di essa sulla base della sua pratica sarebbe in realtà riduttivo. La fede è innanzitutto amore e, prima ancora, è la disponibilità a ricevere l’amore di Dio. Tutt’altro che banale, significa porsi in ascolto di un Dio che è disposto a scendere fino a noi, pur di incontrarci.  

Facciamo fatica ad inginocchiarci, ancor più a prostrarci, in segno di rispettosa adorazione, nei confronti di Dio. Eppure, Dio, contro ogni previsione, ha accettato di umiliarsi, ha accettato di “farsi piccolo”. Con la sua Croce, è diventato ponte di misericordia, tra Terra e Cielo. Nonostante la vita pubblica si considera inizi con le Nozze di Cana, prima d’allora, ci fu una breve incursione di Cristo, tra la sua gente, in mezzo ad essa, sulle rive del Giordano.  

Quel Battista, che proclamava «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo» (Mc 1, 7 - 8), si ritrova davanti proprio quel Messia di cui parla, che gli chiede di essere battezzato. Facile immaginare il Profeta recalcitrante, come ben mostra Matteo (3,14), che protesta, ad un tempo, la propria inadeguatezza e la sconvenienza del ritrovarsi del Cristo in mezzo ad una masnada di peccatori. Eppure il Nazareno che, dimesso, invita Giovanni a “lasciar fare” (Mt 3,15), pone dinnanzi al battista ed agli astanti, un inaspettato spettacolo.  

Il cielo si squarcia, così da permettere allo Spirito di discendere ed una voce risuona: «Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento» (Mc 1, 11). 

Parte dal basso, ma, come una colomba, vola alto, questo Messia. Alla prima apparizione pubblica, segnalata nel Vangelo, riceve il suggello dell’Altissimo a certificazione d’amore perpetuo. Ora, che il Figlio, l’unigenito, sia amato da Dio, non provoca particolare stupore. Quello che muove il cuore è pensare che ci possa essere un Dio che ama “fino alla fine”, che ama in tal modo ciascuno di noi e che, per ciascuno (nessuno escluso!), ripete queste parole: sei amato, sei voluto, mi piaci! 

Sapendo che l’amore di Dio non è volatile e passeggero, bensì durevole ed eterno, le parole sul Giordano risuonano - ancora oggi - come garanzia di fedeltà, continuazione di quello  shemà, Israel che il Signore rivolge al proprio popolo, assicurandogli la propria perpetua  presenza, nella storia.

Maddalena Negri, classe 1986, orgogliosamente nata sotto il sole del 13 agosto. Ama scrivere e vi si cimenta, con alterna fortuna, dall’età di otto anni. Privilegia,inizialmente, racconti e scopre la poesia solo più tardi, a 14 anni. Dopo la maturità linguistica, consegue la Laurea Triennale con una tesi dal titolo: “La lotta con l’angelo. Il rapporto con Dio nella poesia di Giorgio Caproni e Alda Merini”.

I testi proposti si trovano anche sul sito :  https://www.sullastradadiemmaus.it/

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