13 - L'ira e la tristezza di Gesù - Appunti di Rosario Franza su  Mc 3,1-7a


 
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"Ira e tristezza invadono Gesù di Nazareth; prova ira per il popolo soggiogato da una legge ingiusta che impedisce il suo sviluppo,  tristezza per i farisei che chiamano il male bene ed il bene male . Il bene dell'uomo, non solo è al di sopra della legge, ma è la norma suprema che regge ogni comportamento morale, è il valore assoluto a cui attenersi sempre . "

 

[1]Entrò di nuovo in una sinagoga e c'era lì un uomo con il braccio atrofizzato. [2] Stavano in agguato per vedere se lo curava di sabato e presentare un'accusa contro di lui . [3] Disse all'uomo  dal braccio atrofizzato: «Alzati e mettiti in mezzo». [4] A loro chiese: «Cosa è permesso di sabato, fare il bene o fare il male, salvare una vita o uccidere ?». Essi rimasero in silenzio . [5]Rivolgendo loro uno sguardo di ira, provando pena per l'accecamento della loro mente, disse all'uomo: «Stendi il braccio». Lo stese e il suo braccio ritornò normale. [6]Uscendo,  i farisei, insieme con gli erodiani, si misero subito a tramare contro di lui, per farla finita con lui;  [7a]Gesù, con i suoi discepoli, si ritirò in direzione del mare .  (Mc 3,1-7a)

 

Nuovamente, lo aveva già fatto a Cafarnao (Mc 2,21b), Gesù di Nazareth entra in una sinagoga, "Entrò di nuovo in una sinagoga e c'era lì un uomo con il braccio atrofizzato"; il termine generico "una sinagoga", indica l'istituzione sinagogale in tutta la Galilea e sapeva il Nazzareno di trovarci un uomo con il braccio atrofizzato, personaggio anonimo, che non pronuncia parola e che rappresenta tutto il popolo fedele all'istituzione religiosa .

 

Di fatto l'evangelista Marco , sia con l'uomo posseduto (Mc 1,22-27), che con l'uomo dal braccio inaridito, vuole rappresentare, la situazione in cui si trovano i seguaci dei farisei, sudditi non liberi ed inattivi , in contrasto con il progetto di Dio nella creazione .

 

Mentre Gesù è entrato apertamente nella sinagoga, i farisei lo spiano in silenzio,"Stavano in agguato per vedere se lo curava di sabato e presentare un'accusa contro di lui", hanno bisogno di una prova concreta per denunciarlo, perché  la ricaduta nella violazione del precetto sabatico, dopo un primo avvertimento (Mc 2,24), era punita con la morte . E'  quello che vogliono !  Sanno che la scomunica, per un uomo che vive già ai margini dell'istituzione religiosa, serve a poco, soprattutto, poi, se è seguito da un gruppo di discepoli numeroso, il cui modo di agire esce dagli schemi della religione ufficiale, attualizzando così l'azione liberatrice del Nazzareno che li emancipa dal legalismo che è il fondamento della tradizione farisaica .

 

Gesù vorrebbe far capire in che stato sono ridotti i seguaci dei farisei per il fatto di essere sottomessi alla legge e saltando ogni preambolo, a conferma che l'uomo dal braccio inaridito non è un personaggio reale, ma una figura che rappresenta i fedeli della sinagoga, ordina all'uomo di alzarsi e mettersi al centro, "Disse all'uomo  dal braccio atrofizzato: «Alzati e mettiti in mezzo» ".

 

Al centro della religione è posta la legge e la sua applicazione, il Nazzareno cambia questo centro e vi pone l'uomo con i suoi bisogni  e così domanderà: "Cosa è permesso di sabato, fare il bene o fare il male, salvare una vita o uccidere ?".

 

La domanda è di una chiarezza cristallina; Gesù chiede loro se Dio, istituendo il riposo sabatico, volesse fare il bene o il male dell'uomo, volesse salvare una vita o distruggerla . E' evidente, infatti, che  si può far discendere qualsiasi  precetto dalla volontà divina solo se serve a potenziare la vita e la libertà dell'uomo, non per assoggettarlo e sminuirlo o addirittura ucciderlo .

 

E' l'incontrario di quanto vogliono fare i farisei, che desiderano cogliere la prova della violazione del sabato per distruggere la vita del Nazzareno.  Per loro, l'uomo è al servizio del precetto e la legge ha il compito di fargli sentire la sua condizione di suddito di fronte a Dio . La legge assolutizzata e deificata impedisce la vita, la felicità e lo sviluppo dell'uomo e autorizza a metterlo a morte in nome di Dio .

 

La domanda è chiara: se ammettono che il sabato permette di fare il bene , perdono potere, se ammettono, invece, che permette di fare il male, denunciano il loro comportamento e allora si chiudono nel silenzio, "rimasero in silenzio" . Tacendo, mantengono e difendono la loro posizione e la tradizione che avevano imparato dagli scribi, loro maestri .

 

Ira e tristezza invadono Gesù di Nazareth, "Rivolgendo loro uno sguardo di ira, provando pena per l'accecamento della loro mente, disse all'uomo: «Stendi il braccio». Lo stese e il suo braccio ritornò normale", Gesù prova ira per il popolo soggiogato da una legge ingiusta che impedisce il suo sviluppo,  tristezza per i farisei che chiamano il male bene ed il bene male !

 

Pronunciando le parole "Stendi il braccio", il Nazzareno è consapevole di andare incontro alla sua morte, ma il bene dell'uomo, non solo è al di sopra della legge, ma è la norma suprema che regge ogni comportamento morale, è il valore assoluto a cui attenersi sempre . 

 

L'uscita dalla sinagoga riguarda sia i farisei, "Uscendo,  i farisei, insieme con gli erodiani, si misero subito a tramare contro di lui", sia Gesù,  "... con i suoi discepoli, si ritirò in direzione del mare".  Con l'uscita dalla sinagoga si esprime la rottura definitiva; i farisei vanno a concordare con gli erodiani la morte del Nazzareno; Gesù, invece, si allontana dalla religione e manifesta la sua dedizione al bene dell'Uomo . Per coprire il loro crimine, i farisei cercano l'appoggio di Erode; il Dio dispotico legittima  sempre i tiranni . Infatti, la sottomissione religiosa garantisce quella politica . 

 

Il Nazzareno, invece,  dopo aver offerto il suo messaggio ad Israele, rifiutato dai farisei che dominano il popolo attraverso la sinagoga, cambia direzione e si rivolge a tutti i pagani, avviandosi verso il "mare di Galilea", simbolo di apertura universale .

 

La Storia

 

Secondo John P. Meier  Gesù, in contrasto con altri racconti di episodi accaduti di sabato,  non fa alcun gesto particolare per guarire la mano inaridita dell'uomo, "sicché è incredibile che i farisei o altri abbiano cercato di mettere a morte Gesù per l'episodio descritto in Mc 3,1-6 . E' difficile credere che un qualsiasi gruppo di giudei potesse o volesse accusare Gesù di violare il sabato se tutto quello che Gesù fece fu di pronunciare poche parole che procurarono la guarigione di una mano storpiata. "  Questa osservazione basta al Meier per escludere che Mc 3,1-6 risalga a un episodio storico appartenente al ministero di Gesù, anche se "resta la possibilità che in un qualche sabato, mentre era nella sinagoga, Gesù abbia guarito un uomo con una mano rattrappita e che in decenni di controversie tra giudei e cristiani questa guarigione sia diventata infine il racconto che noi abbiamo dinanzi in Mc 3,1-6" . Per cui il giudizio rimane incerto e Meier lo pone nella categoria del "non liquet"   .

        

Appunti liberamente tratti da:
J. Mateos e F. Camacho - "Il Vangelo di Marco - analisi linguistica e commento esegetico" .
John P. Meier - "Un ebreo marginale . Ripensare il Gesù storico" .


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