Il "cardinale" e l'eretico ! - Appunti di Rosario Franza su Lc 18,9-14


 
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"L'eretico pubblicano non vuole più pensare a un dio antropomorfo, ma sente che Dio è Spirito, Energia più Logos e tuttavia sente anch'egli la necessità di recarsi al tempio a pregare, in quel tempio dove la tradizione ha posto la presenza della Trascendenza . Per lui, la preghiera è rivelatrice di qualcosa che va oltre la preghiera stessa, in essa si svela il modo di concepire Dio, se stesso ed il prossimo. "

 

[9]Disse ancora questa parabola per alcuni che presumevano di esser giusti e disprezzavano gli altri: [10]«Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l'altro pubblicano. [11]Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: O Dio, ti ringrazio che non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano. [12]Digiuno due volte la settimana e pago le decime di quanto possiedo. [13]Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: O Dio, abbi pietà di me peccatore. [14]Io vi dico: questi tornò a casa sua giustificato, a differenza dell'altro, perché chi si esalta sarà umiliato e chi si umilia sarà esaltato». (Lc 18,9-14)

 

La liturgia ambrosiana propone quei versetti del vangelo di Luca che vengono  solitamente indicati come la parabola del fariseo e del pubblicano e sembra proprio che l'inizio della pericope, "Disse ancora questa parabola per alcuni che presumevano di esser giusti e disprezzavano gli altri" e la sua fine "chi si esalta sarà umiliato e chi si umilia sarà esaltato", siano la chiave di lettura dell'intero testo .

 

Vorrei, però, con qualche strappo qui e lì, proporre un significato più personale ed intimo; per questo paragonerei i due personaggi del racconto di Luca ad un "cardinale" ed un "eretico" .

 

Il "cardinale" raffigura chi ha un'immagine di Dio  come onnipotente e severo, che pone leggi e regole a guida del cammino dell'uomo, insomma un pio devoto "parrocchiano"  che non è "come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri ..." . L'eretico, invece, immerso nella vita di ogni giorno e quindi anche nella possibilità di comportarsi male nei confronti del prossimo, cerca un'immagine di Dio che non esprima contraddizione  tra la sua infinita misericordia e il dolore innocente di cui è impastata la vita .

 

L'eretico pubblicano non vuole più pensare a un dio antropomorfo, ma sente che Dio è Spirito, Energia più Logos e tuttavia sente anch'egli la necessità di recarsi al tempio a pregare, in quel tempio dove la tradizione ha posto la presenza della Trascendenza . Per lui, la preghiera è rivelatrice di qualcosa che va oltre la preghiera stessa, in essa si svela il modo di concepire Dio, se stesso ed il prossimo .

 

Il personaggio "fariseo" di Luca e degli altri  evangelisti, non tanto il movimento farisaico del tempo di Gesù, rappresenta, è il simbolo della religione che attende il riconoscimento di dio per i suoi meriti, quasi un credito per il comportamento tenuto, "Digiuno due volte la settimana e pago le decime di quanto possiedo"; è la religione autoreferenziale, detentrice del potere, che giudica gli altri severamente e, chiamandoli eretici, pensa di essere l'unica via verso la verità .

 

L'eretico, invece, sa che alla verità si può arrivare da diverse strade, che ciò che realmente conta è la felicità dell'uomo e come si contribuisce al suo bene ed è per questo che sente il bisogno dell'aiuto di Dio. Non ha nulla da pretendere, nessun merito da attribuirsi . Può solamente chiedere : "O Dio, abbi pietà di me peccatore" .

 

  


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