La fine dei capi religiosi ! - Riflessione di Rosario Franza su Gv 9,1-38


 
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"Se la gente apre gli occhi, per la casta sacerdotale è la fine . Quest'ultima può spadroneggiare fintanto che il popolo è abbagliato dalle cerimonie, narcotizzato dalle sonnolenti liturgie e rintronato dalle dottrine, ma quando la gente torna a vedere e scopre il vero volto del Padre, il Dio a servizio degli uomini, per le autorità religiose che dominavano in suo nome è la fine." (A. Maggi)

 

[1]Passando vide un uomo cieco dalla nascita [2]e i suoi discepoli lo interrogarono: «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché egli nascesse cieco?». [3]Rispose Gesù: «Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è così perché si manifestassero in lui le opere di Dio. [4]Dobbiamo compiere le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può più operare. [5]Finché sono nel mondo, sono la luce del mondo». [6]Detto questo sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco [7]e gli disse: «Và a lavarti nella piscina di Sìloe (che significa Inviato)». Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva. [8]Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, poiché era un mendicante, dicevano: «Non è egli quello che stava seduto a chiedere l'elemosina?». [9]Alcuni dicevano: «E' lui»; altri dicevano: «No, ma gli assomiglia». Ed egli diceva: «Sono io!». [10]Allora gli chiesero: «Come dunque ti furono aperti gli occhi?». [11]Egli rispose: «Quell'uomo che si chiama Gesù ha fatto del fango, mi ha spalmato gli occhi e mi ha detto: Và a Sìloe e lavati! Io sono andato e, dopo essermi lavato, ho acquistato la vista». [12]Gli dissero: «Dov'è questo tale?». Rispose: «Non lo so». [13]Intanto condussero dai farisei quello che era stato cieco: [14]era infatti sabato il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. [15]Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come avesse acquistato la vista. Ed egli disse loro: «Mi ha posto del fango sopra gli occhi, mi sono lavato e ci vedo». [16]Allora alcuni dei farisei dicevano: «Quest'uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato». Altri dicevano: «Come può un peccatore compiere tali prodigi?». E c'era dissenso tra di loro. [17]Allora dissero di nuovo al cieco: «Tu che dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?». Egli rispose: «E' un profeta!». [18]Ma i Giudei non vollero credere di lui che era stato cieco e aveva acquistato la vista, finché non chiamarono i genitori di colui che aveva ricuperato la vista. [19]E li interrogarono: «E' questo il vostro figlio, che voi dite esser nato cieco? Come mai ora ci vede?». [20]I genitori risposero: «Sappiamo che questo è il nostro figlio e che è nato cieco; [21]come poi ora ci veda, non lo sappiamo, né sappiamo chi gli ha aperto gli occhi; chiedetelo a lui, ha l'età, parlerà lui di se stesso». [22]Questo dissero i suoi genitori, perché avevano paura dei Giudei; infatti i Giudei avevano gia stabilito che, se uno lo avesse riconosciuto come il Cristo, venisse espulso dalla sinagoga. [23]Per questo i suoi genitori dissero: «Ha l'età, chiedetelo a lui!». [24]Allora chiamarono di nuovo l'uomo che era stato cieco e gli dissero: «Dà gloria a Dio! Noi sappiamo che quest'uomo è un peccatore». [25]Quegli rispose: «Se sia un peccatore, non lo so; una cosa so: prima ero cieco e ora ci vedo». [26]Allora gli dissero di nuovo: «Che cosa ti ha fatto? Come ti ha aperto gli occhi?». [27]Rispose loro: «Ve l'ho già detto e non mi avete ascoltato; perché volete udirlo di nuovo? Volete forse diventare anche voi suoi discepoli?». [28]Allora lo insultarono e gli dissero: «Tu sei suo discepolo, noi siamo discepoli di Mosè! [29]Noi sappiamo infatti che a Mosè ha parlato Dio; ma costui non sappiamo di dove sia». [30]Rispose loro quell'uomo: «Proprio questo è strano, che voi non sapete di dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi. [31]Ora, noi sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma se uno è timorato di Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta. [32]Da che mondo è mondo, non s'è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato. [33]Se costui non fosse da Dio, non avrebbe potuto far nulla». [34]Gli replicarono: «Sei nato tutto nei peccati e vuoi insegnare a noi?». E lo cacciarono fuori.  [35]Gesù seppe che l'avevano cacciato fuori, e incontratolo gli disse: «Tu credi nel Figlio dell'uomo?». [36]Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?». [37]Gli disse Gesù: «Tu l'hai visto: colui che parla con te è proprio lui». [38]Ed egli disse: «Io credo, Signore!». E gli si prostrò innanzi. (Gv 9,1-38 )

 

Fino a dieci anni fa mi dichiaravo agnostico, non riuscivo a credere in un Dio onnipotente che permetteva il dolore innocente . Non riuscivo a credere che i peccati potessero essere puniti di padre in figlio fino alla terza generazione . Perciò,  il primo libro di Vito Mancuso che ho letto, "Il dolore innocente", fu per me come una manna dal cielo e questo brano, proposto dalla liturgia nella IV settimana di quaresima, mi interessava, soprattutto, perché riportava un dialogo specifico tra Gesù ed i discepoli, «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché egli nascesse cieco?».Rispose Gesù: «Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è così perché si manifestassero in lui le opere di Dio.»

 

Mi domandavo che cosa volesse dire Gesù con le parole:  è così perché si manifestassero in lui le opere di Dio, e poi queste parole le aveva proprio pronunciate il Cristo ?

 

Successivamente apprendo dalla critica delle forme, che tutti i racconti di guarigione dei vangeli avvengono in tre fasi :

1 - l'incontro di Gesù con il malato;

2 - il come avviene la guarigione;

3 - l'affermazione e conferma della guarigione e le reazioni dei presenti .

 

In questo caso è abbastanza facile accorgersi che il racconto del miracolo è concentrato nei versetti 1.6-7 del capitolo 9,  "[1]Passando vide un uomo cieco dalla nascita. [6]Sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco [7]e gli disse: «Và a lavarti nella piscina di Sìloe ». Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva." .

 

Tutto il resto del capitolo 9 è un trattato di teologia dell'evangelista . Invece i versetti 1.6-7 devono risalire ad un antichissimo ricordo; il vangelo di Giovanni fu scritto attorno al 100 d.C. , mentre la piscina di Sìloe già non esisteva con la distruzione di Gerusalemme, avvenuta nel 70 d.C. , mentre la sua esistenza è attestata da Flavio Giuseppe e dal Rotolo di rame rinvenuto a Qumran .

 

D'altra parte  l'uso della saliva per fare del fango e l'obbedienza del cieco per ottenere il miracolo, Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva, mostrano una certa discontinuità rispetto  alla tradizione dei quattro vangeli . Quindi 9,1.6-7 è un'antica fonte propria del vangelo di Giovanni, tutto ciò fa emettere allo storico John P. Meier il seguente giudizio :<< nel complesso ritengo più probabile che Gesù abbia guarito un cieco a Gerusalemme nelle curiose circostanze raccontate in 9.6-7 . Che il cieco fosse tale "dalla nascita" (9,1) non è possibile dirlo>> e ancora :<<la rivendicazione di una storicità fondamentale per il racconto del cieco nato è abbastanza forte. >> .

 

Questo il giudizio di storicità per il racconto del miracolo, ma non meno importante è la teologia di Giovanni . Ci presenta il Dio di Gesù, il Padre che perdona sempre i peccati dei propri figli . Il Dio, che lasciando libertà di evoluzione alla sua creazione, non è più onnipotente e non è, quindi, responsabile del dolore innocente. Il Padre che contrariamente alla religione, ai suoi capi, ai farisei, compie sempre il Bene dell'uomo, anche nel giorno di sabato, il giorno a lui dedicato . Ma la felicità dell'uomo viene prima della religione .

 

Scrive Alberto Maggi :<<Gesù causa una divisione tra gli stessi farisei, tra chi lo giudica in base alla dottrina e chi invece guarda il bene dell'uomo e fa nascere del dissenso tra loro:  «Come può un peccatore compiere tali segni?» (Gv 9,16). >> e ancora :<<Se la gente apre gli occhi, per la casta sacerdotale è la fine . Quest'ultima può spadroneggiare fintanto che il popolo è abbagliato dalle cerimonie, narcotizzato dalle sonnolenti liturgie e rintronato dalle dottrine, ma quando la gente torna a vedere e scopre il vero volto del Padre, il Dio a servizio degli uomini, per le autorità religiose che dominavano in suo nome è la fine >>

 

Se questa è la fine della religione e dei suoi capi, è anche l'inizio di un nuovo e profondo  Amore che ci sarà proposto dalla morte del Cristo in croce e dalla sua risurrezione . 

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