2 - Le tentazioni dell'Uomo Gesù ! - Appunti di Rosario Franza su Mc 1,9-13

 
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"Il deserto era il luogo degli agitatori con pretese messianiche e la tentazione tipica del deserto è quella del capo che ama il potere . La tentazione, quindi, vuole indurre Gesù ad adottare un messianismo di violenza per la conquista del potere, ma il Nazzareno non asseconderà l'ideologia zelota né si farà guida delle masse per una ribellione violenta."

[9]Accadde che in quei giorni arrivò Gesù da Nazaret di Galilea e Giovanni lo battezzò nel Giordano .

[10]Immediatamente, mentre saliva dall'acqua, vide il cielo squarciarsi e lo Spirito scendere come  colomba fino a lui;[11]e ci fu  una voce dal cielo:

«Tu sei mio Figlio, l'amato, in te ho posto il mio favore».  

[12]Immediatamente lo Spirito lo spinse nel deserto .[13] Rimase nel deserto quaranta giorni, tentato da satana . Stava tra le fiere e gli angeli gli prestavano servizio. (Mc 1,9-13)

Il brano di Marco 1, 9-13 è caratterizzato da un progredire ininterrotto dell'itinerario del Nazzareno : da Nazareth al Giordano per iniziativa di Gesù; dal Giordano al deserto per iniziativa dello Spirito . La figura di Gesù risulta dinamica e si presenta nel Giordano al termine di un cammino personale .

L'impegno di Gesù a favore del prossimo squarcia il cielo, "vide il cielo squarciarsi", rompe definitivamente la frontiera fra Dio e l'uomo . Con questa immagine Marco sottolinea il valore supremo della totale dedizione di Gesù e, nello stesso tempo, come Dio non possa trattenere il suo Amore quando trova nell'uomo un amore simile al suo .

La risposta divina all'impegno di Gesù è la discesa dello Spirito, "vide ... lo Spirito scendere come  colomba fino a lui". La dedizione di Gesù e il suo proposito di consegnarsi per la salvezza dell'umanità attrae irresistibilmente lo Spirito di Dio che unisce la sfera divina con quella umana, Dio con l'uomo.

L'uomo Gesù di Nazareth è invaso dallo Spirito, Dio gli comunica la pienezza della sua forza e della sua vita e diventa l'"Uomo-Dio" .

Colui che scende su Gesù non è lo Spirito Santo perché non c'è nulla da consacrare, il Nazzareno non passa dalla sfera del peccato a quella divina. Lo Spirito, assume la forma di colomba, che ritorna sempre al suo nido, ad indicare che su Gesù scende lo Spirito creatore, "lo spirito del Signore si librava sulle acque (Gn 1,2)", che in Gesù porta a compimento la creazione dell'uomo, portandolo alla pienezza umana fino a lambire la condizione divina . Ecco perché Marco utilizza , applicandola a Gesù, l'espressione " il figlio dell'Uomo" / "Uomo". 

Dopo aver visto, Gesù udì  o meglio "ci fu una voce dal cielo: «Tu sei mio Figlio, l'amato, in te ho posto il mio favore»". Qui il verbo usato da Marco indica solo un evento,  "ci fu", ad indicare che la comunicazione non è uditiva, ma è esperienza interna, intima e cosciente di quanto viene espresso dalla  "voce" . Questo significa che Dio è in Gesù ; dove c'è lo Spirito , c'è ed agisce Dio .

La "voce"  spiega l'effetto ed il significato della discesa dello Spirito, "Tu sei mio Figlio, l'amato, in te ho posto il mio favore" . Dio parla intimamente a Gesù in qualità di "Padre" e nel contesto semitico, "Figlio" non significa solamente colui che riceve la vita dal padre, ma, anzitutto, colui che agisce e si comporta come il padre . La dedizione di Gesù in favore degli uomini diventa, quindi, la rivelazione dell'amore di Dio per l'umanità .

Il secondo predicato "l'amato" traduce dall'ebraico "unico" , cioè il "figlio unico" : Gesù non è un profeta tra i tanti, ma l'unico profeta che manifesta Dio, tanto che possiamo dire che Dio è come Gesù .

La frase finale "in te ho posto il mio favore" corrisponde a Is 42,1 e allude "al Servo di Dio" che dona la vita per instaurare il diritto e la giustizia nel mondo intero, "l'amato" che darà la sua vita per l'uomo .

Gesù entra nel deserto, "lo Spirito lo spinse nel deserto" . Il deserto rappresenta qui la società giudaica; è lo Spirito che lo spinge a entrare, mantenendo una rottura totale con i valori dei giudei . Per l'unica volta in questo vangelo,  Marco ci dice che Gesù è spinto dallo Spirito e questo prova che la scena del deserto riassume tutta la vita pubblica del Nazzareno che opererà mosso sempre dallo Spirito che è in lui .

Subito dopo Marco ci dirà a quali condizioni si svilupperà questa attività di Gesù . Egli sarà tentato, stimolato a deviare dalla sua linea messianica, cioè dall'impegno preso nel suo battesimo .

Il deserto era il luogo degli agitatori con pretese messianiche e la tentazione tipica del deserto è quella del capo che ama il potere . La tentazione, quindi, vuole indurre Gesù ad adottare un messianismo di violenza per la conquista del potere, ma il Nazzareno non asseconderà l'ideologia zelota né si farà guida delle masse per una ribellione violenta.  Le  "fiere" simboleggiano anche alcuni circoli di potere esistenti attorno a lui   che cercheranno di attrarre Gesù verso la loro ideologia e gli offriranno l'opportunità di diventare leader politico .

Infine nel deserto ci sono anche "gli angeli" che rappresentano coloro che collaboreranno con lui alla sua missione . Come quella del tentatore, la loro attività è continua e Gesù uscirà da questo  "deserto" solo con la morte  

Termina qui la sezione introduttiva del vangelo che descrive teologicamente  Gesù, il Messia, la sua missione e le reazioni che provoca nella società . Dopo questa introduzione inizia la narrazione della sua attività . 

Tra storia e fede :

Ortensio da Spinetoli nel suo "Gesù di Nazaret" scrive :<<Gli attuali quadri delle "tentazioni di Gesù" sono più composizioni apologetiche che racconti storici (cfr. Mc 1,12-13; Mt 4,1-11; Lc 4,1-13) . Gli autori sono preoccupati di rendere nota, di legittimare e far accettare la missione di Gesù più che far conoscere  le sue eventuali tensioni spirituali . [...]Pur con tutta la circospezione con cui ne parlano, gli evangelisti non hanno paura di dire che Gesù fu tentato. [...] vuol dire che nel suo animo, come nell'animo di chiunque è messo "alla prova", debbono essersi alternate "voci" non solo di vanagloria o di autoesaltazione, ma persino di insubordinazione alle proposte divine . Se uno è tentato vuol dire che è posto davanti al bene e al male, tra la scelta del comando di Dio e quella suggerita dall'"avversario", che è innanzitutto l'egoismo, l'orgoglio dell'uomo . >> .

Chiaramente Ortensio ci ricorda che Gesù fu uomo come tutti e al di là dell'apologia dei testi citati,  riconosce il tentativo degli evangelisti di indicare come quest'uomo di Nazareth supera se stesso rinunciando all'egoismo e all'orgoglio .  

Alberto Maggi, nella prefazione al libro postumo di Ortensio da Spinetoli  "L'inutile  fardello" scrive:<<Nello scritto di Ortensio emerge un Cristo che è divino perché è profondamente umano, un Dio che è più preoccupato del bene e della felicità delle sue creature che del suo onore. >> .  Ma che cosa significano le parole di fra Alberto : "un Cristo che è divino perché è profondamente umano" ?  Forse afferma che, preoccupandosi del  “Bene dell’Uomo” attraverso un Amore simile a quello di Dio Padre, l'uomo Gesù di Nazareth ha raggiunto, nella resurrezione, quella vita piena che lo ha reso "divino" .

 

Nota:
Appunti liberamente tratti da:
J. Mateos e F. Camacho - "Il Vangelo di Marco - analisi linguistica e commento esegetico" .

Ortensio da Spinetoli - "Gesù di Nazaret" .


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