La purificazione del volto di Dio - p. Alberto Maggi OSM



 
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"L’uomo non si deve togliere il pane per offrirlo a Dio, ma è Dio che si fa pane per offrirsi, Lui, agli uomini. E’ questo il Dio che ci presenta Gesù"

Nei testi sacri, i profeti iniziano un processo di purificazione dell’immagine di Dio, eliminando tutte quelle scorie che provenivano dalla mentalità delle divinità pagane, come l’immagine, del mondo pagano, che Dio castiga.  

Gli autori sacri vogliono fare comprendere che Dio non castiga e Gesù si inserirà in questo linea.[…] 

Mentre gli dei della religione, o il dio della religione, è un dio che premia i buoni e castiga i malvagi, il Dio di Gesù è un Dio che si rapporta unicamente ed esclusivamente con l’amore, con le persone indipendentemente dalla loro condotta e dal loro comportamento. […] 

Conoscete tutti l’episodio della parabola dei talenti (Mt 25, 14-30). Quello che ha sotterrato il talento, perché lo fa? Dice: «Io so che tu sei un padrone tremendo, che raccogli dove non hai seminato e allora ho nascosto tutto questo per ridartelo». Ma dalla parabola si vede che il padrone non è generoso, è scandalosamente generoso: regala tutti i suoi beni ai suoi dipendenti e non li rivuole indietro.

L’immagine di un Dio che castiga, di un Dio che punisce, non fa crescere le persone, perché le persone saranno sempre sotto la cappa di questo Dio. E’ la tragedia di tante persone che non sono cresciute, che non si sono sviluppate per paura del castigo di Dio. Persone che hanno creduto che certi comportamenti della loro esistenza, non fossero graditi a Dio e hanno soffocato, hanno represso la loro esistenza, appunto, per paura di non piacere a Dio. Sono persone che quando arriveranno di fronte a Dio si sentiranno dire: «Cosa hai fatto della tua vita?». «Eccola qua, l’ho repressa per paura». «Ma come ti è venuto in mente!»  

E Gesù, nell’episodio del lebbroso (Mc 1, 40-45), lo rimprovera. Conoscete tutti il lebbroso. Il lebbroso era l’immagine dell’uomo castigato da Dio, e Gesù lo purifica, ma poi lo rimprovera: «Ma come hai potuto credere che Dio ti avesse castigato, come hai potuto credere che non avevi comunione con Dio?»  

Il Dio di Gesù, è un Dio che non discrimina le persone per la loro condotta, per il loro comportamento, ma è un Dio che rivolge a tutti il suo amore.[…]  

Un’altra caratteristica della divinità pagana è quella del sacrificio. Dio esige sacrificio e in particolare nel mondo pagano - ma anche nel mondo ebraico - il sacrificio di persone, il sacrificio umano. Conoscete tutti il nome di Geenna. E’ una vallata che c’è ancora a Gerusalemme, a sud del tempio. Era una vallata dove venivano offerti i bambini a una divinità fenicia, il Dio Moloch. C’erano una specie di forni crematori dove si offrivano i bambini. Il bambino, a quella epoca, non aveva molta importanza, non aveva molta considerazione ed era prassi normale, nel mondo della Bibbia, nel mondo antico, di sacrificare un figliolo alla divinità […] per mettere fine a questo massacro, l’autore sacro ci riporta nel libro del Genesi, il racconto di Abramo e di Isacco che purtroppo - credo per responsabilità dei traduttori – emerge come un racconto contraddittorio, un racconto che presenta la figura di Dio in modo tale che veramente c’è da aver paura.

L’abbiamo accennato prima: c’è Abramo che vecchietto, finalmente, ha un unico figlio e ne è innamorato. Dio vede che Abramo si è affezionato a questo figlio, e gli dice: «Ti piace, gli vuoi bene: ammazzalo, offrimelo». E conosciamo tutti la scena. Abramo lega il figlio e quando lo sta per scannare, arriva Dio e gli dice: «Dai che scherzavo». Io la metto così per fare comprendere l’assurdità di un racconto del genere. Ma come, prima gli dici di ammazzare il figlio, e poi, all’ultimo momento glielo impedisci! E le spiegazioni che vengono date, sono spiegazioni più aberranti, più agghiaccianti, del testo stesso: è la fede, bisogna essere pronti a sacrificare le cose più care, ecc.  

Ma l’autore del testo sta dicendo qualcosa di contrario.  

L’autore del testo sta dicendo: le divinità pagane vogliono i sacrifici, chiedono i sacrifici anche umani, il nostro Dio, il Dio d’Israele no. E lo fa giocando su due nomi. Il Dio che chiede ad Abramo di sacrificargli il figlio, viene chiamato, nel testo del Genesi, Elohim. “Elohim mise alla prova Abramo”. Elohim è il nome comune delle divinità, anche delle divinità pagane. Abramo, dovendo intraprendere questo disegno straordinario di Dio, pensa di dovergli sacrificare l’unico figlio perché Elohim, cioè gli dei, glielo hanno chiesto. Quando sta per scannare il figlio, colui che glielo impedisce non è Elohim, ma scrive il testo, l’angelo di Jahvè o “l’Angelo del Signore”. Quando nella Bibbia leggiamo “Angelo del Signore”, non si intende mai un angelo inviato dal Signore, ma è Dio stesso quando entra in contatto con l’umanità che viene presentato come “Angelo del Signore”. Il Dio che impedisce il sacrificio non è l’Elohim che glielo ha chiesto – cosa fa, glielo chiede e poi dopo cinque minuti ci ripensa? - ma è il Dio d’Israele.  

Cosa vuol dire l’autore sacro?  

Mentre nei popoli circostanti e nei popoli pagani si accettano e si richiedono i sacrifici umani, in Israele no. Il Dio d’Israele non richiede sacrifici umani. E se non li richiede il Dio più grande che è Jahvè, tanto meno può richiederlo una divinità inferiore come Moloch. 

Vedete che sono tutti dei processi graduali di purificazione del volto di Dio. […]  

Osea attribuisce a Dio queste parole: “Amore voglio” - e l’amore non certo nei suoi confronti, ma l’amore per le persone – “e non sacrifici”.  

Gesù si immetterà in questo filone e lo porterà alla sua massima dilatazione: non solo Dio non vuole sacrifici, ma Dio - ecco la novità - Dio non vuole alcun tipo di culto. 

L’uomo pagano, l’uomo delle religioni e l’uomo ebraico, era cresciuto nell’idea di dover offrire a Dio, attraverso la sua vita, i suoi giorni migliori, il bestiame migliore, tutto quello che faceva: il culto.

Quando Gesù arriva, una delle prime azioni che compirà, sarà l’eliminazione del culto. Il Dio di Gesù - e questo è la prima volta che nel panorama della storia delle religioni appare un Dio del genere - è un Dio che non chiede nulla agli uomini, ma dà tutto agli uomini.[…]  

Quando Gesù, nel vangelo, entra nel tempio e caccia via venditori, ma anche compratori, è perché vuol mettere fine a questo culto che faceva sì che l’uomo si togliesse qualcosa per offrirlo a Dio.

Per Gesù tutto questo è inaccettabile.

L’uomo non si deve togliere il pane per offrirlo a Dio, ma è Dio che si fa pane per offrirsi, Lui, agli uomini. E’ questo il Dio che ci presenta Gesù […] 

Nota del curatore : Il testo è tratto dalla  conferenza di Alberto Maggi dal titolo "Il Dio Impotente" del 15/01/2003 .  

Il testo completo può essere scaricato da : http://www.studibiblici.it/index.html

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