L'utopia di Gesù di Nazareth e  di fra Alberto Maggi da Montefano


 
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"Il dramma nostro è che noi non ci crediamo a queste parole di Gesù, se credessimo alle parole di Gesù la nostra vita sarebbe cambiata. La misura con cui misurate vi viene data, ma Dio non si lascia vincere in generosità; Dio regala vita a chi produce vita e vi sarà dato di più. Quindi più noi diamo, più permettiamo al Padre di prendersi cura di noi."

 

Il Dio di Gesù, ci ama talmente che ci chiede: accoglimi nella tua vita, io mi voglio fondere con la tua esistenza, per dilatare il più possibile la capacità d'amore. Essendo ognuno di noi la dimora di questo Dio, questa dimora è indistruttibile; questo è il significato della vita eterna.

 

Questo fatto di avere il Signore intimo, interiore nella nostra esistenza non può che produrre un crescendo di allegria, di felicità e di serenità, qualunque situazione ci troviamo a incontrare nella nostra esistenza.

 

Gesù aveva garantito, che il suo Spirito soccorritore sarebbe rimasto per sempre. Lo Spirito di Dio non è che interviene nei momenti di pericolo, nei momenti di emergenza, nei momenti di bisogno dell’individuo o della comunità, ma li precede perché è sempre con noi.

 

Allora a noi la sicurezza che ognuno di noi è l’unico santuario dove si manifesta in maniera visibile l’amore di Dio, un Dio che non ci chiede di vivere per Lui, ma di vivere con Lui, di Lui e come Lui. Dirigere la vita verso gli altri, questo dona un crescendo di felicità, di serenità e di gioia talmente traboccante da poter contagiare gli altri.

 

 … Ci chiediamo:”Che cos’è che può invece impedire all’uomo di raggiungere questa pienezza della felicità che Gesù assicura, le sue parole sono vere?[…]

 

Gesù ci propone la piena felicità, ma qui, no nell’aldilà. Gesù non viene, come fanno nella religione, a promettere una felicità nell’aldilà, in compenso delle sofferenze vissute su questa terra. Gesù ci ha detto che è possibile essere pienamente felici qui in questa esistenza terrena. Eppure, molti lo rifiutano perché trovano qualcosa di più attraente ancora a questa proposta di felicità.

 

Questo più bello viene individuato dagli evangelisti, nella sicurezza che la società offre all’uomo in cambio della piena accettazione e sottomissione ai tre grandi poteri che regolano la vita della società: il potere economico, il potere religioso e il potere politico .

 

Sono i tre poteri sui quali la società si fonda. La sottomissione a questi tre poteri, ti toglie la libertà, però ti dà tanta sicurezza.

 

Ebbene Gesù denuncia come il nemico numero uno il suo eterno rivale, quello che con una espressione aramaica si chiama “Mummammona”. Mammona è quell’idolo che nei vangeli rappresenta la divinizzazione della ricchezza. Quindi la ricchezza fatta diventare come un idolo . E’ il dio denaro dal fascino irresistibile, dinanzi al quale tutti sono pronti ad inchinarsi. E’ un dio denaro che seduce gli uomini con la prospettiva della felicità che l’accumulo dei beni può dare.

Il Mammona è una divinità che invita gli uomini ad essere felici accumulando denaro. Più denaro avrai e più sarai felice. In realtà, come tutti gli idoli, questa divinità falsa e menzognera inganna gli uomini che poi tradisce, distruggendo tutti quelli che gli rendono culto. Al posto della felicità promessa, Mammona (l'interesse, il profitto) distrugge quelli che lo adorano.

 

Nel vangelo più antico che è il vangelo di Marco, capitolo decimo, versetto 17, scrive l'evangelista: “Essendo uscito per la strada, un tale gli corse incontro e inginocchiatosi gli chiede: Maestro buono, che devo fare per ereditare la vita eterna?” […]Soltanto con questa prima espressione: “la strada”, l'evangelista ci fa comprendere che qui la semina e la semina è la parola di Gesù, sarà infruttuosa, sarà un fiasco completo. E vediamo perché è un fiasco clamoroso.

 

Questo tale, l'evangelista non ci dice chi è, è anonimo. Però ci dà una duplice indicazione: “Corre incontro a Gesù e si inginocchia”.  Nel mondo orientale, dove il tempo e lo spazio non hanno il nostro valore concitato, correre, la fretta, è segno di maleducazione. E correre è segno di perdere la propria reputazione e il proprio onore.

 

Ebbene, chi è che in questo vangelo è corso incontro a Gesù? E' corso un indemoniato; cioè una persona che era schiava di un potere, di una violenza che lo dominava.  L'evangelista ci sta dando già un ritratto di questa persona che va incontro a Gesù correndo, quindi è dominato da un'ansia, un'ansia forte che gli fa perdere quelle che sono le convenzioni della società e va incontro al disonore.

 

E questa persona correndo, come l'indemoniato, dimostra di essere schiava di una forza che lo domina. Ma non solo corre, ma, scrive l'evangelista, che s'inginocchia. In questo vangelo, si è inginocchiato di fronte a Gesù il lebbroso, cioè un essere, una persona che secondo la mentalità dell’epoca, è impura. Ancora l'evangelista non ci dice chi è questa persona; ma ecco il ritratto di questa persona: è schiava di un potere che lo domina ed è impuro, cioè si è escluso da Dio.

 

Vediamo adesso di sapere chi è questa persona. Tutta quest'ansia che lo porta a infrangere le regole della convenienza della società sono dovute alla sua richiesta: “Maestro buono, che devo fare per avere la vita eterna?”

 

Questa è una persona che è in ansia, una persona preoccupata per l'aldilà, ed è una persona molto ricca. La persona molto ricca che già sta bene di qua si preoccupa di star bene anche nell’aldilà. “Vuoi vedere che per una preghiera che non dico, per una devozione che non pratico non sto bene nell’aldilà?” […]

 

Gesù gli risponde in una maniera brutale, in una maniera secca. Gesù gli disse: ”E perché mi dici buono?” – Buono significa eccellente, il massimo – “Nessuno è buono se non Uno, Dio!”

Gesù lo rimanda all’insegnamento di Dio e l’insegnamento di Dio è chiaro e non ha bisogno di altri maestri, né di aggiunte umane.

 

Chiamandolo maestro, la persona voleva che Gesù gli interpretasse la Legge, come facevano i rabbini del Tempio, come facevano i Farisei. Gesù dice non c’è bisogno di nessuna mediazione. L'Unico che è buono è l’Eccellenza, è Dio e quindi l’insegnamento di Dio è chiaro e non ha bisogno di interpretazioni o di aggiunte. […]

 

Allora Gesù dice:”I Comandamenti li conosci, e qui in maniera clamorosa, ma importante e sorprendente, Gesù ignora quei comandamenti che riguardano gli obblighi nei confronti di Dio.

 

Quello che sta dicendo Gesù ha del clamoroso: per avere la vita eterna, non importa che relazione hai avuto con Dio. Hai creduto, non hai creduto; sei stato al Tempio, non ci sei stato; hai pregato, non hai pregato, questo non importa. Per avere la vita eterna, non è importante la relazione che hai avuto con Dio, ma il comportamento nei confronti degli altri.

 

Allora Gesù adesso gli elenca quei comandamenti che sono un attentato all'integrità della vita degli altri. Vediamoli: ”Non uccidere, quindi non ammazzare, non commettere adulterio, l'uccisione della vita matrimoniale, non rubare, non testimoniare il falso. Questo comandamento ha bisogno di una piccola specificazione, perché noi nella banalizzazione dei nostri infantili catechismi, l’abbiamo trasformato con il non dire bugie. La testimonianza falsa era quella testimonianza che faceva condannare a morte un innocente; quindi attentare alla vita dell’innocente.

 

Poi, prima dell'ultimo, Gesù, come se fosse la cosa più normale: “I Comandamenti tu li conosci e gli elenca questi comandamenti, ma così, come se fosse la cosa più normale di questo mondo, gli infila, quello che non è un comandamento, ma un semplice precetto contenuto nel libro del Deuteronomio che è “non frodare”.

 

Gesù, prima dell'ultimo dei comandamenti ci infila questo precetto perché questo individuo è molto ricco. L'accusa e la denunzia che Gesù fa è che non c’è ricchezza senza imbroglio. Se sei ricco è perché hai imbrogliato. All’origine delle ricchezze c’è l’imbroglio. Gesù ha molto chiara quest’idea della ricchezza: tra i comandamenti eleva a valore di comandamento quello che era un precetto.

 

L'ultimo è “onora tuo padre e tua madre.” Onorare il padre e la madre non è l'ovvio rispetto verso i genitori. A quell'epoca non esistevano le pensioni; i genitori erano a carico del figlio maschio primogenito e mantenerli dignitosamente e decorosamente significava onorare il padre e la madre. Quindi questo “onora il padre e la madre” significa mantienili dignitosamente.

Gesù prima ha messo il "non frodare" e poi "onora il padre e la madre", perché gli obblighi verso i familiari non esimono, non esentano dagli obblighi verso gli altri. Non perché io ho degli obblighi verso i familiari posso comportarmi in maniera poco onesta nei confronti degli altri.

 

Gesù dice all'uomo ricco cosa deve fare per ottenere la vita eterna e questo personaggio è soddisfatto. e gli dice: ”Maestro, tutto questo io l'ho osservato fin dalla mia giovinezza”.

 

Nella lingua greca "tutto questo" è scritto in una maniera che, se provate a pronunziarlo sentirete che vi riempie la bocca. In greco è Tauta Panta (Questo tutto) Se provate a dire questa parola semplice Tauta Panta , sentite proprio vi si riempie la bocca. Lui è soddisfatto:” Tauta panta. “. “Io tutto questo l'ho fatto”.

 

Qui c'è data una persona che, secondo la tradizione ebraica è benedetto da Dio perché è ricco e la ricchezza era considerata una benedizione ed è molto religioso. Quindi è proprio l'ideale della persona: è ricco e religioso. Ed ecco la reazione di Gesù: “Ma Gesù lo fissò.” Fissare una persona, nei vangeli, significa vedere la sua profonda realtà. Gesù, fissando l’individuo, vede la sua vera realtà. Questo vedere la realtà è sempre accompagnato dall’amore. “Lo fissò e l'amò”. […]

 

Gesù non gli sta facendo un complimento, ma gli dice: ”ti manca tutto”. Infatti si vede che è angosciato, è dominato da una forza più forte di lui. Gesù non guarda l’apparenza, ma vede il cuore. Mentre gli uomini vedono la ricchezza e la invidiano, lo sguardo del Signore smaschera la miseria e la compiange.

 

Quindi Gesù, fissandolo vede la realtà di questa persona e, quello che gli uomini invidiano, Gesù commisera. Gli dice:”Ti manca tutto, Vedi, sei una persona religiosa eppure sei angosciato. Hai tante ricchezze eppure sei pieno di ansia; quindi ti manca tutto”.

 

Gesù vede la realtà, lo ama e gli dà la possibilità di uscire da questa situazione drammatica dicendo: “Va! Vendi quello che hai e dallo ai poveri, così avrai un tesoro in cielo”.

 

Un tesoro in cielo non significa un tesoro nell’aldilà. Il cielo è un’espressione ebraica con la quale si indica Dio. Cioè: “Metti la tua sicurezza in Dio, poi vieni e seguimi; Gesù lo invita ad essere pienamente felice. […]

 

Che significa? “Tu fino ad adesso hai messo la tua sicurezza su questo denaro; adesso condividilo con chi non ne ha e sai chi diventerà la tua sicurezza? Lui, il Padre. Ed è un cambio meraviglioso. Fintantoché noi ci preoccupiamo per noi siamo sempre nell’infelicità. Il giorno che la smettiamo di preoccuparci di noi e ci preoccupiamo del bene e del benessere degli altri, succede un cambio meraviglioso. Dio stesso, il Padre, si prende cura di noi e quindi è la serenità completa. […]

 

Ebbene questa parola è causa di tristezza. S’incupisce questa persona. Non solo, scrive l’evangelista, “e se ne andò addolorato”. Non solo si e incupito di fronte alla proposta di Gesù, se n’è andato addolorato. Perché? Soltanto al finale l'evangelista ci svela: ”Infatti aveva molte ricchezze”.

 

Era andato da Gesù per avere di più, per avere un consiglio e Gesù l'aveva invitato a dare di più. Si era preoccupato per la vita dell’aldilà e Gesù gli aveva detto di occuparsi della vita qui nel presente: Si era rivolto al Signore per sapere come ottenere nel futuro la vita eterna e Gesù invece lo invitava ad avere già nel presente la condizione divina .

 

L'ostacolo alla pienezza di vita, alla quale Gesù lo invita, è la ricchezza e il motivo dell’afflizione è proprio perché aveva molti beni. Quello che doveva essere causa di felicità è motivo di tristezza. […]

 

L’insegnamento che nasce dai vangeli, un insegnamento che tutti quanti possiamo vedere nella sua efficacia e nella sua realtà, può essere formulato con questa espressione: nella vita, si possiede soltanto quello che si dona. Quello che si trattiene per noi, non soltanto non si possiede, ma ci possiede. Quindi non siamo persone libere.

 

L’unica nostra ricchezza è quello che diamo agli altri. Dare non è perdere, ma guadagnare. Più noi diamo e più permettiamo a Dio di prendersi cura della nostra esistenza .

 

Gesù, di fronte a questo fiasco, non lo segue. Gesù non dice: ”Va bene, senti, guarda, per adesso, (come ha fatto la Chiesa in passato per tenersi buoni i ricchi), tieniti le tue ricchezze, l'importante è che ne sei distaccato spiritualmente.  Voi sapete che ai ricchi è stato detto che possono tenersi le ricchezze, l'importante che ne siano distaccati spiritualmente che non si è mai capito cosa significasse .

 

Cosa significa questo distacco? che ne sei distaccato spiritualmente e che li dai ai poveri?  

 

Gesù lo lascia andare e non solo, ed ecco la sentenza drammatica di Gesù. Dice ai suoi discepoli: ”Come difficilmente coloro che hanno ricchezze entreranno nel Regno di Dio!”

 

Attenzione, perché in passato, l'incomprensione della cultura e delle espressioni usate dagli evangelisti ha portato questo brano a pensare che si trattasse dell'aldilà. Non si tratta dell'aldilà. Il Regno di Dio non è l'aldilà; il Regno di Dio è la nuova società che Gesù è venuto a costruire qui. Gesù è venuto a cambiare radicalmente la società qui.

Abbiamo detto che l'invito di Gesù è la pienezza della felicità, ma non nell’aldilà; sono le religioni che complicano la vita. Fanno soffrire le persone qui e gli promettono un'illusoria felicità nell’aldilà. Gesù no! Gesù dice è possibile essere pienamente felici qui su questa terra. Come? Eliminando, rinunciando a quei tre verbi maledetti che sono la causa dell’ingiustizia e della sofferenza dell’umanità; sono: l'avere, il salire, il comandare.

 

Al posto dell’avere metti il condividere; al posto del salire e il comandare metti il servire. Questo è il Regno di Dio. Per cui per Regno di Dio non s’intende l'aldilà, ma la nuova società che Gesù è venuto a formare nel presente.[…]

 

Le parole di Gesù gettano nel panico il gruppo dei discepoli. I discepoli si stupirono di queste parole. La parola di Gesù getta il ricco nell’angoscia e s’incupisce. La stessa parola creatrice di Gesù meraviglia, sconcerta i discepoli .Allora Gesù, sapendo quello che pensavano non soltanto non addolcisce la pillola, ma la rende ancora più indigesta.

 

Quindi Gesù si rivolge ai discepoli con una tenerezza materna: “Figliolini, come è difficile entrare nel Regno di Dio!”

 

Ma è difficile o impossibile, perché un conto è che è difficile, ma un conto che sia impossibile.

 

Gesù adesso chiarisce che non è difficile, è impossibile per un ricco entrare nel Regno di Dio. Infatti conferma Gesù – e usa proverbi popolari che esistevano a quell'epoca – “E' più facile a un cammello passare attraverso la cruna dell'ago” – Gesù ha preso l'animale più grande conosciuto a quell’epoca e la fessura più piccola conosciuta all’epoca: un cammello e un ago – “che un ricco entrare nel Regno di Dio”.[…]

 

C’è la sconcerto da parte del gruppo dei discepoli. Gesù, fissandoli, come ha fissato il ricco ora fissa i discepoli, dice: ”Presso gli uomini è impossibile.” – Presso gli uomini il sostentamento dipende dal cumulo, dall’accumulare i beni. La sicurezza degli uomini per il presente e la garanzia per il futuro dipende dai beni che hai. Sono questi la tua sicurezza. Per questo Gesù dice: ”Presso gli uomini è impossibile”. Gli uomini ragionano così: più beni hanno e più saranno sicuri; anche se l’episodio che abbiamo visto dimostra il contrario, ma non presso Dio. ”Tutto infatti è possibile presso Dio.”[…]

 

Io vi invito e prendo qui pubblicamente di fronte a tutti questo impegno: la prossima volta che vi trovate nella situazione di dover dare, date il doppio di quello che avete pensato e se non vi viene restituito, vi rivolgete a me che vi rimborso.

 

Non è una battuta. Sono talmente sicuro di questo; la nostra esistenza è fatta di questo. Noi quando troviamo situazioni di bisogno quanto pensiamo di poter dare? Mille, mille e cinque? Diamo tremila: diamo sempre il doppio di quanto abbiamo pensato e non ci si è rimesso mai.

 

Il dramma nostro è che noi non ci crediamo a queste parole di Gesù, se credessimo alle parole di Gesù la nostra vita sarebbe cambiata. La misura con cui misurate vi viene data, ma Dio non si lascia vincere in generosità; Dio regala vita a chi produce vita e vi sarà dato di più. Quindi più noi diamo, più permettiamo al Padre di prendersi cura di noi.

 

Quando per la piena fiducia di Dio, si orienta la propria vita al servizio degli altri, perché di questo si tratta, la sussistenza non è mai un problema, ma arriva talmente abbondanza da condividere con chi non ha; orienta la tua vita per il bene degli altri e non preoccuparti, avrai tanto benessere, tanta abbondanza addirittura da poterla condividere .[…]

 

“Cominciò a dirgli Pietro: Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito, che ne dici? Guarda qui, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito e dov’è questa abbondanza?

 

Ma, in realtà, Pietro non ha né lasciato tutto e non ha seguito Gesù. Pietro accompagna Gesù, ma non lo segue, perché non ha fatto suoi gli ideali, le azioni e gli insegnamenti di Gesù.

 

Ed ecco allora la conclusione, l'insegnamento di Gesù, valido per sempre, dice Gesù: ”Amèn - quando nei vangeli troviamo questa espressione aramaica che significa “E' vero” , significa che è un messaggio valido per sempre e sul quale dobbiamo prestare la nostra attenzione – “Amèn vi dico, non c'è nessuno” – quindi Gesù va aldilà del gruppo dei discepoli, “non c'è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli” – attenzione non c'è la congiunzione, non è un elenco di quello che il discepolo deve lasciare per seguire .

 

“Non c'è nessuno che ha lasciato o casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi “. Sono sette ostacoli, - sette nella cultura ebraica indica la completezza “a causa mia e a causa della Buona Notizia, cioè del Vangelo” […]

 

Se tu, per seguire me e per seguire questo desiderio di pienezza di vita, incontri uno di questi ostacoli che può essere la casa (la casa significa il patrimonio) o il fratello o la sorella, il padre, la madre eccetera, lascialo. Non sarà una perdita, ma un guadagno, perché quello che avrai lasciato, lo troverai moltiplicato per cento adesso, già, in questo tempo (e qui c’è la congiunzione) case e fratelli e sorelle e madre e figli e campi . […]

 

Gesù vuole costituire una comunità di ultimi, di gente senza importanza, senza mezzi sociali, senza mezzi economici. Non è un’esigenza spirituale, ma installare rapporti di amicizia, di cordialità solidale. Per questo l’invito di Gesù : ”Quelli che si considerano che sono i primi, si fanno ultimi in modo che quelli che sono considerati gli ultimi della società si possono fare i primi.

 

Questo è il Regno di Dio.

 

Nota del curatore:

Testo non rivisto dall'autore - Tratto liberamente da APPUNTI  Cefalù – Dicembre 2009

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