I sette punti della teologia della felicità di Josè Maria Castillo




 
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"La rovina di molti gruppi cristiani, nel corso del XX secolo, è stata che alcuni hanno evidenziato tanto l'impegno etico, che si sono dimenticati e hanno emarginato la fede in Dio. Mentre altri sono rimasti ancorati allo loro mistica, senza una particolare preoccupazione pratica per il dolore del mondo ..."

Dio è trascendente e cioè è al di fuori della nostra capacità di conoscenza e ciò è confermato da Gesù secondo le narrazioni di Matteo e Luca,  "Tutto mi è stato dato dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare."(Mt 11,27) .

Da questa constatazione Josè Maria Castillo afferma che la trascendenza di Dio può essere intesa in linea ascendente, come equivalente del Dio Onnipotente, Infinito e Assoluto oppure "in linea discendente, come un'umanizzazione così radicale che arriva dove nessun essere umano è arrivato, né può arrivare .  Si tratta, allora, dell'umanizzazione che l'essere umano, da solo e per se stesso, non può raggiungere . Poiché si tratta di una profondità di umanità che non si può ottenere senza un Referente Ultimo, senza Dio . [...] Perché umano è amare e soffrire. Ma umano è anche odiare e far soffrire . L'umanizzazione che trascende l'umano è il raggiungimento di un amore e di una solidarietà con la sofferenza, che supera e bandisce ogni odio, ogni aggressione e ogni manifestazione dell'inumanità che rattrista questo mondo."

Con questa definizione di "umanizzazione che trascende l'umano", Castillo fa riferimento a Gesù di Nazareth, che invaso dallo Spirito di Dio, raggiunse una tale umanizzazione che lo rese capace di un amore così vasto e profondo e così somigliante a quello di Dio che Egli, appunto,  chiamava Padre .

Infatti Castillo scrive:<< ... è la trascendenza in linea discendente quella che meglio quadra con ciò che, di fatto, fu quel giudeo che si chiamò Gesù il Nazareno . [...] Senz'alcun dubbio, il Dio che ci si è dato a conoscere in Gesù non fu l'Onnipotente tradizionale (il Dio della ontoteologia), ma il Dio la cui onnipotenza si basa nel suo amore senza fine [...] . E' il Dio che s'identifica con il dolore del mondo, con l'emarginazione degli emarginati e con la disgrazia di tutti i miserabili della terra .>> . Nel suo libro "Dio e la nostra felicità Castillo trae le seguenti conclusioni :

1. "Dio non sta alla portata della nostra conoscenza . Perciò è il Trascendente . Per cui, come dice il Vangelo, il Padre (Dio) lo conosce solo il Figlio (Gesù) e colui al quale Gesù lo dà a conoscere (Mt 11,27 par.)  . Ciò vuol dire che lo Sconosciuto s'è dato a conoscere a noi in Gesù . E noi cristiani non abbiamo altra via che questa per conoscere Dio ."

2. Il Dio che s'è dato a conoscere a noi in Gesù non è il Dio Onnipotente della "ontoteologia". "Ed è qui dove s'è infranta, e continua a infrangersi, la teologia cristiana, soprattutto da quando, a partire dall'Illuminismo, il Dio della "ontoteologia" rimase esautorato di fronte all'impossibilità di conciliare l'infinito potere con l'infinita bontà in un Dio che, essendo così potente e così buono, ci si presenta come l'autore e la spiegazione di un mondo in cui v'è tanto male e tanta sofferenza ."

3. Il Dio che s'è rivelato a noi in Gesù (Dio è come Gesù) non sollecita una spiritualità senza trascendenza, sostenuta da una forma di panteismo (Tutto è Dio) o di panenteismo (Tutto è in Dio) . "In tal caso, Dio cesserebbe d'essere qualcuno, un essere di relazione a cui possiamo rivolgerci e con cui possiamo parlare, che possiamo pregare e in cui ci è possibile sperare e avere fiducia . Certamente il Dio di Gesù, così come appare insistentemente nei vangeli, è un Dio che Gesù prega, a cui si rivolge costantemente, con cui parla, in cui spera e confida anche nel momento della sua morte.(Lc 23,46)" .  

4."Il Dio che si è dato a conoscere in Gesù è il Dio che, a partire dal mistero dell'incarnazione, non solo divinizza l'uomo, ma parimenti s'umanizza e si fonde con l'umano, fino all'estremo dire che tutto ciò che si fa o si tralascia di fare a qualsiasi essere umano, è a lui stesso che si fa o si tralascia di fare (Mt 25,40.45).".

5."Se Dio, effettivamente, s'identifica, s'umanizza e si fonde con l'umano, ciò vuol dire ovviamente che la volontà suprema e determinante di Dio si deve intendere a partire dall'aspirazione suprema che Dio ha posto nell'essere umano, l'aspirazione alla felicità".

6."La felicità dell'essere umano non si può intendere come la soddisfazione di ogni capriccio e di ogni confort . Perché questo può (e suole) sfociare in forme ed espressioni terrificanti di disumanizzazione . [...] la felicità dell'essere umano si deve comprendere e spiegare a partire da tre esperienze fondamentali: 1) l'esperienza del senso della vita: ciò che facciamo e tralasciamo di fare sia qualcosa che ha senso e che dà senso alla nostra vita; 2) l'esperienza di solidarietà con tutti gli esseri umani, qualunque sia la loro origine, la loro cultura, la loro religione, nel massimo rispetto delle differenze che ci separano e delle diversità che ci dividono, e anche, naturalmente, nella lotta contro le ingiustizie che generano umiliazione e sofferenza soprattutto ai più deboli; 3) l'esperienza della gioia e della felicità condivise  nell'amore che fonde le persone nella donazione e nell'unione ..." .

7.Tale esperienza felicità , in cui incontriamo Dio, in un mondo di dolore e di sofferenza, si può realizzare solo "a partire da un progetto che include due cose: 1) un impegno etico in difesa della verità, della dignità e dei diritti delle persone; 2) una mistica molto profonda, vissuta a partire nella fede nel Dio e Padre di Gesù . Una mistica che si traduce nella preghiera che ci rende possibile l'armonia con Dio, con noi stessi e con gli altri . La rovina di molti gruppi cristiani, nel corso del XX secolo, è stata che alcuni hanno evidenziato tanto l'impegno etico, che si sono dimenticati e hanno emarginato la fede in Dio. Mentre altri sono rimasti ancorati allo loro mistica, senza una particolare preoccupazione pratica per il dolore del mondo ... "

Nota del curatore :

Il presente testo è liberamente tratto dalle conclusioni del libro "Dio e la nostra felicità" scritto da Josè Maria Castillo - Cittadella Editrice .       

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