Siamo davvero orfani di "Dio Padre" ? - Appunti di Rosario Franza


 
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Nei miei ultimi appunti sull'accusa di panenteismo ho inconsapevolmente causato un commento che merita di essere citato per intero . Scrive Mauro Rivellini:<< Si può dire ancora Dio o dobbiamo trovare un termine più appropriato ..o tacere? L'uomo allora rimarrebbe orfano senza quel Padre di cui parla Gesù? E ancora se contempliamo l'uomo Gesù nelle sua pienezza quali sono, e se ci sono, le sue parole riguardo Dio? Si scardina ogni cosa è vero e con essa anche la vita e i suoi perché!>>.

Ho sintetizzato il panenteismo come il pensiero di chi crede che  Dio è in tutte le cose e tutte le cose sono in Dio, ma la somma di tutte le cose non esaurisce Dio, ciò consente di riconoscere al cosmo la sua autonomia nella creazione attraverso l'evoluzione.

Poi ho aggiunto un concetto a me caro  che riguarda l'energia primordiale presente nel vuoto quantico che definisco come sempre esistita, portatrice di un'informazione, il Logos, grazie alla quale nell'evoluzione del Cosmo si raggiunge un ordine sempre maggiore nella direzione del Bene ed aggiungo che, per tale motivo, in qualche misterioso modo è presente in noi il DNA della divinità. Lo sviluppo di tale DNA, sull'esempio di Gesù di Nazareth, ci porterà poi, attraverso l'ortoprassi, ad esprimere la pienezza umana .

Parole molto limitate che non sanno esprimere la profondità dei sentimenti .

Scrive Leonardo Boff che prima del vuoto quantico, prima dell'energia di fondo "c'era la Realtà intemporale, nell'assoluto equilibrio del suo movimento, la totalità dalla simmetria perfetta di tutte le sue relazioni, l'energia infinita e la forza senza frontiere che possiamo chiamare Dio. In un <<momento>> della sua pienezza, questo Dio decide di creare uno specchio in cui vedere se stesso, dando vita a compagni e compagne della sua vita e del suo amore. Creare è decadere, cioè permettere che sorga qualcosa che non sia Dio, per quanto possa essere la sua metafora, a sua immagine e somiglianza" .

Gli esseri pensanti ed autocoscienti sono tutti protesi alla continua ricerca del termine più appropriato per definire il Mistero che è lì, presente, nella continua evoluzione del Cosmo.

Scrive Roger Lenaers :<<... il cosmo è creazione di Dio, non sua creatura che possa vivere staccata da lui, come il pensiero tradizionale inconsapevolmente ritiene, ma la sua autoespressione in forme materiali>> e ancora<<il Dio creatore non coincide con il cosmo; lo supera sempre, come l'artista supera l'opera d'arte in cui (solo) parzialmente rivela la sua essenza nascosta>>.

Poi Lenaers spiega come la creazione possa armonizzarsi con la lentissima evoluzione del cosmo:<<Finché c'erano solo forze fisiche, raggi e onde - onde luminose, elettromagnetismo e gravità - il Mistero rivela la sua essenza in modo più limitato, si esprimeva in modo meno complesso rispetto a quando iniziò la vita. E nella fase delle prime forme di vita, si esprimeva in modo meno complesso rispetto a quando la vita si era già sviluppata in miliardi di forme. E prima che la vita umana si originasse, in modo meno complesso che nella fase dell'ominizzazione . E in Gesù di Nazareth in modo infinitamente più complesso che nell' homo sapiens, che in definitiva è solo una forma transitoria , l'anello mancante tra pitecantropo e l'essere umano completo>>. 

Capisco, perché l'ho provato, come ci si possa sentire sgomenti di fronte ad una immagine di Dio che abbandona l'"alto dei cieli" e quindi l'assioma eteronomo, per abbracciare la profondità del cosmo e quindi l'assioma teonomo, ma la preghiera è l'esperienza di una ricerca e di un incontro con un Tu divino, è il manifestarsi di un Dio personale nell'animo umano.

Scrive Roger Lenaers:<<Nella preghiera l'opposizione tra eteronomia e teonomia non è più significativa. Poiché le immagini non sono più il centro della questione: sono solo le stampelle. Il centro della questione è l'incontro che abbiamo previsto. (...) Chi prega non vuole capire Dio, vuole incontrarlo>> .

D'altra parte, usando un'immagine, per la teonomia l'essenza del Mistero è Amore e "quando è usato il termine <<Amore>>, diventa immediatamente chiaro in che direzione il cosmo si sta evolvendo: è l'espressione di un Mistero d'amore che si incrementa sempre di più. questo è già chiaro nel mondo materiale che esiste prima dell'origine della vita. In quel mondo tale amore si rivela nella tendenza verso l'unificazione  e nell'emergere di insiemi sempre più complessi, come nelle incredibili energie nascoste in questo processo (...) Al livello animale dell'evoluzione cosmica, questi primi impulsi d'amore sono ancora più evidenti: lì si rivelano nell'accoppiamento e nella cura della prole, arrivando infine a ciò che impropriamente prende il nome di amore incondizionato nell'essere umano".        

Gesù di Nazareth è l'esempio da seguire, un esempio di amore e di abnegazione totale per l'uomo e  quest'Amore assoluto fa emergere la pienezza umana e quindi la sua divinità . In questo senso scrive ancora Lenaers "chiamare Dio <<padre>> in effetti non dice niente su ciò che Lui è o fa o non dovrebbe fare. Viceversa dice tutto sull'atteggiamento che noi possiamo o dobbiamo avere verso questo Mistero: un atteggiamento di completa fiducia e abbandono, anche quando sperimentiamo qualcosa di orribile, che un padre non permetterebbe mai che succedesse a suo figlio" .

Lo stesso atteggiamento di completa fiducia e abbandono che ebbe Gesù di Nazareth quando, inchiodato sul legno della croce, sgomento gridò:<<Eli Eli, lema sabactani ?>>, che significa: Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? >> ( Mt 27,46). 


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