Una Beatitudine al giorno : I sottomessi ! - p. Alberto Maggi OSM



 
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"La promessa di Gesù è concreta e immediata: grazie alla decisione dei poveri-beati, di condividere generosamente tutto quel che sono e che hanno, i sottomessi  riceveranno in dono gratuito “la terra”, cioè ritroveranno la dignità perduta ."

 

Beati i miti/sottomessi,

perché questi erediteranno la terra. (Mt 5,5)

 

Nel contesto delle prime quattro beatitudini (vv. 3-6), l'evangelista assicura, a quanti vivono situazioni negative, l'eliminazione della causa di sofferenza e il trasferimento in una condizione completamente positiva.

 

Così a quelli che decidono di vivere poveri, viene assicurato il regno (v. 3); a quanti sono oppressi, la fine dell'oppressione (v. 4); agli affamati e assetati, la piena sazietà (v.6).

 

L'unica beatitudine a non avere una sua logica sarebbe la promessa di “terra” ai “miti”.

 

L'abituale traduzione del termine greco usato da Matteo con miti, rende difficile comprendere la contrapposizione positiva della seconda parte della beatitudine: “erediteranno la terra”.

 

La difficoltà di comprensione di una terra, promessa quale eredità ai miti, ha portato a una lettura spiritualista della beatitudine, dove la terra da ereditare si trasformava nell'al di là, e la mitezza veniva interpretata come docile sottomissione alle autorità.

 

Per comprendere chi sono i miti ai quali è diretta la beatitudine, occorre esaminare la citazione del Salmo 37 (v. 11a) contenuta nella beatitudine, “I miti invece erediteranno terra”, che si rifà alla storia di Israele.  L'equa divisione della “terra promessa” (Bar 2,34) fra le dodici tribù di Israele (Nm 32; Gs 13-21), avrebbe dovuto realizzare il desiderio di Dio che nel suo popolo nessuno sarebbe stato bisognoso (Dt 8,8-10; 15,4). Ma in realtà molti rimasero esclusi da questa divisione dall'avidità dei potenti, e i più forti s'impadronirono della porzione di terra dei più deboli, come più volte i profeti hanno denunciato: “Sono avidi di campi e li usurpano, di case, e se le prendono. Così opprimono l'uomo e la sua casa, il proprietario e la sua eredità” (Mi 2,2; Is 5,8; Sal 94,5; 1 Re 21).

 

Nel salmo 37 viene descritta la triste situazione di quanti sono stati spogliati di tutto e sono talmente schiacciati dalla violenza dei prepotenti da essere incapaci di far valere i propri diritti e di difendersi. In questo contrasto tra l'ingordigia dei proprietari terreni e l'impotenza dei diseredati, la mitezza di quest'ultimi non si riferisce al loro carattere (umiltà / mansuetudine), ma alla loro penosa condizione sociale di umiliati/sottomessi.

 

A questi miti, che spogliati di tutto vivono emarginati e oppressi, il salmista promette che Dio restituirà una “terra”, cioè il terreno che è stato loro espropriato. Secondo la cultura dell'epoca per la quale “Colui che non può dire sua una terra, non è un uomo”, la restituzione della terra restituisce al diseredato la dignità perduta, consentendo un'indipendenza economica tale da poter definitivamente uscire dalla condizione di diseredati e vivere tranquilli: “godranno di grande pace” (Sal 37,11b).

 

La promessa di Gesù è concreta e immediata: grazie alla decisione dei poveri-beati, di condividere generosamente tutto quel che sono e che hanno, i diseredati riceveranno in dono gratuito “la terra”, cioè ritroveranno la dignità perduta, assicurando a quanti sono stati vittime dell'ingordigia dei potenti, un benessere e una dignità mai conosciuti (beati), nella quale si potrà riconoscere il compimento delle promesse di Dio (Dt 28,11).


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