Panikkar : Lo spazio del silenzio ! - Davide Magni S.J.

 
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"Secondo Panikkar, il grande filosofo-teologo scomparso lo scorso 26 agosto 2010, il pluralismo è l’atteggiamento che ci spoglia della presunzione di essere i depositari della verità e colloca l’altro sul nostro stesso piano"

Il 26 agosto 2010, pochi giorni dopo aver celebrato il centesimo anniversario della nascita di Henry Le Saux, il suo amico e discepolo, Raimundo Pániker Alemany, nato a Barcellona il 3 novembre 1918 e più conosciuto come Raimon Panikkar, è «ritornato alla Sorgente».

È impossibile tracciare un profilo sintetico dell’ultimo grande teologo del Novecento.

Vorremmo allora qui soffermarci su uno dei cardini della sua riflessione, quello del  pluralismo. Ovvero uno degli aspetti più rilevanti della contemporaneità, con il quale chi annuncia il Vangelo deve inesorabilmente confrontarsi.

Il filosofo Paolo Calabrò ha curato l’edizione italiana di un saggio che Panikkar ha dedicato al «pluralismo della verità». Egli sottolinea come, oggi, il pluralismo sia un nuovo sguardo sulla realtà che questo tempo ci richiede.

Uno degli effetti dello sviluppo tecnologico è avere abolito le distanze e avere offerto agli uomini del nostro tempo l’occasione di incontrarsi. Infatti, questo è il secolo dell’«altro».

L’altro, lo straniero, colui che chiama Dio con un altro nome e vede il mondo con altri occhi, è già in mezzo a noi.

Non si tratta di un gioco intellettuale gratuito, perché la «ristrutturazione» del nostro vivere insieme provocata dalla globalizzazione ci obbliga a riflettere su questi temi. Il pluralismo è l’atteggiamento che ci spoglia della presunzione di essere i depositari della verità e colloca l’altro sul nostro stesso piano, nella fiducia che, seppure non si arriverà a un’intesa su tutto, è comunque possibile giungere a un accordo.

Il pluralismo è la convinzione che ci possa essere un posto per tutti e che la pace sia possibile (e tutt’altro che utopica) nella misura in cui ci adoperiamo per «fare» questo posto comune.

Il pluralismo non è né una teoria, che codifica in anticipo tutto ciò che bisogna correttamente pensare, né un mero slancio di generosità: come tutte le cose che coinvolgono l’essere umano in prima persona, esso è una prassi che si alimenta di una teoria e una teoria che sfocia in una prassi.

Nel presentare ciò che il pluralismo è e ciò che non è (come il relativismo e il sincretismo), Panikkar propone un approccio teorico che è qualcosa di più di un semplice modo di pensare: esso è piuttosto un modo di essere, e di essere «all’altezza delle sfide del mondo contemporaneo».

In una delle tantissime interviste, così rispondeva riguardo al pluralismo e alla possibilità del dialogo:«Innanzitutto, occorre dire che il pluralismo non è la pluralità delle verità; la verità è unica! Mi colpisce il silenzio di Gesù di fronte alla domanda di Pilato: “Cos’è la verità?”. Qualsiasi risposta, di Gesù o di chiunque altro, sarebbe una bugia: la risposta è il silenzio. Qualunque discorso sulla verità non tocca la verità: la verità è un simbolo per affermare che tutti noi siamo in pellegrinaggio verso una meta.

Ricordo un commento di Gregorio di Nissa a proposito di Abramo: “E ora sono certo che era la voce di Dio che mi chiamava, perché non so dove stia andando!”. Nell’incontrare gli altri, incontriamo la parte nascosta di noi stessi.

Ad esempio, è vero che gli immigrati scombussolano la nostra forma di vita, ma spesso dimentichiamo che essi si muovono spinti dalla fame, sia quella materiale sia quella specifica fame e sete di giustizia!»

«Che spazio c’è per il dialogo?», gli chiedeva l’intervistatore. E Panikkar così rispondeva: «Lo spazio che noi gli facciamo. Questo spazio comincia con l’ascolto, e l’ascolto si dà solo se c’è vuoto in noi. Non si tratta, beninteso, di un cammino puramente intellettuale, ma di un’attività religiosa, che riguarda le cose ultime, definitive, di un incontro sui problemi di tutti i giorni, che possiede anche una valenza politica.

Buttarsi nel dialogo non vuol dire abiurare alle proprie convinzioni, alla verità (che è ciò che si cerca, anche se non necessariamente ciò che si trova). La verità è un processo, non una realtà cristallizzata, putrefatta».

Tratto da Popoli - ottobre 2010
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