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L'immagine con la quale i vangeli esprimono da una parte la radicalità del messaggio di Gesù è la croce. Immagine che purtroppo lungo i secoli è stata vuotata del suo contenuto. Quando la sequela di Gesù - da libera scelta per pochi è stata trasformata in obbligo per tutti - anche la croce, da conseguenza vitale per quanti col loro comportamento assomigliano a Gesù è diventata una minaccia che grava su tutti. (...)

 

L'adesione a Gesù non è la condizione per ottenere la "salvezza eterna" o - per usare un altro linguaggio - per entrare in paradiso. Su questo i vangeli sono chiari.

 

Valga per tutti l'episodio del "ricco" che troviamo in Mc 10,17-23, personaggio anonimo nel quale ognuno si può riconoscere: "Mentre [Gesù] usciva per la strada un tale correndo gli si gettò in ginocchio..." L'evangelista descrive un personaggio in preda ad una forte angoscia: appena vede Gesù si mette a correre verso di lui e gli si getta in ginocchio davanti. "Correndo!"

 

In questo vangelo corre solo l'indemoniato di Gerasa! (Mc 5,6). E pure lui si inginocchia davanti Gesù: "Visto Gesù da lontano si mise a correre e gli si gettò ai piedi". Con questo riferimento, Marco intende mettere il lettore sulla giusta interpretazione.

 

Come l'indemoniato era prigioniero della sua violenza "si percuoteva continuamente con pietre" (Mc 5,5), anche qui si tratta di una persona schiava di qualcosa che lo domina, che lo rende prigioniero, gli impedisce la libertà, lo distrugge.

 

10,17b "e gli domandò: Maestro insigne, che devo fare per ereditare la vita eterna?" .

 

Ecco il problema che lo spinge da Gesù: la vita eterna. E' interessante come nei vangeli il problema dell'al di là sembri interessare esclusivamente quelli che di qua ci stanno abbastanza bene: i ricchi, le persone sistemate, queste hanno tempo per pensare alla vita dopo la morte, quasi a volersi garantire una situazione di privilegio pure nell'al di là, visto che di qua stanno già più che bene!  I poveri non hanno di questi problemi. Hanno tanto da pensare per tirare avanti su questa terra che non hanno certo né tempo né voglia per stare a pensare all'al di là.

 

Comunque il nostro personaggio è angosciato. E desidera conoscere dal nuovo, eccezionale maestro, una formula, una ricetta, un qualcosa che gli dia la certezza di possedere la vita eterna... Ci vorrebbe pure che con il bene che sta di qua dovesse perdere tutto per uno sbaglio o per l'omissione di qualche preghiera !

 

10,18 "Ma Gesù gli rispose: Perché chiami me "insigne"? Lo è solo Dio".

 

(...)L'al di là non è affare che riguardi Gesù. Lui non predicherà mai il "paradiso", ma la qualità di vita qui sulla terra. Comunque lo soccorre e gli ricorda la via che Dio ha indicato per ottenere la vita eterna.

 

10,19 "Conosci già i comandamenti: Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, non imbrogliare, Onora il padre e la madre".

 

Se il problema che tanto angoscia il tale è la vita eterna Gesù gli rinfresca il catechismo... quello che dovrebbe sapere; Dio stesso aveva indicato come ottenere la vita eterna: l'osservanza dei comandamenti contenuti nella legge di Mosè. Ma c'è una novità. Gesù dei dieci comandamenti omette i primi tre, quelli che erano rappresentati sulla prima tavola e riguardavano i doveri dell'uomo verso Dio. Erano la particolare prerogativa di Israele come popolo prediletto. Per Gesù non sono importanti per entrare nella vita eterna.

 

Credente o no, praticante o meno, questo non pregiudica la possibilità di entrare nella vita eterna. Gesù sottolinea invece quelli che riguardano un atteggiamento di giustizia nei confronti del prossimo e che sono validi per ogni uomo sia esso credente o no, ebreo o pagano (cfr Mt 25,35: avevo fame... avevo sete...), e glieli enumera: "Non uccidere, Non commettere adulterio, Non rubare, Non testimoniare il falso..." e ne aggiunge uno che comandamento non è: "Non imbrogliare" (Dt 24,14). E' un precetto contenuto nella legge di Mosè e si riferisce in particolare a non trattenere presso di sé il salario del dipendente, ma di corrisponderlo il giorno stesso del lavoro: "Non defrauderai il salariato povero e bisognoso... gli darai il suo salario il giorno stesso, prima che tramonti il sole..." E' una chiara denuncia dell'ingiustizia che è alla base di ogni ricchezza... sei ricco... hai imbrogliato i tuoi lavoratori...

 

Infine il comandamento di "onorare" i genitori, che non significa solo rispettare, ma essendo la povertà il più grave disonore per un ebreo, prescrive di mantenere decorosamente i propri genitori, di non farli vivere nella miseria. E' importante però sottolineare come Gesù in qualche modo prenda le distanze dal problema del ricco. Se quel che ci preoccupa è la vita eterna, non c'è bisogno di Gesù e neanche di Dio ! Basta comportarsi onestamente e rettamente col prossimo (con dio non importa) che la vita eterna è garantita, assicurata.

 

10,20 "Maestro tutto questo l'ho fatto fin da quando ero piccolo !"

 

Adesso si sente meglio. Lui è un perfetto osservante della legge. L'ha praticata fin dall'infanzia. Ai ricchi non è difficile essere religiosi. Quando si ha la pancia piena è più facile che esca un desiderio di riconoscenza (o di... scaramanzia) verso colui che si ritiene la fonte di tanta provvidenza. Agli affamati è un pò più difficile pensare a Dio, se non per bestemmiarlo.

 

Ma - chiediamoci - se questo tale è ricco, molto religioso, perché ha tanta angoscia per la vita eterna?

 

E' nella risposta di Gesù la soluzione...

 

10,21 "Allora Gesù lo guardò e gli dimostrò il suo amore dicendo gli: Ti manca tutto! Vendi le tue ricchezze, dalle ai poveri, così avrai in Dio la tua sicurezza, poi vieni dietro di me! "

 

Ecco l'invito di Gesù. Ecco lo sguardo creatore di Gesù, l'uomo-Dio che guarda e vede "non quel che guarda l'uomo. L'uomo guarda l'apparenza, Dio guarda il cuore" (1 Sam 16,7).

 

Lo sguardo dell'uomo vede la ricchezza e la invidia.

 

Lo sguardo di Dio smaschera la miseria e la compiange. "Tu dici: sono ricco, mi sono arricchito; non ho bisogno di nulla. Ma non sai di essere un infelice, un miserabile, un povero cieco e nudo!... Ti consiglio di comprare da me oro purificato dal fuoco per diventare ricco, vesti bianche per coprirti e nascondere la vergognosa tua nudità" (Ap 3,17-18).

 

Gesù propone alla persona l'ideale dell'uomo voluto dal Padre suo. E' continuo l'invito del Signore, e questa volta si dirige alle persone angosciate, afflitte, le persone alle quali né ricchezza né religione hanno dato serenità e pace, ma si trovano come tormentate da qualcosa che gli manca e non sanno neanche loro che...

 

Gesù lo guarda, ed è sempre lo sguardo creativo che dimostra amore. Amore che traducendosi nella "parola di Dio che è viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio, penetra fino al punto di divisione dell'animo e dello spirito, delle giunture e delle midolla e scruta i sentimenti e i pensieri del cuore" (Ebr 4,12) può anche far male per essere  efficace. Infatti Gesù lo smaschera, perché "tutto è nudo e scoperto agli occhi del Signore" (Ebr 4,13) gli toglie tutta la sua illusoria sicurezza di uomo ricco e pio.

 

Gli dice: Ti manca tutto! (...)  Pertanto Gesù non gli fa un complimento: "che bravo! Sei quasi perfetto... ti manca ancora una cosina e...", ma gli fa osservare che gli manca proprio tutto: la ricchezza e la pratica religiosa non l' hanno reso un uomo libero, adulto, non l' hanno reso felice... gli manca tutto!

 

E Gesù gli indica la vera strada per realizzarsi pienamente come persona, strada praticabile da tutti, non essendo legata alla ricchezza né alla pratica religiosa: mettere la propria sicurezza in Dio eliminando le false sicurezze del denaro e della religione! E siccome questo individuo è ricco e la ricchezza è alla base dell'ingiustizia, Gesù lo invita a collaborare con lui alla costruzione di una società giusta dove anziché accumulare per sé si condivide con gli altri.

 

Gesù lo invita a sostituire la fiducia nella banca dove tiene i soldi con la garanzia dell'amore di Dio che è padre per i suoi figli... Che significa mettere la fiducia in Dio?

 

Significa liberarci da tutte le altre false sicurezze e occuparci pienamente del bene degli altri. Questo atteggiamento permette a Dio di occuparsi di noi come un padre per i suoi figlioli: "Non affannatevi dunque dicendo: che cosa mangeremo? che cosa berremo... come i non credenti: tutte queste cose vi saranno date in abbondanza" (Mt 7,31).

 

Al contrario se noi mettiamo la nostra fiducia in altre cose che sono di freno all'azione d'amore ai fratelli, questo impedisce a Dio di occuparsi di noi. E' chiaro che se confido e mi sento sicuro per i soldi che tengo in banca, questo mi impedirà di essere generoso con i fratelli e di condividere quel che ho. E questo atteggiamento chiude la porta all'azione di Dio nella mia vita.

 

10,22 "Ma quello si rattristò a questa proposta e tornò via afflitto... perché aveva enormi capitali"

 

Non sempre giova incontrare Gesù. All'inizio del racconto abbiamo visto un uomo angosciato ed ora dopo l'incontro con Gesù lo ritroviamo addirittura afflitto! Che differenza con l'indemoniato! Questi dopo l'incontro con Gesù rinsavisce e "se ne andò e si mise a proclamare per la Decapoli ciò che Gesù gli aveva fatto" (Mc 5,20). Il ricco se ne va ancora più oppresso dalla ricchezza e dalla religione ! La proposta carica d'amore creativo da parte di Gesù si è scontrata con un ottuso orizzonte che crede solo in quel che tocca. ... il denaro, la ricchezza!

 

Gesù non gli corre dietro, non gli fa uno sconto su quello che gli aveva proposto. Quel ricco probabilmente si salverà se continuerà a comportarsi così, ma a Gesù non interessano le "brave persone".  (...)

 

La proposta di Gesù tende alla costruzione del Regno di Dio e per questo ha bisogno di collaboratori con i quali costruire la nuova società dove si permette a Dio di governare, di prendersi cura dei suoi figli e per fare questo invita, non obbliga nessuno a seguirlo!

 

Ma a quanti volontariamente lo seguono fa presente senza reticenze le esigenze che questa sequela comporterà. Potremmo riassumere queste esigenze di Gesù in "o così... (molto diverso dai nostri molti "cosà...") o non mi servite". Per questo motivo le parole più severe dei vangeli non sono rivolte ai peccatori verso i quali ha espressioni di materna tenerezza, ma sempre verso i suoi. Se quanti si decidono di seguirlo non sono all'altezza dell'impegno preso per Gesù sono inutili e nocivi.

 

Ecco allora i moniti di Mt 5,13: "Voi siete il sale della terra. Ma se il sale perde sapore con che si salerà? E non serve altro che per gettarlo in strada perché venga calpestato dalle persone..." (Mt 5,13)

 

(...) Se l'invito di Gesù è rivolto a tutti senza alcun condizionamento è anche vero che quanti gli rispondono sono chiamati a porre poi la loro esistenza in sintonia con l'amore e la vita che il signore comunica loro. Per questo Gesù nelle sue parabole sarà molto chiaro: "Il regno dei cieli è simile a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci. quando è piena, i pescatori la tirano a riva e poi, sedutisi, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi"( Mt 13,47)

 

I pesci scartati vengono definiti dall'evangelista "marci" (gr. saprà). Non c'è un giudizio morale (buoni/cattivi) ma esistenziale. Non avendo vita ed essendo in un processo di putrefazione non possono permanere nell'ambito della vita.

 

Se le condizioni poste da Gesù per seguirlo sono chiare, altrettanto lo sono le conseguenze: l'infamia della croce.  

 


Tratto da : http://www.studibiblici.it/appunti/Volete%20andarvene%20anche%20voi.pdf

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