Se Dio vuole ? - Appunti di Rosario Franza


 
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"La natura - scrive Mancuso - si muove verso relazioni ordinate e contiene l'ordine primordiale . Il bene è prima della bontà" . Ecco le opere di Dio che si devono autonomamente manifestare. Nel bene e nel male."

Se Dio vuole", quante volte ci è capitato di ripetere questa frase:<<Se Dio vuole>> ! Forse, la prima domanda che occorre porsi è di quale Dio si stia parlando.

Se è il Dio che Gesù di Nazareth "sentiva dentro di sé", tanto da chiamarlo "Padre", Abbà, Papà, il Dio che ci chiede di "amare" i propri nemici e che fa piovere sui buoni e sui cattivi, è un Dio infinitamente compassionevole, ma anche drammaticamente assente come qualsiasi altro Dio, tanto che Gesù, sulla croce, prima di morire, grida:<<Mio Dio, mio Dio, perché mi hai abbandonato ?>>.

E' assente quando i terremoti devastano la terra, quando nascono bambini deformati e sofferenti, quando esseri umani, gli ebrei, vengono assassinati e ridotti in cenere nei forni crematori.

Il problema della teodicea, il problema cioè della sussistenza del male nel mondo in rapporto alla giustificazione della divinità e del suo operato, è sempre presente e mai risolto. E' presente, per esempio, nella teologia del vangelo di Giovanni quando al capitolo 9 versetti 2-3, di fronte ad un cieco nato, l'evangelista fa porre dai discepoli la domanda:<<Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché egli nascesse cieco?>>. La risposta del Nazzareno è immediata:<<Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è così perché si manifestassero in lui le opere di Dio>>.

Ma che significa  la frase tanto ermetica "è così perché si manifestassero in lui le opere di Dio" ?

Un esegeta del peso e dell'efficacia di Alberto Maggi scrive:<<Gesù non accetta le credenze della religione, che servono solo a far soffrire ancor di più persone già provate dalla vita. No, la malattia non è in relazione al peccato, mai. Il Padre non castiga, perdona; non fa ammalare, guarisce. Il padre è il Creatore, amante della vita, che crea e protegge (...)>>.

 

Detto per inciso è abbastanza facile accorgersi che il racconto del miracolo è concentrato nei versetti 1.6-7 del capitolo 9, <<[1]Passando vide un uomo cieco dalla nascita. [6]Sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco [7]e gli disse: «Và a lavarti nella piscina di Sìloe ». Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva>>.

 

Tutto il resto del capitolo 9 è un trattato di teologia dell'evangelista . Invece i versetti 1.6-7 devono risalire ad un antichissimo ricordo; il vangelo di Giovanni fu scritto attorno al 100 d.C. , mentre la piscina di Sìloe già non esisteva con la distruzione di Gerusalemme, avvenuta nel 70 d.C. , mentre la sua esistenza è attestata da Flavio Giuseppe e dal Rotolo di rame rinvenuto a Qumran . D'altra parte  l'uso della saliva per fare del fango e l'obbedienza del cieco per ottenere il miracolo, mostrano una certa discontinuità rispetto  alla tradizione dei quattro vangeli .

 

Quindi 9,1.6-7 è un'antica fonte propria del vangelo di Giovanni e tutto ciò fa emettere allo storico John P. Meier il seguente giudizio :<< nel complesso ritengo più probabile che Gesù abbia guarito un cieco a Gerusalemme nelle curiose circostanze raccontate in 9.6-7 . Che il cieco fosse tale "dalla nascita" (9,1) non è possibile dirlo>> e ancora :<<la rivendicazione di una storicità fondamentale per il racconto del cieco nato è abbastanza forte >>.

 

Dopo tanto discutere, sia in senso storico che esegetico, attorno al "miracolo" del Nazzareno non è svelato il significato della frase :"è così perché si manifestassero in lui le opere di Dio".

Se ci si pone nell'ottica di Alberto Maggi, <<proprio richiamandosi ai gesti del Creatore, che "plasmò l'uomo con polvere del suolo" (Gen 2,7), Gesù "sputò per terra, fece del fango con lo sputo, unse il suo fango sugli occhi" del cieco (Gv 9,6).

Comunicandogli la sua stessa energia vitale (era credenza che la saliva trasmettesse la forza dell'individuo), Gesù modella l'uomo a sua immagine e somiglianza (Gen 1,26-27) e, scrive l'evangelista, il cieco "tornò vedendo"(Gv 9,7)>>.  

 

Diversamente Vito Mancuso pensa che "dobbiamo cambiare la prospettiva di Genesi 2,7 secondo cui Dio prese la polvere, plasmò l'uomo e poi infuse il suo soffio vitale . Occorre pensare, restando nell'immagine mitica del testo, che Dio infuse il suo soffio vitale prima, direttamente nella polvere, nella materia-mater che poi, autonomamente, ha dato origine alla vita !".

La logica che muove la vita è la relazione ordinata - scrive Mancuso - dalla polvere stellare, attraverso un processo evolutivo durato miliardi di anni e tale da generare un aumento progressivo dell'ordine, è emerso il nostro corpo, gli occhi, le mani, il cervello...

D'altra parte l'astrofisico Martin Rees scrive che "quando la nostra galassia era giovane, non c'era carbonio, ossigeno o ferro (...) Gli atomi di carbonio hanno un pedigree che risale a molto prima che nascesse il nostro sistema solare, quattro miliardi e mezzo di anni fa. Il sistema solare stesso si condensò a partire dai resti che si erano andati mescolando di molte stelle precedenti (...) Gli atomi che oggi sono legati insieme in un filamento di DNA si trovano allora in varie stelle della Galassia o dispersi nel mezzo interstellare. (...) Siamo polvere di stelle. Siamo le ceneri di stelle morte tanto e tanto tempo fa".

Insomma ciò che sempre ritorna nell'analisi della scienza è la metafora di Dio come energia primordiale presente nel vuoto quantico, da sempre esistita e portatrice di un'informazione, il Logos, grazie alla quale nell'evoluzione del Cosmo si raggiunge un ordine sempre maggiore nella direzione del Bene, evoluzione che è, secondo Roger Lenaers, l'espressione di "una Realtà spirituale superiore, che si rivela in modo evolutivo sotto forma di cosmo, ma che allo stesso tempo lo trascende sempre", allora Dio non è più nell'alto dei cieli e Gesù di Nazareth diventa un uomo vero. Uno dei tanti uomini veri che hanno raggiunto la pienezza umana, dando così una concreta speranza di umanità e all'umanità. Un esempio possibile da seguire.

A questo punto, forse, la frase tanto ermetica "è così perché si manifestassero in lui le opere di Dio"(Gv 9,3), appare nel suo significato più splendente: "nella sua ricerca dell'armonia, la natura si muove secondo un movimento impersonale e talora in essa avvengono degli errori, alcuni con effetti devastanti (il cieco nato).  La natura - scrive Mancuso - si muove verso relazioni ordinate e contiene l'ordine primordiale . Il bene è prima della bontà" . Ecco le opere di Dio che si devono autonomamente manifestare. Nel bene e nel male. 

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