"Ascoltaci Signore" : il ridicolo della religione ! - p. Alberto Maggi OSM


 
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"L’uomo che pensasse di avvicinarsi a Dio attraverso il rito, attraverso la liturgia, attraverso la mediazione dei sacerdoti, in un luogo particolare - il santuario, il tempio - non fa altro che mettere degli impedimenti fra lui e il Dio che gli dice: «Io sono qui e ti sono venuto a lavare i piedi»"

Siamo nell’ultima cena e l’evangelista in maniera solenne dice: “Gesù, sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e da Dio ritornava..”(Gv 13,3).

Dopo questa premessa ci si aspetterebbe qualcosa di solenne, qualcosa di importante.  Ecco qualcosa di nuovo, qualcosa di sconcertante, talmente importante che l’evangelista lo rappresenta come al rallentatore moltiplicando i verbi di questa azione. Gesù, durante questa cena: “si alzò da tavola, depone il mantello, prende un asciugatoio,” - lo chiameremo un grembiule  – “e se lo cinse attorno alla vita” (Gv 13,4).

E’ qualcosa di inaspettato perché Gesù si prepara a lavare i piedi. Mai la lavanda dei piedi veniva fatta durante la cena, eventualmente sempre prima. Scrive l’evangelista: “Poi versò dell’acqua in un catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli ed ad asciugarli con l’asciugatoio di cui si era cinto” (Gv 13,5).

In questi gesti c’è la distruzione del concetto di Dio creato dalla religione.

Gesù, che rappresenta e manifesta in una pienezza mai vista prima la presenza di Dio, manifesta questo Dio in una maniera completamente nuova. Gesù si mette a lavare i piedi dei discepoli.

Lavare i piedi a qualcuno era compito degli esseri ritenuti inferiori verso i superiori. Era obbligata a lavare i piedi la moglie al marito, il figlio al padre, lo schiavo al padrone, il discepolo al maestro. Ebbene Gesù, che è il maestro, si mette a lavare i piedi ai discepoli. E’ qualcosa di inaudito, è qualcosa di sconcertante, qualcosa che cambierà per sempre il concetto di Dio.[…]

La società, a quell' epoca, era concepita in maniera piramidale. Al di sopra della piramide c’era Dio, al vertice della piramide c’era il sommo sacerdote o il re. A volte esercitavano entrambi la stessa funzione: il sommo sacerdote era anche re, il re anche sommo sacerdote. Quindi i sacerdoti, i principi, ecc., l’ultimo strato di questa piramide erano i servi; al di sotto, che non avevano diritti civili, c’erano gli schiavi. Dov’è Dio? Dio è in alto. Chi è la persona che gli è più vicina? Chi  comanda e chi ha più persone sotto di lui, quindi il sommo sacerdote e il re.

Gesù rovescia la piramide. Dio non sta in alto, nei vertici del potere di chi comanda. Dio sta in basso in chi serve. E’ un cambiamento completamente radicale. Lavando i piedi ai discepoli, Gesù non si abbassa, lui che è Dio, ma innalza i suoi.[...]

Gesù mostra che cosa significa che Dio è al servizio degli uomini e nello stesso tempo distrugge quella idea di Dio creata dalle religioni, per la quale gli uomini sono al servizio di questo Dio. La vera grandezza, quella di Dio, non consiste nel comandare, ma nel serviregli altri.[…]

Dio agisce con gli uomini dal basso per innalzarli al suo stesso livello. Il Signore compie il lavoro da servo perché i servi siano signori. Ecco il Dio di Gesù. Non il Dio che sta in alto, che concede centellinando le sue grazie agli uomini che lo devono supplicare, agli uomini che gli devono continuamente chiedere: “Ascoltaci Signore”. Io credo che è una delle forme di preghiera più assurde, più ridicole che possiamo fare, è quella del continuo: “Ascoltaci Signore”. Questo Dio sordo che deve essere continuamente supplicato, questo Dio al quale bisogna far giungere litanie di preghiere.

Il Dio di Gesù non è il Dio che sta nell’alto di un trono e dall’alto concede di tanto in tanto le sue grazie, ma un Dio che si mette al servizio degli uomini. Ed è importante vedere che lava i piedi e non qualche altra parte.

A quel tempo la gente camminava scalza, le calzature erano un articolo di lusso e potete immaginare che cosa fossero le strade. Erano in terra battuta e i piedi si sporcavano di terra, di polvere, il tutto mescolato dallo sterco di vari animali. I piedi erano la parte più sporca e più impura degli uomini. Gesù che è Dio, non attende che gli uomini si siano purificati per farli avvicinare a Lui, ma è lui che li accoglie e li purifica.[…]

Un’altra delle caratteristiche della religione è che l’uomo deve essere degno per avvicinarsi al Signore. Se non sei degno, se sei impuro, non puoi avvicinarti a lui. Con Gesù è il contrario: accoglimi e diventi degno, accoglimi e sarai purificato.

L’uomo non si deve purificare. Spesso ci sono persone che vivono situazioni che la religione o la morale definiscono di impurità. Non è detto che siano così agli occhi del Signore. E’ il Signore che si fa incontro e incomincia a purificare l’uomo della parte più sporca, più impura che ha. Il Signore non è schizzinoso e pretende prima un’anticamera di purificazione da parte delle persone, ma è lui che si fa incontro e incomincia lì, dalla parte più sporca, più sudicia dell’uomo, lì incomincia la sua attività di purificazione. Questa è l’attività di Gesù e questa è l’attività di Dio.[…]

L’uomo che pensasse di avvicinarsi a Dio attraverso il rito, attraverso la liturgia, attraverso la mediazione dei sacerdoti, in un luogo particolare - il santuario, il tempio - non fa altro che mettere degli impedimenti fra lui e il Dio che gli dice: «Io sono qui e ti sono venuto a lavare i piedi».

Ma il gesto di Gesù non è stato accettato. Non è stato accettato da un discepolo che forse è l’unico che ha capito, e non gli va giù. Continua il vangelo : “Venne dunque da Simon Pietro e questi gli disse:” - Pietro rabbrividisce – “«Signore, tu a me, lavi i piedi?»”(Gv 13,6).

Pietro ha capito. Pietro, in questo vangelo, pretende di essere il leader del gruppo, pretende di essere il capo del gruppo. Lui ha capito: se Gesù, che è il maestro, se Gesù che è il leader del gruppo lava i piedi ai discepoli, questo tocca farlo pure a lui. Pietro resiste, non vuole farlo, e dice: «Signore, tu a me, lavi i piedi?».

La replica di Gesù è immediata: “Rispose Gesù: «Quello che io faccio tu ora non lo capisci, ma lo capirai dopo». Gli disse Pietro: «Non mi laverai mai i piedi»”(Gv 13,7-8).

Pietro rifiuta. Sa che se accetta di farsi lavare i piedi da Gesù, poi tocca a lui lavare i piedi agli altri. Chi vive in un ambito di potere, non accetta un Dio a servizio degli uomini. Fintanto che noi presentiamo un Dio potente, un Dio che domina, possiamo dominare ed esercitare il potere in suo nome. Se la gente comincia a credere che Dio è al servizio degli uomini, chi si può permettere di comandare? chi si può permettere di dirigere la vita degli altri?

E quindi Pietro dice: “Non mi laverai mai i piedi”. Nella reazione di Pietro c’è la denuncia dell’evangelista che gli ossequienti del potere, sono quelli che ambiscono a poterlo esercitare. Attenti alle persone molto obbedienti: sono quelle che, se possono, vogliono esercitare il potere peggio delle persone alle quali obbediscono. I perfetti obbedienti sono quelli che sperano di potere comandare. Difendere il rango di qualcuno, significa voler difendere il proprio. Non accettare il gesto di Gesù, significa non essere disposti a comportarsi come lui.

La risposta di Gesù, Gesù non scende a trattative, di fronte al rifiuto di Pietro, Gesù gli mette un aut aut. “Gli rispose Gesù: «Se non ti laverò, non avrai parte con me»” (Gv 13,8). Questa è una condizione che è valida non soltanto per Pietro, ma per tutti i credenti o i seguaci di Gesù. Se non si accetta di farsi lavare i piedi, e di conseguenza la disponibilità a lavare i piedi degli altri, non si ha nulla a che fare con Gesù.[…]

Vediamo un po’ i gesti. Gesù prima si è alzato, adesso si è seduto. Gesù si è tolto il mantello, adesso lo ha ripreso. C’è soltanto un qualcosa che si è dimenticato di fare, e volutamente.

Si è messo il grembiule per lavare i piedi ai discepoli, ma non s’è l’è tolto. E’ una indicazione preziosa questa. C’è proprio da comprendere allora il Dio onnipotente cosa significa.

Gesù non si presenta con paramenti sacri, Gesù non si presenta vestito da sacerdote con paramenti religiosi: l’unica caratteristica che distingue Gesù è il grembiule, non se lo toglie. Non se lo toglie, non per una dimenticanza dell’evangelista, ma perché l’evangelista vuol dire che il distintivo che identifica la presenza di Gesù è il grembiule, il servizio reso per amore.

Ciò che è garanzia di un individuo in comunione con il Signore non sono i paramenti religiosi, i distintivi religiosi, gli amuleti che si può mettere addosso, ma chi porta il grembiule. Chi volontariamente, per amore, nella comunità indossa il grembiule, cioè si mette al servizio degli altri, questo è colui che rappresenta il Signore. Gesù indica con questo brano che la vera dignità dell’uomo non viene diminuita dal servizio, ma al contrario, è il servizio che gliela conferisce.

Gesù, servendo i suoi discepoli, non ha perso di dignità, ma ha mostrato la vera dignità, quella di Dio. Mettere la propria vita a servizio degli altri, servire gli altri, l’uomo non perde di dignità, ma acquista quella vera. Lo Spirito - lo Spirito è la forza dell’amore di Dio - non viene quando gli uomini alzano le mani al cielo per invocarlo, ma quando le abbassano per servire gli altri. E’ quella l’unica garanzia dello Spirito del Signore.

E Gesù, al fine di evitare che il gesto da lui compiuto venga frainteso come un gesto di umiltà, un gesto simbolico, afferma: “«Voi mi chiamate il Maestro e il Signore e dite bene perché lo sono. Se dunque io ho lavato a voi i piedi, il Signore e il Maestro, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri»” (Gv 13,13-14).

Per Gesù, essere il Signore, essere il maestro, non significa collocarsi al disopra degli altri, ma al disotto.

Nota del curatore : Il testo è tratto dalla  conferenza di Alberto Maggi dal titolo "Il Dio Impotente" del 15/01/2003 .  

Il testo completo può essere scaricato da : http://www.studibiblici.it/index.html

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