Religione: il dio dell'ambizione e della schiavitù - p. Alberto Maggi OSM


 
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"Dio non viene in noi quando alziamo le mani verso il cielo per invocarlo, ma quando ci rimbocchiamo le maniche e abbassiamo le mani per servire i nostri fratelli. Ecco allora il significato di "amore io voglio, misericordia io voglio e non sacrifici" .La misericordia è l’aiuto concreto, che non è mai un sentimento, ma è un atteggiamento con il quale si soccorre la persona. "

Un dato incontestabile della archeologia è che i segni dell’inizio di un sentimento religioso in una popolazione di qualunque parte del mondo è il ritrovamento dei resti di un altare.

L’altare è la caratteristica di tutte le religioni, dai Maia, degli Aztechi alla religione dei Romani, il motivo comune è il ritrovamento di un altare. A che serviva l’altare? L’altare serviva per presentare i sacrifici a dio o per sacrificare direttamente le vittime a dio.

Quindi da sempre, dall’antichità e dopo, questo ce lo abbiamo nel DNA nonostante duemila anni del messaggio di Gesù, da sempre nell’umanità c’è questo senso del sacrificio a dio.

Gli uomini hanno proiettato in dio quello che erano i loro desideri, le loro paure, le loro frustrazioni, le loro ambizioni e hanno riprodotto nel rapporto con dio quelli che erano i rapporti di potere e di sottomissione vigenti nella loro società.

Gli uomini vivevano in un clima di sottomissione completa, l’uomo sottomesso al suo padrone, il padrone era a sua volta sottomesso al re, il re all’imperatore, quindi una società piramidale dove chi deteneva potere saliva sempre più in alto, allora dove collocare dio? dio è l’Altissimo, sta in alto.

Come si può comunicare con questa divinità? Allo stesso modo con la quale si comunicava verso coloro che detenevano il potere, era il servo che portava i frutti migliori, le sue offerte al padrone, il padrone che omaggiava il re, per tenerselo buono, per godere dei suoi favori, evitare le punizioni e il re all’imperatore.

Quindi da sempre c’è stata questa pratica del sacrificio di offrire a dio, l’uomo si privava dei beni migliori per andare a offrirli a dio, al punto che nelle religioni era conosciuto il sacrificio umano.

Cosa ha di più bello e più buono e più caro una persona se non il figlio! Ebbene si offriva il figliolo alla divinità.

Conosciamo tutti quanti l’episodio nella bibbia di Abramo pronto a sacrificare alla divinità suo figlio. Quindi l’idea del sacrificio è connaturale nell’uomo, perché?

È tutto quello che l’uomo ha creato per mettersi in rapporto con dio, e questo nasce col nome di religione, allora useremo l’espressione “religione” con il significato negativo che ha di ciò che l’uomo deve fare per entrare in comunione con dio per ottenere la grazia di dio e per ricevere il perdono, e la protezione di dio.

Ebbene questo va bene fino all’arrivo di Gesù, Gesù che è Dio, completa la relazione degli uomini con Dio e comunica una novità, che nonostante duemila anni di vangelo, deve ancora fiorire nelle  nostre vite, cosa ha fatto Gesù?

Da sempre il leader, le guide spirituali, i capi religiosi avevano l’ambizione di portare gli uomini verso Dio, abbiamo visto che Dio era lontano, bisogna portare gli uomini verso Dio e come si fa per portare gli uomini verso Dio? attraverso l’osservanza della legge, delle regole, dei precetti, del sacrificio, ma inevitabilmente qualcuno rimaneva indietro e qualcun altro non gliela faceva ad osservare tutte le regole e si sentiva escluso.

Ebbene, che cosa ha fatto Gesù? Qual è stata l’intuizione di Gesù?

Gesù non è venuto per portare gli uomini verso Dio, Gesù è venuto per portare Dio verso gli uomini e come si porta Dio verso gli uomini? In una sola maniera usando il linguaggio e l’esperienza della misericordia, la compassione.

Mentre nei libri dell’AT dopo che il Signore enumera tutte le leggi, le regole, che gli uomini devono praticare per entrare in comunione con Lui, afferma in maniera perentoria: "siate santi come io sono santo", stranamente e sorprendentemente non troviamo mai questa affermazione nel messaggio di Gesù.

Mai Gesù, e Lui poteva farlo, mai Gesù invita ad essere santi come Lui è santo, perché?

Perché la santità intesa come l’osservanza di regole, di precetti, di offerte, di sacrifici, se inizialmente avvicina l’uomo a Dio, inevitabilmente, radicalmente e materialmente lo  distanzia dal resto degli uomini .

Se io penso che per avvicinarmi al Signore devo vivere in un determinato modo, in un contesto, devo praticare determinate osservanze religiose di preghiere, di digiuni, di altro, cosa comporta questo? Inevitabilmente mi distanzio a volte dal resto della famiglia, comunque dal resto delle persone che conosco se non hanno alcuna intenzione oppure non possono vivere in questa maniera.

Quindi la santità se illusoriamente, diremo poi perché miseramente, fa avvicinare gli uomini a Dio, di fatto li rende distanti dagli uomini.

Chi erano all’epoca di Gesù i personaggi che salivano la scalata religiosa nei confronti di Dio? Erano persone che per la loro osservanza religiosa venivano chiamati i “separati”, da chi si separavano? Per unirsi a Dio si separavano dal resto della gente.

Il termine ebraico per separati è “fariseo” che vuol dire separato, chi erano i farisei? Erano pii laici, molto devoti e per il desiderio di avvicinarsi a Dio avevano estrapolato dalla Legge di Mosè tutte le osservanze, tutti i precetti, e cercavano di praticarli nella vita quotidiana.

Questo se agli occhi della gente li rendeva dei santoni, delle persone da prendere d’esempio, da imitare come esempio di spiritualità in realtà li separava, ed ecco il termine fariseo, separato dalla gente e si ritenevano i più vicini a Dio.

E loro ambivano un titolo molto importante, di essere le "guide dei ciechi", avevano la luce con le loro pratiche religiose, potevano illuminare il resto della gente che non li seguiva e per questo li chiamavano guide dei ciechi. La santità, ripeto, intesa come osservanza delle pratiche religiose, se uno si avvicina a Dio di fatto si separa dal resto degli uomini.

Cosa ha fatto Gesù?

Non troveremo mai in Gesù l’espressione siate santi come io sono santo; ma continuamente l’affermazione  "siate compassionevoli, misericordiosi, come il Padre vostro è compassionevole".

Se la santità separa dagli uomini, la misericordia e la compassione avvicina gli uomini, quali uomini? Tutti!

Non c’è persona che possa sentirsi esclusa dal raggio d’azione di questa misericordia. La misericordia non riconosce quelle barriere che la religione ha creato tra puri e impuri, tra santi e peccatori.

La misericordia è l’azione che il Creatore  rivolge verso la sua creatura, continuando a proporgliela continuamente, per realizzare quell’unico straordinario sentimento d’amore per cui lui è venuto al mondo .

Ognuno di voi è frutto di uno straordinario progetto d’amore, in ognuno di voi Dio vuole manifestare in una forma nuova, geniale, creativa e questo fa si che tutto quello che incontriamo nella nostra vita sia nel bene, ma anche gli effetti che noi consideriamo male servono per realizzare questo progetto. [...]

Chiediamoci perché i farisei che erano persone pie, la cui vita, dalla mattina alla sera, era scandita da tante preghiere, da benedizioni, da tanti rituali e che erano attentissimi a non essere impuri, ad osservare tutte le regole anche le più minuziose e che credevano in questo modo di essere tanto vicine a Dio, quando Dio si manifesta non solo non lo riconoscono, non solo non lo accettano, ma saranno, almeno nel vangelo, i suoi acerrimi mortali nemici; com’è stato possibile?

È chiaro! ... loro pensavano di innalzarsi con le pratiche religiose verso Dio e non si erano resi conto che Dio invece era sceso verso l’umanità, verso gli uomini.

Che cosa succedeva?

Più questi si alzavano verso Dio, si distanziavano sempre più da Dio che era sceso incontro agli uomini; loro salgono, Dio scende  e non si incontrano mai.

Allora, l’affermazione che faccio è molto grave, molto severa, ma ponderata, attenti alla religione perché la religione rende le persone “atee”, tanto in comunione con Dio quanto distanti dalle persone, tanto vicine o almeno credono, al Signore, tanto insensibili a ogni necessità e sofferenza delle persone.

Dio non viene in noi quando alziamo le mani verso il cielo per invocarlo, ma quando ci rimbocchiamo le maniche e abbassiamo le mani per servire i nostri fratelli. Ecco allora il significato di "amore io voglio, misericordia io voglio e non sacrifici".

Gesù non invita mai alla santità intesa come osservanza di regole di precetti, ma invita alla misericordia, alla compassione. Cosa significa questo "misericordia", questa "compassione" ?

Significa essere sempre pronti a dare una mano a chi ne ha bisogno.

Quando Gesù nel vangelo di Matteo proclama “beati i misericordiosi”, non parla di coloro che qualche volta hanno un sentimento di misericordia, ma il misericordioso è la persona riconoscibile perché abitualmente è sempre disposto a dare una mano.

Chi è il misericordioso?

Pensiamo soltanto per un istante di trovarci nella circostanza di bisogno, di necessità, allora la prima persona che ci darà una mano, questo è il misericordioso.

Naturalmente il misericordioso non è una persona religiosa. Quello che distingue, la  differenza tra il misericordioso e la persona religiosa è l’atteggiamento. La persona religiosa è quella che ha le mani giunte e avendo le mani giunte come può darti una mano per aiutarti?

La persona religiosa la si incontra in ogni dove, provate a chiedere ad una persona religiosa concretamente di darvi un aiuto, di darvi una mano, la risposta che vi darà è :<<ti ricorderò nelle mie preghiere, dirò un’ave Maria per te, pregherò per te il Signore>>, ma tu non gli hai chiesto di giungere le mani per rivolgere una preghiera a Dio, ma gli hai chiesto di darti la sua mano; le persone religiose sono troppo occupate a tenere le mani giunte che non hanno la possibilità di aiutare la persona che è nel bisogno.

Gesù proclama beati quelle persone che sono abitualmente riconoscibili per essere sempre pronti a darti una mano, quelle persone che non ti dicono mai di no, e Gesù li proclama “beati”; le beatitudini non stanno nel fatto di essere misericordiosi, la beatitudine, cioè l’immensità della felicità, consiste in tutte le volte che loro si troveranno nel bisogno, nella necessità e la risposta di Dio sarà mille volte di più di quella delle loro esigenze, ecco perché Gesù proclama beati i misericordiosi perché otterranno misericordia ...

Questa è la misericordia !  E' l’aiuto concreto, che non è mai un sentimento, ma è un atteggiamento con il quale si soccorre la persona.

Nota del curatore:

Il testo, non rivisto dall'autore, è tratto dall'introduzione della conferenza "Misericordia io voglio e non sacrificio"  tenuta da Alberto Maggi  a Palermo il 14/5/2016 .

La trascrizione dell'intera conferenza è scaricabile da :

http://www.studibiblici.it/conferenze.html


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