Dove sono il Signore e il Regno di Dio ? - p. Silvano Fausti S.J.


 
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"I catechismi sono dei muri costruiti con pietre immaginarie, perché sono idee, il vangelo invece è storia, è fatto, e sono i fatti che ci salvano e siamo coinvolti in questa storia. Quindi dov’è il Signore? È presente nel suo testimone. Dov’è il Regno di Dio? È in chi ascolta e fa la Parola."

Così pure tutta la folla che era venuta a vedere questo spettacolo,ripensando a quanto era accaduto, se ne tornava battendosi il petto. Tutti i suoi conoscenti, e le donne che lo avevano seguito fin dalla Galilea, stavano da lontano a guardare tutto questo. (Lc 23,48) 

È lo spettacolo di Dio che vediamo faccia a faccia. Il vangelo di Luca si rivolge alla terza generazione. La prima ha visto Gesù e gli bastava questo, la seconda lo aspettava presto, la terza non l’ha visto, non lo aspetta presto, ma comincia a fare i conti con la storia, con la quotidianità.  

Le persone cominciano a chiedersi che cosa vuol dire che Dio ci ha salvato, cosa vuol dire vivere la Salvezza in una storia che va ormai avanti e cosa vuol dire che “il Regno di Dio ora è in mezzo a noi”.  

La domanda la ritroviamo all’inizio degli Atti degli Apostoli, che sono il miglior commento al vangelo di Luca, perché nel vangelo si dice ciò che Gesù ha fatto e detto (At 1) e negli Atti ciò che esattamente, dopo di Lui, gli apostoli fanno e dicono come Lui.  

L’ultima domanda della Chiesa a Gesù, e la Chiesa nasce dalla risposta a questa domanda è: “È questo il momento in cui instauri il regno di Dio, il regno di Israele?” e tutto il vangelo di Luca come tutti gli Atti rispondono in modo molto semplice: Il Regno di Dio è già venuto in Gesù, è già compiuto in Lui, aspetta semplicemente di compiersi in noi, e si compie in noi quando noi siamo testimoni di Lui, quando noi ascoltiamo e viviamo la stessa parola, il vangelo si fa carne in noi e viene il Regno di Dio.   

Ciò che è stato Gesù, che è il centro della storia, l’incarnazione del Verbo, il Regno di Dio, deve diventare ciascuno di noi, per cui la vita di Gesù è il punto di riferimento della nostra vita.[…]  

La nostra vita è questione perciò non delle cose che facciamo, che sono uguali per tutti; ciò che rende diversa la nostra vita è il modo di prenderla, nel bene e nel male. E quale è stato lo stile di Gesù?  

Nel testo iniziale del Vangelo di Luca troviamo l’introduzione ai temi fondamentali per la storia di Israele: il Tempio, la parola, la preghiera, la promessa, il compimento, e tra questi temi è inserita l’Annunciazione. In quel testo ci si spiega come la parola si fa carne.  

Maria è proposta come madre della Chiesa e nel vangelo di Luca, fino all’inizio degli Atti, si incrocia continuamente la storia del discepolo con quella di Maria. Se Maria è nostra madre, la madre e i figli cosa hanno in comune? Tutto, i figli sono uguali alla madre, quindi viene proposta come nostro modello, è la prima che ha detto di sì a Dio.  

Dall’eternità la Parola aspettava di farsi carne, fin dal primo giorno, quando Dio passeggia con Adamo ed Eva e parla con loro. È lì che inizia il dialogo e dall’eternità Dio va in cerca dell’uomo che si nasconde per paura e Maria è la prima tra gli esseri umani che dice sì.  

È la nuova Eva, madre dei viventi, l’Eva che è la sapienza che ci genera, la prima che ascolta la Parola. Il testo che leggiamo è importante anche perché ci dice sia come si legge il vangelo, sia la chiave di lettura di tutto il vangelo, sia cosa avviene leggendo il vangelo.   

Ci si presenta in sintesi tutto quanto il vangelo che deve essere assimilato da ciascuno e poi testimoniato. Quindi, come si è evangelizzati e come l’evangelizzato, a sua volta, evangelizza. 

E nel sesto mese, fu inviato l'angelo Gabriele da Dio in una città della Galilea, di nome Nàzaret, davanti a una vergine, fidanzata con unn uomo di nome Giuseppe, della casa di Davide. E il nome della vergine Maria. Ed entrando davanti a lei, disse: "Gioisci, o piena di grazia: il Signore con te". Ora essa a questa parola fu tutta turbata e si interrogava cosa mai fosse questo saluto. E disse l’angelo a lei: "Non temere, Maria, hai trovato infatti grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai nel ventre e genererai un figlio, e lo chiamerai di nome Gesù. Costui grande sarà, Figlio dell'Altissimo sarà chiamato; gli darà il Signore Dio il trono di Davide suo padre e regnerà sulla casa di Giacobbe per i secoli e del suo regno non sarà fine". Disse Maria all'angelo: "Come sarà questo, poiché non conosco uomo?". E rispondendo l'angelo le disse: “ Spirito Santo scenderà sopra te e potenza dell'Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò il nato da te santo sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, anche lei ha concepito un figlio nella sua vecchiaia e questo è il sesto mese per lei, chiamata sterile, poiché non è impossibile presso Dio nessuna parola". Disse Maria: "Ecco la schiava del Signore: avvenga a me secondo la tua parola". E se ne andò l'angelo da lei. (Lc 1,26-38). 

Abbiamo le coordinate di lettura, che diventano poi le indicazioni del metodo con cui si legge il vangelo. In Gesù la Parola si è fatta carne, è tornata Parola nel vangelo e aspetta di diventare carne in ciascuno di noi. Abbiamo le indicazioni di tempo, di luogo e di mezzo, con il quale Dio comunica.

Il tempo è il sesto mese da quando fu concepito il Battista, e nel sesto mese di gravidanza un bambino non è ancora maturo. Qui vediamo che il sì non avviene quando il tempo è maturo, ma il tempo matura quando noi diciamo di sì a Dio, altrimenti restiamo sempre al “sesto mese”, che richiama il sesto giorno della Creazione; l’uomo è creato al sesto giorno per passare al settimo, che è Dio.  

Il tempo per l’ascolto del vangelo è questo tempo che sembra incompiuto e diventa compiuto quando dico sì a Dio. Noi aspettiamo sempre che arrivi un tempo migliore, il dopo. Magari pensiamo che il tempo giusto saranno gli esercizi spirituali, poi arrivano e pensiamo che sarà “dopo”, alla prossima meditazione. Si passano i primi quaranta - cinquanta anni della vita a pensare a cosa si farà dopo e i successivi a pensare a quello che non si è fatto prima.  

L’unico tempo che c’è è il presente e Dio è sempre e solo presente. Il presente è gravido di eternità, è l’unico tempo che c’è, prima non c’è più, dopo non c’è ancora. Noi siamo invece sempre o nel prima, rimpiangendo il passato, o nel dopo, delirando sul futuro, l’unico momento che c’è è il presente, in cui posso dare un senso nuovo a tutto il passato, qualunque esso sia, e dire quel sì specifico che in questo momento mi fa vivere una vita nuova con un futuro diverso. 

Tra l’altro vivere il presente è anche indice di sanità mentale, il presente è decisivo. Quando è che noi dobbiamo ascoltare la Parola di Dio? Ora! Non prima, non dopo, è sempre il momento giusto, perché se non ascoltiamo la Parola di Dio che ci fa passare al compimento, ascoltiamo la parola invece che non fa venire il Regno di Dio, cioè la parola contraria al Regno di Dio. 

L’ascolto si fa ora, perché ogni istante della vita o è ascolto di Dio o del nemico di Dio. 

Il luogo è una città della Galilea di nome Nazaret, il luogo della vita quotidiana. Non è nel tempio di Gerusalemme, non è una cosa circoscritta alla Chiesa, è nella vita quotidiana che si ascolta il Signore. 

Quindi le prime coordinate sono di tempo e di luogo, dove il tempo è uguale per tutti, perché in tutto il mondo in questo istante viviamo ora, il tempo è necessario, non possiamo cambiarlo […] 

Il tempo non dipende da noi; come la vita è dono e fluisce, mentre dipende da noi il luogo. Voi, che mi state ascoltando, siete qui invece di essere altrove, il luogo ci definisce.  

La prima domanda che Dio ha fatto all’uomo è: “Dove sei?”, perché non era al suo posto, il posto dell’uomo è Dio, siamo a sua immagine e somiglianza, davanti a Lui siamo ciò che siamo. Il luogo ci definisce perché noi siamo le relazioni che abbiamo, l’uomo cerca sempre il luogo, per questo è pellegrino, cerca la sua casa.  

Dove stiamo di casa? Stiamo di casa dove siamo amati, altrove non possiamo vivere, per questo il nostro luogo è Dio.[…] Interiormente siamo quasi tutti vagabondi, perché nessuno sa di venire da Dio e di tornare a Dio. 

Il mezzo: Dio comunica con l’uomo attraverso l’angelo, e l’angelo è l’annunciatore, quello che dice la Parola. Gli Apostoli sono chiamati angeli, gli annunciatori (cfr. Lc 9,51). Questo angelo ha anche un nome, si chiama Gabriele, che vuol dire “forza di Dio”. La forza di Dio è solo la Parola, la Parola ha fatto il mondo, ha fatto tutto. Per noi la parola è poca cosa, ma è importante.   

Innanzitutto, se chi parla dice la verità, esprime se stesso, mediante la parola entra in comunione e dona se stesso. D’altro canto la parola struttura i pensieri di chi ascolta; tutto ciò che sappiamo, che capiamo, è perché ci è entrato dentro dall’orecchio.  

La parola ti lascia libero di valutare, dall’orecchio può scendere nel cuore e può produrre reazioni di attrazione o di repulsione . Dal cuore la parola scende nelle mie mani e nei miei piedi e diventa la nostra vita, uno diventa la parola che ascolta. Per questo l’unico mezzo apostolico che abbiamo è la parola di verità, ma per questo anche la parola di menzogna riesce a stravolgere il mondo.  

Pensate alla menzogna originaria, che ha presentato Dio come antagonista dell’uomo, come sovrano che ha tutto in mano e, quindi, per essere come lui dobbiamo essere padroni di tutti, ma questo Dio si chiama Satana.  

Per questo tutto il Vangelo è un esorcismo, che sdemonizza l’immagine di Dio nell’uomo e ci restituisce la nostro libertà e verità di figli, lo stile del figlio, attraverso la parola. […] 

La comunicazione è importantissima quando è vera, se è falsa ti distrugge. Tutta l’economia, gli imbrogli, le guerre, le ingiustizie sono menzogna. Il bene e il male sono nella nostra comunicazione, nella parola. E Dio comunica con la parola, anzi è Parola. È quella parola che ha il potere di generarci figli di Dio, perché uno è generato dalla parola che ascolta. La parola suppone l’intelligenza, la libertà, la volontà, l’amore, è  comunicazione, comunione, dono di sé che mette due esseri in dialogo. 

Quello che Giovanni dice sulla parola nel prologo, Luca lo dice in altra maniera, come si svolge in azione. Poi questa parola entra da Maria. Innanzitutto si rivolge ad una vergine, e prima Gabriele si era rivolto ad una coppia sterile, Zaccaria ed Elisabetta.  

Le matriarche dell’Antico Testamento sono sterili e diventano feconde attraverso la promessa di Dio. Questo cosa vuol dire? Il figlio è il futuro, il nostro futuro è Dio nel settimo giorno, questo non lo possiamo produrre, perché c’è già, noi possiamo solo accoglierlo, per cui la verginità di Maria è segno dell’accoglienza pura della fede, così quando ascolto l’altro, non è che io devo farlo o disfarlo, non devo pensare alle mie cose, pensare a cosa rispondergli, devo ascoltarlo con orecchio vergine, altrimenti non lo sto ascoltando. […]  

Se tu ascolti l’altro lo concepisci, entra dentro di te. Maria è madre prima che nel ventre, nell’orecchio, perché ascolta. E ciò che ascolti diventa il concetto, concepisci realmente, l’altro vive in te. L’essere vergine indica l’accoglienza pura, la fede, e l’angelo entra e questo vuol dire che quello che succede non lo deduci dai tuoi ragionamenti, per cui, anche quando preghiamo non stiamo a fare i nostri ragionamenti. Perché se sono giusti tanto li hanno già fatti e li possiamo ritrovare nei libri, se sono sbagliati sono inutili.  

C’è bisogno dell’accoglienza che non è un ragionamento, è un’altra cosa. È un sentire l’altro e vedere cosa l’altro dice a me. Cosa muove dentro di me l’ascolto di questa parola, che è un seme che germoglia.   

Poi c’è un versetto che è la sintesi di tutta la Bibbia, in cui c’è la parola “giosci”, in greco “Kaire”, dalla radice kar che vuol dire gioia, bellezza, grazia, bontà, gratuità, dono, amore. La grazia è un concetto fondamentale del Nuovo Testamento. Sono tutte parole che definiscono il campo semantico di Dio. Dio infatti è bellezza, dono, gratuità, amore.  

Perché il verbo è all’imperativo, qual è il comando che Dio ci dà? L’unico ordine che Dio ci dà è di essere contenti, l’unica cosa che vuole da noi è la gioia. La gioia è il segno della presenza di Dio, se non c’è gioia non c’è Dio, neanche nel bene, vuol dire che sono preoccupato delle mie cose. Dio vuole che tu goda! Quella gioia che non è falsa, perché se la gioia è falsa te ne accorgi, non dura. Noi siamo fatti per la gioia e la troviamo se ascoltiamo Dio, che è già dentro di noi.  

Mi chiedo se normalmente chi sente le nostre prediche va via con gioia, oppure con un po’ di peso in più. Gesù nel vangelo di Giovanni come primo miracolo cambia l’acqua in vino; le nostre prediche spesso cambiano il vino in acqua!  

Riduciamo il vangelo a Legge, tanto è vero che come contrappunto alle nozze di Cana nel vangelo troviamo Gesù che entra con la frusta nel Tempio, perché Dio non sta nel Tempio, nella Legge, nel dovere, negli obblighi, nei divieti, Dio è amore e abita dove è amato. E dove l’amore è amato c’è gioia, c’è vino.  

Questo è il colore di ogni lettura del vangelo ed è l’unico ordine di Dio, sintetizza tutti i comandi e corrisponde ad: “Amatevi come io vi ho amato”, ma il frutto più sintetico è la gioia. E’ uno stile!  

Se leggete le regole del discernimento di S. Ignazio vedete come si parla della gioia. Il piacere è il contrario della gioia, perché la gioia è relazione, il piacere è autoreferenziale. […] 

Qual è il mio nome? La mia identità. Si pagano cento anche euro l’ora ad uno psicologo per scoprire qual è la nostra identità. Questa Parola ci dice che il mio Io è l’amore che Dio ha per me, che è più intimo a me di me stesso.  

Tutta la Bibbia mi mostrerà l’amore che Dio ha per me, dalla Creazione all’Apocalisse. Il vangelo struttura la mia identità di figlio attraverso le cose che Gesù fa e dice, fino a dare la vita per me per dire quanto sono prezioso e degno di stima agli occhi di Dio, che mi ama più di sé. 

Io ti rendo grazie:

hai fatto di me una meraviglia stupenda;

meravigliose sono le tue opere,

le riconosce pienamente l'anima mia. (Sal 139).

Nel Cantico dei Cantici lo sposo dice alla sposa: Distogli da me i tuoi occhi, perché mi sconvolgono. (Ct 6,5).Dio è sconvolto dall’amore per noi. Il Vangelo dimostra che realmenteè così, la passione di Dio per l’uomo è narrata in tutta la Bibbia. E poi dice il nome di Dio, Kurios, che traduce Yhaweh. Dio è definito con un complemento di compagnia e con un pronome, “con te”.  

E’ la più bella definizione di Dio! Tutto il vangelo mi mostra come Dio sta con me, fino sulla croce, fin nell’inferno, fin nel sepolcro. Noi siamo fuggiti da Lui e Lui viene per stare con noi perché: “Tu oggi possa stare con me, nel mio paradiso, nel mio regno”.  

E’ bella questa definizione di Dio come complemento di compagnia. Dio è con te che ascolti!  

Maria è presa come modello dal vangelo di Luca, tanto è vero che si dice: 

Gli fecero sapere: "Tua madre e i tuoi fratelli stanno fuori e desiderano vederti". Ma egli rispose loro: "Mia madre e miei fratelli sono questi: coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica". (Lc 8,20-21).

E ancora:

Mentre diceva questo, una donna dalla folla alzò la voce e gli disse: "Beato il grembo che ti ha portato e il seno che ti ha allattato!". Ma egli disse: "Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano!". (Lc 11,27-28). 

Ed Elisabetta le dirà in Lc 1,45: 

“E beata colei che ha creduto nell'adempimento di ciò che il Signore le ha detto".La beatitudine della fede. 

Il versetto che abbiamo preso in esame dà la sintesi di tutta la Bibbia: il comando “gioisci”, qual è il tuo nome, la tua identità, e il Signore è Colui che sta con te. E tutto il vangelo ci mostra il suo cammino per stare con noi. Dall’inizio alla fine e oltre la fine e senza fine. 

A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. (Lc 1,21). 

Quando ascoltiamo davvero la Parola di Dio, siamo turbati, perché è qualcosa di eccessivo. Supponete che l’angelo faccia questa proposta a noi, pensate a quale sarebbe la nostra reazione. Maria avrebbe potuto dire: ma l’angelo deve aver sbagliato, doveva andare da un’altra Maria. 

È chiaro che mi turba, sconvolge i miei equilibri. Se non mi turba vuol dire che non ho capito nulla, “se non stupisci, non capisci”, la Parola di Dio non è mai scontata, anche se la rileggi dopo cinque minuti. Maria si domanda cosa significa questo saluto. Si domanda, non si risponde; noi invece spesso rispondiamo da soli alle nostre domande. 

L’angelo risponde, c’è la parola di Dio che risponde e mi spiega come Dio mi ama, come sta con me. L’angelo fa un racconto sintetico della storia della promessa e della salvezza (Lc 1,30-33). 

L'angelo le disse: "Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell'Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine". 

La prima frase è “Non temere”, perché la prima risposta che l’uomo dà a Dio è: “Mi sono nascosto perché ho avuto paura”. Dal primo giorno della creazione Dio dice: ‘Non temere!’ ‘Non temere!’ Questa parola si trova 365 volte nella Bibbia, una per ogni giorno dell’anno!  

La paura di Dio è il contrario del timor di Dio, è il peccato! E’ il non fidarsi di lui! 

Chissà cosa Dio vuole da me? Dio vuole la nostra felicità! Questa diffidenza è la radice di tutti i mali. Poi spiega: hai trovato grazia presso Dio, in realtà trovare grazia presso qualcuno è un’espressione che vuol dire che qualcuno è innamorato di te. Il motivo di tutto è che Dio è innamorato di ognuno di noi. La ragione di tutto è che Dio non può essere che così, perché è amore e non può che innamorarsi di ognuno di noi e non disprezza nessuna delle sue creature e le stima tutte più di se stesso, perché l’amore è stima dell’altro, fino a dare la propria vita per l’altro.  

Poi l’angelo le spiega: “concepirai un figlio”. Noi siamo chiamati a concepire l’inconcepibile, Dio, mediante l’ascolto lo concepiamo, la sua vita entra in noi. E lo diamo alla luce come nostro figlio, nostro futuro, Dio stesso, anzi noi siamo generati figli di Dio dalla Parola, come dice Gv 1,12: A quanti però l'hanno accolto, ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome.

Quella parola che ascolto e concepisco mi fa generare figli di Dio, quel figlio di Dio sono io, generato non da seme corruttibile, ma incorruttibile, che è la Parola di Dio.  

Il suo nome è Gesù, che vuol dire “Dio salva”, è proprio lì che incontro la mia salvezza e la mia identità di figlio di Dio, trovo ciò che sono ed è lì che si compie la promessa fatta a Davide, fatta ad Abramo, lì inizierà il Regno che non ha mai fine. Abbraccia tutta la promessa di Dio nell’Antico Testamento e tutto il futuro, che dipende dal mio presente. 

Allora Maria disse all'angelo: "Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?" 

La vecchia traduzione riportava: «Come è possibile?», ma è sbagliata. È chiaro che Dio può far tutto, il suo mestiere è fare l’impossibile, il possibile lo lascia fare tutto a noi, e poi ci vuol donare l’impossibile che è se stesso. La risposta di Maria vuol dire: cosa devo fare? La domanda che ci poniamo anche noi, quando ascolto la Parola cosa devo fare?   

Innanzitutto la Parola non la facciamo noi, c’è già, dobbiamo ascoltarla, e poi è la Parola che fa noi, perché questa Parola è Spirito e vita, ci comunica la sua vita, il suo modo di capire, di amare e di agire, ci fa figli di Dio. E’ la Parola che ti fa e ti trasforma; ti fa cambiare modo di pensare, di sentire, di amare e il mio modo di vivere e di camminare. Cosa devo fare, poiché non conosco uomo? Cioè, devo mettermi con Giuseppe per farlo? Cosa devo fare? No! Ascoltala! Perché: 

"Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell'Altissimo ti coprirà con la sua ombra.” 

Questa Parola è Spirito, è l’amore stesso di Dio, e se ascolto l’amore di Dio, questo amore libera in me la potenza stessa di Dio. L’ascolto vero della Parola, nello Spirito e nell’amore, mi trasforma la vita, tanto è vero che la prima cosa che facciamo è non ascoltarla, non perdere tempo con la Parola di Dio, perché abbiamo tante cose più importanti da fare. State tranquilli! Non salviamo nessuno! Ci ha salvati tutti Dio!  

Noi al massimo possiamo testimoniare di essere salvati e trasmettere agli altri l’esperienza che abbiamo avuto. Ma, se non l’abbiamo avuta, non trasmettiamo niente!  

Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch'essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio". 

Tutto l’Antico Testamento attraverso le matriarche sterili vuol dire essenzialmente una cosa, che la promessa di Dio non la realizziamo noi, ma è la sua Parola stessa a realizzarla. […]

Ogni volta che leggiamo un brano del vangelo dobbiamo fare questo percorso: ascoltare, lasciare entrare, sentire la Sua proposta, dire i nostri dubbi, le nostre domande, ascoltare la risposta. Ogni testo è diverso dall’altro e, giorno dopo giorno, brano dopo brano, si ricostruisce in noi tutto il volto del Figlio.  

I catechismi sono dei muri costruiti con pietre immaginarie, perché sono idee, il vangelo invece è storia, è fatto, e sono i fatti che ci salvano e siamo coinvolti in questa storia. Questa storia parla di noi perché la viviamo anche noi.   

Per questo se si vuol fare una catechesi seria occorre partire dal vangelo, questo la Chiesa, intuitivamente, fa nella messa. Diventiamo così testimoni e Maria è la prima testimone.  

Poi “E l'angelo si allontanò da lei”, questo angelo entra, esce, dove va, dove si trova? Si trova ancora qui che dice la stessa parola. Quest’angelo è stata Maria stessa che ha raccontato a Luca la sua esperienza, perché Luca non poteva conoscerla se non da Maria stessa. Luca, sentendo l’esperienza di Maria, ha fatto anche lui la stessa esperienza, ha ascoltato la proposta del vangelo, si è interrogato, è diventato testimone del vangelo.   

Gli Apostoli sono chiamati angeli perché sono quelli che, come Maria, hanno detto sì alla Parola, quindi le hanno dato parte nella loro vita, perché sono i testimoni di questa Parola.  

Quindi dov’è il Signore? È presente nel suo testimone. Dov’è il Regno di Dio? È in chi ascolta e fa la Parola.

Tratto da :

STILE DI GESU’, STILE DEL DISCEPOLO - febbraio 2010


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