Una Beatitudine al giorno: I puri di cuore ! - p. Alberto Maggi OSM


 
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"È la trasparenza di condotta nei confronti degli uomini quel che permette di percepire la presenza del Dio con noi (Mt 1,23). Questa visione di Dio non è un premio riservato al futuro, ma una costante quotidiana esperienza nel presente."

 

 

Beati i puri di cuore

perché questi vedranno Dio (Mt 5,8)

 

Anche questa beatitudine dipende dalla prima: come la scelta per la povertà scaturisce dall'interno dell'uomo per un atto di volontà (per lo spirito), ugualmente la purezza nasce dalla parte più intima della persona, dalla sua coscienza, che nella cultura ebraica viene identificata nel cuore, la parte interiore dell'uomo, sede del pensiero, della volontà (spesso tradotto con mente, Dt 29,3; 1 Re 5,9).

 

La rinuncia dei poveri-beati di ogni forma di ambizione li conduce a una trasparenza permanente di vita, che si esprime nella sincerità del rapporto con gli altri (Mt 5,37). La fedeltà a questo comportamento dona loro la possibilità di una continua percezione della presenza divina.

 

Essendo il Dio invisibile (Col 1,15) l'oggetto della visione, Matteo non adopera un verbo che indica una visione materiale, ma il verbo greco che indica una percezione dell'intimo della persona, e che viene adoperato per le realtà provenienti dalla sfera divina, come la trasfigurazione (Mt 17,3) e la resurrezione (Mt 28,17).

 

Questa capacità di vedere non dipende infatti dalla vista, ma dalla fede scaturita dalla purezza interiore. È la trasparenza di condotta nei confronti degli uomini quel che permette di percepire la presenza del Dio con noi (Mt 1,23). Questa visione di Dio non è un premio riservato al futuro, ma una costante quotidiana esperienza nel presente.

 

In questa beatitudine l'evangelista allude al Salmo 24, l'unico passo della Scrittura dove si trova l'espressione “puro di cuore” (“Chi può salire sul monte del Signore? Chi può restare nel suo santo luogo? Chi è innocente di mani e puro di cuore, chi non eleva a vanità la sua anima e non fa giuramenti a scopo d' inganno”, Sal 24,3-4). Il salmo, che veniva cantato entrando nel tempio di Gerusalemme, enumera gli atteggiamenti richiesti per l'ammissione alla presenza del Signore, e condiziona la visione di Dio alla necessità del cuore puro.

 

Mentre il salmista elenca la purezza di cuore come uno dei tanti requisiti necessari per partecipare al culto dentro il tempio, per l'evangelista, l'attitudine dei puri di cuore permette immediatamente la visione di Dio.

 

L'adesione alla beatitudine della povertà fa sì che su costoro Dio si manifesti pienamente rendendo inutile il ricorso alle mediazioni tipiche della religione (tempio, sacerdote, liturgia). Non più condizionata da tempi e spazi sacri, l'aspirazione dell'uomo di poter vedere Dio diventa quotidiana realtà nell'esistenza dei puri di cuore.

 

Quello che nella cultura dell'epoca era esclusivo privilegio degli angeli, viene esteso a tutti i credenti, non come premio riservato in un lontano futuro, ma come costante quotidiana esperienza.


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