Una Beatitudine al giorno: I perseguitati per la giustizia !
p. Alberto Maggi OSM



 
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"In una società dominata dai tre verbi maledetti avere, salire, comandare, che causano negli uomini la rivalità, l’odio e l’ingiustizia, Gesù propone come alternativa il regno di Dio, l’ambito dove, anziché la cupidigia dell’avere sempre di più, vi sia il condividere, dove al posto del salire al di sopra degli altri vi sia lo scendere a fianco degli ultimi, e dove anziché la brama di comandare vi sia la gioia del servire."

 

Beati i perseguitati per la giustizia,

perché di essi è il regno dei cieli. (Mt 5,10)

 

Nel testo greco l'assenza dell'articolo avanti al termine giustizia non consente di collegare quest'ultima alla beatitudine degli “affamati e assetati della giustizia” (Mt 5,6a), che, riguarda una promessa futura che deve ancora realizzarsi (“saranno saziati”, Mt 5,6). L'impiego del presente (di essi è il regno dei cieli), come nella prima beatitudine, indica che questa giustizia è già visibile (“a causa”), ed è il motivo di una persecuzione già in atto.

 

Nel linguaggio biblico, con il termine giustizia s'intende la fedeltà sia da parte di Dio verso gli uomini che da parte di questi verso Dio con l’osservanza delle leggi del Signore, come appare chiaramente in Matteo dove su sette volte che appare il vocabolo giustizia, in ben sei si tratta di fedeltà/osservanza alla volontà di Dio (Mt 3,15; 5,20; 6,1.33; 21,32).

 

Il verbo perseguitare viene adoperato nell'At per la persecuzione causata dalla fedeltà del giusto ai voleri di Dio, e questo è il significato che si ritrova nel vangelo di Matteo e, prevalentemente, nel NT. La giustizia, che scatena la persecuzione, è la fedeltà alle beatitudini e in particolare alla prima, la scelta della povertà con la quale si accoglie Gesù e il suo messaggio e si permette al regno di diventare realtà.

 

Mediante la ripetizione in quest'ultima beatitudine della stessa motivazione della beatitudine della povertà (“perché di essi è il regno dei cieli” v. 3), Matteo sottolinea la stretta relazione esistente tra i “poveri per lo spirito” e i “perseguitati per la loro fedeltà”, dimostrando che si tratta di una sola categoria di persone: i “poveri-perseguitati” ai quali viene assicurata la protezione del Padre.

 

La persecuzione è la conseguenza inevitabile della scelta compiuta dai poveri-beati: mentre i potenti, per mantenere la propria agiatezza, sono capaci di togliere la vita all'uomo, i seguaci di Gesù, per assicurare il benessere dell'uomo, non esitano a mettere a rischio la propria esistenza: “vi mando come pecore in mezzo ai lupi...” (Mt 10,16).

 

Collegando l'ultima beatitudine alla prima, l'evangelista invita i poveri per lo spirito a mantenersi fedeli alla scelta fatta, nonostante la persecuzione che l'opzione per la povertà può comportare. Al gruppo dei poveri-perseguitati, Matteo assicura che, nonostante le apparenze, i persecutori non vinceranno mai, perché tra costoro e i perseguitati, Dio si pone dalla parte di questi ultimi (10,28).

A costoro Dio non promette una consolante ricompensa futura, ma fa sperimentare la sua protezione nel presente (“beati”).

 

Le beatitudini sono un invito a trasformare radicalmente la società e permettere così l’avvento del Regno di Dio. Per questo le beatitudini sono precedute dall’invito alla conversione per consentire la realizzazione del regno di Dio (Mt 4,17).

 

In una società dominata dai tre verbi maledetti avere, salire, comandare, che causano negli uomini la rivalità, l’odio e l’ingiustizia, Gesù propone come alternativa il regno di Dio, l’ambito dove, anziché la cupidigia dell’avere sempre di più, vi sia il condividere, dove al posto del salire al di sopra degli altri vi sia lo scendere a fianco degli ultimi, e dove anziché la brama di comandare vi sia la gioia del servire. 


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