Il primato del Bene dell'uomo ! - p. Alberto Maggi OSM



 
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Se uno va a vedere nei vangeli il ruolo che ha il peccato, rimane deluso, è marginale. Sembra che Gesù non sia interessato al peccato. Gesù è interessato alle sofferenze degli uomini, ai loro bisogni, ma non è direttamente interessato al peccato dell’uomo e questo risalta tanto più vedendo che nell’antico testamento invece si parla sempre tanto del peccato. Allora questa sera vediamo, nelle sue linee principali un capitolo di un vangelo, quello di Giovanni, che è tutto centrato sul tema del peccato e anche sulla sua origine.

E' il cap. 9 di Giovanni, l’episodio famoso del cieco nato.  Scrive Giovanni che 1 “passando (si intende Gesù), vide un uomo cieco dalla nascita”.

 

Gesù è appena sfuggito a un tentativo di lapidazione. Dove? Nel luogo più pericoloso che ci può essere per Dio, per il figlio di Dio, il luogo più sacro della terra. Gesù e il tempio sono incompatibili, l’uno esige la distruzione dell’altro.

 

Quindi hanno cercato di ammazzarlo, ha scritto l’evangelista al termine del capitolo precedente: “allora essi presero delle pietre per tirargliele, ma Gesù si nascose e uscì dal tempio”.

Nessun danno, Gesù uscito dal tempio incontra quelle persone che nel tempio non possono andare perché è la religione che divide le persone tra puri e impuri tra quelli che sono ammessi e quelli che non sono ammessi.

I ciechi per un editto del re Davide non potevano entrare nel tempio di Gerusalemme  2 e i suoi discepoli lo interrogarono dicendo: Rabbi, chi ha peccato, lui o i suoi genitori perché egli nascesse cieco?

 

Ecco qui, è dal problema del male, la sorgente del tema del peccato. Perché i discepoli fanno questa domanda a Gesù? Non mettono in dubbio che la cecità sia la conseguenza del peccato, solo vogliono sapere, essendo una persona che era cieco dalla nascita, se ha potuto peccare lui o i suoi genitori.

 

Da che cosa nasce tutto questo? Nasce dall’eterno problema irrisolto della questione del male, perché c’è il male al mondo? E soprattutto perché c’è il male degli innocenti, dei bambini? Le religioni più antiche su questo avevano trovato una soluzione abbastanza soddisfacente. Nelle religioni primitive c’era un Dio buono che è l’autore della vita, del bene, ma poi c’è un suo rivale che è un Dio malvagio che è colui che provoca le malattie e la morte. Per cui era molto, molto chiaro. Quello che di buono ti viene dalla vita te lo dà il Dio buono, quello che di brutto ti viene dalla vita te lo dà il Dio malvagio. Quindi questa era la spiegazione razionale e il problema del male era risolto, ma Israele crescendo nel suo cammino di conoscenza verso Dio piano, piano, ha eliminato gli altri dei finché è rimasto soltanto Jahvè, un unico Dio e a lui veniva attribuito sia il bene, sia il male.

Abbiamo dei testi come il Siracide 11,14, dove si legge: “bene, male, vita e morte, tutto proviene dal Signore.” Quindi mentre prima c’era un Dio buono e un Dio malvagio ognuno con le sue specializzazioni, specialità, con Israele tutto il bene e il male era concentrato in una unica divinità.

 

Oppure il profeta Amos 3,6 mette queste parole in bocca al Signore: non avviene nella città una disgrazia che non sia causata da Jahvè. Quindi tutto quello che capita, capita perché l’ha voluto il Signore e l’uomo non deve fare altro che accettare rassegnato quello che il Signore gli manda sperando che non calchi troppo la mano.

Conosciamo la rassegnazione di Giobbe. Replica alla moglie che lo rimprovera per aver benedetto il Signore nonostante tutte le disgrazie. Giobbe 2,10 dice: “se da Dio accettiamo il bene, perché non dovremo accettare il male?” E poi quella massima che sempre si trova nel libro di Giobbe 1,21: “Jahvé ha dato, Jahvè ha tolto, sia benedetto il nome di Jahvè”.

 

Quindi si è arrivati a un’epoca in cui il bene e il male venivano attribuiti tutti due al Signore, ma poi nel cammino storico di conoscenza del Dio di Israele il male venne eliminato, Dio era soltanto l’autore del bene.

Ma allora? Allora, ecco là che nasce il problema! Da che cosa deriva il male? Perché c’è il male se da Dio viene soltanto il bene, perché il male?

 

Allora, e questo lo troverete molte volte ripetuto brillantemente da Castillo nel suoi libro: “Il peccato”, per non incolpare Dio del male del mondo si sono incolpati gli uomini, cioè Dio ha fatto le cose buone, sono stati gli uomini che attraverso le loro trasgressioni si sono attirati questi mali. Quindi per assolvere Dio dei mali dell’umanità si è finito per incolpare gli uomini. Per cui la spiegazione che era vigente all’epoca di Gesù, perché il male? Il male è un castigo che Dio ha mandato per le colpe degli uomini.

 

Anche questa idea del castigo ha avuto una sua evoluzione. Per esempio nel decalogo, nei 10 comandamenti, si legge che Dio punisce la colpa dei padri nei figli fino alla terza e alla quarta generazione. Questa è una spiegazione rozza ma efficace. Perché stai male? Perché mi capita questo? Perché hai peccato! No guarda, ti assicuro che non ho commesso niente! Allora è stato tuo padre … dice: babbo era un sant’uomo! E’ stato tuo nonno … Nonno me lo ricordo … Il tuo bisnonno … può darsi che abbia ragione perché se Dio punisce le colpe dei padri fino alla quarta generazione, qualcosa trova. E’ come quando ci fermano i carabinieri o la polizia in macchina qualcosa ci trovano.

Ecco questa era una teologia grezza però efficace. E nel talmud spiegando appunto il male dei bambini si legge: quando in una generazione vi sono dei giusti, i giusti sono puniti per i peccati di quella generazione. Se non vi sono giusti allora i bambini soffrono per il male dell’epoca. Quindi la spiegazione era molto chiara. Questa teologia però zoppicava. Questo Dio che si vendica del peccato dei bisnonni sui nipoti non poteva reggere.

Allora Ezechiele elabora una nuova teologia dove dice che ognuno è responsabile del suo male, quindi se a me mi arriva un male è perché ho peccato io. Scrive Ezechiele 18,20: La persona che pecca è quella che morirà, il figlio non pagherà per l’iniquità del padre.

 

E’ già un progresso ! Ma anche questo, anche questo non andava perché c’erano persone brave, persone innocenti, alle quali capitavano mali, malattie e disgrazie e fior di mascalzoni ai quali andava tutto bene. Allora contesta questa teologia un autore (non sappiamo il nome) che fa un pezzo teatrale di grande efficacia: Il libro di Giobbe, dove presenta l’uomo più buono, più pio di questo mondo al quale capitano tutte le disgrazie del mondo. Quindi non è vero che le malattie che ci sono, le disgrazie, sono una conseguenza del peccato.

In questo caso, quello della cecità, questa non era considerata una infermità, una malattia come le altre, ma impedendo lo studio della legge era ritenuta una maledizione di Dio. Quindi da una parte vediamo che il senso del peccato sorge come risposta all’eterna domanda: perché esiste il male del mondo. Se esiste il male del mondo è perché io ho peccato e questo è il castigo.

 

Dall’altra parte c’è un altro settore dove si sviluppa il tema del peccato ed è l’avidità della casta sacerdotale al potere. I sacerdoti a quell’epoca (ancora non avevano inventato l’8 X 1000 ) si mantenevano con le offerte che i fedeli portavano al tempio in riparazione dei loro peccati. Allora? Allora bisognava che la gente peccasse perché per mantenere tutto quell’esercito di sacerdoti, di sommi sacerdoti che erano di una avidità … e abbiamo le cronache di autentiche battaglie nel luogo più sacro della terra, il tempio di Gerusalemme, dove i sacerdoti si scannavano tra di loro per dividersi le pelli degli animali. Quando avete tempo leggete un brano gustosissimo della prima lettera di Samuele tanto per darvi un’idea di cos’era questo traffico di animali e l’avidità del clero. Il primo libro di Samuele cap. 2 dal v. 13; quando uno offriva un sacrificio veniva il servo dei sacerdoti (naturalmente i sacerdoti non si sporcavano le mani mandavano i servi ) “mentre la carne cuoceva con in mano una forcella a 3 denti … (è bellissima questa immagine: il servo del sommo sacerdote che arriva con un forcone a 3 denti) e lo infilava nella pentola o nella marmitta o nel tegame o nella caldaia e tutto ciò che la forcella tirava su il sacerdote lo teneva per sé.

Così facevano con tutti gli israeliti, inoltre prima che fosse bruciato il grasso veniva ancora il servo del sacerdote e diceva a chi offriva il sacrificio: dammi la carne da arrostire per il sacerdote perché non vuole avere da te carne cotta, ma cruda. Quindi questo ce lo narra la bibbia, la grande avidità dei sacerdoti per spartirsi queste offerte. Ma come si faceva a mantenere un flusso continuo di offerte al tempio ? Semplice: rendendo la legge impraticabile in modo che le persone, anche le più sante, le più brave si trovassero sempre in colpa e doverose di offrire sacrifici.

 

Abbiamo qui delle denunce che il Signore fa attraverso i profeti. Una delle più forti è indubbiamente quella che troviamo nel libro di Osea 4,8 dove il Signore rimprovera i sacerdoti affermando che: “essi si nutrono del peccato del mio popolo” appunto perché a quel tempo il peccato non veniva perdonato con 3 pater, ave e gloria. Ma ci volevano 3 galline, 2 capre e qualche piccione. Quindi per avere perdonati i peccati portavano queste offerte di animali. Si nutrono del peccato del mio popolo, ma ecco la denuncia : “e sono avidi della sua iniquità”. Hai capito? Dal pulpito magari tuonavano contro i peccati, ma in cuor loro si auguravano non solo che la gente peccasse, ma che peccasse ancora di più, perché più voi peccate, più noi ci ingrassiamo perché il flusso delle offerte dipendeva dai peccati.

 

Ebbene, avevano reso la legge incomprensibile, impraticabile e tutto questo lo avevano fatto per il loro interesse. Questo è il panorama nel quale si trova Gesù. Vediamo allora la risposta di Gesù ed è importante.

Quindi di fronte al cieco nato i discepoli hanno chiesto: chi ha peccato, lui o i suoi genitori? Questo brano è di una importanza fondamentale perché certe idee, certe ideologie nefaste come una tossina ce le trasmettono, ce le abbiamo nel dna, ce le abbiamo nel sangue. L’idea che quando ci arriva un male, una malattia, una disgrazia sia una conseguenza di qualche nostra colpa ce la abbiamo dentro di noi. Chiaro, finché va tutto bene non ci viene in mente, ma quando le cose cominciano ad andare storte ….

Ricordo il periodo in cui sono stato ricoverato, tre mesi, ho avuto modo di conoscere diversi malati, è interessante che la prima cosa specialmente se è una malattia grave che la persona si chiede: perché proprio a me? Si sorprendono indignati sembra un delitto di lesa maestà, perché proprio a me? A chi doveva mandarlo, al vicino? non so … secondo te a chi doveva capitare questa malattia? Prima è l’indignazione: perché proprio a me? e poi dopo: che cosa ho fatto per meritarmi questo?

 

Quindi attenzione che ce lo portiamo dentro. Ripeto, quando le cose vanno bene, va bene, ma appena si comincia a star male, capita qualcosa di negativo subito viene l’interrogativo: che cosa ho fatto per meritare questo, che colpa ho fatto?

Allora ecco la risposta di Gesù molto chiara :3 Rispose Gesù: né lui ha peccato, né i suoi genitori.

Quindi Gesù esclude categoricamente qualunque conseguenza tra peccato e malattia, lo esclude: né lui, né i suoi genitori.

 

Però, continua Gesù: “così si manifesteranno in lui le opere di Dio”.

 

Cosa significa questo? Gesù dà una rilettura, specialmente in questo vangelo, del capitolo della creazione contenuto nel libro del genesi. Quello che l’autore del genesi descrive, la creazione dell’uomo, della natura … etc. non è il rimpianto di una paradiso definitivamente perduto ma è la profezia di un paradiso da costruire. Quindi quell’armonia tra l’uomo e la donna, tra l’umanità e il creato che l’autore del genesi descrive non è per rimpiangere qualcosa che si è rotto irrimediabilmente per la colpa di un uomo, ma è la profezia di un mondo da costruire.

S. Paolo dirà nella lettera ai romani che la creazione stessa attende con impazienza la realizzazione dei figli di Dio e quando a Gesù rimproverano che non osserva il comandamento del sabato, quello del riposo, comandamento che Dio stesso osservava, Gesù dice: il Padre mio lavora e anch’io continuo a lavorare, la creazione non è terminata. La creazione per arrivare a compimento ha bisogno, esige, ed è condizionata della collaborazione degli uomini. Allora qui si comprende la spiegazione che Gesù dà: così si manifesteranno in lui le opere di Dio. Nel cieco nato l’opera creatrice di Dio non è arrivata a compimento. Il Dio che ha creato la luce: e la luce fu, in questa creatura questo progetto non è ancora arrivato.

 

Quindi Gesù esclude categoricamente qualunque relazione tra il peccato e la malattia.

Naturalmente non possiamo commentare tutto il brano che è lungo, ma vediamo soltanto le parti che riguardano questo peccato.

 

Gesù completa nell’individuo l’azione creatrice comportandosi come ha fatto Dio con la creazione dell’uomo. Dio secondo il libro del genesi ha fatto del fango e così Gesù fa del fango con la saliva e lo spalma sugli occhi del cieco e il cieco torna a vedere. E qui incominciano i guai, perché? Adesso piano, piano lo scopriremo e qui arriviamo proprio a capire il senso del peccato. Era un individuo che era cieco dalla nascita, adesso torna a vederci, ma una volta che torna a vederci, i suoi vicini non lo riconoscono più. E’ strano questo, non è che gli mancava un braccio e gli è spuntato, aveva la gobba e non ce l’ha più, semplicemente aveva gli occhi senza luce e adesso è tornata la luce negli occhi.

Come mai, per quale motivo i vicini non lo riconoscono?

 

Perché quando in un individuo, l’azione creatrice arriva a compimento, questo individuo, pure essendo sé stesso è una creatura nuova. La creazione arriva a compimento quando rende l’uomo libero e signore. 

 

Allora ecco perché anche i vicini non lo riconoscono. Fisicamente è lo stesso, ma ha acquistato una dignità che gli era sconosciuta.

 

Ma, e qui l’evangelista sottolinea a quale grado di oppressione può arrivare il sistema religioso, le persone sottomesse alla religione non sono in grado di avere una opinione propria e devono sempre sentire quella dei capi, sempre quella dell’autorità. E’ questo il grande potere dell’istituzione religiosa che rende le persone infantili. La persona infantile non è autorizzata ad avere una opinione propria, ma deve sentire sempre il padre, qualcuno che gli dica quando, come e cosa fare ed averne l’autorizzazione, mentre Gesù rende le persone libere, autonome, capaci di ragionare con la propria testa e di camminare con le proprie gambe.

Allora c’è un cieco, dalla nascita, torna a vedere … Dio mio, quale può essere la reazione? La gioia, la felicità … No, no!...perché dobbiamo sapere cosa ne pensano le autorità.

 

E infatti scrive Giovanni,  13 intanto condussero da i farisei quello che era stato cieco”

 

Perché lo conducono dai farisei? I farisei, ricordo, sono dei pii laici che osservano tutti i dettami anche minimi della legge ed erano ritenute le guide spirituali del popolo. Quindi di fronte a un cieco che torna a vedere loro sono incapaci di esprimere una reazione se è una cosa buona o no e vanno a chiedere l’opinione dei farisei, per quale motivo?

 

Ed eccolo: 14 era infatti sabato, il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi.

 

I rabbini si chiedevano: dei comandamenti che Dio ha dato, quale può essere il più importante? La risposta: il comandamento che anche Dio osserva. E quale comandamento Dio può osservare? Il comandamento del riposo del sabato. Allora questo comandamento, l’osservanza di questo comandamento equivaleva all’osservanza di tutta la legge. La trasgressione di questo comandamento equivaleva alla trasgressione di tutta la legge ed era prevista la pena di morte per chi osava trasgredire.  Al sabato non si potevano compiere 39 lavori principali, (i 39 lavori che erano serviti per la costruzione del tempio) suddivisi per 39 lavori secondari per un totale di ben 1521 azioni proibite e tra queste era proibito impastare il fango, l’azione che ha fatto Gesù. E’ quello che preoccupa e che allarma, quindi c’è un problema: questo uomo che era cieco riacquista la vista, ma riacquistare la vista (l’evangelista ha adoperato quell’espressione e adesso vedremo che è questo che preoccupa le autorità) ha aperto gli occhi. Per ben 7 volte nel brano sarebbe ripetuta questa affermazione: aprire gli occhi. E quello che vedremo che allarma le autorità è questo.  Fino a che la gente è cieca, le autorità possono disporne a proprio piacimento, quando le persone aprono gli occhi per loro è la fine.

 

Quindi lo portano dai farisei 15 A loro volta i farisei gli chiesero come avesse acquistato la vista ed egli disse: mi ha fatto del fango, mi sono lavato e ci vedo.

 

Ed ecco allora la sentenza dei farisei. 16 Allora alcuni dei farisei dicevano: quest’uomo non è da Dio perché non osserva il sabato.

 

Allora qui abbiamo e stiamo entrando nella tematica della novità del peccato portata da Gesù, i farisei dicono: Gesù non è da Dio perché non osserva il sabato. E’ interessante! Queste persone erano l’élite spirituale, erano veramente dei santoni, una vita di preghiera, di sacrifici. Quando si trovano di fronte a Gesù lo ritengono un nemico di Dio, uno che non viene da Dio. Perché? Perché non osserva il sabato. Il loro Dio, il Dio dei farisei, delle persone molto religiose, non si interessa del bene degli uomini, ma soltanto del rispetto della sua legge anche se questa è causa di sofferenza delle persone. Il loro unico criterio di giudizio è l’osservanza della legge e non il bene dell’uomo. Chi osserva la legge sta con Dio, chi la trasgredisce è chiaro che non può venire da Dio. Quindi la legge è la norma che regola la relazione con Dio.

Allora essere da Dio vediamo che ha due direzioni. Per i farisei essere da Dio significa osservare la legge, allora Gesù, che non osserva, è chiaro che non è da Dio.

 

Per Gesù invece essere da Dio è il bene dell’uomo. E questo sarà il conflitto presente in tutti i vangeli. Tutte le volte che Gesù si è trovato di fronte a una scelta tra l’osservanza della legge divina (perché indubbiamente era la legge voluta da Dio) e il bene dell’uomo, Gesù non ha avuto esitazione : Gesù ha scelto sempre il bene dell’uomo perché facendo il bene dell’uomo si è sicuri di fare anche il bene di Dio .

 

Troppo spesso per fare il bene di Dio si sono fatti soffrire gli uomini. Quindi mentre per Gesù essere o no da Dio dipende dall’amore verso l’uomo, per i farisei essere o no da Dio è relazione con un codice di leggi. Per cui non hanno dubbi: Gesù non è da Dio. Quindi è uno al di fuori di Dio.

 

Però di fronte all’evidenza dei fatti altri vanno in crisi. Dice: ma altri dicevano: come può un uomo peccatore … ecco allora che ci siamo appare il termine peccatore … ecco il peccatore. Allora che cos’è il peccato? Incomincia già a delinearsi. Il peccato è la trasgressione di una legge divina? Allora Gesù è un peccatore perché Gesù ha trasgredito. Benedetto Cristo, c’era proprio bisogno che essendo di sabato gli aprivi gli occhi in quel giorno? Se aspettavi mezza giornata passava il sabato ed era a posto. Perché Gesù, dispettoso, tutte le sue guarigioni le compie proprio di sabato?

Quando nella piscina di Gerusalemme trova quell’invalido da 38 anni, c’era proprio tanta fretta di curarlo attirandosi tutte le ire? Lo guarivi il giorno dopo ed eri a posto e soprattutto ti andava bene perché fu da quella guarigione che le autorità cominciarono a perseguitare Gesù e volerlo ammazzare. Se quella persona la curavi il giorno dopo quella era contenta lo stesso se erano 38 anni che era lì, mezza giornata di più, mezza giornata di meno … e invece no. Quindi se il peccato si intende la trasgressione di una legge Gesù indubbiamente è un peccatore. Ma per Gesù il peccato non è in rapporto a Dio, ma è in rapporto all’uomo.

 

Per Gesù (e questo Castillo nel suo libro lo svilupperà molto, molto bene) il peccato non è una offesa che si fa a Dio, ma è il male che si fa nei confronti degli uomini. Quindi su questo Gesù è molto chiaro.

“E c’era dissenso tra di loro”. E di nuovo sottopongono il cieco a nuovi interrogatori, da miracolato si trova ad essere imputato, finché i farisei l’elite spirituale non riuscendo a risolvere questo problema lo portano alle massime autorità, i giudei. Quando nel vangelo di Giovanni troviamo l’espressione giudei non si intende il popolo giudaico ma i capi del popolo, quindi le massime autorità.

 

Lo portano dai giudei, ma scrive l’evangelista, 18 Ma i giudei non credettero di lui che era stato cieco e che aveva recuperato la vista.

 

Le autorità non possono ammettere che mediante la trasgressione del comandamento più importante, quello che Dio stesso osserva, qualcuno possa aver operato il bene e le autorità religiose per difendere la loro dottrina devono negare l’evidenza. Qui c’è un cieco che adesso ci vede. E’ stato guarito da un uomo che ha compiuto una azione in un giorno di sabato e questo non può essere. Quindi di fronte all’evidenza del fatto negano l’evidenza. Non vogliono vedere il fatto perché contrasta con le loro convinzioni e demolisce tutto il sistema teologico.

 

Come dicevo all’inizio, attenzione, il vangelo non è cronaca, ma teologia, non riguarda la storia, ma riguarda la fede e questo è un argomento valido per sempre delle autorità religiose che non vedono, non vogliono vedere la realtà perché questa realtà manda in crisi tutto il loro sistema teologico. Allora per difendere il loro sistema teologico negano la realtà. E quindi interrogano di nuovo il cieco visto che non riescono a fargli ammettere come vedremo fra poco (lui doveva ammettere che per lui sarebbe stato meglio rimanere cieco piuttosto che essere guarito da un peccatore) chiamano i genitori, li intimidiscono di cacciarli dalla sinagoga e al versetto 24 “allora chiamarono ancora una volta l’uomo che era stato cieco e gli dissero: dà gloria a Dio, noi sappiamo che quest’uomo è un peccatore” .

 

Ricordate, tra i farisei c’era dissenso. Alcuni dicevano: quest’uomo non è da Dio perché non osserva il sabato. Altri però dicevano: ma come può un peccatore compiere tali azioni? Le autorità religiose non hanno nessun dubbio, il dubbio non li assale, loro vanno avanti con certezze dogmatiche. E cosa dicono? Noi sappiamo, notate con quanta sicurezza, che quest’uomo è un peccatore. Quindi per le autorità religiose Gesù è un peccatore. Quel Gesù che aveva definito tutti questi schiavi del peccato, è considerato a sua volta peccatore.  

Allora di nuovo ritorna il problema: ma allora che cos’è il peccato? Che cos’è un peccatore? Come mai dicono che Gesù è un peccatore?

 

Le autorità vogliono così imporre il loro punto di vista all’uomo che come dicevamo all’inizio non ha il diritto di avere una opinione propria. Il giudizio che le autorità formano è più valido dell’esperienza concreta dell’uomo. Questo atteggiamento negli altri vangeli sì che è peccato.

 

C’è un peccato che Gesù dichiara imperdonabile. Gesù, non in Giovanni, ma negli altri vangeli dice che tutti i peccati contro di lui saranno tutti perdonati, sono frutti di ignoranza, di immaturità, saranno tutti perdonati. Ma c’è un unico peccato dice Gesù che non sarà mai perdonato: la bestemmia contro lo Spirito santo. Cos’è questa bestemmia contro lo Spirito santo e perché Gesù dice questo?

 

Gesù curava, liberava le persone, questo crea allarme tra i capi. Arriva una delegazione, gli scribi, i teologi, il magistero infallibile, che scende addirittura da Gerusalemme ed emette la sentenza. Alla gente dice: attenzione, è vero che vi cura, ma sapete perché lo fa? Per indemoniarvi ancora di più perché sapete chi è lui? Lui è uno che agisce per opera di belzebù, il capo dei demoni. Allora perché dicono questo?

 

Sono scribi, sono uomini di studio, uomini di bibbia. Loro sanno che si può comportare così soltanto uno non dico che sia Dio, ma che abbia un mandato divino. Perché arrivano a dichiarare che il bene che Gesù fa è un male? Perché ammettere il bene sarebbe la fine del loro sistema di potere.  Allora, già Isaia denunciava quelli che dicono bene quello che è male, e male quello che è bene. Questo è un peccato imperdonabile. E’ un peccato, stiamo tranquilli, che noi almeno normalmente non commettiamo, perché è il peccato della autorità religiosa.

 

 Sono quelli che per conservare il loro potere, il proprio prestigio pur sapendo che qualcosa fa bene all’uomo dicono: no, è male. Ma non è che sono stupidi, lo sanno, potrebbero ammettere questo. Perché non ammettono che certi atteggiamenti, certe cose sono lecite, fanno bene all’uomo? Perché ne va della loro autorità, perché se il sommo sacerdote di prima ha detto di no, quello di una volta ha detto di no e io anche ho detto di no, se adesso dico di sì l’autorità e l’autorevolezza del sommo sacerdote entra in crisi perché si può anche sbagliare. Allora per non ammettere che il potere si può sbagliare si lascia la persona nel male.  Qui vedono che c’è un cieco che ha riacquistato la vista, perché non possono ammettere, negano l’evidenza? Perché ne va del loro sistema teologico. Quindi allora qui abbiamo di nuovo il peccato per i capi, i giudei, come per i farisei, che è andare contro la legge, ma per Gesù il peccato è andare contro il bene dell’uomo. A questo punto quel poveretto che da cieco è tornato a vedere non ha alcuna alternativa: la fedeltà a Dio esige che lui rinneghi la sua salute, deve ammettere che sarebbe stato meglio rimanere cieco. E qui un guizzo veramente di humour anche da parte dell’evangelista (sembra quasi di vederla questa scena) la risposta del cieco:

25 se sia un peccatore non lo so, cioè io di teologia non me ne intendo, questo sapete voi. Voi siete i grandi teologi dite che è un peccatore. Al loro “ noi sappiamo”, lui dice: ma io non lo so!. Io una cosa so: ero cieco e adesso vedo.

 

Sapete che questa dichiarazione del cieco nato è di una importanza, è una bomba deflagrante perché cosa sta narrando l’evangelista? Qualcosa che la chiesa impiegherà quasi 2000 anni per ammettere, che l’esperienza dell’uomo, la sua coscienza è più importante di qualunque dottrina, di qualunque dogma, di qualunque verità rivelata: Questo è intollerabile, non si può ammettere, perché allora se l’esperienza dell’uomo è più importante del dogma non c’è nulla di certo.

Quindi allora i capi sanno che Gesù è un peccatore, il cieco risponde che lui non lo sa. Ma tra la dottrina dei capi e la propria esperienza questa è la più importante. Io una cosa so: prima ero cieco, adesso ci vedo. Quindi di fronte ai capi che lo invitano ad aderire alla loro teologia, l’uomo risponde con la propria esperienza. E’ più importante l’esperienza concreta dell’individuo che la dottrina delle autorità religiose e la grandezza del messaggio di Gesù, del messaggio evangelico sta proprio aver messo al centro l’uomo con la sua coscienza. Non sarà facile per la Chiesa mandare giù questo e ci saranno secoli in cui i papi, i massimi rappresentanti della chiesa combatteranno contro questa idea che pensano che sia diabolica della libertà di coscienza.

Pensate nel 1832, quindi l’altro ieri un papa, Gregorio XVI scrive in una enciclica contro quella (leggo testualmente) assurda ed erronea sentenza o piuttosto delirio che devasi ammettere e garantire per ciascuno la libertà di coscienza. Ripeto, piuttosto delirio e poi errore velenosissimo. La libertà di coscienza per questo papa era un errore velenosissimo.

 

Poi passerà un po’ del tempo, ci sarà un concilio, il vaticano II° e nel decreto “dignitatis humanae”, la dignità dell’uomo dirà che la coscienza ha il primato nell’individuo. Quindi vedete quello che il papa vede come (in latino è pestilentissimo errore) errore velenosissimo, poi dopo passa del tempo e finalmente si ammette. Ma questo è pericoloso per il sistema perché abituati a trovare nei libri considerati sacri e pertanto immutabili, i testi scritti secoli prima, una risposta valida per ogni situazione dei loro contemporanei la risposta del cieco li fa traballare.

Se l’esperienza dell’individuo è più importante del loro dottrina, della loro teologia, qui va in crisi il sistema e l’individuo non demorde. Inutile che voi mi dite che sono in peccato, che per me era meglio rimanere cieco, a me questa esperienza va bene. La novità che Gesù ha portato è che il suo insegnamento non è classificabile come religione del libro, ma una fede nell’uomo.

 

E’ importante questa differenza. Cosa si intende per religione del libro? Che c’è un libro, un testo considerato sacro, in questo caso la bibbia dove Dio ha espresso la sua volontà e le persone di tutti i tempi devono sottomettersi a questa volontà. Non importa che questa volontà sia stata espressa in tempi antichissimi in altre culture, in altre situazioni completamente differenti da quelle che noi viviamo, non importa. Ogni generazione si deve sottomettere a questi dettami, quindi si causa sofferenza all’uomo per fargli osservare la legge.

Con Gesù non c’è più una religione del libro, non c’è una legge da osservare, ma c’è una fede nell’uomo. Per Gesù il bene dell’uomo è il valore assoluto, è il più importante.

 

Se al bene dell’uomo si sovrappone una dottrina, mettiamoci anche un dogma, una verità, prima o poi inevitabilmente in nome della dottrina, del dogma, della verità si farà soffrire l’uomo. Quindi non c’è nulla per Gesù di più importante del bene dell’uomo, quello che l’evangelista ci segnala con questo brano. Quindi colui che era stato cieco con grande ironia dice: io di teologia non me ne intendo, so che prima non ci vedevo adesso ci vedo, io sto bene così.

La vita, la forza della vita, l’esperienza delle persone è più importante di qualunque teologia. Allora di nuovo si allarmano e chiedono, vien detto per ben 7 volte, domandano al cieco come gli ha aperto gli occhi perché è questo che temono. Qui non si tratta che un cieco ha recuperata la vista, ma si tratta che uno ha aperto gli occhi.

 

Aprire gli occhi era elencato tra le azioni del messia e l’istituzione religiosa che è riuscita attraverso i riti, attraverso i cerimoniali, attraverso il fasto, a narcotizzare le persone ha il terrore che la gente apra gli occhi. La prima cosa che si domanda una persona che apre gli occhi vedendo questi che pretendono di dirigere la loro vita, questi che sentenziano quello che è bene e quello che è male, la prima cosa da chiedersi quando uno apre gli occhi dice: e voi chi vi ci ha messo? A voi chi vi autorizza a dirci se siamo in peccato, se siamo non in peccato, ma a voi chi vi dà questo mandato di comandare le nostre vite? E voi capite che questo mette in crisi il sistema.  Quindi tornano ancora a intimorire questa persona che era rimasta cieca. Andiamo avanti perché il brano è lungo e al v. 30 e qui con profonda ironia quello che diceva che lui di teologia non se ne intendeva sta dando una lezione di teologia diciamo che rinfresca il catechismo ai suoi capi.

 

30 Rispose l’uomo (perché loro stanno insistendo appunto vogliono fargli ammettere che per lui sarebbe stato meglio essere cieco) allora l’ex-cieco dice: proprio questo fa meraviglia che voi non sapete di dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi.

 

 Il ritratto che l’evangelista fa dei capi religiosi è impietoso: per bocca dell’individuo, dell’ex-cieco denuncia la loro ottusità e la loro ignoranza. Il popolo ha potuto riconoscere il salvatore, le autorità religiose lo ignorano perché avevano detto noi di questo non sappiamo chi sia e da dove viene. Ed ecco: volevate la dottrina? Eccola, ed ecco che lui l’ex cieco rinfresca il catechismo !

 

31 Ora noi sappiamo parla al plurale, ricordate l’autorità: noi sappiamo che quest’uomo è un peccatore. L’individuo risponde e lo fa a nome del popolo. L’esperienza del popolo è più importante della dottrina dei capi e deve rinfrescare il catechismo. Ora noi sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma se uno viene da Dio e fa la sua volontà egli lo ascolta.

 

Quindi questo uomo si fa portavoce del buonsenso del popolo partendo dalle nozioni più elementari della dottrina. Questo significa che quanti pretendono insegnare al popolo non conoscono neanche gli elementi base della religione. Ed è il popolo che glieli deve rinfrescare. E continua: 32 non si è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato, quindi tutti se ne rendono conto che è stato un intervento divino e invece le autorità sono incapaci.

 

Ed ecco:33 se costui non fosse da Dio non avrebbe potuto far nulla. Quindi il buon senso del popolo ridicolizza le acrobazie teologiche delle autorità religiose che vogliono giustificare la loro legge. Ricordate all’inizio la domanda dei discepoli: ha peccato lui o i suoi genitori? Nei discepoli c’era un dubbio, nei farisei c’era il dubbio se Gesù fosse un peccatore o no. Quello che distingue le autorità religiose è l’assenza di dubbio, loro vanno avanti con certezze. Ed ecco la loro sentenza.

34 Replicarono e gli dissero: sei nato tutto intero nei peccati (quindi loro la risposta ce l’hanno) e vuoi insegnare a noi? E lo cacciarono fuori.

 

Le autorità religiose non desiderano apprendere nulla dal popolo. Loro insegnano e il popolo deve ascoltare, ma non ascoltando il popolo il loro insegnamento è un bla … bla .. che non arriva al cuore delle persone e quando l’autorità non è capace di opporre ragionamenti agli argomenti del popolo passa alla violenza prima verbale e poi istituzionale. “E lo cacciarono fuori” .

Essere cacciati dalla sinagoga non significa essere cacciati da un luogo di culto, il che non sarebbe neanche tanto un danno, ma significava la morte civile perché con gli espulsi dalla sinagoga era proibito avere alcun contatto, era proibito comprare, era proibito vendere. Quindi lo cacciarono fuori. Dietro questa teologia si trova la posizione di privilegio, di dominio che le autorità difendono ad ogni costo anche opponendosi ai fatti. Per non vivere nel peccato l’uomo dovrebbe rinunciare alla vita, è questo quello che emerge. E’ l’istituzione religiosa che dice che certe situazioni sono di peccato e le persone per non vivere nel peccato dovrebbero rinunciare alla loro vita, alla loro affettività, alla loro sessualità, ma come vediamo vengono sconfitti dall’esperienza pratica.

 

Ebbene Gesù lo va a recuperare, quindi l’espulsione dalla sinagoga non è stato un danno, ma ecco che subito dopo Gesù si rivolge di nuovo a queste autorità cominciando dai farisei e inizia il discorso (vediamo soltanto l’inizio di questo discorso) al termine del quale di nuovo tenteranno di lapidare Gesù.

39 Gesù allora disse: “Io sono venuto in questo mondo per aprire un processo” Non è missione di Gesù quella di giudicare l’umanità, Gesù non viene a giudicare. La sua presenza denuncia il modo di operare del mondo dell’istituzione religiosa e apre un processo contro ogni sistema oppressore. La sentenza saranno gli uomini stessi che se la daranno attraverso la propria scelta e quale sarà la propria scelta?

 

Se a favore del bene dell’uomo o a favore della legge. Quindi Gesù che in questo vangelo è Dio – Dio nessuno lo ha mai visto solo Gesù ne è la rivelazione – Gesù si pone come spartiacque ed è venuto ad aprire un processo. Chi sarà a favore della legge vedrà Gesù come peccatore, chi sarà a favore dell’uomo vedrà in Gesù un alleato di Dio.

Quindi quanti sono a favore dell’uomo saranno anche a favore di Gesù, quanti invece difendono la loro dottrina, la loro teologia, i loro interessi e sono a favore soltanto delle proprie posizioni di privilegio non solo si escludono dal Signore ma ne saranno i nemici. Ed ecco l’affondo di Gesù: “Perché coloro che non vedono, vedano (c’era il cieco è tornato a vedere perché ha accolto l’azione di Gesù) e quelli che vedono diventano ciechi”.

La denuncia che l’evangelista fa delle autorità religiose è impietosa: vedono, però l’ideologia di potere, l’ignorare i bisogni e le sofferenze degli uomini li rende ciechi. Nel vangelo si dirà che non c’è disastro maggiore che seguire una guida cieca, se si segue una guida cieca si va a finire nel disastro. Quindi il processo istituito da Gesù farà traballare le istituzioni e le situazioni come quelle che il cieco dalla nascita che non hanno mai sperimentato questa luce che non aveva potuto vedere. Ed è l’effetto paradossale dell’incontro con Gesù presentato come luce del mondo, ma la sua luce che illumina però può anche accecare. Quanti sono a favore dell’uomo la luce di Gesù li illumina, quanti sono a favore della legge, questa luce li accecherà. Dirà Gesù: chi fa il male odia la luce.

 

40 Udirono alcuni dei farisei che erano stati con lui e gli dissero: siamo forse ciechi anche noi? I farisei ambivano a un titolo molto importante che era di essere guide dei ciechi. Ed ecco la sentenza di Gesù:  41 Gesù rispose loro se foste ciechi non avreste alcun peccato; ecco questo brano è iniziato e termina con il tema del peccato ma siccome dite: noi vediamo, il vostro peccato rimane.

 

Gesù demolisce l’aspettativa dei farisei, li stronca. L’indifferenza dei farisei, di queste persone religiose per il bene concreto degli uomini unita alla pretesa di essere dei modelli e di indicare loro la strada li rende colpevoli della loro cecità perché non solo non sono guide dei ciechi, ma loro sono le guide cieche che causano la rovina del popolo. Perché l’evangelista mette in scena proprio i farisei?

 

Abbiamo visto che i farisei sono pii laici che mettono in pratica, abbiamo visto tutti i 1521 divieti del sabato, tutte le regole minuziose della purezza. E questi farisei, il termine significa separati, separati, da chi? Dal resto della gente.

Loro pensavano che attraversano le preghiere, attraverso le devozioni, attraverso l’osservanza, attraverso le pratiche religiose si innalzavano per incontrare Dio. Quindi tutta la loro vita era tutta una tensione per arrivare a incontrare il Signore. Pensavano che più preghiere, più osservanze, più riti, più regole religiose facevano più sacrifici e penitenze facevano e più erano vicini a Dio. E perché mai quando Dio si è manifestato nella persona di Gesù non solo non lo hanno riconosciuto, ma ne sono diventati i nemici? Perché mentre per loro il Dio è quello che sta in alto e quindi bisogna salire per incontrarlo, il Dio di Gesù ha fatto il processo contrario: è sceso, è diventato uomo, si è umanizzato, è un Dio che è diventato uomo.

E allora c’è assoluta incompatibilità tra i farisei rappresentanti di ogni persona religiosa. Per persona religiosa (perché il nostro concetto di farisei magari ci può fuorviare) la persona religiosa è quella per la quale gli obblighi nei confronti di Dio sono più importanti dei doveri nei confronti degli uomini.

 

Tanto per fare un esempio, è la persona che quando avete bisogno le chiedete se vi dà una mano e loro vi diranno: ti ricorderò nelle preghiere! Le loro mani sono sempre tanto giunte che non hanno la possibilità di darle; ti ricordano nelle preghiere e tu resti come prima.

Quindi i farisei salgono per incontrare Dio, Dio è sceso per incontrare l’uomo e si è umanizzato, ecco che tra loro c’è assoluta incompatibilità. Credevano di essere la luce e invece Gesù dice che sono ciechi. Perché? Perché questa loro salita verso Dio li ha abbagliati, li ha accecati e non vedono i bisogni e le sofferenze dell’umanità. Quindi la denuncia di Gesù è chiara non solo questi farisei non vogliono vedere, ma impongono la loro menzogna come verità. Più che l’essere umano a loro interessa l’istituzione religiosa e la sua dottrina.

 

Per Gesù quindi, abbiamo concluso, i capi non solo non sono guide, ma sono ciechi. Sono ciechi volontari, ma quello che è più pericoloso, attenzione, non è che sono ciechi soltanto, cercano altre persone da accecare. Quindi bisogna stare lontano da queste persone, bisogna fuggirle, perché pazienza se sono ciechi, si sono danneggiati, ma cercano altre persone da accecare contaminandole, intossicandole con una teologia, con una ideologia che in nessuno modo viene da Dio perché il loro Dio è immaginato in alto, quello che si esprime attraverso la legge e non ha nulla a che fare con il Dio che si è fatto uomo, che è venuto ad alleviare le sofferenze degli uomini. Quindi sono ciechi perché rifiutando la vita rimangono sotto la spessa coltre delle tenebre che è immagine del peccato.

 

Avvertenza : Trascrizione da audio registrazione non rivista dall'autore
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