Un solo peccato: Non rallegrare la vita del prossimo !
 p. Alberto Maggi OSM 



 
Testi, conferenze, interviste  di :

  Alberto Maggi

- Clicca Qui

Carlo Maria Martini

- Clicca Qui

- Clicca Qui

Josè Maria Castillo

- Clicca Qui

Vito Mancuso 

- Clicca Qui

Enzo Bianchi

- Clicca Qui

Altri Autori e Testi completi in diversi formati

- Clicca Qui

Appunti di Rosario Franza

- Clicca Qui

Home Page

- Clicca Qui


"Gesù ci chiede questo: voi preoccupatevi soltanto di una cosa, di aumentare il vostro amore e il servizio agli altri. Se c’è qualcosa di negativo nella vostra esistenza, se c’è qualcosa di nocivo, non voi, il Padre lo eliminerà.

Gesù, ai suoi discepoli, dopo aver lavato loro i piedi annunzia:“Io sono la vera vite e il padre mio è il vignaiolo” (Gv 15,1).

 Quello che vuole, è far comprendere la trasmissione della linfa vitale che passa attraverso i rami e si trasforma in frutto. Gesù parla di vera vite e del Padre suo come vignaiolo. Ed ecco la dichiarazione di Gesù: “Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo toglie” (Gv 15,2).

Collochiamo questo insegnamento di Gesù all’interno del gesto che ha fatto. Gesù, il Signore, si è fatto servo perché i servi si sentano signori. Gesù ha lavato i piedi ai discepoli, ha comunicato attraverso questo servizio, tutto il suo amore. Lui è la vite, la linfa vitale di questo amore si trasmette al tralcio. Ma il tralcio - naturalmente il componente della comunità - che pur ricevendo questo servizio d’amore da parte di Gesù, rifiuti di servire gli altri, il tralcio che pur avendo ricevuto nell’eucaristia il Gesù che si fa pane, ma poi a sua volta non si fa pane per gli altri, “E’ un tralcio completamente inutile”.

Il valore della persona consiste soltanto nel bene concreto che fa agli altri. Gesù non valuta il valore di una persona per le sue devozioni, per le sue preghiere, per la sua spiritualità, per la lunghezza delle sue orazioni, per l’assiduità della frequenza al culto.

Gesù valuta la persona nella sua capacità di mettere la propria vita a servizio degli altri. L’unico criterio che Gesù ha per indicare il valore di una persona, è la generosità: tutti possono essere generosi, meno i ricchi. I ricchi non possono essere generosi perché, se fossero generosi, non sarebbero ricchi.

La generosità non dipende dalla cultura, non dipende dalla salute, non dipende da niente. L’unico criterio che dà valore alla persona, è la generosità. Se la persona è generosa vale, se non è generosa non vale.[…]

Gesù è chiaro: il tralcio non viene eliminato né giudicato dagli altri tralci, non viene eliminato neanche da Gesù, ma è il Padre. Il Padre sa se questa linfa che è ricevuta, porta frutto o non porta frutto ed elimina il componente della comunità, che pur ricevendo il pane, pur ricevendo questa linfa, non si fa pane per gli altri e non si mette al servizio degli altri, può pregare quanto vuole, può essere la persona più pia, ma è un tralcio inutile.

Le persone pie normalmente sono le persone più inutili del mondo perché sono talmente occupate nel loro rapporto con Dio che non hanno tempo di occuparsi degli altri. Le persone pie sono le persone più pericolose da incontrare nei momenti di bisogno perché sono quelle che quando le incontrate vi diranno: ‘Ti ricorderò nelle preghiere’. E tu stai come prima o peggio di prima, ma non muoveranno mai un dito. Attenti alle persone pie! Gesù non era una persona pia e non ci ha invitato ad essere persone pie. Gesù ci ha invitato, non ad alzare le mani per cantare l’Alleluia, ma ad abbassarle e anche sporcarle pur di servire gli altri.[…]

“E ogni tralcio che porta frutto lo purifica perché porti più frutto” (Gv 15,2).

E’ una sentenza straordinaria questa che dice Gesù. Il tralcio, cioè l’individuo, che pur ricevendo amore non lo comunica agli altri, è inutile. Se non ami sei inutile. E il Padre, e non altri tralci, lo elimina. Ma la persona che ricevendo questa linfa vitale, che avendo mangiato questo pane si fa pane per gli altri, - succede qualcosa di straordinario - il Padre lo purifica perché porti più frutto.[…]

E’ interesse del vignaiolo che il tralcio porti un frutto sempre più abbondante. Quando il Padre individua nel tralcio un elemento nocivo, individua nel tralcio un qualcosa che gli impedisce di portare più frutto, è lui che lo toglie, è lui che lo purifica. Ma attenzione è il Padre, non il tralcio.

In certa spiritualità, è l’uomo che deve scrutare se stesso, vedere i propri difetti, impegnarsi attraverso l’ascetismo, individuare le tendenze negative che ha e cercare di estirparle. Nulla di tutto questo. Con questa frase di Gesù, è finito l’esame di coscienza, quell’esame minuzioso che centra la persona su sé stessa - ma sono stato bravo? cosa ho fatto? cosa non ho fatto? ecc.

Gesù ci chiede questo: voi preoccupatevi soltanto di una cosa, di aumentare il vostro amore e il servizio agli altri. Se c’è qualcosa di negativo nella vostra esistenza, se c’è qualcosa di nocivo, non voi, il Padre lo eliminerà. L’individuo non deve più individuare i propri aspetti negativi e cercare di estirparli anche perché può causare dei disastri tremendi nella propria esistenza.[…]

Tu preoccupati soltanto di una cosa, di amare. Se nella tua vita ci sono aspetti negativi, non te, non gli altri tralci devono fare i giudici dei fratelli, e neanche Gesù, perché Gesù non è che comunicazione d’amore, sarà compito del Padre la eliminazione costante e progressiva di questi elementi nocivi. Se questi elementi rimangono, si vede che, agli occhi del Signore, non sono poi così nocivi.

Questo è un versetto che può dare tanta serenità e cambiare il rapporto con Dio. Con Dio non c’è più da preoccuparsi, l’unica cosa da fare è aumentare la capacità d’amore che si fa servizio per gli altri.

Se c’è qualcosa di negativo nella nostra esistenza, non sono io che ci devo pensare. Quando le persone si centrano su sé stesse, sui propri difetti, sui propri limiti, spendono, o meglio disperdono, le energie che andrebbero poste verso gli altri. Gesù manda a farsi benedire l’idea della perfezione spirituale, quel monumento, quel piedistallo al proprio io, al quale non riesce mai ad arrivare. Metti via l’idea della perfezione spirituale, che è tanto lontana e irraggiungibile quanto grande è la tua ambizione spirituale. Mettiti invece a servizio degli altri e il servizio è immediato e concreto.[…]

E annuncia Gesù: “Voi siete già liberi” - cioè già puri – “per il messaggio che io vi ho già annunciato” (Gv 15,3).

C’è una purezza iniziale che viene dalla accoglienza del messaggio di Gesù, l’accoglienza di quel messaggio che è stato chiamato ‘la buona notizia’.

Accogliere Gesù, non diminuisce la persona, ma la potenzia. Accogliere il messaggio di Gesù, non limita la persona, ma gli comunica energie nuove e il messaggio di Gesù e l’uomo, sono l’uno fatto per l’altro.

L’accoglienza del messaggio di Gesù dà quella purezza iniziale.

E aggiunge Gesù: “Dimorate in me ed io in voi. Come il tralcio non può fare frutto da se stesso se non dimora nella vite, così anche voi se non dimorate in me” (Gv 15,4).

Siamo arrivati finalmente al nodo: ma Dio è onnipotente o no? Dipende. In questa vite scorre della linfa vitale, se la linfa trova dei tralci che la accolgono, questa si trasforma in frutto, ma se i tralci non sono attaccati alla vite, la vite può avere tutta la linfa vitale che vuole, ma non riesce produrre niente.

Cosa significa? Dio è amore, e l’amore è indubbiamente onnipotente, l’amore può far tutto, ma se questo amore non trova dei canali in cui riversarsi, l’amore rimane impotente. Se vogliamo parlare di onnipotenza di Dio, è una onnipotenza d’amore ma che è condizionata dalla nostra accoglienza. Se noi tralci non rimaniamo attaccati alla vite, questa linfa rimane inutilizzata.

E’ vero anche il contrario. Il tralcio, staccato dalla vite, non vale assolutamente niente. L’onnipotenza di Dio, cioè quella dell’amore, ha bisogno ed è condizionata dall’accoglienza nella nostra esistenza. Dio non ha nessuna altra maniera per manifestare la sua - quella che si chiama con un termine tecnico - provvidenza, che non sia la nostra provvidenza nei confronti degli altri. Non si può far credere a una persona che Dio è provvidenza se non siamo noi una immagine di questa provvidenza.[…]

La provvidenza di Dio si può manifestare soltanto attraverso la nostra provvidenza.

L’amore di Dio attraverso il nostro amore, e il perdono di Dio attraverso il nostro perdono. E chi lo fa vede crescere, potenziare, la propria esistenza.

Più noi amiamo e più Dio ci comunica capacità di amore e l’amore è l’unica linea di crescita dell’individuo.

E continua Gesù: “Io sono la vite e voi i tralci. Chi dimora in me ed io in lui porta molto frutto perché senza di me non potete fare nulla” (Gv 15,7).

Senza l’amore l’uomo non vale assolutamente niente. L’unica cosa che vale nella vita, è il bene concreto che si è fatto agli altri. Tutto il resto non vale niente.[…]

L’unico comandamento, e non ne esistono altri, che Gesù lascia ai suoi dice: “Vi lascio un comandamento nuovo” - il termine nuovo significa una qualità che soppianta, sostituisce tutti gli altri – “che vi amiate tra di voi come io vi ho amato”.

Non più l’uomo modello dell’amore - io non vi devo amare come amo me stesso, perché io sono limitato e inevitabilmente questo amore sarebbe limitato - ma: amatevi come io vi ho amato.

E come ci ha amato?

Non sta parlando Gesù della morte in croce che ancora deve venire. Gesù ha amato i suoi servendo i suoi. Gesù ci sta dando questo unico comandamento: “Amatevi fra di voi come io vi ho amato”, cioè “servitevi come io vi ho servito”.[…]

“Queste cose vi ho detto perché la gioia” - e Gesù sottolinea – “quella mia” - non una gioia normale, quella mia, dell’uomo-Dio – “sia in voi traboccante”.

Perché traboccante?

Perché deve comunicarsi.[…]svegliati al mattino dopo con questo pensiero: «Oggi, cosa posso fare per rallegrare la vita delle persone con le quali vivo, delle persone con le quali entro in contatto?» Questa è l’unica preoccupazione del credente.

Non, ho osservato questo, ho detto questa preghiera, ho avuto un pensiero puro, impuro, metà, una via di mezzo, ecc... Fate che la gioia sia traboccante.

“Voi siete miei amici se farete ciò che io vi comando” (Gv 15,14).

Amici di Gesù. Amici dell’uomo-Dio. L’amicizia presuppone un rapporto reciproco, un rapporto di parità, dove l’uno si lega all’altro e ha interesse del bene dell’altro. Questo è il rapporto con Dio. Non servi di Dio, non sudditi di Dio, non schiavi di Dio, ma un rapporto di amicizia. Questo è stato talmente chiaro per le prime comunità cristiane che hanno cambiato l’atteggiamento nei confronti di Dio. Una delle  caratteristiche della religione è quella della sottomissione a Dio, a Dio bisogna essere sottomessi. E questo lo si vedeva, per esempio,nella preghiera.[…]

Noi non siamo dei sottomessi a Dio, ma noi siamo i figli di Dio. Allora non in ginocchio, ma in piedi. Non con le mani giunte, ma alzate in un abbraccio per ricevere questo amore.

E conclude Gesù: “Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo Signore; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre l’ho fatto conoscere a voi” (Gv 15,15).

Il rapporto che Gesù vuole che noi abbiamo con lui e con il Padre, è un rapporto di amicizia. L’amicizia presuppone l’assenza di timore, presuppone piena confidenza e piena intimità. Soprattutto l’amicizia si manifesta quando uno dei due sbaglia. Capita nella vita, anche nel rapporto di amicizia, di sbagliare, di commettere un errore. E che fa il vero amico? Tiene il muso? Si mostra offeso? Attende che l’altro gli vada a chiedere perdono? Ma se uno è vero amico, non soffre di più lui per lo sgarbo che ha ricevuto che quello che lo ha fatto, e non va verso l’amico che lo ha offeso, e gli mette la mano sulla spalla per dirgli: «dai dimentichiamo e ricominciamo da capo, questo non vale niente».

Questo è il rapporto che Gesù chiede di avere. Ma c’è quella piccola clausola, che è molto chiara: “Se farete ciò che io vi comando”. Il rapporto di amicizia con Gesù è possibile soltanto se uno mette la propria vita al servizio degli altri. 

Nota del curatore : Il testo è tratto dalla  conferenza di Alberto Maggi dal titolo "Il Dio Impotente" del 15/01/2003 .  

Il testo completo può essere scaricato da : http://www.studibiblici.it/index.html

Immagine di Giovanni Berti : http://www.gioba.it/

<



   
[ la Solidarietà ][ il Sociale ][ la Fede][ Forum ][ Contatti ][ Il blog Solidando ]