Quattro passi tra l'inferno ed il paradiso - Rosario Franza



 
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Devo farmene una ragione: non conosco nulla di Dio ! La divinità è trascendente, mentre noi apparteniamo all'immanenza e quindi non riesco neanche a capire Dio .

Dice Josè Maria Castillo:<< Dio per definizione è il trascendente e questo vuol dire che Dio si trova in un altro ordine, assolutamente tutt’altro dal nostro, altrimenti non sarebbe Dio. Dio non è un essere, una persona, una cosa, una realtà che può essere capita da noi ed è più grande di noi.

Come abbiamo costruito l’idea di Dio? La nostra concezione di Dio? Abbiamo fatto una costruzione proiettiva.

Noi abbiamo desiderio di potere, abbiamo proiettato il potere senza limiti, questo è Dio.

Noi abbiamo il desiderio della felicità, abbiamo fatto la proiezione senza limiti, la bontà, la proiezione e così abbiamo costruito Dio, ma non abbiamo pensato che così abbiamo costruito una realtà primo contraddittoria, secondo pericolosa.>>.

Il pericolo proviene dalla contraddizione tra l'esistenza del dolore innocente ed una immagine di Dio onnipotente e buono .

Se Dio è buono ed è onnipotente come può permettere il dolore innocente ?

Vito Mancuso, per risolvere il problema della teodicea, fa riferimento ad un Dio impersonale che lascia libertà alla sua creazione nella evoluzione verso un ordine ed un bene sempre crescente.

Dalla polvere stellare, attraverso un processo evolutivo durato miliardi di anni e tale da generare un aumento progressivo dell'ordine, è emerso il nostro corpo, gli occhi, le mani, il cervello ... Nella sua ricerca dell'armonia, la natura si muove secondo un movimento impersonale e talora in essa avvengono degli errori, alcuni con effetti devastanti ... La natura contiene l'ordine primordiale . Il bene è prima della bontà .

Così il dolore innocente diventa razionalmente spiegabile, ma Dio diventa impersonale e lo sguardo si volge a colui che, invaso dallo Spirito di Dio, ha espresso la Sua Parola  sulla terra : Gesù di Nazareth, il Cristo .

Josè Maria Castillo, Ortensio da Spinetoli e lo stesso Alberto Maggi umanizzano Dio e lo ritrovano soprattutto nell'etica di Gesù di Nazareth   .

Scrive Juan Mateos :<<... dal momento in cui, aderendo a Gesù, l’uomo riceve lo Spirito, non ci sono più due principi di azione, Dio e l’uomo, che convergono nell’opera, ma uno solo: Dio nell’uomo e l’uomo in Dio . Quanto più stretta è questa unione tanto maggiore sarà il frutto di vita che produrranno>> .

D'altra parte lo stesso Alberto Maggi specifica:<< Ogni idea di Dio che non possa verificarsi in Gesù va eliminata. Unico criterio di credibilità che Gesù offre per la sua categorica  affermazione, sono le opere: “Io sono nel Padre e il Padre è in me; se non altro, credetelo per le opere stesse” (Gv 14,11).

E le opere di Gesù sono tutte azioni rivolte all’uomo per restituirgli la  vita, per arricchirlo, per liberarlo, donandogli dignità e libertà. 

Con la parola e le opere, Gesù propone un’immagine di Dio  che è completamente sconosciuta nel panorama religioso contemporaneo, e segna il passaggio dalla religione (intesa come ciò che l’uomo deve fare per Dio), alla fede (quel che Dio fa per l’uomo).>>.

E ancora :<<Per questo Gesù mai chiederà ai suoi obbedienza, e neanche di obbedire a Dio, alle sue leggi. All’obbedienza a Dio Gesù contrapporrà l’assomiglianza al Padre, all’osservanza della Legge la pratica dell’amore.

Mentre l’antica alleanza si concludeva con l’imperativo “Siate santi” (Lv 20,7), la nuova  si apre con l’invito “Siate misericordiosi” (Lc 6,36).

La santità di Dio è una meta irraggiungibile, la misericordia del Padre è possibile.>>.

Per questa teologia è una conseguenza logica l'abolizione dell'inferno .

Fra Alberto Maggi afferma, alla luce dei vangeli di Gesù di Nazareth, che l'unico peccato che non sarà perdonato è quello contro lo Spirito Santo, peccato commesso soprattutto da chi mente sapendo di mentire,  affermando il male come bene ed il bene come male !

Vito Mancuso traccia tre possibilità per il peccato contro lo Spirito Santo :

1. La dannazione eterna – dottrina cattolica;
2. La dannazione temporanea – teoria dell’apocatastasi;
3. La dissoluzione definitiva nel nulla .

Alberto Maggi a proposito della morte seconda,  nel ultimo libro "L'ultima beatitudine" scrive:<< ... ci può essere il rischio che la morte biologica coincida con la fine definitiva dell'individuo . Ma che qualcuno sia incorso in questo totale annientamento nessuno lo può sapere e neanche ipotizzare>>.  

I teologi hanno quasi del tutto abolito anche il purgatorio . Penso, invece, che il purgatorio, cioè la purificazione dello spirito sotto forma di Io personale, sia il perno della salvezza intesa come comunione con Dio padre .

Ma che cos’è il purgatorio ?

Scrive Vito Mancuso:<<Il Purgatorio è il momento della morte, coincide con esso . Non riesco a raffigurarmi l’ubi consistam del Purgatorio (il quale, evidentemente, essendo temporale, necessita spazio e tempo) se non pensandolo così, come il momento della morte fisica e gli istanti immediatamente precedenti e successivi a essa . E’ allora che avviene la grande purificazione>> .

L’istante della morte è il passaggio dalla dimensione del mondo contenente spazio e tempo, ad una dimensione altra, l’eternità, senza spazio e senza tempo .

L’Io personale vede la propria vita orientata verso il Bene, ma anche verso l’egoismo, la meschinità, l’invidia, la mancanza di amore e sente la necessità di una purificazione radicale .

Non potremo mai capire la giustizia di Dio .

Così ci viene difficile, nella parabola del figliol prodigo, simpatizzare per un Padre che ama ed accoglie il figlio peccatore ed emargina il figlio  obbediente, né possiamo accettare il padrone del campo che, indipendentemente dal tempo impiegato nel lavoro, paga a tutti gli operai lo stesso salario .

Il purgatorio non può che essere slegato dalla dimensione temporale del mondo, perché il purgatorio si riferisce all’eternità e la radicale purificazione dell’anima non può che avvenire con il pentimento dell’Io personale. Un pentimento doloroso e profondo, al di là del tempo e dello spazio e tale da  permettere allo spirito, sotto forma di Io personale, di entrare in comunione con Dio Padre .

E’ una grande fortuna se si riesce a prepararsi alla morte ogni giorno, fino ad ospitare in noi lo Spirito Santo, raggiungendo la pienezza umana che lambisce la condizione divina .

Scrive Mancuso:<<Per chi ha vissuto così, lavorando onestamente su se stesso e svuotando dal rumore la propria anima, la morte può giungere anche nel modo più inaspettato, ma non lo coglierà comunque mai impreparato . Egli conosce l’eterno, l’eterno lo  riconoscerà per suo>>  .

Per me e forse anche per la maggioranza degli uomini, la purificazione radicale dell’anima penso sia necessaria, è l’ancora di salvezza, è la speranza che ci conduce all’eternità in un crescendo di vita e di amore senza fine .

Ciò che è legato alla materia viene meno, ma ciò che dalla materia si è evoluto verso lo spirito vive e occorre sapere che dalla materia allo spirito si evolve praticando il Bene e l’Amore .

Scrive Alberto Maggi:<< Perché Gesù ha la vita eterna? Perché Gesù quello che ha e quello che è, lo dona. Chi dona la propria vita agli altri arricchisce la propria esistenza. Giuda al contrario cosa fa? Toglie la vita degli altri e chi toglie la vita degli altri, toglie la vita a sé stesso. Allora c’è il rischio … c’è il rischio che quando arriva la morte biologica non si trova niente, è la fine dell’individuo. >>

Se invece l’individuo , praticando il Bene e l’Amore, si evolve verso lo Spirito ”… la morte libera tutte le energie in un crescendo di vita senza fine.”

La domanda sorge spontanea … cos’è questo crescendo di vita senza fine ? Desidero almeno intuirlo, se devo lasciare la mia vita con il sorriso sulla bocca, … la mia vita impastata di bene e di male .

La dottrina cattolica dice che si vede in faccia Dio, San Paolo specifica : “conoscerò perfettamente Dio” .

Questa conoscenza di Dio assomiglia alla conoscenza che si ha dell’altro nell’amore e nell’amicizia . Devo mettermi al suo posto, pensare, amare, sentire come l’altro .

Scrive Vito Mancuso :<<Il mio spirito, cioè la dimensione più intima di me, l’Io del mio io, ha toccato il suo spirito, cioè la dimensione più intima di lui o di lei, l’Io del suo io. E questo tocco genera l’unione, un’ unione così intensa che si vorrebbe non finisse mai … >> .

Mi fa pensare a quei momenti così intensi dell’amore, dove l’attimo è fissato per l’eternità … ecco il Paradiso ! L’unione nella distinzione .

Il vangelo di Luca al capitolo 20, 34-36 esplicita la risposta di Gesù di Nazareth in merito alla risurrezione dei morti : “ Gesù rispose: «I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; ma quelli che sono giudicati degni dell’altro mondo e della risurrezione dai morti, non prendono moglie né marito; e nemmeno possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, essendo figli della risurrezione, sono figli di Dio.”

La condizione “per conoscere perfettamente Dio” è divenire figli di Dio, simili a lui .

Perché Dio non ci ha creato eterni ? Perché ? … Perché tanto dolore ?  Carlo Maria Martini rispose così a questa domanda :”per imparare ad amare” .

Nel libro “Conversazioni notturne a Gerusalemme così si esprime :<< Senza la morte non saremmo capaci di dedicarci completamente a Dio. Terremmo aperte delle uscite di sicurezza, non sarebbe vera dedizione. Nella morte, invece, siamo costretti a riporre la nostra speranza in Dio e a credere in lui. Nella morte spero di riuscire a dire questo sì a Dio>>

Considerato che il Paradiso è unione nella distinzione,  mi piace pensare che il mio Io personale incontrerà l'Io personale dei miei genitori e di tutti coloro che mi hanno voluto bene e che mi hanno amato , senza più ansie o preoccupazioni …

Ecco questa distinzione nella comunione, in una espressione continua di amore, credo sia il “crescendo di vita senza fine” a cui allude Alberto Maggi .


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