La "Parola" nella teologia di p. Carlo Maria Martini SJ



 
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"Impostare la nostra vita in modo tale che essa sia un’offerta del nostro corpo e del nostro sangue, cioè di tutto il nostro essere, al Padre e ai fratelli. La vita concretamente spesa nella carità è lo scopo ultimo dell’eucaristia. Immergendosi, soprattutto, nella vita di Gesù, l’uomo incontra la forma pura e autentica della vita umana, quella che Dio stesso ha proposto come luminosa rivelazione di se stesso."

Il senso profondo dell’essere e della storia di Gesù, come rivelazione definitiva di Dio, ci viene dischiuso da Gesù stesso attraverso il linguaggio dei suoi comportamenti, delle sue espressioni, delle sue parole, che, in quanto parole del Figlio unigenito, mandato dal Padre, sono rigorosamente e propriamente parola di Dio. Ma le parole di Gesù arrivano a noi attraverso e insieme ad altre parole, suscitate dallo Spirito santo nel popolo dei credenti.

Da un lato, infatti, le parole di Gesù, mentre emergono dal suo essere profondo, affondano le radici nella storia del popolo dell’antica alleanza:

Gesù ha inteso e presentato se stesso come il compimento delle promesse, come il Messia atteso dagli antichi Padri, come l’imprevedibile e insieme fedele attuazione delle parole che Dio stesso aveva deposto nel cuore del suo popolo.

Dall’altro lato, le parole di Gesù hanno convocato il nuovo popolo dei credenti, nel quale esse sono state custodite, meditate, trasmesse secondo modalità stabilite da Gesù e garantite dalla presenza dello Spirito santo. La testimonianza profetica del popolo dell’Antico Testamento e la testimonianza apostolica del popolo del Nuovo Testamento , in quanto parlano di Gesù, sono anch’esse, in senso vero e proprio, Parola di Dio.

Questa Parola, dopo tempi variamente lunghi di trasmissione orale, è stata fissata per iscritto in tempi e con modalità diverse, ma sempre secondo una sapiente disposizione divina, che ha voluto così assicurare alla Parola ispirata da Dio stesso una forma di più stabile continuità e di più fedele conservazione.

Si è così giunti al canone delle sacre Scritture dell’Antico e del Nuovo Testamento, nelle quali la fede della Chiesa si riconosce pienamente espressa, nel senso che riconosce in esse l’autentica Parola di Dio, da cui la fede è continuamente suscitata e alimentata.

Parola e Chiesa

Queste brevi riflessioni sulla Parola di Dio, che illustrano i suoi diversi significati e aspetti, unificandoli e concentrandoli in Gesù Cristo, ci ammoniscono a non isolare la Bibbia, che la fede riconosce come Parola di Dio in modo privilegiato e normativo, ma a collocarla nel contesto di alcune relazioni qualificanti.

Anzitutto la Bibbia va collocata nella Chiesa. La Bibbia contiene la Parola che suscita la fede e convoca la Chiesa: ma, a sua volta, la fede della Chiesa, accogliendo la Parola, le dà risonanza e consistenza storica, la custodisce gelosamente, la trasmette fedelmente, la interpreta autorevolmente, attraverso quella varietà di funzioni e ministeri ecclesiali che Gesù stesso ha istituito e che lo Spirito santo anima interiormente con i suoi doni.

La tradizione della Chiesa è l’ambito concreto entro cui la sacra Scrittura riceve forma e figura definitiva, trova le determinazioni che la distinguono da altri scritti non ispirati, incontra la memoria viva della testimonianza apostolica, che è fonte autorevole di interpretazione e di riattualizzazione.

L’accesso alla sacra Scrittura, quindi, mentre richiede l’intensa applicazione delle energie personali, esige anche una cordiale e attiva consonanza con la fede di tutta la Chiesa.

Questo deve suonare prima di tutto come richiamo alla sintonia con le indicazioni autorevoli del Magistero. Infatti «l’ufficio di interpretare autenticamente la parola di Dio scritta o trasmessa è stato affidato al solo Magistero vivo della Chiesa, la cui autorità è esercitata nel nome di Gesù Cristo» (Dei Verbum, 10). Ma a ciò va aggiunto anche un invito a una felice convergenza delle competenze, dei carismi, dei lumi di tutti i credenti:

«Infatti, la comprensione, tanto delle cose quanto delle parole trasmesse, cresce sia con la riflessione e lo studio dei credenti, i quali le meditano in cuor loro, sia con la profonda intelligenza che essi provano delle cose spirituali, sia con la predicazione di coloro i quali con la successione episcopale hanno ricevuto un carisma certo di verità» (Dei Verbum, 8).

Tante potenzialità contenute nelle sacre Scritture, come prezioso messaggio di speranza per il mondo di oggi, rimangono inesplorate e improduttive, perché gran parte del popolo cristiano è inerte e muto, per indifferenza o per impreparazione, nei confronti del testo sacro.

Parola ed eucaristia

Una seconda relazione che deve essere considerata è quella tra Bibbia ed eucaristia. Infatti, la vicenda storica di Gesù, che scaturisce dalle profondità dell’essere di Gesù, consostanziale al Padre, è Parola di Dio in modo originario e insuperabile. Orbene, l’eucaristia, con tutta la realtà sacramentale che da essa promana, è memoria della Pasqua di Gesù, non nel senso psicologico del ricordo, sulla misura e secondo le leggi della memoria umana, bensì nella luce della potenza dell’amore divino manifestato nella Pasqua. In Gesù morto e risorto Dio proclama e attua la sua amorosa volontà di vicinanza all’uomo, di presenza nella storia, di perdono del peccato, di vittoria sulla morte, di inizio di una vita nuova. L’eucaristia è la concreta modalità storica con cui l’amore onnipotente di Dio, culminante nella Pasqua di Gesù, raggiunge il suo intento di rendersi realmente presente e operante in ogni momento della storia umana.

L’eucaristia è presenza viva e reale di Gesù, del suo mistero, del suo sacrificio, della sua Pasqua. Tutta la vicenda di Gesù, dall’incarnazione del Figlio preesistente alla dolorosa umiliazione del Crocifisso, alla glorificazione del Cristo risuscitato e datore dello Spirito, si ripropone a noi nell’eucaristia, in forza dell’interiore efficacia del sacrificio pasquale. Anche la Parola di Dio, contenuta nella Bibbia, è efficace in forza della Pasqua: altro non fa che proclamare l’efficacia dell’amore di Dio culminante nella Pasqua. Quindi la Bibbia è orientata e orienta all’eucaristia e alle altre celebrazioni sacramentali. Ma, se la parola biblica trova il supremo suggello e il radicale fondamento della sua efficacia nell’eucaristia, a sua volta l’eucaristia si fonda in un certo senso nella Bibbia.

La Bibbia, infatti, conserva e trasmette le parole con cui Gesù istituì l’eucaristia. La Bibbia ricorda il comando di Gesù: «Fate questo in memoria di me», a partire dal quale la Chiesa, obbedendo fedelmente al suo fondatore, celebra l’eucaristia.

La Bibbia, ancora, rievoca l’arco complessivo della storia della salvezza, annuncia i gesti mirabili dell’amore di Dio, ci introduce nei misteri della vita di Gesù e nel mistero del suo essere: in tal modo ci dà una comprensione distesa, piena e saporosa dell’amore di Dio, che nell’eucaristia è come compendiato e condensato.

La Bibbia, infine, presentandoci la fede di coloro che hanno aderito con tutta la loro vita alla Parola di Dio, ci offre gli spunti concreti per fare memoria di Gesù, non solo nel senso di compiere la celebrazione rituale, ma anche nel senso di impostare la nostra vita in modo tale che essa sia un’offerta del nostro corpo e del nostro sangue, cioè di tutto il nostro essere, al Padre e ai fratelli. La vita concretamente spesa nella carità è lo scopo ultimo dell’eucaristia.

Nel tendere a questo scopo, l’eucaristia si avvale anche della Parola di Dio, per l’intrinseca relazione che intercorre tra la Parola e la vita.

Parola e vita

È questa la terza relazione, che merita una sosta riflessiva:

la Bibbia incrocia la vita dell’uomo, secondo un complesso movimento che va dalla vita alla Parola e dalla Parola ritorna alla vita.

L’uomo accede alla Bibbia portando con sé la dignità e il peso della propria libertà, delle irrequiete ricerche, delle involuzioni spirituali, dei fremiti di coraggio e di speranza, delle conquiste effettive ma precarie nei vari settori dell’esperienza umana. L’intuizione, continuamente offuscata e rinnegata, ma sempre riaffiorante, di essere l’attonito, fragile,indegno custode dell’inafferrabile mistero di Dio; l’intuizione di essere lui stesso segno,cifra, parola di Dio, in un modo che Dio solo può chiarire, determinare, liberare dalle ambiguità e dalle distorsioni; l’intuizione di potersi pienamente attuare solo in un evento che lo eccede e lo mette in un atteggiamento di confidente abbandono e di umile adorazione: ecco, proprio questa intuizione, in cui culminano e si inverano le varie esperienze umane, è la condizione spirituale che l’evento della Parola di Dio suppone e fonda nel medesimo tempo.

Addentrandosi, poi, nella contemplazione della Parola di Dio; cogliendo nella storia sacra il mistero della volontà di Dio circa la storia umana; imbattendosi in una infinita varietà di situazioni umane illuminate e salvate dalla Parola di Dio; immergendosi, soprattutto, nella meditazione della vita di Gesù, l’uomo incontra la forma pura e autentica della vita umana, quella che Dio stesso ha proposto come luminosa rivelazione di se stesso.

Allora l’uomo ritorna alla vita di ogni giorno con una nuova luce di speranza. E anche con un impegno nuovo: testimoniare, con gli esempi concreti del proprio comportamento, la vittoriosa energia della Parola di Dio, che salva la libertà dall’illusoria autosufficienza, dai desideri ambigui, dalla prepotenza ottusa e dalle rinunciatarie disperazioni.

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