La Parola è il volto di Dio ! - p. Silvano Fausti S.J.


 
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"Tutti, dal Papa all’ultimo battezzato, siamo discepoli e, quando smettiamo di imparare, o siamo morti, e allora impariamo molto di più, oppure siamo rimbecilliti e abbiamo tradito il vangelo.

Gesù è venuto a rivelarci il vero volto di Dio, un Dio diverso da quello che affermano tutte le religioni e che è quello che tutti gli atei negano. È lo stesso Dio a presentarti il vero volto di Dio nella sua carne, la carne di Gesù e Gesù è il rivelatore del Padre, il Figlio. Abbiamo visto nel battesimo il Padre che parla e dice una parola che ripeterà nella Trasfigurazione. Dio non ha molte parole, ne ha una sola, il Figlio. Gesù si mette in fila con i peccatori, si immerge fin dentro la morte, la morte anche del peccato, perché in quell’acqua si sono immersi tutti i peccatori, tutto il popolo e tutte le generazioni fino ad Adamo. 

Il peccato di tutto il mondo pesa sull’Agnello di Dio e proprio in quel momento il Padre dice: “Tu sei il figlio mio diletto, in te mi sono compiaciuto”. Nella Trasfigurazione, per la seconda volta, dirà ai discepoli: “Questo è il mio figlio diletto, ascoltatelo”, dopo che Gesù ha predetto per la prima volta il mistero della sua passione.  

Quindi Gesù è la Parola stessa dal Padre e nel battesimo, come dice la traduzione più esatta, “Proprio così Gesù stesso dava principio”, a trent’anni la scelta di Gesù è il principio del mondo nuovo, quella scelta che il Padre definisce suo Figlio, la Parola che ha fatto il mondo, lo ha creato e lo restaura. 

Subito dopo si vede il contro-programma, nelle tentazioni. Figlio, se ti presenti per servire il Signore, preparati alla tentazione. ( Sir 2,1) 

Se voglio fare il bene sento la tentazione del male, ma se faccio il male non ho nessuna tentazione. Le tre tentazioni riguardano i tre colori del frutto proibito: “Buono da mangiare, bello da vedere, e desiderabile per essere come Dio”. 

Sono lo stile di Satana e Satana si presenta a Gesù dicendogli: “Di’ che queste pietre diventino pane”, e il pane rappresenta i beni, la vita, le ricchezze. “Sei figlio di Dio?”, la prima cosa che facciamo per mostrare che siamo figli di Dio è avere tante ricchezze, perché senza i soldi non si fa nulla. Gesù risponde con la Parola: “Sta scritto: Non di solo pane vivrà l'uomo”. 

La seconda tentazione è: “Ti darò tutta questa potenza e la gloria di questi regni, perché è stata messa nelle mie mani e io la do a chi voglio”. Gesù non glielo contesta, lui ha rinunciato ad avere uno Stato cristiano, un partito cristiano, non punta al potere. Puntare al potere e al dominio non è cristiano, distrugge le relazioni, l’umanità dell’uomo; Gesù punta al servizio, non punta alla ricchezza, a possedere, ma a dare. 

La terza tentazione è l’orgoglio, Dio è con me, mi obbedisce, io mi butto e Dio viene a prendermi.

Invece lo stile di Gesù è l’umiltà, l’obbedienza al Padre. Gesù risponde a Satana con la Parola. Solo la Parola del vangelo, di Cristo, mi impedisce di usare come mezzi privilegiati del mio ministero, quelli che Gesù ha rigettato come tentazioni diaboliche. Perché noi, modestia a parte, se avessimo un po’ di denaro, un po’ di potere politico e potessimo fare miracoli, avremmo risolto tutti i problemi. Sì, ma saremmo dalla parte di Satana.  

In Lc 6,20 viene spiegato cosa fa la Parola di Dio, c’è tutto il programma del vangelo nelle prime sei opere potenti che la Parola compie. 

Innanzitutto vediamo in Lc 4,16ss che Gesù va alla sinagoga a Nazaret, dove era stato trenta anni, e si mette a insegnare. Poi dichiara il senso di tutto il suo ministero e legge Is 61,1ss: 

Lo spirito del Signore Dio è su di me

perché il Signore mi ha consacrato con l'unzione;

mi ha mandato a portare il lieto annunzio ai miseri,

a fasciare le piaghe dei cuori spezzati,

a proclamare la libertà degli schiavi,

la scarcerazione dei prigionieri,

a promulgare l'anno di misericordia del Signore,

che è proclamare l’anno accetto a Dio, l’anno giubilare. Gesù realizza le condizioni per restare nella Terra promessa, quelle condizioni descritte in Lv 25, Dio è Padre e noi siamo fratelli, con tutto ciò che questo comporta.  

Gesù dice: “Oggi si è adempiuta questa Scrittura che voi avete udita con i vostri orecchi”, Gesù è colui che compie la Parola, la promessa di Dio, compiuta la quale entriamo nella Terra promessa, che è vivere da figlio e da fratello, è la Parola compiuta. Le persone gli chiedono di fare dei miracoli come è successo altrove, poi vogliono buttare Gesù giù dalla rupe, vogliono ammazzarlo e Gesù sene va.  

Il mezzo apostolico di Gesù è la Parola vissuta e testimoniata a costo della vita. Questa parola è stata rifiutata dai suoi di Nazaret, successivamente, di sabato, si trova a Cafarnao e si parla ancora della Parola e si dice che Gesù insegnava con exousia, con potere, la sua Parola ha il potere e il potere è l’attributo di Dio. Il primo risultato della parola di Gesù è che nella sinagoga di sabato (come se accadesse in una chiesa di domenica, quando tutti vanno a messa) esplode un indemoniato che prima andava devotissimo ogni sabato alla sinagoga. 

Davanti a Gesù esplode il male, perché uno può andare a messa tutte le domeniche, ma stare tranquillo e fare quello che gli pare nella vita.[…]  

Le potenti opere della Parola... 

La prima potente opera della Parola è toglierci la menzogna, la falsa immagine di Dio e di uomo, ci rende liberi dal male interiore che ci domina e che abbiamo sempre dentro, perché l’esorcismo dura fino alla fine, le tre tentazioni Gesù le avrà fino alla croce.  

La seconda la vediamo con l’episodio della guarigione della suocera di Pietro, Gesù si impadronisce della sua mano e lei che, prima aveva la febbre, si mette a servire. Servire significa essere come Colui che serve, cioè come Dio, perché Dio è amore e servizio.  

La Parola quindi ci libera dal male per renderci liberi per il bene, per amare e servire. 

La terza opera potente della Parola è rendere feconda la pesca dei discepoli, li chiama a diventare pescatori di uomini, e come loro sono “pescati”, cioè salvati dal mare della loro infecondità e della loro morte, come sono amati, possono a loro volta amare. 

La quarta opera potente è la guarigione del lebbroso, se noi amiamo i fratelli siamo passati dalla morte alla vita (1Gv 3,14) e la nostra vita non è più infetta di lebbra, di morte visibile.  

La quinta opera è la guarigione del paralitico che si sblocca e può camminare perché è stato perdonato. Il potere del Figlio dell’uomo, cioè di Dio, è di perdonare, per cui l’uomo può ora andare verso casa e in questa casa ci sarà poi la chiamata di Levi, e poi il banchetto, e poi Gesù cammina sulle spighe di sabato e i discepoli mangiano queste spighe ed è come se mangiassero di Lui.  

Gesù dice: “Il Figlio dell’uomo è Signore del sabato, il sabato è fatto per l’uomo”. Dio ci dona di passare dal sesto al settimo giorno, al sabato, di diventare come Lui mangiando di Lui. La Parola ci rende come Dio.  

La sesta opera potente è la guarigione della mano: per ricevere un dono bisogna avere la mano e Gesù guarisce la mano che era chiusa. Fin dall’inizio l’uomo tende la mano per prendere il frutto e la chiude per possedere e finalmente ora si apre per ricevere il dono di Dio, per lavorare, per donare.[…] 

Subito dopo c’è la scelta dei Dodici, è la Chiesa, fatta da dodici persone, una bella squadra che nessun allenatore metterebbe insieme perché composta da persone incompatibili tra loro. Questi uomini hanno però una cosa in comune: sono tutti chiamati perché amati.  

Stanno insieme non perché vanno d’accordo tra loro, ma per qualcos’altro di più profondo, e poi hanno in comune qualcosa di importante, l’ultimo, che è simbolo di tutti, tradisce, il primo, che è simbolo di tutti, rinnega, tutti gli altri fuggono al momento decisivo. Ciò che li accomuna è il peccato, in modo che io possa capire che Cristo è morto per me, mi ha amato e ha dato se stesso per me. 

E ciò che capita a me che sono pescato dall’abisso del mio peccato e della mia morte, capita ad ogni uomo, per questo posso essere chiamato e inviato agli altri per trasmettere la stessa esperienza a tutti. La Chiesa è fatta per questo. Sono Dodici come le tribù di Israele, tutto il popolo di Dio, persone qualunque che hanno imparato dal Figlio. 

 ‘Discepolo’ significa colui che impara, gli Apostoli sono tutti discepoli; quando uno smette di essere discepolo non è neanche apostolo, quando sei già imparato e sai tutto, fai quello che vuoi tu, non segui più il Signore. Tutti, dal Papa all’ultimo battezzato, siamo discepoli e, quando smettiamo di imparare, o siamo morti, e allora impariamo molto di più, oppure siamo rimbecilliti e abbiamo tradito il vangelo.

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