L'ultimo profeta, le sue parabole e il popolo - Appunti di Rosario Franza


 
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"Insomma a scaldarci il cuore, secondo Meier, non possono essere certamente le parabole del Nazzareno, la maggioranza delle quali sono attribuibili alla teologia dei singoli evangelisti, (ancora la teologia!), ma i detti, la fonte Q, sul regno di Dio e una interpretazione della Torah sicuramente sorprendente, a partire dai dieci comandamenti"

Le parabole sono generalmente considerate da quasi tutti gli esegeti come la fonte primaria delle stesse parole di Gesù di Nazareth, così ad esempio si esprime Alberto Maggi nei confronti della parabola del buon samaritano (Lc 10,25-37):<<Con la parabola del Samaritano, propria di Luca, Gesù modifica radicalmente due concetti fondamentali della religione, quello del credente e quello del prossimo>>, ma è proprio il Nazzareno l'autore della modifica oppure la teologia di Luca ? 

Da una serrata analisi storica critica cui è stata sottoposta la parabola del Samaritano da parte dello storico John P. Meier risulta che essa è una pura creazione di Luca, scrive infatti Meier:<<Ricapitolando, dunque, la parabola del Buon Samaritano, con la sua introduzione, è assolutamente lucana a qualsiasi livello immaginabile: la macrostruttura di Luca-Atti, la macrostruttura del racconto del grande viaggio, la struttura letteraria tipicamente lucana con l'aneddoto introduttivo seguito dalla parabola, il parallelismo esatto nella struttura letteraria prima dell'introduzione e poi della parabola, la teologia lucana che permea entrambe le parti della pericope bipartita, il lessico e la grammatica tipicamente lucane, e naturalmente l'attenzione tipica di Luca sulla figura del samaritano, che, in stile midrashico, è sostanziata da una narrazione anticotestamentaria>>. Ciò ovviamente non significa che il contenuto della parabola non sia coerente con il Gesù storico, ma solamente che essa non sia attribuibile al Nazzareno.

D'altra parte di tutte le parabole dei vangeli sinottici e del vangelo copto di Tommaso solamente quattro, a detta di Meier, provengono dal Gesù storico, tre per molteplice attestazione di fonti indipendenti e cioè quelle del "Granello di senape" (Mc 4,30-32 ; Mt 13,31-32 ; Lc 13,18-19), del "Grande Banchetto" (Mt 22,2-14 ; Lc 14,16-24) e dei "Talenti/Mine" (Mt 25,14-30 ; Lc 19,11-27) e la quarta quella dei "Fittavoli Malvagi della vigna" (Mc 12,1-11; Mt 21,33-43; Lc 20,9-18 ) che soddisfa i criteri di imbarazzo, discontinuità e coerenza e, detto per inciso, il vangelo copto di Tommaso, secondo John P. Meier  è dipendente per la maggior parte dei detti dai vangeli sinottici, con una preferenza per quello di Luca.

Quindi il Gesù storico che esce dall'analisi dell'autenticità delle parabole nel quinto volume di "Un ebreo marginale - Ripensare il Gesù storico" è un "profeta escatologico sul modello di Elia, inviato a Israele al culmine della sua storia per iniziare la riunione di tutto il popolo, un popolo preparato alla venuta definitiva del regno di Dio da un'attuazione radicale della sua volontà secondo la Torah interpretata da Gesù".

E ancora così si esprime John P. Meier nella conclusione del quinto volume della sua opera relativamente alla ricostruzione scientifica del Gesù storico:<<Non si tratta di negare che le parabole devono avere un posto in tale ricostruzione. Ma rispetto al ruolo di primo piano del profeta escatologico sotto la guida di Giovanni il Battista, rispetto alla predicazione centrale del regno di Dio presente e futuro - un regno proclamato in parole (non paraboliche)e rappresentato con azioni -, rispetto all'attività di un operatore di miracoli simile a Elia, rispetto alla chiamata e alla formazione dei discepoli e in particolare dei Dodici, rispetto alle interpretazioni sorprendenti della Torah per il tempo finale - rispetto a tutto questo, le parabole autentiche, ben poche, si riducono di importanza. Senz'altro hanno un ruolo da svolgere nella nostra ricerca sul Gesù storico. Ma è un ruolo modesto e secondario. In questo c'è una certa ironia. Alla luce del ruolo sproporzionato attribuito alle parabole dalla maggior parte dei ricercatori contemporanei, i risultati del volume 5 ci hanno portati a sperimentare un sorprendente rovesciamento escatologico della conoscenza. Il Gesù storico potrebbe anche esserne soddisfatto>>.

Insomma a scaldarci il cuore, secondo Meier, non possono essere certamente le parabole del Nazzareno, la maggioranza delle quali sono attribuibili alla teologia dei singoli evangelisti, (ancora la teologia!), ma i "detti", la fonte Q, sul regno di Dio e una interpretazione della Torah sicuramente sorprendente, a partire dai dieci comandamenti.                
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