Non c'è Dio nei palazzi sacri del potere - fra Alberto Maggi OSM



 

 
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L’azione  dello Spirito è quella, come dirà Gesù, “di annunciarvi le cose nuove, le cose future”. Allora compito della chiesa, compito dei credenti, alle nuove situazioni di bisogno delle persone, è trovare nuove formulazioni. Il rischio purtroppo, il dramma della chiesa, è che ai nuovi bisogni risponde con formule antiche. Allora ecco che la gente non ascolta.(…)

 

Luca apre il suo Vangelo con uno scenario grandioso. Scrive “Al tempo di Erode, re della Giudea, vi era un sacerdote di nome Zaccaria, della classe di Abia, e sua moglie era delle figlie di Aronne, e si chiamava Elisabetta”. L’evangelista ci sta presentando il fior fiore dell’aristocrazia sacerdotale in Israele.

 

Abbiamo un sacerdote che è della classe di Abia, l’ottava classe – le classi sacerdotali erano ventiquattro, quindi era nella hit parade delle dieci più importanti. Ed è sposato con – niente di meno che – a Elisabetta, che era una dei nipoti di Aronne e quindi di Mosè.

 

L’evangelista dipinge questa pennellata per far vedere la meraviglia di queste persone, “erano giuste davanti a Dio e osservavano irreprensibili tutti i comandamenti e i precetti del Signore”. Il termine ‘giusto’ non ha il nostro significato di giustizia morale, ma significa ‘quelli che sono fedelissimi non soltanto ai comandamenti, ma ai ben 613 precetti che i rabbini, i farisei, gli scribi, avevano estrapolato dalla legge di Mosè.

 

Erano 365 proibizioni – 365 come i giorni dell’anno – e 248 comandamenti. Ebbene, viene presentato questo quadro con il fior fiore dell’aristocrazia sacerdotale, persone pie, persone devote; quando uno sta per fare un “oh” di meraviglia, ecco, nello stile classico di Luca, presenta le persone su un piedistallo, quando sei affascinato da queste persone, toglie il piedistallo e rovinano per terra.

 

E infatti ecco la doccia fredda, “non avevano figli perché Elisabetta era sterile e tutti e due erano avanti negli anni”. La sterilità nella Bibbia non è un fatto fisiologico, ma era un peccato, era sterile la stirpe dell’empio. L’evangelista sta dicendo che queste persone, con tutta la loro santità, le loro devozioni, le loro pietà, sono incapaci di adempiere all’unico grande comandamento che Dio aveva lasciato e qual era? Crescete e moltiplicatevi.  Quindi, tanta devozione, tanta pietà, tanta forma di vita religiosa, in fondo non producono niente. Ebbene, a Zaccaria viene data una possibilità unica, straordinaria. Viene scelto per servire, per bruciare l’incenso al tempio, ed era un compito privilegiato. Perché, abbiamo detto erano 24 categorie sacerdotali, si calcola che al tempo di Gesù esistessero circa 18.000 sacerdoti, ebbene, veniva estratto a sorte un sacerdote per entrare una settimana in servizio al tempio ed offrire l’incenso al Signore.

 

Era una possibilità rarissima, e comunque unica nella vita, perché quando uno aveva avuto questo privilegio di entrare nel tempio, poi non poteva essere estratto a sorte finché tutti gli altri 18.000 sacerdoti non ne avessero avuto la possibilità. Abbiamo delle cronache abbastanza tremende … c’è scritto nel Talmud che un concorrente aveva eliminato l’altro infilzandogli un coltello nel cuore … l’importante è il culto a Dio. Se poi per il culto a Dio ammazzo qualcuno, questo è relativo.

 

Ebbene, mentre Zaccaria è nel tempio, scrive Luca gli appare “un angelo del Signore”. Quando nei Vangeli troviamo l’espressione Angelo del Signore, non si intende mai un angelo inviato dal Signore, ma è Dio stesso. Gli ebrei tenevano distante Dio dall’uomo, allora per evitare che Dio si contaminasse entrando in contatto con l’uomo, usavano la formula Angelo del Signore. Quindi non è un Angelo, ma Dio stesso che gli si presenta.  Ebbene, gli si presenta e gli annunzia la nascita di un figlio. Il sacerdote è sconcertato, lui era entrato nel santuario per svolgere un rito ben preciso, dove le novità sono assenti. La liturgia non prevede spazi di novità, la liturgia - potrà sembrare una sparata - ma la liturgia è atea, perché la liturgia prevede tutto quello che bisogna fare, quello che bisogna dire, gesti, momenti, e se Dio volesse intervenire con una parola profetica, nella liturgia per Dio non c’è posto, perché “non è previsto qui”.

 

Quindi ecco che il sacerdote sta in questo servizio, Dio gli parla, ma nei tempi liturgici che lui seguiva, probabilmente scrupolosamente, non era prevista questa incursione di Dio. E quindi le parole di Dio, dell’angelo, sono delle novità che lui non comprende, anche perché cosa viene a dire Dio?   "Che il figlio che nascerà …" e qui Luca cita una profezia di Malachia, però censurandola. La profezia di Malachia annunziava che il Messia avrebbe condotto il cuore (cuore significa ‘la mente, la coscienza’) dei padri verso i figli e dei figli verso i padri, cosa fa Dio, l’angelo? Gli dice che questo figlio che nascerà “verrà per condurre i cuori dei padri verso i figli”, e i figli verso i padri? No.

 

E’ l’antico che si deve sforzare per accogliere il nuovo e non il nuovo che deve accettare le categorie dell’antico. Quindi è il cuore dei padri che deve cambiare. Allora il povero Zaccaria obietta e dice “Io sono vecchio e mia moglie è avanti negli anni”, e alle obiezioni di Zaccaria, l’angelo, che è Dio, risponde “Io sono Gabriele”. Chiaro, questa traduzione non ci rende l’idea dell’impatto; cosa c’entra? Zaccaria dice “sono vecchio” e l’altro gli dice “sono Gabriele”, se si chiamava Pippo era lo stesso.

 

E’ che Gabr El significa la forza di Dio. Quindi non ha creduto alla forza di Dio. E cosa fa? Rimane muto.  Non ha ascoltato la parola di Dio e quindi una istituzione religiosa, di cui il sacerdote Zaccaria era rappresentante, che non ascolta la parola di Dio, non ha nulla da dire alla gente. Ma quello che è strano è che rimane in servizio. All’istituzione religiosa, un sacerdote muto non crea nessun problema; i problemi li creano i sacerdoti che parlano e quindi rimane muto.

 

Poi dopo lo sappiamo che Zaccaria torna a casa e a casa inizia il processo di trasformazione; da sacerdote diventa profeta. E, quando c’è da fare la scelta del nome del bambino, e vogliono secondo la tradizione chiamarlo Zaccaria, come il padre, Zaccaria prende una tavoletta e dice “No, si chiamerà Giovanni”. Ha capito che c’è una novità e in quel momento, pieno di Spirito Santo, incominciò a profetizzare.

 

Incomincia la novità radicale della parola di Dio, così come emerge nei Vangeli. Poi c’è la scena seguente, che adesso tratteggiamo soltanto. A Gerusalemme l’angelo Gabriele ha fatto fiasco. Era andato – pensate – nella regione santa, nella città santa, nel tempio, ma non solo nel tempio, nel Santo dei Santi, il luogo più sacro del tempio, da un sacerdote, e non è stato creduto.

 

Adesso è difficile; deve andare in una regione talmente disprezzata che non ha neanche un nome; Galilea deriva dal disprezzo con cui il profeta Isaia ha indicato questa regione, chiamandola “il distretto dei pagani”. ‘Distretto’ in ebraico è Gelil, da cui Galilea. Deve andare in un villaggio di trogloditi, Nazaret, un villaggio malfamato e, addirittura, a una donna.

 

E non può essere creduto che l’angelo del Signore sia inviato a una donna. Perché? Perché lo sappiamo, i rabbini, sempre tutti meticolosi – sapete la Bibbia è la parola di Dio, però è scritta da uomini e qualcosa loro se la sono ritagliata a proprio vantaggio – decretavano che Dio non ha mai rivolto la parola a nessuna donna. Mai!

 

Poi dallo scrupolo … dice “Beh, una volta c’è stata poi s’è subito pentito”, perché Dio ha rivolto la parola a Sara, e siccome la povera Sara gli ha risposto con una piccola bugia, il Padreterno, così permaloso, se l’è legata al dito e da quella volta – guardate la Bibbia – non ha rivolto più parola a nessuna donna.  E per questo le donne non erano credibili. Ebbene, mentre a Zaccaria aveva annunziato un avvenimento che nella storia di Israele tante volte era accaduto, che una donna sterile o avanti con gli anni avesse un figlio, a Maria Dio, l’angelo di Dio, deve annunziare qualcosa di nuovo: diventare la madre del figlio di Dio. Ebbene, questa donna, che non era … sapete i pittori poi cercano di correggere questa immagine, e la dipingono sempre pia, devota in preghiera, ma l’evangelista nulla ci dice di tutto questo. E’ soltanto una donna. E questa donna accetta. E la parola di Dio è accolta, fiorisce in una maniera nuova e straordinaria.

 

Ma, sempre andando avanti, vediamo un curioso episodio che l’evangelista ci presenta, che è l’inizio del capitolo . E questo lo vediamo perché l’evangelista crea suspense ed è un episodio che inizia in maniera un po’ retorica, un po’ ampollosa, volutamente roboante. Scrive Luca “Nell’anno quindicesimo dell’impero di Tiberio Cesare”, Tiberio Cesare è l’imperatore, cioè colui che, secondo le categorie dell’epoca, era la persona più in alto di tutte. Era la persona più vicina a Dio. Sappiamo che a quell’epoca gli imperatori, i re, tutti coloro che detenevano un potere, avevano la condizione divina. Quindi l’evangelista ci presenta la persona che in quel mondo è quella che è più in alto, che ha la condizione. Sappiamo sempre dagli Atti degli Apostoli, che, quando Erode Agrippa, il nipote di Erode il Grande, parla, la gente come lo acclama? Dice “E’ voce di un Dio!”, perché quando parla il potente, è Dio stesso che parla.

 

Allora l’evangelista ci presenta Tiberio Cesare, il massimo. “Mentre Ponzio Pilato”, che era il governatore della Giudea, quindi la persona più importante, il rappresentante di Tiberio in Giudea, “Erode tetrarca della Galilea, Filippo suo fratello, tetrarca dell’Iturea e della Traconitide, e Lisania”, ci mette addirittura questo poco conosciuto Lisania, e ne vedremo il perché, “sotto i sommi sacerdoti Anna e Caifa”.

 

Cosa ha voluto fare l’evangelista? Ha voluto enumerare i sette personaggi più importanti dell’epoca. Quindi il numero lo sapete rappresenta quello che è completo, è pieno – potremmo chiamarlo il G7 dell’epoca, e crea suspense. “La parola di Dio venne su …” – noi quando leggiamo il Vangelo, per gustarlo dobbiamo sempre metterci nella condizione dei primi ascoltatori che non sapevano mica come andava a finire.

 

Qui sono riuniti i grandi della terra, dal punto di vista della società civile, ma mescolata con la religione; c’è l’imperatore, per quello che riguarda la Giudea, ci sono addirittura due sommi sacerdoti, il sommo sacerdote era il rappresentante di Dio. Quando si metteva tutti i paramenti, si diceva che fosse come vedere Dio.

 

Allora “la parola di Dio” fu rivolta a chi? A chi andrà la parola di Dio? La parola di Dio andrà all’imperatore, che è figlio di Dio? Da Ottaviano in poi si fregiava del titolo di Augusto, divino … La parola di Dio andrà indubbiamente a chi? Andrà ai sommi sacerdoti, i più vicini a Dio? Ed ecco la sorpresa, “la parola di Dio venne su Giovanni, figlio di Zaccaria, nel deserto”.

 

E cosa ci fa Giovanni nel deserto? A quell’epoca il sacerdozio non era, come poi diventerà, una chiamata, una vocazione, era una stirpe sacerdotale. Il sacerdozio si trasmetteva di padre in figlio e perché Giovanni, all’età di diciotto anni, secondo come era comandato, non si è presentato al tempio per essere esaminato, per vedere che non avesse nessuno difetti che gli impedissero di essere sacerdote?  

 

Giovanni, ecco il nuovo che avanza, ha scelto il deserto. Allora la parola di Dio evita i palazzi sacri del potere che sono sempre refrattari e ostili a Dio; quando Dio deve rivolgersi … deve far conoscere la sua volontà, evita accuratamente le persone religiose e le istituzioni religiose, perché sa che sono refrattarie e ha bisogno di uomini veri, di uomini in carne ed ossa, come Giovanni qui nel deserto.

 

E perché sceglie Giovanni? Perché gli doveva far annunziare un messaggio di “cambiamento”.  Nell’istituzione religiosa tutto si può proporre meno che il cambiamento; le novità, nell’istituzione religiosa, vengono viste con paura, con preoccupazione, come un attentato alla loro sicurezza, ecco perché aveva bisogno di un personaggio nuovo, perché c’era questa immagine di cambiamento.

 

E così via, adesso soltanto degli accenni per far vedere come la parola di Dio nel Vangelo di Luca, sceglie sempre persone in carne ed ossa e mai l’istituzione religiosa … sapete che i luoghi più pericolosi per Gesù sono sinagoghe e templi, è lì che cercheranno di accopparlo, non quando frequenta pubblicani e prostitute.

 

Finché il culmine di questa parola lo troviamo negli Atti degli Apostoli, in un piccolo trafiletto, ma è l’indicazione della comunità cristiana, secondo l’ideale di Luca. Quando Pietro venne liberato dalla prigione dove Erode lo aveva rinchiuso, cosa fa?  Non è andato nella chiesa ufficiale, quella retta dal tremendo Giacomo, l’ultra conservatore, ma andò in quella che oggi potremmo chiamare una comunità di base, tant’è vero che non gli aprono, figuratevi!

 

Pietro, il capo della chiesa, che viene da noi. E gli fanno fare un po’ di anticamera, il povero Pietro che bussa … e dove va? Va nella casa di Maria, la madre di Giovanni, e il terzo personaggio è Rode.  Luca, quando vuole presentare una comunità, la presenta sempre con tre personaggi. Cosa ci vuole dire l’evangelista?

 

Ecco la comunità cristiana ideale: è una comunità che è presieduta dall’amore, la madre significa l’amore incondizionato, la madre è colei che ama il figlio indipendentemente dal suo comportamento, è centrata sul Vangelo, Giovanni Marco è l’autore del Vangelo di Marco, e si esprime nel servizio, Rode. Quindi la comunità cristiana autentica è quella presieduta dall’amore, centrata sul Vangelo, sulla parola di Dio e si esprime nel servizio.


Tratto da:

Intervento in occasione della presentazione del Volume  di Arturo Paoli "Omelie Fuoritempio" - Parrocchia di S. Frumenzio – Roma  - 10/02/2010

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