Nessuna regola, ma opere di vita ! - p. Alberto Maggi OSM



 
Testi, conferenze, interviste  di :

  Alberto Maggi

- Clicca Qui

Carlo Maria Martini

- Clicca Qui

- Clicca Qui

Josè Maria Castillo

- Clicca Qui

Vito Mancuso 

- Clicca Qui

Enzo Bianchi

- Clicca Qui

Altri Autori e Testi completi in diversi formati

- Clicca Qui

Appunti di Rosario Franza

- Clicca Qui

Home Page

- Clicca Qui


Nella risposta che  ha dato a Filippo, ha detto: “Credetemi io sono nel Padre e il Padre è in me, se non altro credetelo per le opere”(Gv 14,11) . Sono, non tanto le parole, ma le opere che manifestano Dio in Gesù e queste opere, abbiamo detto, sono opere che comunicano vita, opere nelle quali Dio non si sostituisce all’uomo, ma potenzia l’uomo. Il Dio di Gesù non è un Dio che assorbe l’uomo, ma un Dio che lo potenzia.[…]

Nel capitolo 4 del vangelo di Giovanni, un episodio importantissimo che ci farà capire tante cose sulle opere di Gesù: “Si recò di nuovo a Cana di Galilea dove aveva cambiato l’acqua in vino” (Gv 4,46). […]

Il cambio dell’acqua in vino, è il cambio dall’antica alla nuova alleanza, è il cambio dalla religione del merito a quella del dono. Nella religione ebraica, i sacerdoti avevano fatto sì che l’uomo si sentisse sempre impuro nei confronti di Dio e bisognoso sempre di purificarsi. Con Gesù, invece, c’è il vino. Il vino è il simbolo dell’amore. Nelle nozze di Cana si cambia l’alleanza, non più quello che l’uomo deve fare per Dio in questa purificazione continua, ma quello che Dio fa per l’uomo.

E’ il passaggio dalla religione alla fede.[…] Noi non meritiamo l’amore di Dio per i nostri impegni, per i nostri sforzi e per la nostra condotta, ma l’accogliamo come dono gratuito da parte sua.

L’evangelista sottolinea che è stato a Cana dove c’è stato questo cambio, e adesso ci fa vedere gli effetti di questo cambio.[…]

In questo personaggio anonimo l’evangelista raffigura chiunque esercita un potere. Tutti coloro che detengono, esercitano un potere, sono identificati in questo personaggio. “Un dignitario reale il cui figlio” - l’articolo, nel testo greco , indica che è l’unico figlio – “era infermo a Cafarnao” (Gv 4,46).

Tanto potere e tanta debolezza: sei tanto potente - sei un dignitario reale, un uomo che vive nelle alte sfere - eppure il tuo unico figlio, cioè il tuo erede, è infermo.

“Questi dunque, udendo che Gesù era giunto dalla Giudea in Galilea, andò da lui e gli chiedeva di scendere e guarire” (Gv 4,47). Più che una richiesta, sono ordini imperativi. L’uomo è un potente, si rivolge a colui che crede che sia più potente di lui, su questo inviato di Dio, per il suo concetto che ha di Dio: il Dio potente, e gli chiede: “Scendi e guarisci”.[…]

Gesù risponde anche male.

Gli evangelisti non ci vogliono trasmettere una storiella dell’incontro di Gesù con un padre angosciato. Non sarebbe ammissibile che Gesù di fronte ad un padre angosciato per il figlio in fin di vita, gli risponda come adesso sentiremo in questa risposta; qui c’è qualcosa di più profondo.[…] Gesù risponde al singolo parlando al plurale perché la ricerca di segni prodigiosi caratterizza la mentalità di coloro che vivono, come il dignitario, nella sfera del potere, coloro che attendono la salvezza soltanto attraverso dimostrazioni di potere. Ecco perché Gesù dice:“Se non vedete segni e prodigi non credete”.[…]

All’uomo abituato al potere, e chi abita nelle sfere del potere pensa a un Dio di potere, Gesù dice: ecco la vostra mentalità, voi se non vedete azioni portentose non credete.

In questo brano del vangelo vedremo che Gesù inverte questa posizione. Tante volte vanno da Gesù e gli chiedono: “Dacci un segno da vedere, perché poi noi possiamo credere”. Mostraci un segno, si intende sempre qualcosa di straordinario, di spettacolare così noi vediamo e crediamo. In questo brano Gesù inverte la proposta, non fa un segno che noi possiamo vedere per credere, ma Gesù dice: “Credi e tu stesso diventerai un segno che gli altri possono vedere”.[…]

Tra Dio e il potere c’è incompatibilità, perché il potere domina e schiaccia le persone. Gesù rimprovera tutta la categoria: “Se non vedete segni e prodigi non credete”.

L’attività di Gesù, in tutti i vangeli, esclude qualunque manifestazione di potere. Tutti i segni e le opere di Gesù sono tutte all’insegna di una comunicazione di vita.

“Ma il dignitario insistette: «Signore scendi prima che il mio ragazzo muoia»” (Gv 4,49). Ed ecco una indicazione che ci dà l’evangelista, non parla di mio figlio, ma parla del mio ragazzo: in greco questo è un termine che indica dipendenza, sottomissione.

 “Gesù gli disse: «Vai che tuo figlio vive»” (Gv 4,50).  Qui c’è lo scontro fra due mentalità, fra l’uomo potente che crede in Gesù come una manifestazione di un Dio potente e gli dice: “Scendi e guarisci”, e Gesù che dice: “No, sei te che devi scendere, non sono io che devo scendere, io sono già sceso[…]

Gesù, all’insistenza, dice: “Vai che tuo figlio vive”. Gli ricorda tuo figlio, non il tuo ragazzo, c’è qualcosa che non va in questo rapporto tra padre e figlio. Il dignitario, parlando del figlio, ha parlato di ragazzo, termine che in greco significa dipendenza e sottomissione. Gesù gli ricorda che non è il ragazzo, è tuo figlio, il tuo primogenito.

Ed ecco il primo dei cambiamenti importanti che ci fa capire com’è l’azione di Dio e come Dio potenzia l’uomo. E’ stato presentato, questo individuo, come dignitario, c’è lo scontro con Gesù, e l’uomo credette. Ed ecco che l’evangelista dice: “L’uomo credette alla parola datagli da Gesù e andò” (Gv 4,50).

Nella misura che l’uomo incomincia a scendere, viene abbandonato il dignitario e incomincia a diventare uomo. L’incontro con la parola di Gesù ha umanizzato l’individuo che ha lasciato perdere la sua carica e finalmente si è umanizzato. Ma ancora il processo di conversione non è completo.

“Quando già stava scendendo, lo incontrarono i suoi servi che gli dissero che il suo ragazzo viveva. Chiese loro a che ora avesse incominciato a migliorare ed essi gli risposero: all’ora settima” (Gv 4,51-52). L’ora settima è l’ora dopo la morte di Gesù, nella quale Gesù comunica il suo Spirito. L’evangelista ci vuol fare comprendere che questi sono gli effetti della effusione dello Spirito su quanti lo hanno accolto. Ed ecco il finale: il Padre.

Guardate che evoluzione: è iniziato con il dignitario, quello che sta in alto, incontra Gesù e gli dice: «Scendi». Gesù gli risponde: «No, scendi te». Lui scende e diventa uomo. Quando completa la discesa, ecco che finalmente diventa padre: dignitario, uomo, padre.

Ecco qual'era la malattia del figliolo, ecco perché il figliolo stava morendo. E ricordo, come avevo detto prima, che nella mentalità dell’epoca è il padre colui che trasmette la vita, la madre non c’entra niente. Ma questo figliolo non aveva il rapporto con un padre, ma aveva il rapporto con un dignitario reale. E il dignitario reale non poteva trasmettere vita. Gli mancava il padre, gli mancava quello che gli trasmetteva vita e nella vita lo manteneva.

“Il padre si rese conto che era stata quella l’ora in cui Gesù gli aveva detto: «Tuo figlio vive»”. - ecco torna di nuovo l’espressione: tuo figlio – “E credette in lui con tutta la famiglia”(Gv 4,53). Appare finalmente: la famiglia

Prima non c’era la famiglia, era la casa del dignitario, della persona importante. Quando finalmente, dall’incontro con Gesù, il dignitario si umanizza, diventa uomo. Continua a scendere e diventa padre cioè comunica vita, ed ecco che appare la famiglia.

Questo è un brano molto importante e l’evangelista lo conclude: “Stavolta Gesù compì questo come secondo segno” (Gv 4,54) - non miracolo, lasciò un segno .

Chi è che ha agito, chi è che ha guarito il figlio? Gesù o questo uomo? Tutti e due insieme. E’ stato dall’incontro con Gesù, ma Gesù non ha mosso una paglia, Gesù non ha fatto niente, non è che Gesù ha operato un miracolo a distanza. Il figlio moriva perché gli mancava il padre, il padre non gli trasmetteva vita. Quando il padre comprende, si converte e lascia stare il ruolo che riveste nella società, si umanizza e poi finalmente diventa padre, ecco che il figlio rivive. […]

Le opere di Gesù sono in una comunicazione vitale all’uomo, che spetta poi all’uomo trasmettere. Dio non si sostituisce all’uomo. […] Questa è una delle opere che ha compiuto Gesù e vedete che non c’è bisogno di andare nelle azioni prodigiose, straordinarie di una divinità, ma nel comune quotidiano.

Tutte le opere di Gesù, sono una comunicazione incessante di vita perché quanti lo accolgono trasmettano vita agli altri.

Nota del curatore :

Il testo è tratto dalla  conferenza di Alberto Maggi dal titolo "Il Dio Impotente" del 15/01/2003 .  

Il testo completo può essere scaricato da : http://www.studibiblici.it/index.html

<



   
[ la Solidarietà ][ il Sociale ][ la Fede][ Forum ][ Contatti ][ Il blog Solidando ]