Il Movimento delle Beatitudini: Una Nuova Umanità ! - p. Juan Mateos S.J.


 
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"Gesù distinse due epoche nel regno di Dio: una storica, da intraprendere adesso, e una finale, in cui il trionfo di Dio sarà completo. Egli è venuto ad inaugurare la prima epoca e stabilirà un movimento che costituirà l’inizio del regno di Dio nel mondo." 

Ora arriviamo a ciò che gli evangelisti ci dicono sul messaggio che Gesù ha portato in questa situazione tesa e confusa.

 

Giovanni Battista, un uomo molto austero, sembra esortasse la gente a cambiare lo stile di vita, dicendo che il regno di Dio, speranza del popolo giudeo, era vicino (Mt 3,2). Dalla Galilea arrivò Gesù, un carpentiere di Nazareth (Mc 6,3) e Giovanni Battista lo battezzò. Così Gesù rimase con l’umanità colpevole, impegnandosi a compiere la sua missione per il bene di tutti (cfr. 2Cor 5,21).

 

Da allora Gesù fu investito del ruolo di Messia, il capo inviato da Dio. Lo Spirito, che è la potenza di Dio, venne su di lui e la voce del Padre lo dichiarò suo Figlio, Re e Servo.

 

Per Israele, essere un re significava salvezza; essere un servo, salvezza per tutti (Is 42,1-4, 6; cfr. Mt 12). Re significava trionfo, Servo, sofferenza (Is 53,3-12). Queste categorie, disseminate nell’Antico Testamento ed ora riunite nella persona di Gesù, dimostrano che nel piano di Dio l’idea del Messia non era la stessa di quello atteso dai giudei. Ma la sua missione, cioè essere Re e Servo al contempo, era instaurare la giustizia e difendere i poveri e gli sfruttati (Sal 71,1-4, 12-14; Is 42,1-4; 49,9-13). Gesù superò il test (la tentazione nel deserto) che autenticò la sua missione come Messia e Servo, allontanando ogni pretesa di potere politico e gloria in questo mondo (Mt 4,9-10; Lc 4,5-8).

 

Era chiaro dall’inizio che il regno di Dio non sarebbe stato stabilito attraverso la violenza o la guerra e che il Messia non sarebbe stato un generale trionfatore o un leader nazionalista. Inoltre, usare il potere e la gloria (l’onore, il prestigio, il denaro) per istaurare il regno di Dio era contrario alla volontà di Dio, facendo della persona uno strumento del Satana.  

Dopo il suo battesimo e dopo aver ricevuto l’incarico divino, Gesù tornò in Galilea, dove iniziò la sua vita attiva. Come Giovanni Battista, egli predicava il cambiamento di vita, perché il regno di Dio era vicino (Mt 4,17).

Comunque egli non cercava di dire le stesse cose di Giovanni. Per uest’ultimo il regno sarebbe iniziato con un tremendo giudizio (Mt 3,12); per Gesù invece il regno era qualcosa di nuovo che Dio stava offrendo all’umanità.

Naturalmente la gente interpretava questo regno secondo le proprie idee, cioè le aspettative di un cambiamento nella storia di Israele che avrebbero portato ad un tempo finale di prosperità e trionfo sotto il governo del Re-Messia. Quando Gesù disse che il regno era vicino, la gente cominciò ad aspettarsi il colpo di stato in cui il Messia avrebbe combattuto e sconfitto i romani, mettendo fine alla dominazione straniera, riformando le istituzioni nazionali.

 

Ma Gesù distinse due epoche nel regno di Dio: una storica, da intraprendere adesso, e una finale, in cui il trionfo di Dio sarà completo. Egli è venuto ad inaugurare la prima epoca e stabilirà un movimento che costituirà l’inizio del regno di Dio nel mondo.

 

La venuta del regno era la buona notizia (Mc 1,15), specialmente per i poveri e gli oppressi, come aveva annunciato l’Antico Testamento (Lc 4,18-19; Mt 11,5). La buona notizia stabiliva che essi sarebbero stati liberati e non sarebbero più stati nel bisogno. Questo era il messaggio di Dio portato da Gesù: un’era di uguaglianza, abbondanza (Lc 2,51-53) e fratellanza, in cui il solo re sarebbe stato Dio stesso.

 

Come avevano sperato, si trattava di un cambiamento del corso della storia – sotto forma di una nuova società umana.

 


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