La religione senza Compassione e Misericordia ! - p. Alberto Maggi OSM



 
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"Gesù ribalta completamente il concetto di prossimo, allora abbiamo visto il primo concetto è quello del credente colui che assomiglia al Padre praticando un amore simile al suo, il secondo concetto quello di prossimo, il prossimo non è più colui che viene amato ma colui che ama come Dio ama.. "

Nella Chiesa c’è stato un mutamento radicale tra il terzo e quarto secolo perché da fede perseguitata si è trovata all’improvviso essere una religione imposta. E come si impone una religione?  ...  attraverso la paura, attraverso il terrore.

Come si fa ad obbligare le persone ad osservare certe regole bislacche o certe regole assurde? attraverso la paura, ma paura di chi? Non certo la paura di una persona, ma attraverso la paura di Dio. [...]  il cristianesimo si è trovato a imporre la sua dottrina attraverso la paura, attraverso quello che abbiamo definito, il terrorismo religioso.

Ora l’imbarazzo è che tra i vangeli se ne è trovato uno che è tutto un inno alla misericordia sconfinata da parte di Dio.

Allora come si fa con questo vangelo?

Ebbene questo vangelo dove si è potuto si è annacquato, dove si è potuto si è manipolato, o addirittura si è censurato, è il triste destino del vangelo di Luca che adesso riscopriamo nella sua pienezza, ma pensate soltanto a quell’annuncio che ormai è entrato nel nostro DNA perché l’abbiamo tante volte recitato, ascoltato, letto, quando noi diciamo: Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra, a chi? .... agli uomini di buona volontà.

Questo contraddice quello che abbiamo detto fin ora, dicevamo che Dio il suo amore non lo concede per i meriti delle persone, ma per i loro bisogni, allora se diciamo che la pace è per gli uomini di buona volontà sono quelli che lo meritano, ma l’evangelista non si è sognato di scrivere una cosa del genere, nell’annuncio ai pastori, considerati peccatori, abbandonati da Dio, che il Signore alla sua venuta avrebbe dovuto eliminare, Luca scrive che le schiere angeliche cantano: "Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini amati dal Signore".  A tutta l’umanità.

La pace in ebraico si traduce con “shalom”, che è molto più ricco del vocabolo italiano “pace”, indica tutto quello che concorre alla felicità dell’uomo; e cosa concorre alla felicità dell’uomo?  La salute, il lavoro, l’amore ...

Allora la volontà di Dio, ed è così che si apre il vangelo di Luca,  coincide con quella che è la massima aspirazione degli uomini, e qual è la massima aspirazione degli uomini?

La felicità !

Dio vuole che gli uomini siano felici, del resto se noi diciamo che Dio è Padre cosa desiderano i genitori per i figli? che siano felici e che cosa non fanno per la felicità dei loro figli ! ?

Quindi il vangelo di Luca si apriva con questa bellissima immagine, che la pace, compresa nel senso di felicità, sia per gli uomini amati da Signore.

Il Creatore che ama la sua creatura la vuol vedere realizzata, ma questo mutamento genetico radicale per la Chiesa non andava, perché gli uomini dovevano tornare a meritare l’amore di Dio attraverso le osservanze religiose, allora semplicemente si è manipolato il testo di Luca ed è arrivato fino al Concilio Vaticano II e quanto tempo ci vorrà ancora perché venga tolto dalla liturgia, dalla nostra mente, con quello: pace in terra agli uomini amati dal Signore.

Tutto il vangelo di Luca è all’insegna della misericordia, una misericordia che creava imbarazzo dall’inizio alla fine, per andare alla fine, la crocefissione, non era una maniera per eseguire condanne capitali, le condanne capitali, le condanne a morte, secondo la legislazione ebraica venivano eseguite mediante la lapidazione, secondo la legislazione dei dominatori romani veniva eseguita mediante la decapitazione, e la croce?

La croce non era una maniera per eseguire le condanne a morte, ma era una orrenda orribile tortura che veniva inflitta a determinati criminali, la feccia della società, agli schiavi ribelli, ebbene per Gesù è stata scelta la crocefissione per un solo motivo; non bastava, non era sufficiente ammazzare Gesù, perché se ammazzi Gesù crei la figura del martire quindi la situazione è peggio di prima.

Allora non bastava ammazzare Gesù, ma bisognava diffamarlo [...]  la pena orrenda che secondo il libro del Deuteronomio, parola di Dio, era riservata ai maledetti: la crocefissione ! "come potete aver creduto che fosse il Messia? Fosse un profeta? Figuriamoci Figlio di Dio! Guardate, che fine che ha fatto? Guardate è appeso a una croce ha fatto la fine dei maledetti da Dio." 

Quindi per Gesù hanno scelto questa fine infame, sulla croce ci finivano i delinquenti, ebbene scrive l’evangelista che con Gesù altri due criminali vennero crocefissi con Lui e uno in particolare che a Gesù dice: "ricordati di me nel tuo Regno." (Lc. 23,42)

Ebbene la risposta di Gesù è sconcertante, scandalosa, sconvolgente; Gesù risponde molto di più della richiesta. Il criminale crocefisso gli ha chiesto di ricordarsi di lui quando sarebbe stato nel suo Regno. Gesù molto di più, dice: "Oggi sarai con me in paradiso."

Unica volta nel vangelo in cui Gesù parla del paradiso, perché Gesù quando vuole indicare il proseguimento della vita della persona che passa oltre la morte, parla sempre di vita indistruttibile, ma non parla di paradiso; il termine paradiso significa giardino, era un mito nato in oriente, che indicava un luogo straordinario; perché l’evangelista unica volta mette in bocca a Gesù la parola paradiso?

Per mostrare il contrasto; con Gesù il peccatore, ripeto è uno che è finito in croce quindi ha combinato tante cose, con Gesù entra nell’aldilà nel Regno di Dio, nel paradiso, entra il delinquente, entra il peccatore e perché l’evangelista sottolinea questo?

Perché in contrapposizione con il libro della Genesi, ricordate?, dal paradiso che era stato cacciato l’uomo peccatore, quindi c’è un Dio, quello della religione, che caccia dal paradiso e c’è un Dio quello della fede che conduce il peccatore in paradiso, ma questo creava un enorme problema.

Gesù porta in paradiso questo delinquente che non c’è scritto che si sia pentito, non c’è una parola di pentimento, ha soltanto approfittato dell’occasione: Gesù ricordati di me nel tuo Regno e Gesù gli risponde: oggi sarai con me in paradiso. Come va a finire con la teoria che si stava pian, piano impiantando del purgatorio?... ma almeno tre o quattro secoli di purgatorio ce li vuoi far fare per purificarlo? Com’è possibile che Gesù entri in paradiso accompagnato non da un santo, ma da un delinquente?

L’evangelista termina il suo vangelo proprio con questa immagine che l’amore di Dio non è concesso per i meriti delle persone ma per i loro bisogni. Questa era una persona che aveva bisogno e Gesù gli ha concesso tutto il suo amore.

Questo fu intollerabile e si cercò dove era possibile di manipolare un po’ l’episodio !  Infatti normalmente  lo conosciamo come  l’episodio del “buon ladrone” intanto non è più un delinquente, ma un ladrone, i ladri non finivano sulla croce, finivano sulla croce i criminali, quelli che avevano ammazzato, e per di più è un ladrone abbastanza simpatico; è un buon ladrone.

Ma l’evangelista nulla ci dice della sua bontà, poi la Chiesa continuando in questa opera di annacquamento del testo, gli attribuì un nome, lo ha chiamato “Dismas” e gli ha creato pure una festa, chiamato san Dismas, che è il 25 marzo e nella mania della Chiesa di mettere a ogni santo un suo campo di protezione non sapendo a chi destinare questo protettore delinquente, e non si sa se piangere o ridere, cercatelo poi su internet, san Dismas il criminale crocefisso con Gesù, è protettore dei ladri e dei briganti, e per questo sembra che la cosa vada bene, visto le persone.

Sto pensando a come cambiano le cose nella Chiesa con papa Francesco, che regalo, proprio un bel regalo, proprio una bella Pentecoste.

Questa lunga premessa per indicare che il vangelo di Luca è tutto intonato sulla misericordia, ebbene concludiamo con quella che è il classico della misericordia la parabola conosciuta del “Samaritano” .

Dobbiamo inserirla nel contesto per comprenderla, Gesù aveva inviato i 12 ad annunciare il Regno di Dio, un fiasco completo, perché?

Perché nonostante che Gesù abbia speso delle energie per far comprendere  l’arrivo, la realizzazione del Regno di Dio, loro non capivano .

Ma cosa si intende per Regno di Dio?  Non è un regno dell’aldilà, ma è la società alternativa che Gesù è venuto a realizzare qui su questa terra ed è una società dove i valori sono cambiati.

Mentre la società è retta da tre verbi maledetti: avere, salire, comandare, che creano negli uomini la rivalità, l’odio, l’inimicizia, Gesù propone una società differente,

- dove al posto dell’avere, l’accumulare per se, ci sia la gioia della condivisione,

- dove anziché salire sopra gli altri ci sia la libertà del scendere, non escludere nessuno dal raggio d’azione del suo amore

- e anziché questa mania che hanno tutti quanti di comandare ci sia il servire.

Quindi invece avere, salire, comandare, Gesù propone il Regno di Dio, dove si condivide, si scende e si serve. Niente da fare!

Niente da fare perché imbottiti dalla tradizione religiosa, nazionalista, che vede Israele destinato ad avere la supremazia sopra tutte le altre nazioni e sconfiggere i pagani, i discepoli non hanno capito. [...] Gesù risuscitato, che manifesta il compimento della condizione divina per 40 giorni, che sono tanti, parla di un unico argomento il Regno di Dio, terminato il periodo uno dei discepoli dice: si va bene, ma il regno d’Israele quand’è che lo restauri?

E’questo che loro aspettavano.

Dal vangelo di Luca appare qualcosa che sembra incredibile, i discepoli sono più delusi della resurrezione di Gesù che della sua morte, perché?

Se Gesù era semplicemente morto, pazienza, ci siamo sbagliati, ricordate l’episodio dei discepoli di Emmaus cosa dicevano: credevamo che fosse Lui a liberare Israele .Se Gesù era semplicemente morto va bene ne dobbiamo aspettare un altro; ogni tanto in quel clima sorgeva una persona che si proclamava il liberatore, il messia d’Israele, radunava qualche centinaia di persone, iniziava l’insurrezione contro i romani e possiamo capire come finiva! In un bagno di sangue. [...]

Quindi se Gesù è morto, pazienza ci siamo sbagliati ne aspettiamo un altro. Ma se è resuscitato tutti i nostri sogni di gloria, di potenza, di supremazia, vanno a farsi benedire.

Quindi nonostante Gesù parli chiaramente ai suoi discepoli, loro non capiscono, ecco perché c’è il rimprovero costante nei vangeli; avete orecchi e non sentite, avete occhi ma non vedete, perché quando c’è una ideologia religiosa, nazionalistica, radicata nelle persone si è completamente refrattari alla parola del Signore.

C’è un episodio nei vangeli che è drammatico, Gesù per la terza volta ( che significa quello che è completo), avverte i suoi discepoli : "... avete capito cosa vado a fare a Gerusalemme? Sarò ammazzato, chiaro ?!" .  Poi di nascosto arrivano due, Giacomo e Giovanni e dicono: "oh mi raccomando a Gerusalemme dacci i posti più importanti uno alla tua destra e uno alla tua sinistra" - non capivano niente.

Quindi, tornando a noi, Gesù aveva inviato i 12 ad annunciare il Regno di Dio, ma il risultato è stato un fallimento, perché un fallimento? Perché fra di loro c’è competizione per sapere chi è il più importante e come possono annunciare il Regno di Dio, il regno dove non si comanda, ma si serve,dove non si sale, ma si scende ? ... allora Gesù di fronte a questo fallimento ne invia altri 72 .

I numeri sono importanti, ieri abbiamo visto che il numero 12 nei vangeli rappresenta il popolo d’Israele, ora Gesù invia altri 72; perché proprio questa cifra? Se noi leggiamo il libro della Genesi al capitolo 10, i popoli pagani enumerati a quel tempo, sono esattamente 72, allora Gesù manda 72 come provenienti dal mondo pagano, quindi non condizionati da tutta questa teologia di supremazia e di successo e c’è il risultato. C’è il risultato che finalmente la Buona Notizia proclamata dà frutti sperati e scrive l’evangelista: i 72 tornarono pieni di gioia dicendo: "Signore anche i demoni si sottomettono al tuo nome"; quindi quello che i 12 non sono riusciti a fare nonostante Gesù gli abbia dato il potere sui demoni, è possibile ai 72.

A questo proposito Gesù proclama: "io vedevo il satana cadere dal cielo come una folgore".

Cosa significa questo? A quel tempo nella concezione che avevano il satana non era il brutto diavolo che diventò  poi nel cristianesimo, ma era un funzionario della corte divina, se noi leggiamo il libro di Giobbe vediamo che il satana è ricevuto a corte come gli altri figli di Dio, era un funzionario che aveva un ruolo particolare, tanto per intenderci una sorta d’ispettore generale.

Israele per secoli è stata sotto la dominazione persiana e ha preso usi e costumi dei persiani e alla corte del re di Persia, c’era un personaggio importante chiamato “occhi del re” che era una sorta d’ispettore generale; girava tra le provincie, guardava il comportamento dei governanti e dei sudditi e poi riferiva al re per premiare qualcuno e castigare altri. Questo era il ruolo del satana.

Il ruolo del satana che riceveva dalla corte celeste era quello di scendere sulla terra e controllare il comportamento degli uomini e andare su da Dio, accusare gli uomini per poi poterli castigare; mentre Gesù a questo punto dice: "Io vedevo il satana precipitare dal cielo come una folgore", il miglior commento lo troviamo nella Apocalisse, dove si dice: è stato precipitato l’accusatore dei nostri fratelli, colui che ci accusava davanti al nostro Dio giorno e notte. Cosa significa?

Gesù cambia l’immagine di Dio, il dio delle religioni premia i buoni, ma castiga i malvagi, il Dio di Gesù è buono, esclusivamente buono,  .... in questo vangelo si legge qualcosa di sconvolgente, Gesù dice: perché il Padre è benevolo, cioè vuol bene agli ingrati e ai malvagi e Gesù per far capire questo non lo fa con complicati discorsi dei teologia, ma lo fa con immagini che tutti possono capire, e per far capire Dio e il suo amore, Gesù dice: "avete visto oggi che giornata? Splende il sole e il sole che fa? riscalda soltanto le persone pie le persone devote? Il sole riscalda tutti e se domani piove la pioggia bagna soltanto quello che prega? La pioggia bagna tutti quanti, così è l’amore di Dio.

Il Dio di Gesù non è un Dio buono, ma è esclusivamente buono, allora il povero satana va in cassa integrazione. Inutile che vada presso  Dio a dire :"guarda che il tal dei tali è colpevole lo posso castigare?" . 

Il Dio di Gesù non castiga ma perdona, il suo amore è misericordia ...

Ed è questa volta, ed è importante perché è l’unica volta che nei vangeli si parla di esultanza di Gesù, in quella occasione Gesù esultò di gioia  e disse: "Ti rendo lode Padre, Signore del cielo" e perché lo chiama Signore del cielo? Perché c’era un intruso nel cielo, era il satana, l’accusatore, adesso finalmente il Padre può essere considerato il Signore del cielo e ancora: "perché hai nascosto queste cose ai sapienti". Cos’era nascosto ai sapienti?

La bontà di Dio, il Regno di Dio, era nascosta ai sapienti e adesso li vedremo entrare in scena, sono i dottori della Legge, i dotti, "ma rivelate ai piccoli perché così hai voluto nella tua bontà". Quindi Gesù ringrazia il Padre per queste cose, l’amore universale lo comprendono chi? Gli esclusi, i rifiutati, gli invisibili, non quelli che stanno bene.

Quelli che stanno bene vivono in un mondo di privilegi e anche l’amore di Dio lo prendono come un privilegio, invece quelli che sono stati esclusi, i rifiutati, gli invisibili questi lo comprendono, e non ha finito il discorso quando l’evangelista usa un’espressione che indica qualcosa che sorprende dice: "ed ecco un dottore della Legge", chi era il dottore della Legge? L’evangelista usa una espressione dove altri evangelisti usano il termine scriba, ma è lo stesso, il dottore della Legge è un laico che dedica tutta la sua esistenza allo studio minuzioso della parola di Dio nelle due forme: scritta e orale, che conosciamo come talmud.

All’età, per quell’epoca veneranda di 40 anni, riceveva per mezzo delle imposizioni delle mani la trasmissione dello stesso Spirito profetico di Mosè e da quel momento era il magistero infallibile dell’epoca, la sua parola aveva lo stesso valore della parola di Dio, quindi erano persone importanti, persone che godevano di grande stima .

(Lc 10,25-37)- 25 Ed ecco un dottore della Legge si alzò e qui l’affondo dell’evangelista è tremendo, è micidiale,per tentarlo, l’evangelista attribuisce a questo rappresentante massimo dell’istituzione religiosa, quello che doveva far conoscere al popolo la volontà di Dio, gli attribuisce lo stesso ruolo del diavolo, del satana, per tentarlo, è il tentatore, e Gesù avrà parole tremende con questi dottori della Legge,[...] Sono i difensori della dottrina, sono indifferenti alle sofferenze che l’osservanza di questa dottrina può causare al popolo, a loro interessa soltanto la difesa a oltranza della dottrina, della tradizione, senza contare gli effetti che può portare sulla gente, quindi Gesù si scaglia contro queste persone.

Si alzò per tentarlo, Maestro, è la falsità delle persone religiose, che si rivolge a Gesù chiamandolo Maestro come qualcuno da cui vuole imparare ma lui non vuole apprendere, vuole giudicare, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?

Ecco il problema che ha questo dottore della Legge, lui vuole sapere che cosa deve fare per ereditare la vita eterna, è questo il suo problema.

26 Gesù gli rispose: nella Legge che cosa è scritto? Che capisci? Gesù qui si sta rivolgendo al massimo esperto della legge divina, quindi uno che la sa a memoria, eppure gli chiede che cosa è scritto, ma non basta: che capisci? Non basta leggere la Scrittura bisogna capirla.[...] se non si mette come valore della propria esistenza il bene dell’uomo al primo posto la Scrittura può essere letta, commentata, predicata, ma non la si capirà.  Quindi Gesù gli dice che cosa leggi e che cosa capisci?

 

27 Rispondendo costui gli disse: amerai il Signore tuo Dio, con tutto il tuo cuore, e con tutta la tua vita e con tutta la tua forza e con tutta la tua mente e il prossimo tuo come te stesso. Gesù dirà che la risposta è esatta, è il massimo della loro spiritualità. Solo che l’amore è differente, l’amore a Dio è totale, e l’abbiamo sentito: amerai il Signore tuo Dio come? Con tutto il tuo cuore e con tutta la tua vita e con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, è un brano preso dal libro del Deuteronomio, l’amore a Dio è totale, al prossimo no!  L’amore al prossimo e qui è un precetto del libro del Levitico, il prossimo tuo come te stesso, ..., quindi in maniera limitata, cosa significa?  Che quando ci si trova a scegliere, e la vita spesso presenta questi casi, tra l’osservanza della legge divina, l’amore a Dio e il bene dell’uomo che cosa si fa? si sceglie sempre l’osservanza della legge divina, l’amore di Dio è più importante del bene dell’uomo.  

28 “Gli dice Gesù, la risposta” , e qui Gesù è molto fine, “è ortodossa”, al maestro di ortodossia, Gesù lo tratta come uno scolaretto, e continua: “fai questo e vivrai.” 

Piccola parentesi: questo non è un insegnamento per la comunità di Gesù noi abbiamo un unico comandamento, nell’ultima cena nel vangelo di Giovanni, Gesù dice: " vi lascio un  comandamento nuovo" e il termine greco che noi traduciamo con “nuovo”, significa “migliore”, nel senso che sostituisce tutto il resto, quindi quando Gesù dice "vi lascio un comandamento nuovo" non dice : "vi lascio un comandamento nuovo, avete già i dieci, adesso ci aggiungete questo, ma vi lascio un comandamento che è nuovo perché soppianta tutti gli altri ed è questo: amatevi tra di voi come io vi ho amato" , questo è il comandamento della comunità cristiana. 

29 “Ma egli volendo giustificare se stesso disse a Gesù: e chi è il mio prossimo?” 

Allora c’era un vivace dibattito sul concetto di “prossimo”, c’erano due scuole rabbiniche, una era del rabbino che si chiamava “Shammai “estremamente rigoroso, e l’altro invece in contrapposizione un rabbi chiamato “Hillel” che era di estrema manica larga. E c’era un conflitto tra queste due scuole rabbiniche sul concetto di prossimo. 

Allora, il concetto più rigoroso di prossimo è soltanto colui che appartiene al tuo clan e alla tua tribù; nel concetto più largo si concedeva il concetto di prossimo anche allo straniero che abitava nella tua terra.

Questo dottore della Legge vuol giustificare se stesso e fa comprendere che lui è della posizione più ristretta, ebbene ora la risposta di Gesù è importante perché? [...] Gesù non risponde in maniera teologica, ma risponde attraverso un fatto, una parabola che tutti possono comprendere, 30 "Gesù replicando disse: Un uomo scendeva da Gerusalemme verso Gerico;  si imbattè nei briganti, che lo spogliarono, lo percossero poi se ne andarono lasciandolo mezzo morto." 

Ancora oggi quella strada si può percorrere, ma sconsigliano di farla da soli, ci possono essere brutti incontri, è stato sempre un luogo di agguati; Quindi siamo in questo luogo, in questa strada deserta, quest’uomo si è imbattuto nei briganti, sarà stato un fatto di cronaca che Gesù ha citato, e lo lasciano mezzo morto; non è morto. In quelle condizioni, in quel clima, se non passa qualche uomo  veramente inviato da Dio, dalla provvidenza, la morte è sicura. Quest’uomo sta lì aspettando che venga un angelo dal cielo o di morire. 

Quando leggiamo i vangeli per scoprirne tutta la carica mettiamoci nei panni dei primi lettori o dei primi ascoltatori che non sapevano come noi perché l’abbiamo letto o perché l’abbiamo orecchiato sappiamo come va a finire, infatti l’evangelista ci crea un attimo di suspense e dice: 

31”Per caso”, è un’espressione che noi possiamo tradurre “provvidenzialmente” per caso, un sacerdote scendeva per quella via; è fatta è la salvezza! Meglio non poteva capitare, sono importanti i termini che l’evangelista indica, un sacerdote scendeva per quella via, non scrive che saliva, perché questo?  

Al tempo di Gesù la città di Gerico era una città sacerdotale, abitata per lo più da sacerdoti, che quando era il loro turno settimanale salivano a Gerusalemme, e per una settimana dovevano vivere e osservando regole complicate, minuziose di massima purezza, per il culto verso Dio, quindi qui non abbiamo un sacerdote che saliva al tempio e si doveva ancora purificare per la liturgia divina, ma abbiamo un sacerdote che profuma ancora d’incenso, per una settimana è stato al contatto con il Signore, con i riti della liturgia, cioè Gesù dice: "meglio, guardate non poteva capitare, non un cittadino qualunque, ma un sacerdote, ma non un sacerdote qualunque, ma un sacerdote che per una settimana è stato a contatto con Dio, meglio non poteva capitare."  

"Scendeva per quella via e avendolo visto"; è fatta, la salvezza è fatta, lo ha visto ed ecco all’improvviso la doccia gelata," passò dall’altra parte". Perché?  

Non è che non lo ha visto, lo ha visto! È passato dall’altra parte, è un uomo crudele? No! è una persona religiosa. [...] che ha sempre le mani giunte per pregare, e non le può sciogliere per dare una mano alle persone che hanno bisogno, questa è una persona religiosa; perché il sacerdote si è comportato così? Ma l’abbiamo sentita la risposta del dottore della Legge? Evidentemente il dottore della Legge, ma non ce lo dice, approva questo comportamento, che cosa ha detto il dottore della Legge?  L’amore a Dio sopra ogni cosa, amerai il Signore Dio tuo con tutta l’amina con tutto te stesso, etc.; l’amore al prossimo è relativo. 

Per cui quando nella vita ci si imbatte in una situazione in cui dobbiamo scegliere tra l’osservanza della legge divina e il bene concreto dell’uomo che cosa si sceglie? Le persone religiose non hanno alcun dubbio si sceglie l’osservanza della legge divina. Il disgraziato? Va bene lo ricorderò nelle preghiere, qualcun altro ci penserà. Ma perché il sacerdote si comporta così? Perché la legislazione impediva al sacerdote di toccare un ferito, perché una sola goccia di sangue lo poteva rendere impuro, di toccare un cadavere, addirittura era proibito toccare il cadavere del proprio genitore al momento della morte, perché lo avrebbe reso impuro.  

Allora questo sacerdote non è una persona insensibile, un duro di cuore è una persona osservante della religione, osserva quello che gli è stato insegnato, che è stato prescritto, per cui vede il disgraziato, ma è più importante l’osservanza della legge divina, mica volete che dopo una settimana che è stato a purificarsi adesso per colpa di questo disgraziato torni di nuovo ad essere impuro e che fa torna indietro a rifare tutti i riti di purificazione? Per cui lui lo lascia nella sua condizione. 

Gesù presenta questa persona come l’immagine di che cosa può produrre la religione, la religione, in questo senso fa atrofizzare anche gli elementari sentimenti di umanità. Nella vita, a volte le persone più spietate, più feroci, sono proprio le persone religiose, perché si sentono a posto con Dio nella loro ferocia, nella loro spietatezza. 

32 "Ugualmente", scrive l’evangelista dopo tutto questo per il disgraziato non c’è più speranza, invece Gesù accende ancora la speranza; "un levita", chi è il levita? I leviti erano gli appartenenti alla tribù di Levi che avevano il ruolo di lavorare per la liturgia del tempio, era il servizio di pulizia di tutte le strutture del tempio, e anche loro per stare nel tempio per il culto dovevano essere in condizioni di purezza, "giunto in quel luogo lo vide", il levita si! ha anche lui le sue regole di purezza, però non è come il sacerdote, forse il levita andrà incontro al bisognoso, invece dice Gesù, "passò oltre".  

Ormai non c’è più nessuna speranza, le due persone, i meglio che potevano capitare: un sacerdote e un levita lo hanno lasciato nella sua condizione. Ma non è finita, Gesù continua e agli ascoltatori del tempo gli si saranno rizzati i capelli e le orecchie, 33 "un samaritano essendo in viaggio venne presso di lui."  

Ricordo, quando leggiamo il vangelo mettiamoci nei panni dei primi ascoltatori e sapete che cosa si aspettavano loro? Che gli desse il colpo finale perché tra samaritani e giudei c’era un odio, una inimicizia mortale di secoli, ogni volta che si incontravano succedevano baruffe e spesso ci scappava addirittura il morto.

Sapete che gli ebrei quando dovevano andare dalla Galilea alla Giudea evitavano di attraversare la Samaria, perché era pericoloso, chi erano i samaritani? 

Quando gli assiri avevano conquistato questa regione e avevano deportato gli abitanti e avevano riportato altre popolazioni che si erano mescolate ed era un popolo meticcio che adorava il Dio d’Israele, Yhwh, ma anche altre divinità per cui erano considerati meticci non puri ed erano considerati idolatri. Dare del samaritano ad una persona era il peggiore insulto che si potesse fare e per questo era prevista la pena di ben 39 frustate, sapere che Gesù è stato insultato proprio dicendogli tu sei un samaritano, è il massimo dello schifo, la persona che più fa ribrezzo e la persona che meno, quando siamo in condizioni di pericolo, vorremmo incontrare. [...] 

"Un samaritano, invece essendo in viaggio venne presso di lui"; ci siamo è la fine; ed ecco quello che Gesù dice, inaccettabile, e vedremo poi la reazione del dottore della Legge, e avendolo visto, lo ha visto anche il sacerdote e il levita, ebbene dice Gesù : ebbe compassione. No!  

Non è possibile questo, questo che Gesù sta affermando è impossibile perché nella bibbia ebraica si distingue tra aver compassione e usare misericordia; avere compassione è un’esclusiva divina, termine applicato esclusivamente per Dio, mai per gli uomini. [...] 

Gesù è provocatorio, sta parlando con un dottore della Legge, arriva a dire che il samaritano cioè il miscredente, l’eretico, la persona più schifosa si comporta esattamente come Dio, ha compassione.  

Abbiamo detto che con questa parabola Gesù cambia radicalmente il concetto importante della religiosità, il concetto del credente, poi vedremo il concetto di prossimo. Chi è il credente? Il credente è colui che ubbidisce a Dio osservando le sue leggi; questo con Mosè. 

Con Gesù chi è il credente? Colui che assomiglia al Padre praticando un amore simile al suo.  

Ma non crede al nostro Dio! non importa, ma non entra in chiesa! Non importa, non lo si è visto mai pregare! Non importa; ama, è come Dio, ama; questo è il credente; è il cambio. [...] per cui chi è il credente? Non più colui che obbedisce a Dio osservando le sue leggi, ma colui che assomiglia al Padre praticando un amore simile al suo e il samaritano è il modello del credente. E vedremo che questo è inaccettabile. 

34 "Gli si avvicinò" e qui l’evangelista presenta il contrario dell’azione dei banditi che lo hanno percosso, lo hanno spogliato," fasciò le sue ferite e gli versò olio e vino e mettendolo sulla propria cavalcatura"; noi qua in occidente quando leggiamo il vangelo non lo comprendiamo, ma quando si è in quei luoghi, sapeste quanto fa comodo una cavalcatura fosse pure un asinello, perché essendo una depressione profonda siamo a 200 metri sotto il livello del mare, con quell’afa, manca proprio l’aria per respirare, normalmente un asinello, una cavalcatura aiuta, e cosa fa questo? Offre la sua cavalcatura, e chi è che guida la cavalcatura dove ci sta una persona? Il servo, questo samaritano non solo ama, ma si fa servo di questo sconosciuto, "e lo condusse in una locanda e si prese cura di lui." 

Non lo ha abbandonato, ha mandato all’aria i suoi programmi di viaggio, perché il bene di questo sconosciuto è più importante della propria convenienza, del proprio interesse. E addirittura;  35 "Il giorno dopo tirati fuori due denari li diede al locandiere dicendo: prenditi cura di lui e ciò che spenderai in più al mio ritorno te lo renderò."Addirittura dà il suo denaro per aiutare questa persona sconosciuta. Ed ecco la domanda che Gesù fa al dottore della Legge: 36 Chi di questi tre ti sembra il più prossimo di chi si era imbattuto nei briganti?  

Gesù l’ha sgominato, che cosa aveva chiesto il dottore della Legge? Chi è il mio prossimo? Che significa: fin dove deve arrivare il mio amore? agli appartenenti al mio clan? Alla tribù? Al popolo d’Israele?  

Cioè il dottore della Legge voleva sapere dov’era il limite in cui doveva arrivare il suo amore; ebbene Gesù capovolge il concetto di prossimo ed è una pena che ancora noi non abbiamo compreso questa novità portata da Gesù e usiamo il prossimo ancora secondo il concetto ebraico e non su quello portato da Gesù. 

Gesù non dice chi è il prossimo, ma chi si è fatto prossimo, cioè il prossimo non è la persona che viene amata, ma la persona che ama, e non dice fino dove deve arrivare il suo amore, ma da dove parte quest’amore, il prossimo non è l’oggetto d’amore per ottenere una eventuale ricompensa divina; il prossimo, e usiamo il termine italiano, è colui che si approssima alla persona che ha bisogno. 

Allora non ci sono limiti, chi è il mio prossimo? Gli appartenenti a questa comunità? A questa parrocchia? A questa diocesi? Non ci sono confini, il prossimo sono tutte le persone verso cui io mi approssimo per mettermi al loro servizio.  

Quindi Gesù ribalta completamente il concetto di prossimo, allora abbiamo visto il primo concetto è quello del credente, colui che assomiglia al Padre praticando un amore simile al suo ,il secondo concetto quello di prossimo, il prossimo non è più colui che viene amato, ma colui che ama come Dio ama. 

Allora la domanda di Gesù è molto, molto facile, Chi di questi tre, cioè c’è il samaritano, il sacerdote, e il levita, chi ti sembra che si è fatto prossimo di chi si è imbattuto nei briganti? 

Risposta facile, facile, non c’è bisogno neanche di qualche aiutino, notate come risponde il dottore della Legge; 37 "Egli rispose quello"; e neanche pronuncia il termine samaritano, era facile: c’è un samaritano, un levita e un sacerdote, quale di questi tre? La risposta doveva essere il samaritano, il dottore della Legge inorridisce per lui è inconcepibile, allora usa un termine dispregiativo, quello” e notate la risposta;  “Quello che ha avuto misericordia di lui.” 

Ricordate all’inizio dicevamo la differenza tra avere compassione espressione divina, misericordia espressione umana, per il dottore della Legge è impossibile che un uomo possa avere la stessa qualità, capacità d’amare di Dio: quello che Gesù è venuto a fare. 

"e Gesù gli disse: Va’ e anche tu fai lo stesso." 

Sarà difficile che questo dottore della Legge faccia lo stesso. Lo invita quindi ad essere compassionevole, usare misericordia e come ha fatto il samaritano, che si è fatto servo di questo sconosciuto, lo invita a scendere dall’altezza dei suoi privilegi, delle sue cariche, e avvicinarsi anche agli ultimi. Non sappiamo come è andata a finire, ma i dottori della Legge mai accetteranno questo invito, questo messaggio di Gesù .

Nota del curatore:

Il testo, non rivisto dall'autore, è  liberamente tratto dalla conferenza "Misericordia io voglio e non sacrificio"  tenuta da Alberto Maggi  a Palermo il 14/5/2016 . La trascrizione dell'intera conferenza è scaricabile da :  http://www.studibiblici.it/conferenze.html

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