La solitudine della teologia di frontiera - Appunti di Rosario Franza


 
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"La scienza, come scrive Spong, ci obbliga ad abbandonare un Dio concepito come un essere esterno, sovrannaturale, pronto ad intervenire con i miracoli e così con sempre maggiore rapidità il concetto teista di Dio viene drammaticamente messo da parte nella coscienza umana .Tutti coloro cioè che pensano teonomamente riconoscendo in Dio la dimensione più profonda di ogni cosa e pertanto anche la legge interna del Cosmo, sono in dignitosa solitudine ... pur essendo maggioranza silenziosa !"  

La teologia di frontiera, ben rappresentata da John Shelby Spong, rifacendosi alle conoscenze scientifiche moderne, ha in qualche modo recitato la fine del "Dio Padre Onnipotente" delle religioni  cristiane e teistiche in generale.

Da Copernico e Galileo (XVI - XVII secolo) a Newton e poi a Darwin nel XIX secolo con il suo studio sull'"origine delle specie per mezzo della selezione naturale", fino a Stephen Hawking e Martin Rees, si impone nella coscienza dell'umanità il fatto che non siamo stati creati a immagine e somiglianza di Dio, ma anzi, come dice  il vescovo Spong, "Dio è stato creato a immagine dell'umanità", creato ovviamente dall'uomo come risposta all'isteria causata dalla propria auto-coscienza. 

L'uomo non è stato creato "poco meno degli angeli", né coronato di "gloria e onore" (salmo 8), ma discende, attraverso l'evoluzione,  dalle scimmie con cui condivide il 98% del DNA e le malattie non sono castighi di Dio per i peccati commessi, ma, come scoperto dal medico francese Louis Pasteur, dipendono in moti casi da virus e germi che si combattono con gli antibiotici e non con le preghiere e giaculatorie.

Insomma la scienza, come scrive Spong, ci obbliga ad abbandonare un "Dio concepito come un essere esterno, sovrannaturale, pronto ad intervenire con i miracoli" e così "con sempre maggiore rapidità il concetto teista di Dio" viene drammaticamente messo da parte nella coscienza umana .

Perché drammaticamente ?

Autori come Spong lasciano macerie dentro il cuore e costruiscono ben poco se non una immagine di Dio come Mistero presente nell'evoluzione del Cosmo verso un ordine ed una complessità sempre maggiore. Un Mistero, definito da Roger Lenaers, come Assoluto Amore che si manifesta anche e non solo nell'uomo Gesù di Nazareth che, in virtù di questo Amore pieno e totale, a Lui si unisce dopo la morte. Ovviamente non con il corpo, che ormai si è decomposto nella materia da cui era stato partorito. 

Scrive Spong:<<Il cristianesimo è nato da un'esperienza di Dio associata alla vita di un ebreo del I secolo chiamato Gesù di Nazareth. Quali siano state le dimensioni precise di quella esperienza è difficile da dire. (...) i primi discepoli erano convinti che tutto ciò che avevano sempre pensato su Dio lo avevano sentito presente nella vita di Gesù. Questo è stato il nucleo del messaggio ed è così che è iniziato il cristianesimo. Pare che al principio i seguaci di Gesù si limitassero a proclamare il nucleo della propria esperienza:"Dio era in Cristo". Questo è tutto ciò che l'apostolo Paolo dice all'inizio della sua vita cristiana (2Cor 5,19)>>.   

Non è da meno Roger Lenaers, che pure cerca di armonizzare la religione cattolica con la nuova teologia che è in sintonia con le moderne conoscenze scientifiche, quando afferma:<<... se smettiamo di cercare di corrompere il Dio nell'alto dei cieli e diciamo addio all'interpretazione tradizionale dell'eucarestia come sacrificio, con quale altra e migliore spiegazione possiamo sostituirla? Cosa diventa la messa alla luce della nuova immagine di Dio? Diventa una memoria rituale, ispiratrice, del gesto simbolico con cui Gesù, come forma di congedo, con l'aiuto del pane e del vino, ha espresso chiaramente il suo desiderio di alimentare i suoi discepoli con il meglio di se stesso>> e ancora <<Tutta la dottrina magica della transustanziazione sviluppata nel medioevo dev'essere anch'essa scartata, perché è valida solo se si crede che esiste un Dio nell'alto dei cieli che, nel momento in cui il sacerdote pronuncia alcune parole magiche , interviene miracolosamente per cambiare la natura delle cose>>.

Scrivendo a proposito sulla risurrezione dei morti, Lenaers afferma che ogni irritazione e rabbia scompare se la intendiamo "come un vivere attraverso la morte nella misura del nostro amore, che è la stessa misura della nostra partecipazione all'Amore assoluto" e conclude così:<<Perché allora tutti viviamo attraverso la morte, più o meno, secondo lo sviluppo del seme d'amore divino nel profondo di ciascuno. E la risurrezione dalla morte è la stessa cosa della vita eterna...>>.

<<Questo "Amore assoluto" - scrive ancora Lenaers- non abita in cielo, ma nel cuore di tutto ciò che esiste e porta costantemente tutte le cose a evolvere, spingendo gli esseri umani a essere più umani, a essere più amore>>.  Così, quando noi preghiamo Dio, dobbiamo essere consapevoli <<che questo nome non esprime più  il Theos premoderno, ma un Mistero d'amore, un Qualcosa di meraviglioso che si rivela in ogni cosa e in noi e la cui immagine più splendente è il modello d'amore di Gesù di Nazareth>>.

Quindi  come non si può provare un senso drammatico di smarrimento quando la nuova teologia di preti e vescovi smantella, a ragione,  la religione in cui sei cresciuto?... e che è tuttora celebrata nelle chiese? Bastano le intuizioni della "teologia di frontiera" per sfuggire allo smarrimento?

Il fatto è che non ci si può sentire membri effettivi di una comunità che fonda la sua fede su un assioma completamente diverso dal tuo. Il credo che si recita perde di significato se non  si crede in un Dio onnipotente, sovrano assoluto, con la sua corte di angeli e santi, e il cui dominio, denominato "soprannaturale", è collocato al di sopra del nostro mondo .

Sembra a me invece evidente che se si pensa a Dio come  energia primordiale relazionale da sempre esistente, che attraverso la sua espansione ed il successivo Big Bang ha dato origine alla  creazione continua del Cosmo nell'evoluzione con un ordine ed una complessità sempre maggiore, allora si deve pensare che la manifestazione in Gesù dell'amore misericordioso verso il prossimo sia il mezzo mediante il quale si raggiunge un ordine qualitativamente più alto della creazione e ciò non riguarda solo il pianeta terra, ma tutto l'universo perché è attraverso l'interconnessione  e l'interdipendenza  che esso si evolve. Si evolve ovviamente in autonomia con tutti i possibili stadi intermedi che possono essere causa di dolore innocente.

Così, se si torna a pensare all'origine della creazione e si accetta l'ipotesi che l'energia presente nel vuoto quantico è sempre esistita e che essa, con il Principio ordinatore che contiene, il Logos, sia Dio, si ha come conseguenza logica che, dopo la morte, non vi sarà nessuna nuova creazione, ma si ha la speranza che l'energia presente nel nostro corpo e che contiene il nostro logos, la nostra personalità, ritorni a Dio, all'Energia primordiale e al suo Logos, così che Dio sia in noi e noi siamo in Dio.  Una cosa è certa : dopo la morte non incontreremo più la vita così come l'abbiamo vissuta, con il nostro corpo, con le nostre sensazioni, essa semplicemente non sarà più e ciò che incontreremo sarà il mistero di Dio .

D'altra parte lo stesso Gesù di Nazareth, in Mc 12,18-27, che pure pensava in modo puramente eteronomo, rimprovera aspramente i sadducei  e spiega loro che nella vita dopo la morte non c'è la necessità  di avere moglie o marito, perché essa non si trasmette per il tramite dell'amore tra i coniugi, ma è partecipazione alla vita di Dio, "Quando risuscitano dai morti, infatti, non prendono moglie né marito, ma sono come angeli nei cieli. ".  Ad una concezione materiale della vita vissuta, Gesù ne contrappone un'altra  di tipo personale, ma estranea alle categorie di questa terra .

In alternativa a questa "teologia di frontiera" si ha il "Dio tappabuchi" discendente dall'assioma eteronomo che è prevalso nella storia umana. <<Un cristiano>>, scrive il gesuita Roger Lenaers, <<che voglia aderire a questo assioma è in rispettabile compagnia: l'intero Antico Testamento, l'intera letteratura patristica, la Scolastica, tutti i Concili, compreso il Vaticano II, l'intera liturgia cristiana, tutti i dogmi e la loro elaborazione teologica cristiana si fondano su questo assioma>>. E' evidente a questo punto che tutti gli altri, tutti coloro cioè che pensano teonomamente riconoscendo in Dio "la dimensione più profonda di ogni cosa e pertanto anche la legge interna del Cosmo", sono in dignitosa solitudine ... pur essendo maggioranza silenziosa !  


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