L'incarnazione di Dio e la vaga eteronomia di J. M. Castillo - Appunti di Rosario Franza


 
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"Noi tutti abbiamo il DNA di Dio, occorre anche acquisire, tramite l'autocoscienza, quella particolare sensibilità che ci fa sentire Dio come Padre, Madre, il Cosmo come parte   integrante di Dio e di noi e gli altri esseri viventi come nostri fratelli e sorelle."

Si va verso il Natale e parafrasando i concetti esposti nel suo ultimo libro da Josè Mària Castillo potremmo dire  che nel  "Santo Natale" si ricorda e si celebra l'evento della "Umanizzazione di Dio" .

Scrive infatti Castillo:<<Gesù è la rivelazione di Dio perché in lui Dio si è incarnato. Questo vuol dire - come ho già ampiamente spiegato - che in Gesù Dio si è fatto conoscere, perché così il Trascendente è entrato nell'ambito proprio dell'immanenza. Pertanto, se la finalità del cristianesimo non può essere altro che la finalità di Gesù (la sua ragion d'essere e la sua missione), ne deriva che, come Gesù è l'umanizzazione di Dio, così il cristianesimo, che prolunga nella storia la presenza di Gesù, non ha altra finalità  e altra ragion d'essere che rendere presente e operativo il processo di umanizzazione che è iniziato nell'incarnazione>>. 

Insomma Dio non è più "nell'alto dei Cieli", ma si è fatto conoscere, per quanto a noi possibile, nella incarnazione in Gesù ed proprio guardando all'etica di Gesù che i fedeli devono essere "umanizzati", raggiungere la pienezza umana.

Ovviamente l'incarnazione di Dio in Gesù rimane un "Mistero" e osservo in umiltà che il concetto espresso contiene un vago senso di eteronomia . Eteronomia che, secondo Roger Lenaers, finì nel XIX secolo; da allora in poi "l'uomo doveva cercarsi la strada da solo, doveva cercare in se stesso le regole alle quali tenersi, doveva ricavarle dal proprio essere. Poiché è lì che si trovano. Nel profondo dell'uomo c'è una forza che lo spinge e che gli indica vagamente la via verso un'umanizzazione sempre maggiore".

Mi viene da pensare che la forza, che si trova dentro l'uomo e che lo spinge verso "una umanizzazione sempre maggiore", sia la conseguenza del fatto che nell'uomo c'è il DNA di Dio e ciò perché, essendo l'uomo parte nella evoluzione del Cosmo e che Dio è nel Cosmo come il Cosmo è in Dio, senza che il Cosmo esaurisca Dio,  in noi è presente questa forza costitutiva del DNA divino. 

Sono sempre più convinto che tutti gli esseri viventi hanno in sé il DNA di Dio e che solamente coloro che attraverso il processo evolutivo hanno acquisito l'autocoscienza,  possono  avere la sensibilità e sentirne l'effetto nella loro coscienza e questo vale ovviamente per qualsiasi forma di vita nel Cosmo. In questo senso la regola d'oro nella sua formulazione negativa:<<Non fare all'altro ciò che non vorresti fosse fatto a te>> è comune anche a chi non crede in Dio. Gesù di Nazareth ha formulato tale regola in modo positivo:<<Fai all'altro ciò che vorresti fosse fatto a te>> e quindi ha espresso la necessità di amare anche i propri nemici .

Roger Lenaers non manca di osservare come l'umanesimo "ha arricchito questa prospettiva, ancora troppo esclusivamente concentrata sull'uomo, con l'obbligo di prendersi cura dell'ambiente, basandosi sul legame essenziale tra l'uomo e la natura vivente. Infatti, non solo viviamo nella natura e grazie alla natura, ma proveniamo dalla natura", abbiamo, aggiungo io, lo stesso DNA di Dio in noi.

D'altra parte la stessa risurrezione di Gesù ha comprovato che questa è la prospettiva di Dio e "la fede nella risurrezione - secondo Castillo - è autentica quando si traduce in una coscienza critica di fronte alle corruzioni che tante volte si verificano all'interno delle istituzioni religiose" . Fede nella risurrezione che "non consiste in una <<divinizzazione>> che trascende l'umano. Si deve piuttosto dire che la risurrezione è il raggiungimento della pienezza dell'umano e in questo senso è il culmine della nostra piena <<umanizzazione>>" e ancora:"... mediante la risurrezione Gesù è la pienezza dell'umano per sempre, il Vivente definitivo, nel quale la condizione umana raggiunge la sua stabilità per sempre e senza limitazione alcuna. E inoltre, tramite la risurrezione sappiamo pure che questa stessa condizione è alla nostra portata".          
 
E' possibile che ciò corrisponda all'incarnazione, da sempre, di Dio in tutti gli esseri viventi, il DNA di Dio, e che in quelli dotati di autocoscienza, quindi negli uomini,  e in particolare nell'uomo Gesù di Nazareth, emerga in modo talmente evidente da determinare una intera vita fino, per coerenza, alla sua morte in croce ?

Ritengo di si.

Noi tutti abbiamo il DNA di Dio, occorre anche acquisire, tramite l'autocoscienza, quella particolare sensibilità che ci fa sentire Dio come Padre, Madre, il Cosmo come parte   integrante di Dio e di noi e gli altri esseri viventi come nostri fratelli e sorelle.
 
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