Tra dubbi e speranze cercare la Fede  - Appunti di Rosario Franza 

 
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Non penso di essere originale, ma la mia conversione,oltre che dalla mia personale ansia, inizia da una domanda : " Da dove viene la vita ?" .

"E' il caso !" - mi rispondono - "...poi c'è l'evoluzione della specie e alla fine il nulla !"

Una risposta veramente deprimente, “il nulla” … , una vita senza senso . 

Non può essere così ! - La biologia ci insegna che per la presenza della vita sono necessari quattro composti biochimici : proteine, zuccheri, grassi, dna . Le probabilità contrarie alla sintesi casuale delle proteine sono 10 alla 40.000...un numero grandissimo ! NON PUO' ESSERE UN CASO !....e questo caso dovrebbe ripetersi per gli altri tre composti biochimici ... e per l'assemblaggio di proteine+zuccheri+grassi+dna !

E' IMPOSSIBILE SIA UN CASO !   

“Così come è impossibile che una tromba d'aria, spazzando un deposito di robivecchi, possa produrre un Boeing 747 perfettamente funzionante “.

La risposta che si sono dati in tanti e che sento mia nel profondo di me stesso, è che Dio esiste, Essere onnipotente ed eterno e che ha dato origine alla vita come noi la conosciamo .

Il dolore innocente

Subito la mente inquieta pone un’altra domanda : “ … e il dolore innocente ? … migliaia di bimbi nati solamente per soffrire … che senso hanno ?”

Mi viene in aiuto Vito Mancuso, teologo cattolico eterodosso,  con il suo libro “l’anima e il suo destino” .

Provo, allora, a riflettere attorno alla sofferenza e al male, partendo da tre assunti irrinunciabili.

1.    il male c'é;

2.    Dio non lo vuole;

3.    Dio governa .

Il primo assunto è constatabile sempre !...purtroppo !

Il secondo assunto si basa sulla Bontà di Dio e sul Suo Amore nei nostri confronti .

Il terzo assunto sembrerebbe essere in contraddizione con il secondo, in quanto non spiega perché Dio permetta la sofferenza ed il male nel mondo .

La posizione di alcuni teologi,tra cui Mancuso, è che il governo del mondo è affidato ad un principio ordinatore impersonale, la Sapienza, il Logos, che genera lo Spirito . Per generare lo Spirito il mondo deve essere libero e questa sua libertà è all'origine del disordine che chiamiamo male, in quanto consapevole trasgressione del bene e della giustizia .

Quindi il Bene e la Giustizia vengono sempre dal mondo, di cui costituiscono la logica più vera, in quanto il mondo, creazione divina, è già in sé ordinato alla crescita dell'armonia ed il Bene e la Giustizia non sono altro che il riflesso della logica creativa di Dio .

L'essere primordiale creato da Dio è l'energia . Tutto è energia . L'energia ha prodotto la materia (mater - madre) e la materia ha prodotto noi mediante un lunghissimo processo evolutivo . 

In principio l'universo era un puntino infinitamente piccolo, poi ha iniziato la sua espansione giungendo ad una grandezza così macroscopica da non poter essere neppure pensata e tutto tende all'ordine e ad una crescente complessità secondo una legge superiore che noi chiamiamo LOGOS . 

La logica che muove la vita è la relazione ordinata !

Dalla polvere stellare, attraverso un processo evolutivo durato miliardi di anni e tale da generare un aumento progressivo dell'ordine, è emerso il nostro corpo, gli occhi, le mani, il cervello...

Nella sua ricerca dell'armonia, la natura si muove secondo un movimento impersonale e talora in essa avvengono degli errori, alcuni con effetti devastanti ... 

Lo stesso movimento della natura verso relazioni ordinate produce nella coscienza umana il desiderio di aiutare le vittime di questa casualità, la madre, che mette al mondo un figlio portatore di handicap, è necessitata dalla natura ad cura affettuosa della maternità .

La natura contiene l'ordine primordiale . Il bene è prima della bontà .

Nella parabola del cieco nato, i discepoli chiedono a Gesù se è per colpa sua o per colpa dei suoi genitori che egli è in quella situazione. Gesù risponde:

<<Non ne hanno colpa né lui né i suoi genitori, ma è così perché in lui si possano manifestare le opere di Dio. >>(Giovanni 9,3)

Dobbiamo cambiare la prospettiva di Genesi 2,7 secondo cui Dio prese la polvere, plasmò l'uomo e poi infuse il suo soffio vitale . Occorre pensare, restando nell'immagine mitica del testo, che Dio infuse il suo soffio vitale prima, direttamente nella polvere, nella materia-mater che poi, autonomamente, ha dato origine alla vita !

Il Dio personale

Così il dolore innocente diventa razionalmente spiegabile, ma Dio diventa impersonale e lo sguardo si volge a colui che, invaso dallo Spirito di Dio, ha espresso la Sua Parola  sulla terra : Gesù di Nazareth, il Cristo .

 "In principio era il Logos", dice il prologo del vangelo secondo Giovanni ed il significato principale di Logos è: relazione .

Logos, relazione di Amore, eterna e originaria, sussistente con Dio Padre, sorgente dell'essere-energia, si è incarnato in un uomo : Gesù il Cristo .

L'Idea che è da sempre e che presiede alla nascita e all'evoluzione del mondo, si è incarnata in Cristo, rivelando così agli uomini Dio Padre .

<<Chi ha visto me, ha visto il Padre>>

La volontà di Dio si è rivelata al mondo anche attraverso i profeti e la maturità spirituale si accorge che Dio agisce sia come sapienza impersonale nella logica della natura, sia come sapienza personale nella dimensione dell'anima umana . 

La Sapienza divina agisce nella natura ordinando l'energia verso una sempre maggiore informazione e complessità . Lo Spirito Santo agisce nell'anima spirituale come grazia che attrae verso il bene .

Dio afferma sempre e solo una cosa : la sua essenza e la sua essenza è il Bene .

L'uomo è libero di scegliere il Bene o il male, che è carenza di Bene e quando il male è coltivato dall'uomo nella sua anima, si pecca contro lo Spirito Santo e l'anima muore!

Questo è l'inferno : la morte dell'anima !

Viceversa, quando l'uomo aderisce al Bene, vive in comunione con Dio, e raggiungendo la pienezza umana vive personalmente per l'eternità e la resurrezione della carne avviene sottoforma di Io personale ,comunione di Amore con Dio e con i Santi

Chi mai potrà al momento della morte ottenere la comunione con Dio ?

E’ infatti chiaro che non occorre attendere l’apocalittico giudizio finale, ma sono gli istanti della morte che ci fanno accedere alla vita .

Vorrei citare padre Juan Mateos che assieme a Fernando Camacho ha scritto il bellissimo libro “Il Figlio dell’Uomo – Verso la pienezza umana”: << Per chi possiede lo Spirito non esiste una morte definitiva, perché lo Spirito è vita indistruttibile (Gv 11,25-26). Infatti, quando Gesù annuncia ai suoi l’opposizione delle autorità e la sorte che lo attende, li sta incoraggiando per quando arriverà per loro il momento della persecuzione. Non devono temere questa morte, che altro non è se non la porta d’accesso a una vita senza frontiere . Non devono stimare come valore supremo la vita fisica, che, in fin dei conti, deve finire . L’importante per i seguaci di Gesù è proseguire sulla strada della loro pienezza, spendendosi come lui per procurare la liberazione, la crescita e la pienezza degli esseri umani, crescendo così essi stessi , per arrivare all’espansione finale della vita quando, in un modo o nell’altro, con persecuzione o ostilità più o meno palese, avranno terminato il loro compito in questo mondo. >>

Se vogliamo vivere davvero, a nulla vale l’accumulo della ricchezza a cui è arrivato l ‘1% della popolazione mondiale che possiede quanto tutto il resto del mondo, né serve imitare quei 62 “poveracci” che hanno la stessa ricchezza di 3,5 miliardi di povere persone  .

L’unico modo per avere in noi lo Spirito è quello di lottare per la liberazione, la crescita e la pienezza dell’umanità . Per questo motivo dobbiamo schierarci perché i neri abbiano nel mondo la stessa parità di diritti dei bianchi, perché gli omosessuali abbiano la libertà di esprimere il loro amore e siano accolti nelle loro Chiese, perché i preti possano sposarsi, se lo desiderano, e non debbano abbandonare la loro vocazione, perché le donne abbiano gli stessi diritti degli uomini, anche l’ordinazione sacerdotale, perché ai poveri siano date giustizia sociale e libertà .

Se nella nostra vita ci spendiamo per la liberazione delle  persone, allora avremo lo Spirito e nell’istante della morte, … la vita ! 

Gesù : mito o storia ?

Chi è stato e chi è Gesù ? … è esistito  storicamente oppure è un mito ?

In questa domanda mi perdevo …  Sono passati più di duemila anni !...

Poi finalmente ho incominciato a leggere John P. Meier e la sua opera “Un ebreo marginale – Ripensare il Gesù storico” e piano, piano, Gesù e la sua storia si snocciola .

Meier partendo dai suoi cinque criteri di storicità : molteplice attestazione delle fonti e delle forme, imbarazzo, discontinuità, coerenza e rifiuto, esecuzione di Gesù, arriva a delineare il Gesù storico e a volte le sue stesse parole, dando credibilità ai nostri vangeli .

Davvero Gesù è esistito, è nato molto probabilmente a Nazareth, sua mamma si chiamava Maria e il padre Giuseppe . Il suo nome Yeshua, diminutivo di Giosuè, significa “YHWH salva” ,nacque sotto il regno di re Erode il grande, intorno al 7-4 a.C. . Il suo concepimento verginale per la potenza dello Spirito Santo, affermata nei vangeli di Matteo e Luca, è difficilmente verificabile, anzi i racconti dell’infanzia sembrano costituire il prologo di entrambi i vangeli e quindi un racconto teologico più che un’affermazione di carattere storico .

Egli fu uomo in tutto, nei rapporti biologici, storici e sociali con gli altri uomini e sbaglia chi afferma che Gesù non era, ma sembrava soltanto un essere umano, un’eresia che la chiesa delle origini condannò da subito, il docetismo (dal greco dokei, sembrare) . Questa eresia fu alimentata dalla rappresentazione di Gesù come essere  preesistente disceso dal cielo .

No, Gesù fu vero uomo e non è nato facendo ciò che faceva, ci è arrivato soltanto verso la fine della vita .

Marco e Giovanni concordano nel cominciare il vangelo con il battesimo di Gesù da parte di Giovanni Battista . Luca e Matteo utilizzano i racconti dell’infanzia come prologo, per affermare che Gesù era figlio di Dio .

Egli è stato discepolo dell’ultimo profeta di Israele, Giovanni, che lo battezzò sulle rive del Giordano.

Io penso che fu posseduto dal Verbo di Dio che in tal senso si è fatto carne, iniziando poi a predicare per le vie della Galilea e a Gerusalemme, compiendo guarigioni prodigiose fino al risveglio dalla morte, annunziando la Regalità di Dio !.  

Ha cambiato la prospettiva di leggi come : il riposo assoluto del sabato, le norme di purità, il divorzio, ma soprattutto ha cambiato l’odio per i nemici in amore !

L’attività di Gesù può essere rappresentata come quella di qualcuno in cui si è “incarnato” lo spirito di Dio .

E’ stato arrestato, torturato ed è morto in croce !

I suoi discepoli lo hanno visto dopo la sua morte, VIVO, il vivente !

Questo hanno testimoniato i suoi discepoli che sono storicamente credibili ed io credo che Dio ha resuscitato dalla morte Gesù, il Cristo, divenendo nella sua resurrezione e gloria, Figlio di Dio .

Così narra Giovanni nel suo vangelo capitolo 20 :

 Chinatosi, vide le bende per terra, ma non entrò. Giunse intanto anche Simon Pietro che lo seguiva ed entrò nel sepolcro e vide le bende per terra,e il sudario, che gli era stato posto sul capo, non per terra con le bende, ma piegato in un luogo a parte. Allora entrò anche l'altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette.”

“Vide e credette” ! . Ho sempre pensato ad una immensa fede del discepolo che Gesù amava di più ! E’ così ? o vide qualcosa che gli diede la ragionevole certezza che Gesù fosse stato resuscitato ?

Don Antonio Persili, già parroco a Tivoli, cerca di dare una risposta alla luce di una diversa traduzione dal greco di Gv 20,5-8 :“(Giovanni) chinatosi, scorge le fasce distese, ma non entrò . Giunge intanto anche Simon Pietro che lo seguiva ed entra nel sepolcro e contempla le fasce distese e il sudario, che era sul capo di lui , non disteso con le fasce, ma al contrario avvolto in una posizione unica . Allora entrò anche l'altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette.”

Che cosa era avvenuto ?

L’inizio del sabato, secondo i rabbini, cominciava quando in cielo appariva la terza stella e non al tramonto del sole, così dalla sera del venerdì all’apparizione della terza stella, Giuseppe d’Arimatea e Nicodemo con i loro servi, ebbero modo di compiere le operazioni di sepoltura di Gesù .

Da un rotolo di tela ricavarono il lenzuolo in cui fu avvolto il crocifisso e questo per evitare di toccare direttamente il cadavere e per  non disperdere il sangue dalle ferite, causa di  morte violenta, così come prescriveva la legge .

Dal medesimo rotolo di tela ricavarono anche le fasce con cui fu avvolto e legato il corpo di Gesù, versando all’interno e all’esterno di esse profumi ed aromi . Questa operazione di avvolgimento e di legamento fu preceduta dall’applicazione di due sudari: il primo all’interno del lenzuolo (sindone), il secondo sul capo .

Tutto ciò fu fatto sulla pietra da unzione e poi il corpo fu trasportato sul banco scavato sulla roccia .

Quando Giovanni entra nel sepolcro vede le fasce distese sulla pietra sepolcrale e il sudario che, al contrario delle fasce che sono distese, è in posizione di avvolgimento, anche se non avvolge più nulla .

Gesù non solo non uscì dal sepolcro, ma non uscì neanche dalle tele, perché, dall’interno di esse, entrò direttamente nella dimensione dell’eternità .

Un misterioso passaggio da uno stato all’altro, dal tempo all’eterno e ciò probabilmente avvenne producendo luce e calore, che prosciugò di colpo gli aromi che impregnavano le tele .

Scomparso il corpo, le fasce che lo avevano avvolto, più pesanti, si distesero sulla pietra, mentre il sudario per il capo, più leggero e più piccolo, inamidato per l’istantaneo essiccarsi dei profumi liquidi, restò “al contrario avvolto”, come quando cingeva la testa di Gesù, apparendo così ai due apostoli “in una posizione unica” secondo la traduzione di don Persili.

Ecco la ragionevole fede di Giovanni ! Quel credere come conseguenza del vedere !

La presenza vivente

Non è, però, questa la giustificazione della fede dei discepoli, del fatto cioè che per loro Gesù non fosse un ricordo, una persona amata e perduta .

Gesù era per loro una presenza vivente !

Gesù risorto si fa toccare, mangia, beve, ma al contempo entra nella sala dove sono i suoi discepoli a porte chiuse, passando attraverso la materia !

Altre volte lo riconobbero gradatamente, dietro occhi e labbra diversi .

Ma chi è morto sulla croce ? … e chi è risorto dalla morte ?

Sicuramente sulla croce non è morto il Verbo di Dio e neppure lo Spirito di Dio, ma Gesù il Figlio dell’Uomo; è stata crocifissa l’umanità di Gesù ed è quindi risorto Gesù e “… Gesù, avvicinatosi, disse loro: <<Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra … >> “ Mt. 28, 18 . Il figlio di Dio si manifesta nella Sua Gloria !

Ancora nel vangelo di Luca “Gesù rispose: «I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; ma quelli che sono giudicati degni dell'altro mondo e della risurrezione dai morti, non prendono moglie né marito; e nemmeno possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, essendo figli della risurrezione, sono figli di Dio.” Lc. 20, 34-36 .

San Paolo nella prima lettera ai Corinzi :

Ora, se si predica che Cristo è risuscitato dai morti, come possono dire alcuni tra voi che non esiste risurrezione dei morti? Se non esiste risurrezione dai morti, neanche Cristo è risuscitato! Ma se Cristo non è risuscitato, allora è vana la nostra predicazione ed è vana anche la vostra fede.” Corinzi 15,12-14 .

Gesù nel suo ministero

Il Kerygma di Paolo è la croce e la resurrezione, i vangeli sinottici ci raccontano l’etica di Gesù, ma quale fu il suo ministero? Che cosa disse e cosa ci procura la salvezza ? Solo la Fede ? o la Misericordia di Dio ?

Nel 1838 Christian Hermann Weisse scoprì, nascosto sotto la superficie dei Vangeli di Luca e Matteo, il Vangelo dei detti Q ; Q come “quelle” dal tedesco “fonte”, ossia la fonte dei detti di Gesù . Infatti nella redazione dei loro Vangeli Matteo e Luca utilizzarono due fonti: il Vangelo di Marco e il Vangelo dei detti Q .

Q è la raccolta di detti di Gesù scritta dai giudeo-cristiani che continuarono a proclamarne il messaggio in Galilea e in Siria, una raccolta di detti antichissima che risale agli anni 50 d.c.

Questi detti si lasciano individuare mediante una regola empirica: provengono da Q i detti e i pochi racconti presenti,in forma lessicale simile o uguale, nei vangeli di Matteo e di Luca, ma non nel vangelo di Marco oppure presenti in Matteo e Luca in una forma molto diversa da quella che hanno in Marco.

L’immagine di Gesù che affiora dal vangelo dei detti Q è quella di chi parla con autorevolezza, ciò che conta davvero è fare quanto egli dice: <<Perché mi chiamate : Maestro, Maestro ! e non fate ciò che dico ?>> Lc 6,47-49

Gesù predicava il “regno di Dio”, si trattava di dare due buone notizie:

1.    la rassicurazione che il Bene avrebbe neutralizzato le avversità della vita;

2.    e la chiamata a fare questo Bene per altri nella pratica concreta .

Se smettessimo di umiliarci a vicenda per emergere, il circolo vizioso si spezzerebbe e lo stare insieme diverrebbe sostegno reciproco . “Confida che Dio guarda a te, che non ti fa mancare chi ha cura di te e ascoltalo quando ti chiama per provvedere ad altri .” Questa fiducia radicale in Dio e questa disposizione ad ascoltarlo sono le caratteristiche fondamentali del <<regno di Dio>> .

Ho fame perché tu hai accumulato cibo, hai freddo perché io ho accumulato vestiti ! La tranquillità dell’accumulo deve essere sostituita dal <<regno di Dio>> , che è condivisione di cibo e vestiti e di tutto ciò che occorre nella vita .  Il regno di Dio è il trionfo del Bene !

Amare, non solamente il prossimo, ma anche i nemici, è ciò che rende simili a Dio, il quale fa sorgere il sole sia sui malvagi, sia sui buoni . Coloro che agiscono così, mostrano che Dio è loro padre e che essi sono figli suoi .

Al Kerygma della morte e resurrezione di Gesù, occorre aggiungere,quindi, il “regno di Dio” che prende forma già adesso, in questa terra e che si concretizza nell’Amore vicendevole, persino verso i nemici(Lc 6,27-28) .

La concezione di Dio come padre premuroso, che perdona illimitatamente fu abbandonata una generazione dopo, come conseguenza della guerra giudaica, considerata una punizione di Dio su Israele, attuata non solo con la distruzione del Tempio di Gerusalemme, ma anche nel giorno del giudizio futuro  ed è per questo che si può parlare di parole risalenti a Gesù stesso nella raccolta originaria di Q, dove non è presente l’orientamento del redattore con frequenti riferimenti a “questa generazione” .

E’, per esempio, appartenente alla raccolta originaria il riferimento alla “libertà da preoccupazioni come corvi e gigli”, la preghiera del Signore(Lc 11,2b-4), il suo commento, la certezza di una risposta alla preghiera (Lc 11,9-13), le istruzioni di missione (Lc 10,2-16) .

Proprio grazie alle istruzioni di missione i detti di Q potrebbero essere riformulati nella forma di vangelo narrativo .

Dopo essere stato battezzato da Giovanni (Lc 3,21-22) ed aver respinto le tentazioni (Lc 4,1-13), Gesù fece ritorno a Nazareth (Lc 4,16) per poi trasferirsi a Cafarnao (Lc 7,1). Da Cafarnao si mosse verso Corazim, isolata nelle montagne e verso Betsaida, nel più sicuro territorio di Filippo . Egli iniziò il suo ministero senza niente, nessuna protezione, nessun aiuto (Lc 10,4) e ciò ha senso alla luce del suo annuncio quale si evince dalle raccolte originarie di Q .

Non ci si deve preoccupare di cibo e vestiti, ma avere un atteggiamento come i corvi e i gigli (Lc 12.22b-30) e bisogna annunciare la regalità di Dio (Lc  12,31), che come un padre benevolo conosce le necessità e vi provvede ! (Lc 11,2b-3).

Si passava di casa in casa e per essere ammessi si diceva: shalom! (Lc 10,5b), se accolti il padrone di casa veniva designato come “figlio di pace” (Lc 10,6), se rifiutati, la pace di Dio si sarebbe allontanata assieme a Gesù o al suo discepolo (Lc 10,6b). Nella famiglia che accoglieva, giungeva la regalità di Dio, provvedendo alle loro necessità e curando i malati (Lc 11,19).

Gesù credeva che la pace di Dio potesse regnare nelle famiglie, superando il male che gravava sulle loro vite e che, a loro volta, queste famiglie sarebbero diventate sostegno reciproco nei riguardi di altre famiglie simili .

La presenza vivente di Gesù, oggi !

Lo stile di vita di Gesù, che fu centrato sull’amore per i nemici (Lc 6,27) e la preghiera per i propri persecutori (Lc 6,28), venne imitato dai discepoli itineranti, “figli di Dio”, che assieme ai “figli della pace”, facevano parte del movimento di Gesù .

A dispetto della morte atroce di Gesù, il suo annuncio di totale fiducia in Dio, fu ripreso dai suoi discepoli che redassero i detti Q, presentandolo vero nonostante la morte di Gesù, anzi avvalorato dalla morte di Gesù, infatti i messaggeri che la Sapienza di Dio aveva inviato ad Israele dovettero, spesso, dare la vita per la causa di Dio ! Era la fede pasquale della comunità Q formata da quei discepoli rimasti in Galilea e che si recavano di casa in casa recando il suo annuncio, come si spiega nelle istruzioni di missione in Lc 10,2-16 .

Il movimento di Q fu radicale, le adesioni rare ed i ritiri altissimi !   

L’insuccesso della mancata conversione di un apprezzabile numero di giudei, provocò disillusione e li spinse, visto il successo della missione ai gentili, a fondersi con la comunità di Matteo in Antiochia dopo la distruzione di Gerusalemme nel 70 d.c. .

I giudei chiedevano un “segno” e questo segno fu la sua resurrezione !

Ma se noi, uomini di oggi, diciamo di avere un minimo di Fede nella sua resurrezione, perché non riusciamo a vivere secondo l’annuncio di Gesù ?

Noi siamo dominati dall’eros, inteso come avidità e possesso dell’altro; dalla cupidigia e dal possesso dei beni, dall’accaparrarsi il primo posto nella società, come se vivessimo in eterno in questo mondo !

Abbiamo i figli da avviare alla stessa mentalità, gli immobili da possedere, la rate del mutuo da pagare e siamo ciò che abbiamo .

Non riusciamo a confidare in Dio e non viviamo la sua regalità .

Anzi il “Regno di Dio” ci sembra un messaggio incredibilmente ingenuo, così come ingenuo ci sembra l’intero discorso della montagna !

Dobbiamo riflettere su questo nostro cinismo …

Il caso, la fortuna, la rete, lo Spirito, mi fanno incontrare Alberto Maggi  e la sua sapienza esegetica che chiamo Teologia delle Beatitudini, leggo  Juan Mateos che nella conclusione del suo bellissimo testo “L’utopia di Gesù” scrive :

<<L’attività e il messaggio di Gesù sono la conseguenza della sua esperienza di Dio come amore. È ciò che esprime l’uso del nome «il Padre», che indica colui che, per amore,comunica agli uomini la propria vita. Se il Padre è amore illimitato per l’uomo, non può tollerare che questi sia oppresso o si veda impedito di raggiungere la pienezza a cui è destinato.>>

<<Per questo l’attività di Gesù si rivolge particolarmente ai più bisognosi, agli emarginati per motivi religiosi o sociali. Essa scopre le grandi schiavitù che impediscono lo sviluppo dell’uomo e ne permettono la manipolazione e lo sfruttamento; sono le ideologie religiose e nazionaliste a favorire l’emarginazione e a impedire l’amore e la fratellanza universale.>>

Alberto Maggi né riprende l’impostazione nel libro a lui dedicato “Il Padre dei poveri – Le Beatitudini di Matteo”, tanto che nella sintesi finale scrive :

<< La scelta della povertà, intesa come austerità solidale, con la rinuncia all’ambizione dell’avere, implica la perdita della propria reputazione : in un sistema fondato sul possesso del denaro, il povero merita solo disprezzo . Chi poi sceglie volontariamente la povertà è considerato un folle. Ma proprio in quello che agli occhi della società è considerato “scandalo” e “stoltezza”, si manifesta la “potenza di Dio”>> e considera l’austerità solidale, insieme alla fedeltà, le condizioni per il “Regno di Dio” , che non è un sogno ipotetico, ma ciò che si realizza con la rinuncia all’avidità di possesso nell’espressione della Solidarietà .

Gli stessi concetti sono espressi da James M. Robinson nel suo libro “Gesù secondo il testimone più antico” , che sintetizza la sua ricerca sul Gesù storico e sul vangelo dei detti Q . Scrive Robinson :<<In fin dei conti Gesù era un autentico idealista, un radicale impegnato, in ogni caso una figura di grande spessore pervenuta ad una soluzione del dilemma dell’uomo …>> <<Il dilemma dell’uomo è in grande misura che siamo la disgrazia l’uno dell’altro, lo strumento del male che distrugge l’altro …>>  .

Nell’articolo “Economia & Fede” scrivono al CENTRO STUDI BIBLICI “G. VANNUCCI”  : << Criticando con tanta severità la comunità di Gerusalemme, centrata nella comunione dei beni attraverso la capitalizzazione comunitaria degli stessi, l’evangelista pone in evidenza qual’è l’atteggiamento conforme al messaggio di Gesù: la comunicazione libera e responsabile dei propri beni, senza necessità di amministratori o di controlli interni o d’imposizioni (tasse e decime), senza preoccuparsi delle proprie necessità ma di quelle degli altri. >>

<< Laddove c’è libertà c’è lo Spirito (2 Cor 3,17) che spinge gli uomini a liberarsi dall’egoismo e dal pensare alle proprie necessità per aprirsi ai bisogni e alle necessità degli altri, in sintonia con la generosità della creazione.>>

Insomma, potrebbe darsi che l’egoismo risulti un lusso che non possiamo permetterci !

Ho chiamato l’esegesi di padre Alberto Maggi OSM “Teologia delle Beatitudini” perché gravita attorno al “discorso della montagna” del vangelo secondo Matteo .  In modo particolare alla prima e all’ultima Beatitudine che hanno entrambe il verbo della promessa al presente, mentre per le altre sei la promessa è espressa con un verbo al futuro e ciò sta a significare che queste sei Beatitudini dipendono dalle altre due e che il “sermone del monte” è realizzabile oggi …

In verità la teologia di Alberto Maggi trova fondamento anche nell’esegesi del vangelo secondo Giovanni,  laddove fa riferimento al concetto fondamentale del  “Bene dell’Uomo” e al conflitto tra l’”Amore del Padre” e la legge di Dio  ed invita i suoi lettori a sbarazzarsi di ogni immagine o concezione di Dio che non trovi riscontro nella figura di Gesù, nella vita di Gesù e nel suo insegnamento .

E’ anche una teologia di liberazione perché tende a liberare gli uomini dai pesi che la struttura e la gerarchia ecclesiastica hanno caricato sulle spalle degli altri . Anche a costo di essere frainteso, fra Alberto ingaggia una lotta senza quartiere contro i “cardinali” che respingono, senza misericordia,  chi non accetta i loro vincoli moralistici e il controllo delle coscienze … degli altri, e pone ad unico fondamento di giudizio il “Bene dell’Uomo” .

La prima beatitudine può essere così tradotta :<<Beati quelli che scelgono di essere poveri , perché essi hanno Dio per re>>

Scrive p. Alberto: “Ebbene Gesù assicura questo: se c’è un gruppo di persone che oggi, sceglie liberamente, volontariamente,  per amore,  di essere responsabile della felicità e del benessere degli altri, da quel momento succede qualcosa di straordinario, Dio si prende cura di loro; è un cambio meraviglioso. Se noi ci prendiamo cura degli altri, finalmente permettiamo a Dio di prendersi cura di noi.

Si sperimenta Dio come Padre, che si prende cura di noi nel suo Regno, nel “Regno di Dio”,  oggi, su questa terra e non nell’aldilà . Il Regno di Dio, nella concezione di Alberto Maggi, è la responsabilità che hanno tutti i seguaci di Gesù di realizzare una società di fratelli, veri fratelli, la cui fratellanza non dipende dai legami di sangue, ma dal prendersi cura dell’altro, dal “condividere” con l’altro .

Tutto ciò è estremamente difficile e ci sono duemila anni di storia umana, costellata da orrendi delitti,  a testimoniarlo . Non solo è difficile, ma non è neanche gratis ed  infatti  l’ultima Beatitudine recita :<< Beati quelli che sono perseguitati per la loro fedeltà, perché essi hanno Dio per re>> e padre Maggi commenta : “Gesù è molto chiaro: quelli che sono fedeli a tutto questo programma, quelli che sono fedeli alle beatitudini, non si aspettino l’applauso, non si aspettino il riconoscimento della società né civile, né religiosa, ma si aspettino la persecuzione. “

Siamo serviti : dobbiamo scegliere di essere poveri perché altri non soffrano la povertà, soffriremo la persecuzione per realizzare il “Regno di Dio” !

La “Teologia delle Beatitudini” continua: avremo Dio per Padre e nostro Padre si prenderà cura di noi … Intanto ci donerà :

1.    Libertà di coscienza e assoluzione delle colpe dalla comunità;

2.    Libertà dal peccato contro lo Spirito Santo perché è il peccato di chi, consapevolmente, definisce Bene il male e il male Bene e quindi non può che essere commesso dai “cardinali”;

3.    Libertà dal peccato contro Dio perché Dio non si offende essendo totalmente altro da noi;

4.    Libertà dal peccato in genere perché, una volta convertiti, possiamo solo commettere delle “mancanze” nei confronti degli altri, possiamo offendere solo il prossimo e non Dio ed il principio guida deve essere il “Bene dell’Uomo”;

5.    Libertà da tutte le gerarchie e da tutti i “poteri”che schiavizzano l’uomo e non rispettano la sua dignità, impedendogli la pienezza umana e quindi la più alta qualità della vita possibile, che confina con la divinità .

 

Un fortissimo messaggio di liberazione proviene dalla Teologia di padre Alberto Maggi OSM … eppure, a mio avviso, non è il centro  della sua teologia . Il progetto, il cuore del suo pensiero, gira attorno  alla prima Beatitudine che Juan Mateos SJ definisce l’”Utopia” di Gesù e avverto, purtroppo, che viene percepito soltanto l’aspetto di “liberazione” della sua teologia, piuttosto che la responsabilità della felicita dei fratelli ; ci si preoccupa della propria libertà, della propria felicità e della propria realizzazione . C’è in questa Teologia, di cui condivido gli aspetti fondamentali, un anello debole : la sua realizzazione pratica .

Scrive padre Alberto : “Dalla necessità di soccorrere la comunità giudeo-credente di Gerusalemme, dove la colletta verrà inviata (At 21,17), si vede che la tanto esaltata comunione dei beni non ha dato alcun risultato positivo. Questa comunità, che si vantava che nessuno dei componenti “tra loro era bisognoso” (At 4, 34), in realtà ha avuto bisogno di “una colletta a favore dei poveri che sono nella comunità di Gerusalemme” (Rm 15,26).

Criticando con tanta severità la comunità di Gerusalemme, centrata nella comunione dei beni attraverso la capitalizzazione comunitaria degli stessi, l’evangelista pone in evidenza quale è l’atteggiamento conforme al messaggio di Gesù: la comunicazione libera e responsabile dei propri beni, senza necessità di  amministratori o di controlli interni o di imposizioni (tasse e decime), senza preoccuparsi delle proprie necessità ma di quelle degli altri.”

Un’utopica visione dei rapporti comunitari è l’anello debole di questa teologia, bellissima dal punto di vista ideale, ma di scarsa realizzazione pratica .

Il punto debole siamo noi ! C’è di mezzo la libertà dell’uomo che, nonostante possa riconoscere il bene in quanto radicato nella natura umana, ha la libertà di compiere il male in quanto consapevole trasgressione del bene e della giustizia . Atteggiamento che padre Alberto, con molta generosità e con grande spirito paterno, definisce non peccato, ma mancanze nei confronti dei fratelli e della comunità .  Spero di non aver compreso male il messaggio di Alberto Maggi, ma a me così sembra .

D’altra parte, con molto ottimismo, scrive fra Alberto:  “Gesù dunque appare loro mostrando i segni dell’amore … Ed è in quel momento che Gesù dona loro Spirito e dice: “a chi cancellerete i peccati saranno cancellati, a chi non li cancellerete rimarranno addosso”. Cosa significa? Non è un potere che Gesù concede ad alcuni, ma una responsabilità a tutta la comunità cristiana. La comunità cristiana secondo il vangelo di Giovanni deve essere il luogo dove splende la luce. La luce non lotta contro le tenebre, la luce deve splendere. E quando la luce allarga il raggio d’azione della sua luminosità, la tenebra si ritira. Perciò quanti vivono sotto la sfera del peccato – e la lingua greca distingue vari modi di peccato: il termine adoperato dall’evangelista non indica la colpa occasionale, lo sbaglio, ma indica una direzione sbagliata di vita – ebbene, assicura Gesù, quanti vivono una direzione sbagliata di vita e vedono brillare la luce di questa comunità, vedono lo splendore di questo amore e se ne sentono attratti ed entrano entro nel raggio d’azione di questa luce il loro passato viene completamente cancellato .”

Parole di grande consolazione, di liberazione appunto, liberazione  che a volte viene intesa anche come liberazione dalla responsabilità di realizzare la prima Beatitudine .

Non è così ! Dobbiamo sentirci addosso questa responsabilità  …

Abbracciare questa Teologia significa liberarsi da tanti pesi, ma anche assumersi la responsabilità della felicità dei fratelli .

Chi fa questo discorso nella nostra società ?… dove lo possiamo vedere realizzato ?

Non è una domanda oziosa, se lo stesso Carlo Maria Martini  nel suo libro “Il discorso della montagna – Meditazioni” gli dedica un paragrafo dal titolo “Un discorso praticabile ?” e così scrive : <<Una società è fondata sull’economia, e l’economia suppone desiderio di guadano, suppone commercio, produzione, scambio, istituti bancari. Ma poiché il discorso della montagna esorta a non accumulare tesori se non per il cielo, ci si domanda : come vivere in una società fondata sull’economia ?>> e alla fine conclude :<<Il Discorso è certamente una provocazione forte e dobbiamo leggerlo come tale, con grande serietà, nel desiderio di capire cosa vuole Gesù da noi, stimolandoci con parole così chiare e così esigenti rispetto al modo di agire solito della gente e all’andazzo comune della società e delle istituzioni . >>

Un discorso aperto, dunque, che parla alla coscienza di ciascuno !  

Nei campi di concentramento i piccoli gruppi che potevano realmente contare l’uno sull’altro e che erano disposti a dare ai più deboli una porzione della loro già scarsa razione di cibo, ebbero più possibilità di sopravvivenza rispetto a singoli che mettevano se stessi al primo posto.

L’egoismo, alla fine, può risultare un lusso che non possiamo più permetterci !

Forse dobbiamo pensare a piccole comunità come quelle dei cristiani di Antiochia, dove l’amore vicendevole emergeva e la condivisione generosa  dei beni era una necessità spirituale, oppure, più recentemente, ai condomini solidali, dove l’aiuto reciproco è la regola e la calunnia o la critica malfidente, sono lasciati ai margini .

Insomma, bisogna amare l’Amore in Cristo Gesù !       

 

  


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