Parlare di Gesù dal basso - Appunti di Rosario Franza

 
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"Anche Gesù, come tutti, è nato santo, ma lo è diventato sempre più grazie ai suoi gesti di bontà e di amore che tutti sono chiamati a ripetere. Se afferma "imparate da me" vuol dire che il suo itinerario spirituale è accessibile, possibile a tutti; è lo stesso di tutti"(Ortensio da Spinetoli)

Nel suo libro "Le due missioni - Pietro e Paolo" Michael Goulder sostiene che la Chiesa delle origini, formata da ebreo-cristiani e il cui leader era Pietro, si scontrò ben presto con la Chiesa dei pagani convertiti al cristianesimo e organizzata da Paolo . 

L'apostolo Pietro e soprattutto Giacomo, il fratello di Gesù e capo della Chiesa di Gerusalemme, sostenevano che i pagani convertiti dovessero osservare la Torah ed essere circoncisi . La circoncisione era il segno distintivo dell'ebreo, segno dell'alleanza con Dio e della sottomissione alla Sua Legge e nel caso in cui l'avessero violata, gli ebrei potevano chiedere perdono nel giorno dell'Espiazione, il giorno dell'anno in cui Dio aveva stabilito di perdonare i peccati di Israele.  Gli ebrei cristiani non erano perciò salvati dal battesimo di Gesù di Nazareth, ma dall'appartenenza al popolo di Dio. Il Battesimo li rendeva membri del regno di Dio e d'altra parte essi non riconoscevano la divinità di Gesù, né tantomeno la sua concezione nel seno della vergine Maria per opera dello Spirito Santo.

I pagani invece, convertiti al cristianesimo da Paolo, rifiutando la circoncisione e la sottomissione alla Torah, avevano la necessità di essere salvati per mezzo del battesimo, ma perché ciò avesse un significato dovevano credere che Gesù fosse Dio e uomo e non bastava la convinzione, che avevano i giudeo-cristiani, che il Nazzareno fosse stato posseduto dallo Spirito di Dio. Solamente un Dio-Uomo poteva salvarli attraverso il suo Battesimo.

Paolo trovò sostegno a questa sua tesi in particolare nel salmo 110,1 :

Il SIGNORE ha detto al mio Signore:

«Siedi alla mia destra
finché io abbia fatto dei tuoi nemici lo sgabello dei tuoi piedi».

Interpreta "il mio Signore" come riferito a Gesù Cristo che, dopo la risurrezione, "siede alla destra" di Dio in cielo e nella prima lettera ai Corinzi scrive:<<Bisogna infatti che egli [Cristo] regni [in cielo] finché non abbia posto tutti i suoi nemici sotto i suoi piedi>> (I Cor. 15,25) e riprende il concetto in Rom 8,34:<<Chi condannerà? Cristo Gesù, che è morto, anzi, che è risuscitato, sta alla destra di Dio e intercede per noi? >> . Ecco, le basi per la fede nel Dio-Uomo sono poste, anche i pagani hanno avuto la loro salvezza nel Battesimo di Cristo Gesù e la comunità di Paolo si può espandere e rafforzare.  

Il teologo Goulder individua, attraverso lo studio dei vangeli, chi, tra gli evangelisti, è dalla parte di Paolo: Marco e soprattutto Giovanni che all'incarnazione del Cristo affianca il concetto della pre-esistenza. Luca è in una posizione intermedia, Matteo a favore di Pietro.

La lenta dispersione degli ebreo-cristiani soprattutto dopo il 70 d.C., anno in cui avviene la distruzione di Gerusalemme e del suo Tempio ad opera dei romani, favorisce il diffondersi della Chiesa di Paolo, il vero fondatore della religione cristiana, ma l'ebreo Gesù di Nazareth, che visse un'esperienza spirituale così intima con Dio, tanto da chiamarlo Abbâ, Padre, che cosa ne avrebbe pensato?

Egli, mai, affermò direttamente di essere il Messiah e lo stesso titolo di Figlio dell'Uomo, afferma Michael Goulder, "era perfettamente congeniale ai paolini e compare una settantina di volte nei vangeli" .
Scrive ancora Goulder:<<Si trovava però nel Sal. 8,4-6; e Paolo, e poi più decisamente Ebrei, applicarono quel testo a Gesù: sembrava che parlasse dell'incarnazione, della morte e risurrezione e della vittoriosa intronizzazione. La strada era in tal modo aperta per Marco e per gli altri evangelisti. Il Figlio dell'Uomo si presentava ormai come il titolo di un essere spirituale pre-esistente, che per un breve tempo fu reso inferiore agli angeli. Il testo analogo di Dan. 7,13 invitava ad applicare quel titolo alla seconda venuta di Gesù e all'autorità che Dio gli aveva conferito>>.

Nei confronti di Michael Goulder, professore di teologia biblica che rinuncia all'ordinazione e si definisce infine un ateo moderato, Ortensio da Spinetoli, biblista ed emarginato dalla gerarchia della chiesa cattolica, sembra quasi un moderato conservatore, eppure non è molto distante dalle posizioni di Goulder quando nelle conclusioni del suo libro "Gesù di Nazaret" scrive:<<Il Cristo dei vangeli, pur restando ancora il figlio del carpentiere, appare, abitualmente il Signore della gloria. Risorgendo è entrato in un mondo nuovo, ha preso posto alla destra di Dio. Ed è da questa altezza che si presenta agli uomini e appare nella comune predicazione.
Il Cristo della fede ha preso il posto del Gesù della storia, l'annuncio si è sovrapposto all'evento. Ma non sarebbe inopportuno, meno ancora disdicevole ricominciare a parlare di Gesù ripartendo dal basso, dalla sua esperienza terrestre più che dalla sua condizione celeste>> e ancora:<<Anche Gesù, come tutti, è nato santo, ma lo è diventato sempre più grazie ai suoi gesti di bontà e di amore che tutti sono chiamati a ripetere. Se afferma "imparate da me" vuol dire che il suo itinerario spirituale è accessibile, possibile a tutti; è lo stesso di tutti>>.

Ecco, è il Gesù della storia che mi affascina, non quello deformato, Dio immaginario dei vari teologi o capi. Ho anche bisogno della speranza e del senso della vita. La speranza che  dona il Signore risorto e che pure non fa dimenticare che, come dice Ortensio da Spinetoli, "Essere cristiani non significa tanto fregiarsi di un distintivo o professare determinate dottrine quanto provarsi a fare propri i comportamenti altruistici di Gesù Cristo, in altre parole riprendere e portare avanti le sue scelte umanitarie accogliendo le mozioni che lo Spirito fa pervenire indistintamente a tutti gli uomini, tutti secondo Gesù egualmente figli di Dio, ma anche suoi insostituibili collaboratori nel piano della creazione e della salvezza>>.
  

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