L'immagine falsa del dio onnipotente ! - p. Alberto Maggi OSM




 
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"L’immagine di Dio onnipotente, nasce nella Bibbia ebraica tradotta nella lingua latina, per una interpretazione inesatta o errata di Girolamo perché il concetto di onnipotenza non c‘è. C’è il concetto di signoria: il Signore è sovrano di tutto, ma non onnipotente."

[...]

Se noi affermiamo che Dio è onnipotente, subito balza agli occhi una grande contraddizione, perché se Dio è onnipotente allora non è buono. Se Dio è onnipotente, ripeto, così come popolarmente e comunemente si intende l’onnipotenza, cioè che può fare tutto, allora non è un Dio buono, perché come fa a rimanere insensibile di fronte alle tremende tragedie e sofferenze dell’umanità?

Se diciamo che Dio è onnipotente, allora non è un Dio buono. Se diciamo che Dio è buono, allora non è onnipotente perché l’onnipotenza di questo Dio buono non è che si manifesta.

E ancora  possibile oggi giustificare l’assenza dell’intervento di Dio di fronte ai mali, di fronte all’obiezione: se Dio è onnipotente perché  permette il male?

La giustificazione banale, insultante nei confronti di Dio, è che Dio non vuole il male, ma lo permette. Dio non vuole il male, ma lascia che ci sia. Un Dio che non vuole il male, ma lo permette, è ugualmente un Dio complice di questo male.[...]

In passato tutto era chiaro, ad ogni domanda c’era una risposta esatta. Molti di noi, almeno

quelli della mia generazione, ricorderanno le domande e le risposte del loro catechismo. Chi è Dio? Dio è l’essere perfettissimo, creatore e Signore del cielo e della terra. Quindi non c’è nessun problema. Dio è un essere perfettissimo. Sentire un trasporto d’affetto verso un essere perfettissimo non è che fosse proprio il non plus ultra.

Comunque Dio veniva presentato così e alla domanda: per quale fine Dio ci ha creati? La risposta agghiacciante era che Dio ci ha creati per conoscerlo, amarlo e servirlo: l’egoismo totale.

 

Una divinità che crea l’umanità intera per essere conosciuto, amato e soprattutto per essere servito. Una immagine dilatata, come può essere dilatata l’immagine di Dio di un enorme egoismo: un Dio che crea l’umanità per poter essere servito dagli uomini. E’ vero che c’era poi la ricompensa: servirlo in questa vita per goderlo poi nell’altra in Paradiso. Ma all’epoca in cui vigeva questa teologia, andare in Paradiso era pressoché impossibile. Qualche periodo in Purgatorio non veniva risparmiato a nessuno perché, per andare in Paradiso, bisognava essere in grazia di Dio. Ma per quanto l’uomo si sforzasse di osservare tutte le regole e prescrizioni, non riusciva mai ad essere in grazia di Dio. Anche quando riteneva di essere in grazia di Dio, il solo fatto di pensare di essere in grazia di Dio, significava che aveva fatto un peccato di orgoglio, non era stato umile e quindi si era perso questa grazia. Quindi non era facile.

Vediamo come si è formata questa immagine, questo concetto di questa divinità partendo dal Dio dei pagani. Ancora oggi, a duemila e più anni dal messaggio di Gesù, l’immagine che molti cristiani e anche non cristiani hanno di Dio, è un misto del Padre di Gesù, è un misto del dio degli ebrei e soprattutto un bel miscuglio di divinità pagane. Tutto frullato in quella unica cosa che noi chiamiamo Dio.

Nel mondo pagano, il rapporto con la divinità non era concepito come un rapporto di amore. Nel mondo pagano, non si pensava di dover amare gli dei e tanto meno di essere amati. Gli dei venivano visti come quelle persone straordinarie che vivevano in una condizione di privilegio e il loro privilegio era composto dall’immortalità, impossibile agli uomini, e dalla felicità. Compito di questi dei era vigilare sugli uomini che nessuno superasse una soglia di felicità che li facesse, in qualche modo, equiparare alla condizione divina. Quando le divinità si accorgevano che una persona raggiungeva un determinato livello di felicità, ecco che veniva punito.

C’è da chiedersi se questa immagine della divinità pagana non corrisponde oggi nell’immagine di Dio che anche molti credenti, molti cristiani hanno.

La riprova? Una frase che si sente tante volte dire dalle persone, quando c’è un periodo di tempo in cui va tutto bene: «Me lo sentivo che doveva capitare qualcosa, andava tutto troppo bene». Questo si rifà appunto all’immagine della divinità pagana, degli dei pagani, che quando si accorgono che a una persona tutto va bene, ecco che arriva la punizione.

Poi questo è stato aggravato nel mondo cristiano dalla punizione intesa come volontà di Dio e quindi sublimata dal fatto della croce: “ognuno ha la sua croce.” E’ un Dio che fa la croce per tutti quanti. E questo ha fatto sì che nella spiritualità, nella vita delle persone, sensazioni o condizioni di vita che sono il massimo desiderio dell’uomo, venissero vissute o sentite con sospetto. Parole come felicità, parole come gioia, parole come piacere, sono tutte parole che vengono vissute con sospetto o con preoccupazione.[...]

E l’atteggiamento che si aveva nei confronti della divinità, era il timore, non l’amore. Il timore era dovuto al desiderio di evitare i castighi da parte di questa divinità. Si creava tutto un sistema religioso fatto di riti destinati a placare l’ira di questi dei dai loro castighi e quindi le preghiere.

E Gesù mette in avviso i suoi: “quando pregate non blaterate come i pagani che credono di essere ascoltati per la lunghezza delle loro preghiere”. E ci chiediamo se le tante preghiere dei cristiani non assomigliano al blaterare dei pagani. [...]

Per quello che riguarda il male, nelle religioni pagane il problema era risolto semplicemente: esiste un Dio buono autore della vita, è colui che fa il bene. Poi esiste una divinità cattiva, l’autore del male e quindi della morte. Ed era abbastanza ben risolto il problema del male. [...]

il cammino verso quello che tecnicamente si chiama monoteismo, cioè l’unicità di Dio, non è stato semplice, è stato abbastanza complesso e soprattutto è durato tutta la storia di Israele, per cui in Israele si adorava un Dio nazionale, il cui nome è sconosciuto perché veniva pronunziato una volta all’anno dal sommo sacerdote del tempio di Gerusalemme, e questa pronunzia è stata perduta.

Il nome di Dio è composto da quattro consonanti. Un probabile, ma non si può avere la certezza, suono di questo nome sembra che sia quello che conosciamo: Jahvè, questo è probabile.

In Israele si credeva in un Dio nazionale, ma non si escludeva la presenza di altre divinità, indubbiamente minori, indubbiamente più deboli di questo Dio, però era accettato ugualmente il fatto dell’esistenza di altre divinità che venivano dall’influenza fenicia, assira e babilonese. Piano piano, nel corso della storia di Israele, c’è stata l’eliminazione di queste divinità o facendole assumere da questo unico Dio o assoggettandole. E’ la storia stessa di Israele, così come ci viene formulata nei testi della Sacra Scrittura, a denunciare questo stato di crisi permanente per cui si crede in Dio, ma non unico, il più grande. [...]

E ancora oggi, con grande imbarazzo degli ebrei che amano far credere che questa concezione del monoteismo è stata subito chiara, si scoprono dei santuari dove accanto alla stele di Jahvè, c’è la stele di Asherà, cioè la sua signora, la sua moglie.

 

Persino il grande Salomone, questo grande re - c’è scritto nella Bibbia - seguì Asherà, per cui nel corso dei secoli, in Israele, si adorava Dio e si venerava insieme a Dio la sua signora, questa Asherà. Questo culto si cercò progressivamente di eliminarlo dalle riforme liturgiche e nel libro del Deuteronomio si legge: “Non pianterai alcuna Asherà accanto all’altare di Jahvè”, perché accanto all’altare di Dio veniva messa la stele di Asherà. [...]

L’idea di un Dio onnipotente - può sembrare paradossale ma è così - nasce per un errore di traduzione.

Ma quali sono questi termini che sono stati tradotti con onnipotente?

Uno l’abbiamo già accennato:

 

• è zebaot, eserciti, con cui non si intendono gli eserciti militari, ma tutta la milizia dei cieli.

 

Il cosmo era considerato animato. Tra Dio e l’uomo si frapponevano queste potenze angeliche o demoniache, che erano divise secondo i poteri. Una di queste era chiamata l’esercito del cielo, cioè tutto l’insieme dei pianeti, degli astri che non erano considerati materia, ma erano considerati esseri viventi che influivano e condizionavano la vita dei credenti. [...]

L’esercito del cielo è considerata una divinità che gli ebrei, il popolo di Israele, adorava. Per evitare questo, viene attribuito a Dio questo titolo. Dio è il Dio - il termine ebraico è zebaot – degli eserciti.[...]

Nel profeta Isaia c’è scritto: “In quel giorno Jahvè punirà in alto l’esercito di lassù”. Ecco perché quando Gesù - e questo è importante per non travisare il senso del messaggio di Gesù - dice che il sole si oscurerà, la luna non darà la sua luce, le stelle cadranno dal cielo e le potenze che sono nei cieli saranno sconvolte - Gesù non sta prospettando una catastrofe cosmica, quella che a molti piace chiamare la fine del mondo, termine che non c’è nei vangeli, nei vangeli non si parla mai di fine del mondo - quando Gesù annunzia che il sole si oscura, che la luna non darà la su luce e le stelle cominceranno a cadere una dopo l’altra, a che cosa si riferisce? A queste potenze che sono nei cieli. Erano queste potenze che legittimavano ogni forma di potere.

 

Gesù sta dicendo che, quando si annunzierà la buona notizia, e la buona notizia farà toccare con mano alle persone la luce del vero Dio, questa luce farà eclissare tutte le altre divinità. Il sole che si oscurerà, non significa un fenomeno cosmico, che il sole non manderà più la luce. Il sole era considerato una divinità, è un Dio. La luce del messaggio di Gesù, con il volto del

vero Dio oscurerà il falso Dio sole.

 

E così la luna non darà più la sua luce. Anche la luna era considerata una divinità e il messaggio di Gesù l’oscurerà.

 

E perché dice che le stelle cominceranno a cadere dal cielo?  Perché, con il termine stelle, si indicavano i potenti. Vedete, il linguaggio è rimasto, ancora oggi parliamo di una star, la star dello spettacolo, i grandi, è lo stesso concetto. Tutti i principi, i re, gli imperatori, ritenevano di avere condizione divina o autorità divina e nel linguaggio simbolico dell’epoca erano collocati in alto nei cieli là dove c’era Dio. Quando incominciano ad oscurarsi le false divinità nelle quali essi credono, ecco che queste stelle cominciano a cadere.

L’immagine di Gesù non è catastrofica, ma è positiva e chiede la collaborazione degli uomini. Nella misura in cui gli uomini sono capaci di far brillare il vero Dio, le false divinità - e guardate che le false divinità si riciclano, cambiano nome ma continuano ancora ad esistere - crollano una dopo l’altra.

 

E coloro che determinavano il loro potere in base a questa falsa divinità, perdono il loro potere e cominciano a cadere. Questa non è una catastrofe da temere, ma un avvenimento da accelerare, da cercare.

 

Dipende soltanto da noi. Nella misura in cui facciamo brillare il volto del vero Dio, le false divinità si oscurano e quelli che determinano il loro potere su queste false divinità, incominciano a cadere uno dopo l’altro.

Uno di questi termini, abbiamo visto, è zebaot, eserciti, che Girolamo traduce con onnipotente. Nel testo greco - dunque l’Antico Testamento è in ebraico e, circa centocinquanta anni prima di Cristo, venne tradotto in greco - c’è la parola - questa sì la troviamo nel Nuovo Testamento – “pantokràtor” che non significa “onnipotente”, ma significa “Signore di tutto”. Quando Dio ha assoggettato le milizie dei cieli, ecco che è il Signore del cielo e anche della terra. Quindi il termine “pantokrator”, con cui i traduttori hanno tradotto questo termine ebraico, significa che Dio è il Signore di tutto. E’ Signore della terra, ma anche del cielo.

Girolamo tradusse questo termine con onnipotente.

• L’altro termine ancora più oscuro è l’ebraico Shaddai”. In ebraico “shaddai” viene da una radice che significa montanaro, oppure campestre. Qual è il significato di questo termine?

Era una divinità delle montagne che gli autori del testo sacro hanno eliminato attribuendo questo nome a Dio. Quindi Dio è diventato Dio Shaddai, cioè il Dio anche delle montagne. Ebbene Girolamo, anche in questo caso, non sapendo come tradurre, ha tradotto con onnipotente.

L’immagine di Dio onnipotente, nasce nella Bibbia ebraica tradotta nella lingua latina, per una interpretazione inesatta o errata di Girolamo perché il concetto di onnipotenza non c‘è. C’è il concetto di signoria: il Signore è sovrano di tutto, ma non onnipotente.

Nota del curatore :

Il testo è tratto dalla  conferenza di Alberto Maggi dal titolo "Il Dio Impotente" del 15/01/2003 .

Il testo completo può essere scaricato da : http://www.studibiblici.it/index.html

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