L'evoluzione di Dio ... - Vito mancuso


 
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"Sono i tre termini neo testamentari: luce (phos), pneuma(spirito), amore (agape). Quindi non si tratta di creare un'altra religione, si tratta di diventare finalmente fedeli al centro pulsante della rivelazione biblica neo testamentaria, di essere coerenti con tutto questo, la coerenza più profonda in tutto questo si dà mediante l'idea della Trinità . "

Noi ci troviamo a vivere in un momento di decadenza spirituale e non c'è bisogno secondo me di argomentare granché la cosa e questo sarà il primo momento ...

Domanda: ma se la spiritualità decade non è forse perché deve decadere?

Forse non siamo di fronte al "redde rationem" di questo fenomeno che chiamiamo religione e più ampiamente spiritualità? Forse non è giunto il momento di prendere congedo da tutto questo e di essere finalmente solo uomini senza alcuno sguardo che ci porti al di là ?  ... Di essere felici della nostra immanenza?

Allora il punto sarà: quando diciamo religione, quando diciamo spiritualità, a prescindere e ancora prima dalla questione di Dio, ... io mi chiedo quando diciamo spiritualità, religione, (perché la spiritualità, la religione si può riempire di un solo Dio, di più dei, di un Dio maschile, di un Dio femminile, di una divinità personale, di una divinità impersonale, di un Dharma, di un Tao), quindi prima ancora che parlare del divino quando diciamo religione quando diciamo spiritualità quale fenomeno reale concreto andiamo a toccare con il nostro linguaggio? Se le nostre parole non toccano le cose sono parole vuote "flatus vocis .

Confucio al discepolo che gli chiese "Maestro se il celeste imperatore ti desse il comando sul celeste impero, tu per prima cosa cosa faresti? " ....

La risposta di Confucio fu la seguente: "Rettificherei i termini" cioè si tratta di rendere retta la linea tra le nostre parole e le cose che le nostre parole vanno a descrivere, vogliono nominare, le nostre parole vogliono nominare delle cose, quando tu parli, quando tu dici A piuttosto che B che cosa intendi con A e cosa intendi con B: qual è il fenomeno concreto che sta dietro le tue parole, dietro le tue idee, dietro i tuoi ideali?

O c'è questa riconduzione delle parole, dei concetti, delle dottrine, delle liturgie, dei riti, delle formule, alle cose concrete o c'è questo oppure non c'è autenticità e il pensiero decade.

Io sono convinto che dietro la decadenza della religione contemporanea ci sia proprio questa difficoltà di legare la trascendenza alla immanenza, di legare lo spirito alla materia la materia come è, come dice il nome; perché vedete io sono convinto di una cosa che le parole non mentono: le frasi si: le frasi degli uomini possono mentire e siamo circondati, siamo immersi, ma noi stessi nella nostra mente siamo immersi in frasi che mentono; ma le parole, loro singolarmente prese, i singoli termini, non mentono, non mentono ...

Da dove vengono le parole? Le parole vengono dalla pressione che la vita genera sulla nostra mente. Hai pressione della vita, impressioni che la vita genera sulla mente e sul cuore, quando poi hai la possibilità giunge una specie animale, giunge ad avere la possibilità di dire, di riesprimere la pressione che la vita ha generato sul proprio sentire, sul proprio patire, ecco che hai le espressioni: pressione, impressioni, espressioni. E allora hai appunto le parole che non mentono.

E perché ho fatto tutto questo discorso? Per dire che la materia è stata chiamata così dalla mente dei nostri padri probabilmente non a caso, anzi sicuramente non a caso per la sua connessione con la madre, la grande madre, come le grandi madri, le dee, le grandi madri con questo tetto ampio al quale senti che ti devi abbracciare perché da lì vieni ecco la grande madre è la materia.

Si tratta di rendere onore, onorare il padre e la madre, onorare la vita. La religione questo dovrebbe essere nella sua verità: onorare la madre, onorare il padre e prima ancora che la madre e il padre, i nostri genitori del sangue e della carne, esiste una maternità una paternità del mondo, noi siamo figli del mondo figli della terra, figli delle stelle .

Quindi  onorare il padre e la madre è innanzitutto un fatto speculativo, se la religione tornerà ancora ad avere fascino sulle anime di noi persi, post moderni, contemporanei occidentali, nichilisti soddisfatti, disperati, e tutte queste cose che ci diciamo e che dipingiamo dietro tanta arte contemporanea, dietro tanta musica contemporanea ci sta esattamente questo senso di vuoto, se la religione potrà tornare, sarà solo in quanto... come una fiammella che sta morendo ridarà forza a questa fiamma di onorare il padre e la madre, onorare la madre terra, onorare il padre cielo, con la nostra fisicità, con la nostra psichicità, con la nostra spiritualità, perché noi siamo corpo, siamo psiche e siamo spirito, onora Dio con tutto te stesso con tutta la tua anima, certo, con il mio corpo anzitutto. Questo sarà  il secondo momento .

Il terzo momento,vediamo se ci sarà tempo di toccarlo, sarebbe una delineazione di quali dovrebbero essere i percorsi per l'evoluzione di Dio, perché Dio invece di involvere nelle nostre menti e nelle nostre anime, possa veramente evolvere.

Perché che Dio evolva in se stesso  noi non lo possiamo sapere, perché noi su Dio in sé non possiamo sapere nulla. La stessa parola Dio, lo diceva Isaac Newton nei "Principi matematici di filosofia naturale" del 1687, ... al termine di questo capolavoro che sta alla base della rivoluzione scientifica moderna, ... tenta di definire Dio e dice, in una maniera molto semplice,  "deus est vox relativa", cioè torniamo al discorso di Confucio: rettificare i termini.

Che cosa dico quando dico Dio? È una voce relativa, dice Newton, che cosa significa che è una voce relativa? un altro esempio di voce relativa? Re, un re per essere re ha bisogno di un territorio su cui regnare: uno non può essere re a prescindere da un territorio, da un reame: sei re di che cosa? Padre è un'altra voce relativa, perche si dice: padre di chi? E così Dio è una voce relativa: cioè non è un nome proprio come dire Marco, ... No è un termine relativo che dice relazione, tanto che noi non dovremmo mai neanche dire Dio, dovremmo dire il Dio.

Il Dio di ... esprime sempre una relazione, la relazione di dipendenza, dire Dio e dire Signore è la medesima cosa.

Il punto è che se Dio esprime una relazione, è una relazione di tipo asimmetrico, una relazione all'insegna della dipendenza: perché uno sente di essere al cospetto di qualcosa di più grande.

Da dove è nata l'idea di Dio negli esseri umani, dall'ignoranza?

Qualcuno argomenta così. Gli esseri umani erano ignoranti non sapevano che i fulmini scaturiscono dai fenomeni fisici che oggi conosciamo, pensavano ci fosse Zeuss, ed ecco allora non sapendo attribuivano...

Io non penso che il divino sia nato dall'ignoranza degli uomini rispetto alla vita: io penso che il divino sia nato dall'eccedenza della vita rispetto alla mente e al cuore dell'uomo, dalla grandezza, dal di più, dalla trascendenza della vita rispetto alla possibilità della mente e del cuore di contenerlo. Io penso che il divino si dia ancora adesso quando un essere umano percepisce profondamente dentro di sé il sentimento di dipendenza: sono al cospetto di qualcosa di più grande di me, che mi contiene, e a cui io appartengo; non sono cioè al cospetto dell'impero della cui grandezza farei a meno perché così potrei essere un libero cittadino e non dovrei andare al servizio militare, pagare le tasse, ecc.  No,  non è semplicemente quel senso di dipendenza di fronte a qualcosa di più grande, è un senso di dipendenza di fronte a qualcosa di più grande che al contempo ti è familiare. ...

Quali sono i fondamenti: ci sono i fondamenti dell'esperienza spirituale? Parliamo di qualcosa di fondato? Parliamo di qualcosa di strutturale? Tocchiamo qualcosa di eterno? Cioè qualcosa che è eterno quanto può essere eterna la vita umana? cioè intendo dire tocchiamo qualcosa che è connaturato con il nostro essere esseri umani? Oppure tocchiamo qualcosa di primitivo, ma primitivo nel senso di sorpassato dall'evoluzione dei tempi? e quindi semplicemente destinato a finire ?

Ora la verità vera è che noi, oggi, quando parliamo del fenomeno religioso tocchiamo entrambe le cose. Tocchiamo sia qualcosa di strutturale, e  sia qualcosa di superato perché la modalità mediante cui la religione tradizionale, la religione cattolica tradizionale, che per il 90 per cento forse anche di più degli italiani, diciamo degli occidentali,  è il veicolo mediante cui si dà l'esperienza spirituale, questa religione per molti aspetti parla di Dio in modo superato.

Questa è la sottile dialettica che io tenterò di delineare. Allora in parte io già ho detto qual è la condizione della mente contemporanea, ho detto che siamo all'interno di una grande frattura. Qual è questa grande frattura?

Molto semplice è la frattura tra homo sapiens e homo religiosus: questa è la frattura dentro cui noi siamo ed è qualcosa tutto sommato di nuovo, di inedito, di inedito cronologicamente, perché questa frattura ha cominciato piano piano a delinearsi all'inizio dell'epoca moderna, diciamo fine '500, inizio '600, ma riguardava poche persone; poi via via si è approfondita e comincia a riguardare masse sempre più ampie degli occidentali. In altri ambiti del pianeta le cose sono diverse, ma in occidente le cose sono così, cioè da sempre homo sapiens è stato homo religiosus, oggi homo sapiens non è più per molti aspetti, per moltissimi aspetti homo religiosus, anzi si ritiene che tanto più si possa esercitare la sapientia, la scientia, la conoscenza insomma, tanto più si possa onorare la nostra umanità, ciò che ci distingue in quanto esseri viventi da tutte le altre specie viventi, quanto più si prendono le distanze dalla religio.

Tra sapientia e religio si è creata una frattura, che è destinata a diventare sempre più ampia e non basterà, secondo me, neanche l'azione meritoria di papa Francesco a rendere questa frattura ... perché il problema non è semplicemente e solo etico, non è semplicemente e solo religioso in senso stretto, è un vero e proprio problema filosofico teologico, si tratta di riscrivere profondamente la modalità mediante cui si pensa il divino per sanare questa frattura, perché non è una malattia, questa frattura è un'evoluzione.

"L'evoluzione di Dio" si intitola la mia conferenza, è qualcosa che ti dice: vai avanti, cioè non è un'infezione cattiva da scacciare è qualcosa che ti segnala che c'è uno stadio che devi abbandonare. Ora naturalmente si tratta di argomentare e dire ma veramente ci troviamo al cospetto di qualcosa di strutturale quando parliamo di spiritualità? Oppure come ho già detto in realtà la spiritualità, la religione segnala uno stadio primitivo dell'umanità, per cui prendere congedo da questo significa semplicemente, finalmente evolvere.

Qui naturalmente entrano in campo le diverse filosofie, le diverse concezioni della vita.

Se vi parlasse un'altra persona argomenterebbe dicendo: sì è proprio così. La religione è qualcosa di primitivo è qualcosa che appartiene a una fase tutto sommato fanciullesca dell'umanità, poi si diventa grandi e si abbandona questo modo di vedere, queste favole, questi miti.

Io non penso così e quindi ho l'onere di argomentare e dire quali sono allora gli argomenti o meglio ancora non si tratta di esporre argomenti definitivi, che distruggono la posizione contraria, perché qui su questo terreno in cui ci si muove, non c'è da parte di nessuno la possibilità di trovare l'argomento definitivo per sbaragliare il campo avversario qui si tratta di fare un lavoro non sugli argomenti dell'avversario sugli argomenti degli altri, qui si tratta di fare un lavoro su di sé: sto dicendo quello che io posso fare e che farò adesso è dire: io...ma parlo proprio di me...io sono una persona che ritiene di vivere un'esperienza spirituale: ebbene che cosa vivo? Quali sono i punti cardinali su cui la mia esperienza spirituale si basa?

Ora se fosse solamente la mia, in quanto mia personale, la cosa interesserebbe ben pochi, forse nessuno, si tratta, partendo da se stessi, di dire quali sono i punti cardine della  esperienza spirituale degli esseri umani.

Ebbene Io li vado enucleando ed esponendo mediante quattro termini, che enucleo, che vi dico, quali sono questi quattro termini e che poi esprimerò.

Io penso che in chiunque viva l'esperienza spirituale, può darsi che in questa sala oltre me qualcun altro ha, insomma, l'onestà di riconoscere a se stesso e agli altri : sì, io ho dei momenti in cui vivo l'esperienza spirituale: io sono un uomo, sono un essere umano, sono un uomo, sono una donna, che ha cara questa prospettiva, che non la vuole abbandonare, che l'ha esercitata e che continua ad esercitarla, che vuole continuare, sono una persona che vuole avere una spiritualità.

Sono altresì sicuro che in questa sala ci sono persone che invece non intendono tutto ciò,  o che l'hanno avuta una spiritualità, una religione, che non l'hanno più .

Oppure ci possono essere in questa sala persone che hanno una religione senza avere una precisa spiritualità .

Oppure ci possono essere persone che hanno una spiritualità senza avere una religione.

Farò degli esempi adesso di persone che hanno una dimensione spirituale senza avere una religione concreta mediante cui esercitarla mediante cui praticarla, perché sentono di non volersi legare a nessuna religione istituita tradizionale e tuttavia di non voler rinunciare alla dimensione spirituale. Insomma di sicuro in questa sala così piena, in questo momento, viene rappresentata quella che è uno spaccato della nostra società.

Ebbene allora che cosa guadagna chi dice di avere un'esperienza spirituale? Che cosa perde chi rinuncia all'esperienza spirituale? Naturalmente metto queste domande dal punto di vista di chi ritiene che la spiritualità sia un guadagno, ma è il mio!

Adesso io presento i termini, i quattro grandi concetti:  1) mistero; 2) interiorità; 3) legge cosmica; 4) salvezza.

Questi sono a mio avviso i quattro termini che sono alla base dell'esperienza spirituale dell'umanità di tutti i tempi e di tutti i luoghi.

Primo termine: mistero. Vedete "mistero" è un termine abusato soprattutto dal clero cattolico, abusato perché viene usato anche al plurale "i misteri" e spesso quando ci si trova di fronte ad affermazioni dogmatiche di cui poi non si sa illustrare la ragione, ci si rifugia dicendo eh è un mistero, un mistero della fede, un mistero; quindi il mistero diventa un refugium teologorum ed episcoporum dietro al quale si fanno passare tante affermazioni: bisogna quindi riscattare questo termine molto importante e io lo faccio convocando qui in questa sala la voce di tre testimoni della cultura e della scienza e dell'arte contemporanea, attraverso tre citazioni molto profonde a mio avviso che io ho raccolto nel mio libro e che strutturano alcuni tra i passaggi decisivi di questo mio libro.

La prima voce è quella di Vincent Van Gogh. Van Gogh scrive al fratello Theo il 21 dicembre 1881: "Per me, quel dio degli uomini di chiesa è morto e sepolto, ma sono forse ateo per questo? Gli uomini di Chiesa mi considerano tale, ma io amo e come potrei trovare amore se non vivessi e se altri non vivessero? E nella vita c'è qualcosa di misterioso che venga chiamato Dio o Natura umana o altro è cosa che non riesco a definire chiaramente anche se mi rendo conto che è viva e reale e che è Dio o un suo equivalente".

Van Gogh qui ci dice due cose:

primo: che ha preso una chiara distanza dalla religione cristiana dalla religione degli uomini di Chiesa;

secondo: che per questo non si sente assolutamente ateo anzi si sente profondamente connesso con qualcosa di vivo e di misterioso nella vita, qualcosa di vivo e di misterioso che si presenta a lui con profondità nella sua anima quando e perché ama. Che un pezzo di materia giunga a provare quel sentimento assolutamente qual è l'aggettivo che si può mettere accanto al sostantivo amore?... assolutamente improbabile, improbabile dal punto di vista appunto della materia, assolutamente improbabile, questa pulsazione straordinaria, questa vibrazione straordinaria che è l'amore: ecco questo è il mistero a cui Van Gogh si riferisce. Qualcosa di vivo e di reale.

Secondo personaggio che convoco qui, secondo testimone a testimoniare riguardo al termine mistero, è Albert Einstein che nel 1934 scrive questo testo "Come io vedo il mondo" ebbene all'interno di questo testo di Einstein si legge la seguente frase: "La cosa più lontana dalla nostra esperienza e' ciò che è misterioso e' l'emozione fondamentale accanto alla culla della vera arte e della vera scienza. Chi non lo conosce non è più in grado di meravigliarsi e non prova più stupore e' come morto, una candela spenta da un soffio, fu l'esperienza del mistero, seppure mista alla paura, che generò la religione.  Sapere dell'esistenza di  qualcosa che non possiamo penetrare, sapere della manifestazione della ragione più profonda e della più radiosa bellezza accessibile alla nostra ragione solo nelle loro forme più elementari, questo sapere e questa emozione costituiscono la vera attitudine religiosa. In questo senso e solo in questo sono un uomo profondamente religioso”.

La terza persona che cito: tutti voi la conoscete, l'avete conosciuta: parlo di uno dei padri del pensiero laico del nostro paese; oltre che grande filosofo fu anche nominato senatore a vita, parlo di Norberto Bobbio, che nella sua lunga vita si definì spesso lontano dalla fede. Bobbio morì a Torino il 9 gennaio del 2004: qualche tempo prima aveva consegnato alla Stampa una lettera con l'incarico di pubblicarla all'indomani della sua morte, una lettera che oggi è nota come "Ultime volontà". Ebbene in questa lettera pubblicata sulla Stampa di Torino il 10 gennaio 2004 si leggono le seguenti parole, che vengono dopo una serie di indicazioni sul funerale che non voleva in chiesa: "mi sono allontanato da tempo dalla religione dei padri e non ci voglio certo ritornare nell'ultimo giorno"; e dà indicazioni su che cosa deve esserci scritto sulla sua tomba: solamente il suo nome, cognome, il padre e la madre fine: lì ci si presenta con le ultime parole, quelle definitive che noi potremmo veramente scolpire sulla pietra, sulla nostra pietra tombale, ci si presenta al cospetto del mondo dicendo io sono stato questo. In questa lettera ci sono queste due righe: "Non mi considero né ateo né agnostico, come uomo di ragione, non di fede, so di essere immerso nel mistero, che la ragione non riesce a penetrare fino in fondo e le varie religioni interpretano in vari modi. È la ragione, dice Norberto Bobbio, che ci fa sentire di essere immersi nel mistero, la ragione, immersi, sommersi a volte dal mistero". Vedete non è detto che tutte le persone, che tutti gli esseri umani sentano queste cose; anzi ci sono esseri umani che sentono di fronte alla parola mistero un senso di fastidio: non ci sono misteri, non c'è mistero, questa è una parola inadeguata, dicono, se mai si deve parlare di enigmi: cioè di qualcosa che ancora la ragione non è riuscita a penetrare, ma dateci il tempo di lavorare, fate lavorare la ragione umana, la ragione scientifica, vedrete che tutto questo senso di mistero, questa dimensione, verrà meno. Arriveremo fino in fondo: non ci sono misteri: ci sono enigmi. In realtà la differenza tra enigma e mistero è notevole l'enigma è qualcosa che sfida la mente, non a caso avete la settimana enigmistica: è qualcosa che non capisci al momento però ti armi con una penna, ti metti lì, ci ragioni, ti risolvo, ti faccio vedere: questo rebus io giungerò a capo perché sono più forte. Il senso del mistero è tutt'altra cosa: non riguarda l'intelligenza che si sente sfidata e vuole vincere, si esce dal senso della wille zur macht, dalla volontà di potenza: il senso del mistero è un senso che non riguarda solo l'intelligenza, riguarda il cuore, riguarda l'integrità della vita, non è qualcosa che si vuole conquistare, semmai è qualcosa da cui ci si vuole fare conquistare è un senso di pulizia, è un senso di essere compresi non di comprendere, compresi ma nel senso più fisico del termine "presi com", abbracciati, tant'è che mistero viene dal verbo "muo" che significa chiudere: di occhi e di bocca come quando sei a casa finalmente o come quando sei tra le braccia della persona che ami o come quando eri bambino  ed eri tra le braccia di tuo padre e di tua madre, muo chiudi gli occhi le labbra sei a casa, sei arrivato, sei al sicuro.

Capite la differenza radicale tra l'enigma che devi risolvere e il mistero nel quale devi vivere, abbandonarti con tutta la profondità di noi stessi. Naturalmente questa cosa uno la può sentire è un altro non la può sentire: chi vive un'esperienza spirituale non può prescindere da questa prima grande categoria concettuale da questa prima grande modalità di sentire la vita perché è un fatto di sentimento, di vibrazione di fronte alla musica della vita. Questa è la base: nella vita c'è qualcosa di misterioso che non devo capire ma da cui mi devo far capire. Capire proprio nel senso capio e faccio così alzo il bicchiere (non perché voglio brindare con l'acqua) ma perché capio capere vuol dire contenere, il bicchiere è capiente, in questo momento sta contenendo l'acqua, la capisce, la carpisce, la contiene, capio capere in latino appunto,... poi ha generato capire ma anzitutto è il verbo che dice prendere, afferrare, conquistare, tant'è che captum il participio passato, da qui poi genera captivus, che vuol dire non cattivo, ma vuol dire prigioniero: la cattività degli animali è la prigionia degli animali.

Allora al fondo del senso del mistero c'è la volontà di essere capiti, di diventare familiari. Questo è il primo punto.

Secondo termine: interiorità. Per illustrare questo secondo termine io vi citerò, l'ho imparata a memoria questa frase e non solo questa anche altre, di un testo taoista tradotto da poco in italiano che si chiama Neijè , che significa lavoro interiore. Io non lo so se voi siete d'accordo o no sul fatto che dobbiamo fare anche un lavoro interiore, oltre al lavoro esteriore, se oltre a fare la doccia ai nostri corpi, dobbiamo anche fare la doccia alla nostra anima, alla pulizia della nostra anima, io penso di sì. Ebbene perché parto da un testo cinese?

Perché,vedete, per me è molto consolante sapere che questa dimensione spirituale di cui vi sto parlando appartiene all'umanità di tutti i tempi e di tutti i luoghi. Ci sono teologi cristiani miei colleghi (i quali spesso non mi considerano un loro collega) i quali ritengono che il cristianesimo è qualche cosa di unicum, qualcosa di diverso, di speciale. Tutte le altre religioni sono sentieri che gli uomini inventano da sé, scavano da sé per salire e capire qualcosa del divino, lo capiscono sì, ma invece il cristianesimo è qualcosa di speciale perché è Dio stesso che si rivela e quindi è diverso, è necessariamente diverso, singolare. Il mio professore di cristologia sistematica insisteva così tanto sulla singolarità del cristianesimo e di Cristo: qualcosa di unico "efapax" si dice nel greco del nuovo testamento questa modalità di pensare, di vedere il cristianesimo ha paura tutto sommato delle analogie, delle identità con le altre tradizioni spirituali perché vede proprio minacciata la propria specificità; al contrario io ritengo che il trovare analogie a volte vere e proprie identità tra il cristianesimo e le altre religioni sia estremamente consolante, anzi ritengo che oggi al cospetto del nichilismo, al cospetto della grande critica, questa sia l'unica strada per far sì che il sentimento religioso possa ritrovare salde fondamenta nella coscienza contemporanea.

Quindi per me è una gioia. Io ricordo ancora la commozione fino alle lacrime: non vorrei cadere nel sentimentalismo, ma che mi capitò così quando, dietro consiglio di Simone Weil,... nel senso non che mi aveva dato un consiglio personale, ma leggendo i libri di Simone Weil, lei parlava del "Libro dei morti" dell'antico Egitto e allora andai a leggermi il Libro dei morti dell'antico Egitto: quando arrivai al capitolo 125, io cristiano, che avevo in mente il capitolo 25 di Matteo..., molti di voi ricorderanno la famosa parabola del giudizio universale "Venite benedetti dal Padre mio perché avevo fame e mi avete dato da mangiare, avevo sete e mi avete dato da bere, ero nudo e mi avete vestito... ma quando mai abbiamo fatto queste cose Signore? Ogni volta che avete fatto queste cose a uno dei più piccoli l'avete fatto a me; e poi naturalmente andate via maledetti nel fuoco eterno preparato per voi perché avevo fame e non..., avevo sete e non...,"

Avendo in mente queste cose che avevo ascoltato fin da bambino, mi sono imbattuto nel capitolo 125 del Libro dei morti dell'antico Egitto che dice "Ho onorato Dio con ciò che egli ama: ho dato da mangiare all'affamato, ho dato da bere all'assetato, ho vestito chi era ignudo, ho dato una barca a chi non l'aveva. Sono le stesse parole, a parte la barca, che per l'antico Egitto il Nilo aveva più o meno la stessa importanza che ha qui per Venezia, mentre nella Palestina, nel Giordano si può anche tranquillamente fare a meno della barca. Sono le stesse parole pronunciate 1500 anni prima di Cristo.

Che cosa sono una minaccia per il cristianesimo o un potentissimo pilastro su cui anche il cristianesimo si può appoggiare? E dipende! Dipende dalla teologia che avete nella vostra mente, dalla spiritualità che avete.. Se avete una spiritualità esclusivista, particolarista, oppure invece universale. Comunque fatta questa premessa... è per questo che io guardo con attenzione agli altri testi e vi leggo cosa dice il Neijè, capitolo 14 dice così: "Dentro il cuore un altro cuore racchiudi, dentro il cuore un altro cuore è presente, questo cuore dentro il cuore è pensiero che precede le parole."

Dall'altra parte del mondo, cioè nel Mediterraneo, otto secoli dopo il Neijè, quindi nel quarto secolo dopo Cristo Agostino d'Ippona nel "De vera religione" capitolo 39 scrive "Noli foras ire, in te ipsum redi, in interiore homine habitat veritas." ... Mi permetto di tradurlo "Non uscire fuori di te, rientra dentro te stesso, la verità abita nell'uomo interiore". Quello che diceva l'anonimo autore del Neijè è la medesima cosa che scrive Agostino d'Ippona, uno dei teologi più importanti alla base del cristianesimo con il quale peraltro io ho un rapporto dialettico, perché il primo Agostino, l'Agostino neoplatonico lo sento molto vicino, un vero e proprio maestro. Il secondo Agostino, il tardo Agostino lo sento invece come un nemico contro cui combattere, ma questa è una questione mia personale ed è la mia elaborazione teologica.

Ebbene, interiorità vuol dire, in chi vive l'esperienza spirituale, che c'è questa dimensione profonda: cioè io sono corpo, certamente sono corpo, io sono psiche, certamente sono psiche, ho il mio carattere, il mio temperamento ma c'è qualcosa ancora di più profondo dentro di me. Dentro il cuore un altro cuore è presente e la verità profonda di me stesso senza disprezzare la materia mater che è all'origine del corpo sia chiaro, senza disprezzare la psiche che è all'origine del mio carattere del mio temperamento, della mia voce, del modo con cui mi muovo, senza disprezzare tutto questo, anzi passando, approfondendo, vivificando tutto questo, giungo alla verità più profonda di me che è al di là del mio corpo che invecchia, al di là della mia psiche c'è una profondità dove abita la mia verità in cui io consisto e la mia luce,  il mio corpo potrà invecchiare, la mia psiche potrà degenerare, la mia luce profonda, questa cosa è probabilmente quel tesoro che i ladri non possono rubare e la tignola non può divorare, la ruggine non può corrodere, di cui parlava pure il vangelo.

Terzo termine molto importante lo chiamo "Cosmo", sentimento cosmico. Perché vedete finora se tra di voi c'è qualcuno che è stato credente, che magari adesso non lo è più o che invece da sempre è stato non credente, mi ha ascoltato finora e dice queste cose che ha detto Mancuso tutto sommato le ho anch'io. Mistero: anch'io sento che sono al cospetto di un mistero che la vita è un mistero anch'io lo sento, che bisogno ho di porre il divino? E sento anche del cuore dentro il cuore, sento anche che sono stratificato. Non tutti i non credenti pensano così, ma ci possono essere dei non credenti che tranquillamente accettano queste due ... ecco secondo me nel terzo  termine di cui adesso vi parlo "Cosmo" qui si gioca invece la specificità della spiritualità credente: teista, deista, panenteista, panteista, della spiritualità che ammette il divino, il quale poi si può declinare in varie forme .

Allora, il terzo momento consiste nel fatto che quando tu attingi a questo cuore, dentro il cuore senti che stai toccando qualcosa, che non ha più solo a che fare con la tua esperienza personale, anzi non ha più neanche a che fare con te, ma a che fare col mondo, senti che stai toccando la medesima legge che è all'origine del mondo, la legge cosmica. Senti che quando scendi dentro di te nella tua profondità in quell'uomo interiore, al contempo ti dilati e questa cosa che tocchi, la verità profonda di te è la verità profonda degli altri, di ogni altro essere umano, di ogni altro essere vivente, è la verità che muove il sole e le altre stelle, che ha fatto il sole e le altre stelle è quello che l'induismo dice quando pone l'analogia fra Atman e Brahman. Atman è il mio respiro la mia anima. Atman tra l'altro ha un'assonanza incredibile col verbo tedesco atmen che significa respirare quindi l'anima è il mio respiro, ma il mio respiro non è il mio respiro, è il respiro del mondo, la mia anima non è la mia anima, a livello di questa profondità quando supero la mia psiche con tutti i suoi torbidi, ma anche non solo torbidi, la sua dimensione matematica e giungo che... è l'anima del mondo. I greci parlavano di Logos, i buddisti di Dharma, i Taoisti di Tao, gli antichi Egizi di Maat, gli Ebrei di Hochma, la sapienza creatrice di cui parlano i libri biblici, i libri dei Proverbi e altri libri della sapienza.

Questo terzo momento è quello della religio. Religio cosa significa? Chiarire i termini (Confucio) cosa significa il termine religio? Religio, religionis, significa legame perché hai "re" che è il prefisso latino che rafforza e poi hai il sostantivo "ligio" che rimanda alla radice "lg" che è quella che dice legame come si capisce anche nell'italiano che non fa altro che riprendere continuare... legame. Lego, legere è la stessa radice di lex, legis, legio, legionis oppure in greco logos oppure in greco logismos, cosa vuol dire Logismos? Vuol dire calcolo e perché calcolo? perché il calcolo mette insieme, lega tra di loro i numeri, le cifre e Logos significa parola, significa frase, discorso la parola mette insieme i suoni. La frase mette insieme le parole, il discorso mette insieme le frasi, religio, si ha un senso di collegamento un collegamento così intenso che nel linguaggio religioso si chiama comunione. E ci si sente in comunione, in comunione con gli altri esseri umani, ci si sente fratelli, in comunione con gli altri esseri viventi.

I grandi spirituali hanno nei confronti degli animali, nei confronti delle piante un senso di fratellanza: avrà parlato al lupo San Francesco di Assisi? Avrà parlato agli uccelli San Francesco d'Assisi? Se si leggono tra l'altro altre vite, la vita del Buddha si vede che anche lì c'è la stessa... l'avrà fatto, non l'avrà fatto? quello che è certo, quello che questi testi vogliono veicolare è questo senso di comunione con tutte le forme viventi.

Ed è da qui anche che tra l'altro scaturisce una certa maniera di alimentarci, una volontà di rispetto della vita, per tutti i viventi per tutte le forme di vita unificazione, comunione e comunione naturalmente anche col mondo in quanto tale e che viene sentito come casa, come dimora e ci si sente a casa e il mistico, che cos'è la mistica?

La mistica è proprio il senso di unione, non sono le visioni che si vedono, quelli  sono i visionari..., tutt'altra cosa la mistica, che ha la stessa radice di mistero, mistica (mistero muo) sempre dice questo senso profondo di comunione, senso profondo di unità, quando voi pensate a mistica: se posso darvi un consiglio, togliete dalla mente l'idea di mistico, visioni, vocine, cose del genere e pensate invece al senso profondo di unità mistica uguale unità, unificazione, essere uno.

Il quarto termine che struttura l'esperienza spirituale degli esseri umani di tutti i  tempi e di tutti i luoghi è la "Salvezza". Salvezza da intendersi non nel senso giuridico, bollino sul lasciapassare... visto sul passaporto... non è questo ovviamente il senso della salvezza: è il senso di sentirsi a casa, di sentirsi arrivati qualunque cosa poi di me possa avvenire. I veri spirituali giungono ad avere anche un senso di distacco dalla propria sorte: non ci si vuole neanche salvare, non è importante quello che avviene di me: è più importante il mondo, son più importanti gli altri e questo dice esattamente il distacco profondo dalla egoicità, dall'egoismo, è il senso profondo di comunione con tutte le cose. Altre cose si potrebbero dire sulla salvezza ma mi fermo qui.

Qual è il punto decisivo? E questo è il terzo momento su cui passo. Primo momento di cui ho parlato religio come distaccata da sapientia. Homo sapiens che si rifiuta di essere homo religiosus: questo è il primo passo che ho fatto; il secondo passo che ho compiuto è stato quello di delineare in che cosa consiste il momento della religio religionis: è qualche cosa che ha una sua concretezza? Si possono delineare i momenti strutturali? Sì ho tentato di farlo mediante questi quattro termini di cui vi ho parlato: mistero, interiorità, cosmo, salvezza. Qualcuno l'ho fatto più approfonditamente, vedi mistero, qualcuno solo di corsa come salvezza ma insomma questi sono i quattro momenti cardine dell'esperienza spirituale .

Il terzo momento è quello della critica perché sono convinto che se è nata questa frattura tra sapientia e religio non è perché il mondo è cattivo, perché il mondo è diventato egoista, no è perché l'evoluzione a cui la mente è stata per fortuna soggetta sia a livello scientifico, sia a livello etico, sia a livello giuridico... ma pensate insomma all'evoluzione per lo più in positivo: noi ci lamentiamo del nostro tempo, ne vediamo tanto i limiti e va bene, ma chi di voi vorrebbe vivere cento anni fa? non lo so. Chi di voi vorrebbe vivere nel Settecento nel Seicento, ... i diritti umani, la possibilità di conoscenza, di competenza, di decisione, di viaggiare, il senso di giustizia, la tutela dei diritti, la sanità, l'igiene, l'allungamento della vita umana, insomma certo ci troviamo all'interno di un processo evolutivo che ha anche momenti di oscurità certo che sì, ma io ritengo che in tutto questo l'evoluzione dell'umanità sia qualcosa di positivo, tutto evolve ciò che vive.

Volete una definizione della morte? equilibrio termico: è una definizione che si ritrova nel libro di Schrodinger "Che cos'è la vita", premio Nobel per la fisica, equilibrio termico. Lì non c'è più evoluzione, c'è stasi tutto ciò che vive invece è in disequilibrio e quindi evolve o evolve o involve, va su, va giù, ma questa è la grammatica e la sintassi della vita. Il punto è che la religione che ritiene invece di non dover evolvere perché tutto è già stato fissato, perché tutto è dottrina certa, perché tutto è dogmatica e la religione ha perso non un treno, non due treni, ne ha persi tanti: l'umanità è andata avanti e oggi semplicemente ai nostri bambini, ai nostri ragazzi non si riesce più a trasmettere non tanto la religione in sé che è semplicemente il veicolo, quanto il contenuto preziosissimo dell'esperienza spirituale di cui ho parlato prima. Perché questo è in gioco secondo me la riconnessione profonda tra sapienza e religio perché io ritengo che uno dei momenti decisivi dell'essere sapiens consiste esattamente nel momento della religio, nel momento dello scavo interiore, del lavoro interiore nel momento dell'unità, dell'unità con gli altri, noi abbiamo un bisogno enorme di queste cose e allora si tratta di capire che la religione anch'essa deve evolvere perché se non evolve muore e sta morendo: le nostre chiese, bellissime, sono dei musei, ... Sono edifici che occupano uno spazio che uno ragiona e dice: si potrebbero utilizzare meglio in altro modo. Ma non è vero tra l'altro perché uno dei modi in cui si dovrebbero utilizzare gli edifici è quello di tornare a esercitare il movimento della religio e dell'unità degli uomini tra di loro. 

Il grande problema è che il centro è proprio Dio. Ma non tanto se esista o non esista... le prove dell'esistenza di Dio... Non è questo il punto, perché come ho detto Dio è una voce relativa che dice signoria, che dice il sentimento profondo di trovarsi al cospetto di qualcosa di più grande di te al quale senti di appartenere. Ma scusate chi può dire che non esista qualcosa di più grande di noi al quale sentiamo di appartenere? è del tutto evidente che il divino esiste! il punto se mai è la modalità mediante cui questa grandezza, che è al contempo calore, perché non è una grandezza che ti schiaccia, ma è una grandezza che ti da calore ed energia, il punto mediante cui questa grandezza energetica alla quale senti di appartenere viene pensata e rappresentata è questo il punto e noi purtroppo siamo al cospetto di una immagine di Dio che è insufficiente al riguardo rispetto all'evoluzione etica e spirituale dell'umanità ed è tutto il lavoro del mio libro, Dio e il suo destino, su cui io ho scritto pagine e pagine.

Qui mi posso semplicemente limitare a dire quali sono i grandi limiti. Ma i grandi limiti sono questi:

1) particolarismo il Dio biblico è un Dio che non è universale che ha il grande limite di non essere universale, di non essere uguale per tutti gli uomini di tutti i tempi per avere dei favoriti serie A e serie B, eletti prima categoria, seconda categoria e non è così.

2) non adempimento delle promesse: se voi leggete la Bibbia vedete che il mondo sembra governato benissimo: tutto sotto controllo c'è un Dio potente che governa ogni cosa, guardate il mondo è uguale al mondo biblico? No, per moltissimi aspetti. Sì ci possono essere delle pagine... che invece pure ripresentano lo stato confusionale entro cui ci si muove, ma la gran parte delle pagine bibliche mostra una signoria assoluta su ogni evento del tempo e dello spazio cosa che non è dato vedere a noi. Terzo elemento che bisogna superare è l'antropomorfismo, un antropomorfismo maschilista, perché se io vi dicessi: chiudete gli occhi e pensate Dio. Pensate a farvi sorgere un'immagine di Dio. Io scommetto che nella gran parte di voi l'immagine che emerge è il Dio della cappella Sistina perché è l'immaginario del dio occidentale cioè un uomo di 65/70 anni, molto forte, la barba bianca i baffi bianchi, gli occhi scuri, imperiosi, corporatura massiccia, muscolosa, uno di quei tipi che non scherza "l'uomo che non deve chiedere mai" ... uno di quelli che  magari non ti è tanto simpatico, ma capisci che gli devi essere amico più che nemico... è questa l'immagine che viene veicolata.

 Poi ci pensa la Madonna ad ammorbidire le cose, ci pensa il figlio, ma il Dio padre che viene veicolato il Dio, io, più o meno è così, Dio maschio. Quante cose che potrei dire di lettere che ricevo di persone che mi scrivono...  La quarta insufficienza che è la più grave è la violenza, questa è la cosa inaccettabile è un Dio violento, un Dio capace di collera, di ira, di vendetta, in una parola sola capace di male. Sentite Deuteronomio 32-39: "Sono io che do la morte e faccio vivere, io percuoto e io guarisco e nessuno si può liberare dalla mia mano." Isaia 45-7: "Io formo la luce e creo le tenebre, faccio il bene e creo il male, io, il Signore, compio tutto questo."

Ora qual è l'idea che viene veicolata da questi versetti e da molti altri che si potrebbero convocare qui? È molto semplice la potenza, l'onnipotenza faccio quello che voglio. Quello che emerge da qui con molta forza è la wille zur macht, la volontà di potenza, una volontà di potenza che giunge ad essere al di là del bene e del male perché dice: io faccio il bene e faccio il male, faccio quello che mi pare. Non sono legato all'etica non devo rendere conto a nessuno, ma capite il paradosso incredibile in cui ci muoviamo? Io ho citato volontà di potenza e al di là del bene e del male; io penso che in tutte le vostre menti sia risuonato subito un nome preciso il nome di Nietzsche, colui che voleva maledire il cristianesimo e l'esperienza spirituale nel nome appunto della forza non fa altro poi che esprimere nel suo fondo quella che è l'essenza profonda e ultima del Dio biblico così come viene presentato che è l'onnipotenza e la forza. E se l'umanità occidentale ha sentito che deve prendere congedo da questo Dio non è perché l'umanità è cattiva, io penso che per la gran parte sia per una grandissima esigenza di etica, che dietro molto cosiddetto ateismo ci sia un'esigenza di etica, di giustizia, di chiarezza, ma di chiarezza non tanto logica, ma lo ripeto anzitutto etica spirituale.

Il Nuovo Testamento tre volte dice: Dio è... e poi usa tre sostantivi per dare sostanza a questa affermazione "Dio è luce, Dio è amore, Dio è spirito". Quando Dante volle descrivere Dio dicendo "luce intellettual piena d'amore" (Paradiso 30-40) sono i tre termini neo testamentari: luce (phos), pneuma(spirito), amore (agape). Quindi non si tratta di creare un'altra religione, si tratta di diventare finalmente fedeli al centro pulsante della rivelazione biblica neo testamentaria, di essere coerenti con tutto questo, la coerenza più profonda in tutto questo si dà mediante l'idea della Trinità.

Se la teologia cristiana è giunta a formulare  l'idea della Trinità è per esprimere non il paradigma della onnipotenza e della potenza che viene mediato dalla categoria di sostanza ma per esprimere l'idea dell'amore, della giustizia che viene mediata dalla categoria di relazione.

Tutti noi siamo figli del pensiero aristotelico che pone al primo punto la categoria di sostanza: cioè io esisto come individuo e poi mi relaziono è più sono potente più la mia relazione con gli altri, col mondo sarà all'insegna della potenza e siccome Dio anzitutto è in se stesso perfetto a prescindere dal mondo non potrà che avere nei confronti del mondo una relazione all'insegna della potenza e dell'onnipotenza, un vero e proprio grande dittatore.

Questa è l'immagine che viene veicolata dal dio della Sistina, da moltissime altre immagini e catechistiche concettuali dogmatiche ecc. Ed è per questo che noi non capiamo la Trinità è per questo che la Trinità rimane completamente qualcosa di oscuro qualcosa che non si capisce e moltissimi cristiani non sanno come giustificare la propria fede quando devono per esempio rispondere ai musulmani o agli ebrei che dicono "ma tu in che senso chiedi della Trinità, in realtà sei triteista, sei un politeista, hai abbandonato il monoteismo".

In realtà si tratta di capire che certamente la sostanza divina è unica ma è una sostanza divina abitata da subito da un movimento relazionale da un dinamismo relazionale: le persone divine non sono tre persone che esistono l'una indipendente dalle altre perché se voi pensate così che c'è il Padre che esiste del tutto a prescindere dal figlio poi c'è lo Spirito che esiste del tutto indipendente dal padre e dal figlio voi siete triteisti, in realtà le persone diceva già Tommaso d'Aquino sono relazioni sussistenti, ora qualunque cosa dica questa concettualità ... quello che viene veicolato da questa concettualità è il primato della relazione.

Se una cosa esiste, esiste perché è in rete perché è in relazione. Questa cosa che dice la mia religione, la religione di mio padre, di mio nonno, la religione dei miei padri, la vostra religione che l'abbracciate o no, ma insomma la religione su cui anche questa città si è fondata quello che è al centro di questa religione, la Trinità (Trinitas) è la stessa cosa che dice oggi la fisica contemporanea cioè che non ci sono elementi primi: esistono solo sistemi.

Se io vi dicessi: nominatemi un elemento primo che non è un sistema voi non potreste dire nulla. L'aria che in questo momento respiriamo è un sistema: azoto 78 per cento, ossigeno 21 per cento, argon 0,7 e qualcosa. L'acqua è un sistema, ma lo stesso idrogeno e ossigeno che formano l'acqua sono un sistema. Il nucleo col protone, il neutrone e l'elettrone; e il protone e il neutrone sono un sistema a loro volta perché ci sono i quark e i quark naturalmente non sono gli elementi primi nel senso dei mattoncini originali perché lì c'è il dualismo onda particella, per cui sei al cospetto di qualcosa che non puoi afferrare e dire ecco questa è una sostanza, nel senso di qualcosa che sta, no lì hai a che fare con una dimensione dell'essere che è molto più vicina all'onda alla vibrazione originaria che non appunto al mattone.

Se però i mattoni ci sono è grazie al fatto che qualcosa vibrando si unisce ad altre cose, danza insieme danzano insieme, si relazionano e formano enti ma questi enti sono sistemi.

Questa idea che oggi la fisica ci consegna cioè che al principio c'è la relazione è la medesima idea che viene specificata all'inizio del Quarto Vangelo quando dice "en arche' en o logos" da cui questo Logos è da tradurre come ho detto prima lg logos, relatio relationis in principio la relazione ed è veicolata non so quanto consapevolmente, ma di sicuro veicolata dalla teologia trinitaria che dice che il divino stesso è un sistema, cioè la teologia trinitaria è il pensamento dell'origine dell'essere da cui l'essere viene verso cui l'essere va all'insegna del sistema sistema: internet, network chiamatela come volete ma questo è il punto; quindi la cosa che a me emoziona è il fatto che io che volendo rendere la mia religione attuale volendo renderla universale e prendendo pure di petto molte eresie, io in realtà riesco (non vorrei sembrare supponente nel dire questo), ma riesco a rendere ragione profonda del centro stesso della religione.

E con questo spero di onorarla e spero di far sì che quell'esperienza spirituale di cui ho parlato, possa continuare a essere fonte di fascino e di energia vitale per il nostro mondo.

Avvertenza : Trascrizione da audio registrazione non rivista dall'autore - 07/04/016

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