L'Eucarestia di fra Alberto Maggi OSM



 
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"All’inizio del vangelo, Giovanni aveva affermato che il “verbo” la parola di Dio si è fatta carne ed ha abitato in noi. Gesù non sta nell’alto dei cieli, non sta neanche nel tempio, ma chiede ad ognuno di noi di essere accolto nella nostra vita per fondersi con noi, dilatare la nostra capacità d’amare e rendere ognuno di noi il vero santuario dal quale si irradia e si manifesta la misericordia e la sua compassione."

Oggi è la festa della Pentecoste, i giorni in cui gli ebrei, la comunità giudaica, festeggiava il dono della Legge che Dio aveva dato a Mosè sul monte Sinai, il giorno della Pentecoste, proprio quel giorno, la comunità cristiana di Gerusalemme riceve lo Spirito Santo. Cosa significa?  

Dio non governa più gli uomini emanando leggi che sono esterne all’uomo, alle quali l’uomo deve obbedire, ma Dio governa gli uomini comunicando loro il suo stesso Spirito, il dono del suo amore, ma per comprendere questa realtà dobbiamo rifarci al linguaggio del tempo .

Al tempo dei vangeli Dio era in alto gli uomini erano sulla terra, per cui tutto quello che proveniva da Dio si diceva che “scendeva” e tutto quello che dagli uomini andava verso Dio “saliva”. Ecco perché si dice, si prega ancora che lo Spirito Santo deve discendere, ma noi sappiamo e ce lo conferma Gesù e lo vedremo poi nel vangelo, che lo Spirito Santo non sta nell’alto dei cieli e deve discendere su di noi, lo Spirito Santo è nel nostro intimo più profondo e Lui cerca di venire a galla, di affiorare nella nostra esistenza, attraverso esercizi continui di sempre più profonda umanità.

Quindi lo Spirito non è una forza esterna che noi dobbiamo invocare, perché scenda su di noi, anche se usiamo questo linguaggio, ma è una potenza, una forza interiore che attende soltanto le condizioni ideali per fiorire nella nostra vita. Allora per iniziare questa Eucarestia abbiamo bisogno di una collaborazione di tutti quanti, e oggi qui deve succedere un autentico miracolo, ognuno di noi deve uscire da questo luogo diverso da come è entrato. Ognuno di noi è molto più bello, più buono di quello che crede o sa di essere !

Grazie allo sprigionamento di questo Spirito che non deve venire perché è già in noi, verrà fuori tutto il bello, il buono che c'è che aspetta soltanto l’occasione propizia.

E quest’amore di Dio che si riversa su ogni creatura, quest’amore che mai esclude, ma sempre accoglie, un amore che non condanna, ma perdona, un amore che non è concesso come un premio per i nostri meriti, ma come un regalo, un dono per i nostri bisogni, questo stesso amore sia con tutti voi .....  e con il tuo Spirito. Amen 

Richieste di liberazione

La liberazione di questo Spirito che è dentro di noi e che sta cercando di venire a galla, incontra tre grandi blocchi, che sono causati dalla paura, non c’è nulla come la paura per paralizzare la vita della persona. La paura principale: la paura di perdonare, la paura di amare, la paura di cambiare. Vedete tre grandi paure e allora preghiamo e diciamo: Liberaci Signore.

Siamo più liberi di quello che appaiamo, siamo più buoni in fondo di quello che siamo, è che non lo lasciamo affiorare perché abbiamo paura, abbiamo paura che se ci mostriamo buoni poi gli altri se ne approfittano, quindi ci fanno del male, abbiamo paura di perdonare perché pensiamo che perdonare sia un segno di debolezza, e dare l’occasione all’altro per faci del male, no! questo dono non è un segno di debolezza, ma è un dono per far comprendere a chi ci fa il male: guarda che tanto la tua capacità di farmi del male non sarà mai grande come la mia di perdonarti e farti del bene.

Allora Signore dal rancore, dal risentimento, dalla paura di perdonare noi ti preghiamo.

Liberaci Signore.

Nonostante Gesù ci abbia garantito noi non ci fidiamo, in tutto il vangelo Gesù insiste che si possiede soltanto ciò che si dà; quello che si trattiene per noi non lo si possiede, ma ci possiede, abbiamo sentito ieri dire a Gesù che c’è più gioia nel donare che nel ricevere, abbiamo paura, abbiamo paura perché pensiamo erroneamente che dare sia perdere, che donare sia rimettere, quando invece donare è guadagnare.

Allora Signore dall’egoismo, dall’avidità, dal calcolare sempre tutto secondo la nostra convenienza e dalla paura di donare, noi ti preghiamo. Liberaci Signore.

Infine la terza grande paura è quella di cambiare, ci sentiamo attratti, affascinati dal nuovo, ma quello che abbiamo saputo, quello che abbiamo creduto e abbiamo vissuto ci da la sicurezza, questo è certo, il nuovo è una incognita e non sappiamo dove ci può portare, allora ci aggrappiamo al passato, alle tradizioni, ma così facendo non riusciamo a scorgere le meraviglie che Dio opera nella nostra vita.

Dio dice non pensate più alle cose antiche, io ne faccio di nuove non ve ne accorgete? Il nuovo siamo noi, da questa Eucarestia se riusciamo a collaborare deve uscire una persona completamente nuova, però deve eliminare la zavorra che lo lega al passato, dalla paura di cambiare, dalle immagini e tradizioni religiose del passato che ci impediscono di scoprire le meraviglie del presente; noi ti preghiamo. Liberaci Signore.

E Dio che è Padre onnipotente ha misericordia di noi, cancella le nostre colpe e ci conduce alla pienezza della vita eterna. Amen

Colletta

Ora tutta la comunità rivolge una preghiera al Signore, allora ognuno di noi formuli nel suo più profondo la preghiera su ciò che gli sta più a cuore e io come riassumendola la presenterò al Signore nella certezza che Lui darà molto di più di quello che ora possiamo chiedere, desiderare o sognare, quindi nel silenzio ognuno formuli la preghiera che più sente di aver bisogno per lui o per i suoi cari.

Padre nel giorno della Pentecoste santifica questa tua Chiesa e ogni popolo e nazione e diffondi fino ai confini della terra il dono dello Spirito Santo che continua oggi nella comunità dei credenti, e i prodigi, quei prodigi che hai operato agli inizi della predicazione del vangelo. Per il nostro Signore Gesù Cristo tuo Figlio di Dio che regna con te e lo Spirito Santo per tutti i secoli dei secoli. Amen

Liturgia della parola

Dal Vangelo di Giovanni 14,15-16.23b-26

 [In quel tempo,] Gesù disse ai suoi discepoli: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro consolatore (Paràclito) perché rimanga con voi per sempre. Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato. Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto.

Omelia

È uno di quei brani che se è compresi e accolti cambiano radicalmente e profondamente la nostra vita; cambia il rapporto con Dio e di conseguenza cambia il rapporto con gli altri.

Gesù ai suoi discepoli dice: se mi amate, ed è la prima volta che Gesù nel vangelo chiede amore per se, ma lo fa soltanto perché ha portato al massimo la sua capacità d’amare ed ha lavato i piedi come segno d’amore di servizio ai suoi discepoli. Quindi Gesù chiede amore solo dopo che ha reso i discepoli capaci di amare.

Se mi amate osserverete i miei comandamenti; è strano che cosa significa i miei comandamenti? Gesù non dice: se mi amate osserverete i comandamenti che avrebbe significato i comandamenti di Mosè, ma dice: i miei comandamenti, ma Lui poco prima ha lasciato un solo comandamento, l’abbiamo spiegato durante l’incontro: vi lascio un comandamento nuovo che vi amiate tra di voi come IO ho amato voi. Perché adesso Gesù qui parla dei miei comandamenti?

C’è un unico comandamento, che è quello dell’amore reciproco e le manifestazioni esteriori di questo unico comandamento, questo per Gesù equivale ai comandamenti. Quindi questi comandamenti che Gesù ci chiede di osservare non sono delle leggi esterne all’uomo, ma la realtà interiore di chi si sente profondamente amato, la manifestazione, fisica, concreta, di quest’amore agli altri: questo per Gesù ha il valore dei comandamenti.

E io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro e qui c’è un termine greco intraducibile nella lingua italiana, nella vecchia edizione c’è ancora “consolatore” poi la CEI la commissione episcopale ha visto che non rendeva assolutamente il termine, non sapendo come tradurlo nella nuova versione ritroviamo la traslitterazione l’adattamento in lingua italiana del greco “paraclitò” ma che significa?

Paraclitò nella lingua greca è “colui che viene chiamato in soccorso”, allora potremmo tradurlo con “soccorritore”, era anche “l’avvocato difensore”. Gesù sta dicendo io pregherò il Padre che vi darà un altro, un soccorritore, che viene in aiuto perché fino adesso c’è stato Gesù, Gesù sta per morire lascia senza protezione i suoi, cosa aveva fatto Gesù in questo vangelo? Al momento dell’arresto, in posizione di forza ha detto: se cercate me lasciate che questi se ne vadano. Gesù è stato il pastore che ha dato la vita per le sue pecore, e al momento di manifestarsi da risorto cosa fa vedere?

I segni della passione : "state tranquilli perché lo stesso amore che mi ha spinto a dare la vita per voi continua." Poi dice: "verrà un altro soccorritore" e poi ecco l’espressione che può cambiare la vostra esistenza; che rimanga con voi per sempre, questo soccorritore cioè lo Spirito Santo, non viene in soccorso nei momenti di bisogno, ma li precede, non deve essere invocato nel momento del pericolo, nel momento della necessità, vieni Spirito Santo, l’azione dello Spirito Santo nella vita del credente, nella vita della comunità è continua, non esce solo in situazioni di pericolo, ma addirittura li precede.

Ecco la piena serenità, di che cosa ci dobbiamo preoccuparci? Abbiamo Dio stesso che si occupa di noi, è importante perché fintanto che noi ci preoccupiamo di noi stessi come possiamo occuparci degli altri? Se siamo preoccupati dei nostri bisogni, delle nostre necessità, dei nostri affanni, come possiamo pensare agli altri?

Allora Gesù ci dice: tu non ti preoccupare di te, lo Spirito di Dio si prende cura di te, occupati degli altri, e continua Gesù: “se uno mi ama, osserverà la mia parola, la parola di Gesù è questa Buona Notizia, e il Padre mio lo amerà e qui c’è qualcosa di clamoroso e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui”.

All’inizio del vangelo, Giovanni aveva affermato che il “verbo” la parola di Dio si è fatta carne ed ha abitato in noi. Gesù non sta nell’alto dei cieli, non sta neanche nel tempio, ma chiede ad ognuno di noi di essere accolto nella nostra vita per fondersi con noi, dilatare la nostra capacità d’amare e rendere ognuno di noi il vero santuario dal quale si irradia e si manifesta la misericordia e la sua compassione.

Ecco la grandissima dignità e responsabilità che abbiamo, Dio abita in noi, e come dicevamo prima, il Dio che è in noi, lo Spirito che è in noi, manifesta la sua presenza quando siamo profondamente umani. In ogni gesto di profonda umanità, di attenzione alle necessità degli altri il Dio che è in noi manifesta la sua presenza. Ma questo ha un’altra implicazione che riguarda la morte, tutti quanti la incontreremo, e abbiamo vissuto quella dei nostri cari.

Piccola parentesi, è interessante, che si eviti in maniera assoluta di dire che i nostri cari sono morti, provate a leggere gli annunci funebri non trovate uno che sia morto, tutti sono al massimo deceduti, si è spento, è venuto a mancare, non ce ne fosse uno che chiaramente è morto, si evita questa parola, comunque le persone più pie, più religiose amano questa espressione “è tornato alla casa del Padre”, io mi chiedo dove staranno questi poveretti che ancora cercano …; mi sapete dire dov’è la casa del Padre?

Che significa che si torna alla casa del Padre? Gesù ci sta dicendo esattamente il contrario, noi siamo questa casa del Padre, con la morte non andiamo in cielo, perché il cielo non è per questo. Il padre ci ha reso indistruttibili, la morte non interrompe la vita, ma ci permette di continuarla in una dimensione nuova, piena e ricca di vita.

Quindi Gesù sta dicendo che noi siamo questa casa di Dio per cui con la morte non si torna alla casa di Dio, ma Dio che è in noi rende la nostra vita eterna.

Quindi una enorme responsabilità che il Signore ci dà e che ci affida. Poi Gesù parla del rovescio della medaglia, chi non mi ama non osserva le mie Parole, la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato, queste cose vi ho detto quando ero ancora tra voi, ma e di nuovo questo termine greco il paraclitò, cioè il soccorritore, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome egli vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che ho detto.

Qual è la funzione dello Spirito Santo nella vita del credente e nella vita della comunità? È rendere attuale il messaggio di Gesù e favorire una sempre maggior comprensione in modo, e questa è la garanzia di vitalità della Chiesa, della comunità cristiana, di avere la capacità di offrire sempre nuove risposte alle nuove situazioni, ai nuovi bisogni che si presentano nella società.

La società è in cambiamento è mutata pensiamo soltanto come è cambiato l’istituto famigliare, lo stiamo vivendo, quindi la società è in continuo cambiamento, c’è il rischio che una Chiesa impreparata, una Chiesa impaurita di fronte alle nuove emergenze sia capace di dare vecchie risposte, il risultato è che la gente non ascolti, e che queste vecchie risposte sono insufficienti per il nuovo che avanza. Allora la garanzia di vita, di vitalità della comunità dei credenti è che grazie allo Spirito siano sempre capaci di dare nuove risposte a nuovi bisogni che via via emergeranno e le nuove risposte saranno sempre per favorire la vita, la pienezza di vita, la felicità dei credenti.

Ecco allora oggi il giorno della Pentecoste che cosa può significare?

Dio che chiede ad ognuno di noi: mi fai posto nella tua vita? Permetti che entri nella tua vita? Mi fai fondere con la tua esistenza? Permettimi che possa dilatare la tua capacità d’amare in modo che tu oggi sia capace di esprimere in una forma nuova, inedita, originale e creativa.

Nella lettura degli Atti nella narrazione della Pentecoste abbiamo sentito che i discepoli erano compresi ovunque, in qualunque nazionalità, lo Spirito Santo è la lingua dell’amore, mentre una dottrina è condizionata dal linguaggio, dalla cultura e non è possibile essere compresa da una latitudine ad un’altra perché i modi di vivere sono differenti, ma soprattutto mentre una dottrina invecchia e ha necessità di essere riformulata, il linguaggio dell’amore è un linguaggio universale che dal nord al sud, dall’est all’ovest è compreso ovunque: una carezza, un abbraccio, un bacio sono compresi da tutti.

Preghiera dei fedeli

Allora preghiamo in questo giorno della Pentecoste perché ognuno di noi fiorisca, in forme nuove, creative, nel linguaggio dell’amore, preghiamo e invochiamo lo Spirito dicendo: venga il tuo Spirito Signore.

Ecco la preghiera della comunità chi vuole rivolga la sua richiesta, il suo ringraziamento al Signore, la preghiera iniziale che faccio è : come frutto di richiesta di questa Eucarestia che ognuno di noi scopra e faccia fiorire come regalo per se e per la vita degli altri tutto il bello e il buono che era e che ancora non aveva avuto possibilità di manifestarsi e che ognuno di noi dopo questa Eucarestia sia ancora più bello più buono; noi ti preghiamo. venga il tuo Spirito Signore.

Noi abbiamo la certezza della vita. Il Signore lo abbiamo visto in questi giorni non manda mai pietre che schiacciano anche se a volte possono sembrare tali, ma solo pane che ci alimenta, allora facendo seguito a questa preghiera, preghiamo per tutte le persone che vivono situazioni di malattia, di sofferenza, affinché sperimentino che il Signore tutto trasforma in bene, anche dalla malattia, dalla sofferenza, può portare ad arricchimento alla persona, in particolare ricordiamo in questa preghiera tutte le persone care che abbiamo nel cuore perché sperimentino anche grazie al nostro amore che il Signore tutto trasforma in bene e per questo preghiamo. venga il tuo Spirito Signore.

I nostri cari hanno sperimentato nel morire che la morte non è una fine, è un nuovo inizio, che la morte non interrompe la loro esistenza, ma li introduce in una dimensione nuova e positiva, hanno sperimentato e i primi cristiani credevano che non si muore mai, ma si nasce due volte e la seconda volta è per sempre.

La morte non allontana i nostri cari da noi ma li avvicina, la loro non è un’assenza ma una presenza ancora più intensa, allora ringraziamo il Signore e con tutti i nostri cari che sono qui, i nostri cari con la morte non stanno né in un cimitero,  né nell’alto dei cieli, i nostri cari attraverso il passaggio della morte continuano ad esserci accanto e collaborano all’azione creatrice del Padre, comunicandoci ogni giorno energie nuove che ci tengono in vita. Quindi ringraziamo il Signore e tutti i nostri cari e tutte le persone care che ci portiamo nel cuore  e per questo preghiamo. venga il tuo Spirito Signore.

Preghiera sulla presentazione delle offerte

Nella cena di Gesù compare un unico alimento “il pane” il pane è un alimento che dà la vita, e c’è un’unica bevanda “il vino”, c’è scritto nella bibbia che è stato Dio stesso a inventare, a creare il vino per dare allegria al cuore degli uomini, quindi un unico pane, alimento che ci dà la vita e il vino perché non basta la vita, bisogna che questa vita sia anche felice, allora noi ringraziamo riconoscenti il Padre per questi doni e per il suo amore, li condividiamo moltiplicando gli effetti della sua azione creatrice, intanto presentiamo questo pane quale segno visibile per il nostro impegno di farci pane, alimento di vita per gli altri e il vino, bevanda di gioia e allegria, te lo presentiamo quale impegno concreto di essere responsabili della felicità delle persone che incontriamo. La risposta di Dio al nostro impegno è che Lui il Padre, diventa fonte della nostra vita e Lui il Signore responsabile della nostra felicità, per questo scambio meraviglioso lo ringraziamo in Cristo nostro Signore. Amen

Preghiera eucaristica

La vigilia della sua passione, mentre cenava con loro prese il pane e rese grazie, lo spezzò, lo diede ai suoi discepoli dicendo: prendete e mangiatene tutti, questo è il mio corpo dato per voi e allo stesso modo prese il calice del vino, rese grazie con la preghiera di benedizione, ne diede ai suoi discepoli e disse: prendete e bevetene tutti questo è il calice del mio sangue per la nuova ed eterna alleanza, versato per voi e per tutti, in perdono dei peccati, poi disse loro fate questo in memoria di me.

Padre Nostro

Nella preghiera del Padre Nostro siamo soliti alzare le mani in segno di accoglienza, bene! però ricordiamo dopo averlo accolto che questo Dio non è esterno a noi, ma abbiamo visto è intimo a noi e manifesterà la sua presenza quando queste mani da alzate le abbassiamo per metterle al servizio dei nostri fratelli.

Ogni servizio manifestato per amore è Dio che manifesta la sua presenza, la sua paternità, è nel servizio verso gli altri che permettiamo a questo Dio di prendersi cura di noi e la vita cambia. Come abbiamo detto questo Dio viene incontro hai nostri bisogni e addirittura li precede, solo ci chiede di collaborare ed è uno scambio prezioso a tutto nostro vantaggio; il Signore ci dice: "tu occupati degli altri così permetti a me di occuparmi della tua vita." Il cambio è indubbiamente meraviglioso e a nostro vantaggio. Allora a questo Dio noi ci rivogliamo con le parole di Gesù;

Padre Nostro.....

Comunione

Fin dall’inizio di quest’incontro abbiamo detto che la novità di Gesù è che non è vero che bisogna purificarsi per essere degni di accoglierlo, ma è vero il contrario, è accoglierlo è quello che ci rende degni e ci purifica.

Quando sarà presentato questo pane  risponderemo con le parole che Pietro disse a Gesù in un momento di crisi, quando quasi tutti lo hanno abbandonato, Pietro ha detto “ Signore a da chi andremo? Tu solo hai parole di vita eterna” .

Ed eccolo questo Gesù, il Figlio di Dio e Dio lui stesso che si fa pane e spezza la sua vita per ognuno di noi perché quanti ora lo accolgono e sono capaci di farsi pane alimento di vita per gli altri, diventino figli dello stesso Dio, a questi la Chiesa li proclama straordinariamente immensamente felici, “beati” perché sono invitati alla cena, cioè alla piena intimità con quest’agnello che toglie il peccato dal mondo.

Signore da chi andremo? Tu solo hai parole di vita eterna,

Preghiera conclusiva

O Padre che ci hai nutrito di tuo Figlio che si è fatto pane di vita, fa che noi che l’abbiamo colto questo pane porti frutto e trasformi ognuno di noi in pane alimento di vita per gli altri, fa che anche che di noi gli altri possano dire che siamo buoni come il pane, che siamo un pezzo di pane, ti preghiamo con fede per Cristo nostro Signore. Amen!

Che il Signore sia con tutti voi … e con il tuo Spirito,

La consapevolezza che Dio è Padre per noi, che nella sua paternità tutto trasforma in bene, che questo Padre non dà pietre che schiacciano la vita, ma solo pane che la alimenta, che nella sua tenerezza lui si occupa anche degli aspetti minimi o secondari, insignificanti, della nostra esistenza, tutto questo non può che far sgorgare dal nostro intimo più profondo un crescendo traboccante di gioia, di serenità e felicità e questa è la benedizione che accompagna la nostra vita, la certezza sempre ovunque e comunque della presenza dell'amore del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo,  Amen!

Nota del Curatore : Testo audio non rivisto dall'autore .

 

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