L'Etica praticata da Alberto Maggi secondo il vangelo di Gesù di Nazaret




 
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Nota del curatore : "Il testo proposto può essere considerato il compendio della teologia della felicità o delle Beatitudini . Può accadere, come  a me è accaduto, che chi abbraccia tale teologia provi poi una dolorosa dicotomia con quanto praticato a livello di comunità parrocchiale e d'altra parte il regno di Dio  attende di essere realizzato da più di duemila anni .  Ciò che questa umanità è riuscita a realizzare assomiglia molto di più ad un inferno,  in cui si alternano odio, violenza, sfruttamento e morte ! E' difficilissimo coniugare i verbi che il Vangelo ci propone : condividere, scendere, servire ... "  Il testo proposto è stato tratto dalla presentazione di p. Alberto Maggi OSM al libro di José Maria Castillo "Fuori dalle righe - il comportamento del Cristo" - Cittadella Editrice ."
 
Nel mondo occidentale, per secoli, la forma patriarcale della famiglia è rimasta pertanto come unico modello valido, e la struttura di potere esistente nella società veniva accettata senza discussioni: era naturale che ci fosse chi comandava e chi ubbidiva, padroni e servi, ricchi e poveri, chi deteneva un potere assoluto e chi non aveva che da ubbidire .

Il tutto con la benedizione della chiesa .[...]

La diseguaglianza tra le persone non solo veniva considerata qualcosa di naturale, ma voluta da Dio, e le gerarchie ecclesiastiche non avevano alcun dubbio nel legittimare tutto ciò e guardare con sospetto  ogni tentativo di cambiamento . [...]
In questo contesto culturale e sociale fisso e statico anche le parole di Gesù sono state come in un lungo letargo e usate come sostegno all'ordinamento sociale e religioso.

Ci voleva un periodo di grandi rapidi cambiamenti sociali e religiosi per riscoprire l'attualità del messaggio evangelico e la potenza delle parole del Cristo, e questo ha coinciso con quel grandioso avvenimento che è stato il Concilio Vaticano II, con il ritorno al testo originale greco del Nuovo Testamento e la successiva crescente sorpresa di un'opera che era stata come dimenticata, sostituita dalla traduzione latina della Vulgata .

Questi cambiamenti non sono partiti dall'alto, ma dal basso, perché la società e la Chiesa non cambiano per le decisioni prese da chi comanda, dai potenti, ai quali va bene la situazione esistente, ma "perché la gente si evolve nel proprio modo di pensare, nella propria valutazione delle cose e delle persone, nelle proprie convinzioni e credenze"(Josè Maria Castillo - "Fuori delle righe" p.51) . [...]

Il rischio che si corre  è che di fronte a situazioni mai sperimentate in passato, a linguaggi e modalità inedite del vivere umano, la Chiesa, dimentica dello Spirito e incapace di fornire nuove risposte, somministri, o peggio, imponga vecchie risposte [...]
Per evitare questi rischi, la Chiesa, sempre più "fedele alla verità evangelica" (Dignitatis humanae, 12) e docile all'azione dello Spirito, la potenza d'amore del Signore che fa "nuove tutte le cose"(Ap 21,5), dovrà, come il Cristo, scegliere sempre il bene dell'uomo e operare per la felicità umana, unico valore veramente non negoziabile

Per far questo, dovrà essere capace di superare l'etica del "dovere" e arrivare all'etica della "felicità" e così scoprire e apprezzare ancor più la ricchezza della nuova alleanza proposta da Gesù con il Padre

Mentre nell'antica alleanza il credente era colui che obbediva a Dio osservando le sue leggi, nella nuova il credente è colui che assomiglia al Padre praticando un amore simile al suo . [...]

Nel programma di Gesù non ci sono comandamenti che proibiscono il male, ma offerte che attraggono verso il bene e la felicità (Mt 5) . Non è un messaggio imposto, ma proposto, non crea obblighi, ma opportunità . Per questo Gesù non situa gli uomini di fronte alla legge, ma al dono di Dio, non un amore da meritare come premio, ma un dono da accogliere come offerta generosa dell'amore del Padre . Quanti accolgono questo progetto di vita sperimentano una fonte inesauribile di felicità . [...]

Quanti orientano concretamente e attivamente la propria esistenza a servizio degli altri ("noi dobbiamo dare la vita per i fratelli", 1 Gv 3,16) e si occupano della loro felicità e del loro benessere (1 Gv  3,17-18), vengono invitati a essere pienamente sereni, anche se la loro coscienza può rimproverare qualcosa . L'importante è portare frutto d'amore sempre più abbondante . Se c'è qualcosa che nella vita del credente non va, ci pensa il Padre a eliminarlo, ("Ogni tralcio che porta frutto, lo purifica perché porti più frutto", G v 15,2), liberando così il credente da ogni preoccupazione che non sia quella di procurare vita e felicità all'altro .

Per poter realizzare questa teologia della felicità, occorre però modificare le aspirazioni umane, quelle che i vangeli identificano nei tre verbi avere/salire/comandare, che causano negli uomini l'ingiustizia, la rivalità e la violenza, e sostituirli con quei verbi che sono alla base del regno di Dio, la nuova società che Gesù è venuto a inaugurare, dove anziché l'avere ci sia il condividere, anziché il salire scendere, e invece di comandare ci sia il servire . [...]

In questo suo impegno l'uomo sa di non essere solo, la sua azione viene accompagnata e rafforzata dallo Spirito del Signore, che lo chiama a collaborare all'azione creatrice del Padre per poter realizzare quel regno di Dio per il quale il Cristo ha dato la sua vita, quel Gesù che nel momento più drammatico della propria vita ha assicurato : "Coraggio, io ho vinto il mondo!"(Gv 16,33) .      

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