Eteronomia: favola della chiesa cattolica ! - Appunti di Rosario Franza


 
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"Colui che pensa teonomamente riconosce in Dio la dimensione più profonda di ogni cosa e pertanto anche la legge interna del cosmo e dell'umanità. In questo pensiero teonomo esiste un solo mondo: il nostro. Ma questo mondo è sacro perché è la costante autorivelazione del sacro mistero chiamato <<Dio>>"

L'eteronomia, dipendenza da leggi o criteri estranei o esterni alla volontà del soggetto, è ancora oggi il paradigma delle religioni abramitiche e in particolare della chiesa cattolica.
E' il racconto di un "Dio Padre onnipotente in cielo" e della sua corte di angeli e santi, un re che emana leggi, controlla che vengano osservate, punisce e perdona coloro che le infrangono, ricompensa coloro che le osservano. E' il Dio delle suppliche e dei sacrifici perpetuati dagli uomini per ottenerne la benevolenza ed il perdono e "d'altro canto - scrive Roger Lenaers - nell'immaginario dei fedeli (cristiani, musulmani e molti ebrei), quest'altro mondo garantisce dopo la morte beatitudine eterna nel dominio celeste a coloro che hanno ottenuto meriti per mezzo di buone azioni".

Il cristianesimo insegna anche che Gesù di Nazareth è Dio disceso dal cielo e ritornato "alla destra del Padre", nel mondo del cielo,  dopo essere morto in croce sulla terra . Non solo, ma prima della sua "ascensione in Cielo" nominò un suo rappresentante, l'apostolo Pietro, dotandolo di alcuni suoi poteri che l'apostolo trasmise, a sua volta, ai suoi successori . Nasce così il potere dei preti di perdonare i peccati e la pretesa dell'infallibilità del magistero papale.

Tale paradigma viene appunto definito eteronomo perché il nostro mondo è assolutamente dipendente dal mondo dei Cieli (hèteros: altro mondo) che stabilisce le regole (nòmos) per la nostra realtà.
 
Però - scrive il gesuita Lenaers - nel XVI secolo "l'emergere delle scienze esatte in quel periodo portò lentamente alla comprensione che la natura segue proprie leggi interne, che possono essere calcolate, e i cui effetti possono essere previsti e spesso addirittura evitati". Per proteggersi dal fulmine, che è ormai notoriamente una scarica elettrica, non servono più preghiere e acqua santa, ma solamente il parafulmine e la gabbia di Faraday.

Insomma il Cosmo nella sua evoluzione non segue le leggi di Dio in cielo, ma le proprie(autos) leggi (nomos) : emerge il paradigma dell'autonomia opposto a quello dell'eteronomia .

Scrive Roger Lenaers :<<Non solo il fulmine, ma un numero sempre crescente di altri fenomeni fisici e psichici in un primo tempo percepiti come il risultato d'interventi soprannaturali - come epidemie, terremoti, guarigioni improvvise, chiaroveggenza, sogni, apparizioni, voci dall'altro mondo, stimmate e possessioni (da parte del demonio e simili) - ora venivano riconosciuti come l'effetto di forze intramondane. Incontri con l'altro mondo, pertanto, avvenivano con sempre minore frequenza finché cessarono del tutto. Di conseguenza, venne a scemare anche la deduzione automatica che il mondo soprannaturale punisca e premi all'occasione, e sia comunque sempre pronto a interferire>>.

Esiste nel paradigma autonomo il posto per Dio oppure Dio è morto ? 

Sicuramente muore il "Dio in cielo" che tutto controlla e che ogni tanto interviene sulla terra per premiare, favorire o punire qualcuno, "una costruzione umana inadeguata a rappresentare per i tempi moderni il Dio che si rivela in Gesù"  e d'altra parte il pensiero autonomo spinge alcuni scienziati ad attribuire l'origine del Cosmo ad una coincidenza cieca e senza scopo; così, in tal senso, scrive il cosmologo e fisico teorico Stephen Hawking:<<... a mio avviso la spiegazione più semplice è che non esiste alcun Dio . Non c'è nessuno che abbia creato l'universo e che manovri il nostro destino. Il che mi conduce a un'altra consapevolezza: che, probabilmente, non ci sono nemmeno un paradiso o un'altra vita dopo la morte>>.

Si può però, all'incontrario, affermare che l'energia primordiale presente nel vuoto quantico è sempre esistita ed è portatrice di un'informazione, il Logos, grazie alla quale nell'evoluzione del Cosmo si raggiunge un ordine sempre maggiore nella direzione del Bene ed essendo il Cosmo in Dio e Dio nel Cosmo, senza che questo esaurisca Dio,  in qualche misterioso modo, noi abbiamo il DNA di Dio che dobbiamo saper sviluppare sull'esempio di Gesù di Nazareth o di altri uomini che hanno raggiunto la pienezza umana. 

Sembra a me che Roger Lenaers esprima lo stesso concetto quando scrive come i moderni fedeli "vedono Dio come la profondità più intima di ogni processo cosmico. Dio non agisce mai dall'esterno, poiché è sempre all'interno. Questa riconciliazione di autonomia e fede in Dio viene chiamata <<teonomia>> . Colui che pensa teonomamente riconosce in Dio la dimensione più profonda di ogni cosa e pertanto anche la legge interna del cosmo e dell'umanità. In questo pensiero teonomo esiste un solo mondo: il nostro. Ma questo mondo è sacro perché è la costante autorivelazione del sacro mistero chiamato <<Dio>>".  
 
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