Sperimentare la resurrezione ! : Riflessione comune di A. Maggi e J.S. Spong


 
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"I discepoli, come recettori dello spirito di Gesù, erano vivi in modo nuovo. Era la stessa qualità di vita che credevano di avere incontrato in Gesù e così, con il potere di questa nuova vita, gridarono: Gesù vive!"

Circa un anno fa cercavo di cogliere il senso di una conferenza di fra Alberto Maggi che ha per titolo "I racconti della resurrezione".  Fra Alberto affermava e penso affermi ancora, che sperimentare la resurrezione del Cristo non è un privilegio di un gruppo ristretto di persone  vissute più di duemila anni fa, ma possiamo riuscirci anche noi, oggi !

L'affermazione mi lasciò stupito, ma poi pensai coglierla nella condizione posta per riuscire a "sperimentare la resurrezione del Cristo" :"Gesù non ci chiede di spogliarci, ma ci chiede di vestire altre persone e tutti noi, con la roba che abbiamo, possiamo vestire una o più persone senza bisogno di spogliarci" , così il frate di Montefano interpreta la prima e fondamentale beatitudine :"Beati quelli che scelgono di essere poveri , perché essi hanno Dio per re",  e chi la vive, afferma sicuro fra Alberto, incontra nella propria vita il risorto Gesù di Nazareth .

Opinione rafforzata dalla scoperta di "unica chiave di lettura" che attraversa i racconti della resurrezione nei quattro vangeli, il messaggio è identico ed è il seguente:<<Quando si orienta la propria vita per gli altri non  si può che incontrare il Cristo risorto nella propria esistenza>>.

In questi giorni sto leggendo l'ultimo libro del vescovo episcopaliano John Shelby Spong dal suggestivo titolo "Perché il cristianesimo deve cambiare o morire", nel settimo capitolo egli definisce Gesù di Nazareth come "persona dotata di Spirito, lo stesso Spirito i cui frutti sono descritti da Paolo in Gal 5,22 :  amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé e perfino fede e scrive:<< Lo spirito, Paolo stava sostenendo, era la dimensione più profonda della vita umana, e più ancora, lo spirito era la dimensione più profonda della vita divina di Dio. Era un concetto mozzafiato. Lo stesso spirito che è di Dio, è anche dentro di noi>> e dopo un'attenta analisi così  il vescovo Spong conclude:<<Quando questa incredibile vita giunse prematuramente e violentemente alla fine, le qualità divine che erano state sperimentate in questo Gesù si pensò avessero raggiunto i suoi discepoli, rendendoli consapevoli che la presenza dello spirito che avevano conosciuto in Gesù era una realtà che ora si manifestava in loro. Come recettori dello spirito di Gesù, erano vivi in modo nuovo. Era la stessa qualità di vita che credevano di avere incontrato in Gesù e così, con il potere di questa nuova vita, gridarono:"Gesù vive!">>.

E' lo stesso concetto espresso da fra Alberto Maggi quando afferma che sperimentare la resurrezione del Cristo non è un privilegio di un gruppo ristretto di persone  vissute più di duemila anni fa, ma possiamo riuscirci anche noi a condizione che si orienti la propria vita per gli altri, esprimendo così i frutti dello spirito di Dio: amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé e perfino fede, in modo da poter gridare anche noi:<<Gesù vive!>> e così, afferma Spong, <<vediamo una presenza divina chiamata Spirito dentro di noi e, in modo più manifesto, in Gesù di Nazaret>>.

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