La nostra eresia ! : Appunti di Rosario Franza


 
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"John Shelby Spong: Gesù è colui che ha raggiunto l'unità mistica con Dio che è la sorgente della vita, la fonte dell'amore e il Fondamento dell'Essere"

John Shelby Spong nel suo libro "Letteralismo biblico: eresia dei Gentili" partendo dalla constatazione che "la presenza della sinagoga sia nella vita di Gesù sia in quella dei suoi discepoli è regolarmente attestata" tanto che la parola "sinagoga" viene utilizzata ventidue volte nel libro degli Atti e trentanove volte nei quattro vangeli, analizza il vangelo di Matteo nel contesto dell'anno liturgico degli ebrei . 

La vita di Gesù viene raccontata, secondo il vescovo Spong, tra e nelle principali festività ebraiche anche perché la separazione del movimento cristiano dalla sinagoga non avvenne prima dell'88 d.C. e quindi la storia del Nazzareno era innanzitutto ricordata e trasmessa oralmente dai primi cristiani ebrei nel culto sinagogale . I primi aderenti del cristianesimo, scrive Spong, "erano ebrei che partecipavano al culto della sinagoga e che iniziarono a vedere nell'ebreo Gesù non solo l'adempimento delle scritture ebraiche, ma anche il tanto atteso <<messiah>> del quale, essi credevano, parlassero le scritture".

La prima grande ricorrenza dell'anno liturgico ebraico è "pesach", la pasqua, che celebra l'uscita dall'Egitto e l'inizio della nazione ebraica. A questo inizio i primi cristiani collegarono il momento finale e culminante della vita di Gesù, la sua crocifissione, che è poi l'inizio della storia cristiana.

Cinquanta giorni dopo la pasqua, dopo cioè sette settimane, si celebra "shavuot", che è la parola ebraica per settimane, chiamata anche pentecoste, ed era questo il momento nel quale gli ebrei ricordavano Mosè che sul monte Sinai riceve da Dio la "Torah" . Parallelamente Gesù, come nuovo Mosè, enuncia le beatitudini, che sono il momento centrale del discorso della montagna. <<Gesù - scrive Spong - non ha mai pronunciato il discorso della montagna. E' una creazione di Matteo, l'autore del Vangelo, che sta interpretando la vita di Gesù per una comunità sinagogale mentre si muove attraverso l'anno liturgico ebraico>>.

Tra la fine di settembre e l'inizio di ottobre cade la terza grande celebrazione liturgica ebraica chiamata "rosh-ha-shanah" o capodanno ebraico, periodo in cui gli ebrei, pensando alla fine del mondo, pregavano per la venuta del messiah che avrebbe inaugurato il regno di Dio. Al capodanno ebraico sono collegati gli insegnamenti di Gesù sul regno di Dio e sul comportamento dei discepoli per la sua prima realizzazione .   

Dieci giorni più tardi la quarta festività, lo "yom kippur", il giorno dell'espiazione . In relazione a questa celebrazione Matteo fa discutere Gesù dell'unico peccato imperdonabile che era definito come dichiarare bene il male, o il potere di Cristo come potere di Beelzebul. Scrive il vescovo Spong:<<L'idea che i nostri peccati siano la causa della morte di Gesù non è altro che un gigantesco trasferimento di colpa e costituisce una teologia barbara. Gesù è stato visto originariamente come l'agnello sacrificale di yom kippur; ma  l'agnello di yom kippur era un simbolo del desiderio umano di perfezione, non la vittima che doveva essere uccisa per coprire i nostri peccati>>.

Ancora a ottobre gli ebrei festeggiavano la quinta festività chiamata "sukkot", è la festa del raccolto dell'anno ebraico in corrispondenza della quale Matteo ha incluso una serie di parabole sul raccolto, iniziando da quella sul seminatore che semina in quattro diversi tipi di terreno fino a quella del grano e della zizzania che crescono assieme. "Per Matteo - secondo Spong - la fine del raccolto era diventata la fine del mondo e il giudizio viene quindi associato con gli otto giorni della stagione del raccolto chiamata sukkot ".

A dicembre  la festività di "chanukah", il ritorno della luce del vero culto al Tempio dopo la vittoria dei Maccabei. Qui Matteo ha collocato il racconto della trasfigurazione di Gesù a cui veniva conferita la luce di Dio. Scrive John Shelby Spong:<<Ormai il Tempio era stato distrutto dai romani. Matteo, che stava cercando di trasformare l'ebraismo dall'essere religione di un popolo all'essere religione universale per tutti i popoli, suggeriva che Gesù era egli stesso il nuovo Tempio, il nuovo luogo d'incontro con Dio, il nuovo luogo in cui il divino e l'umano si univano>>.

Il racconto del viaggio dalla Galilea a Gerusalemme culminante nella crocifissione del Nazzareno riporta a "pesach", inizio del nuovo anno liturgico degli ebrei che veniva ripetuto.

Insomma il vangelo di Matteo, ma anche gli altri sinottici, è stato pensato per essere letto durante il culto sinagogale . E' pieno di personaggi simbolici tratti dalla Bibbia, il primo testamento, e non è scritto per essere preso alla lettera, ma non per questo è meno reale. Matteo stava testimoniando di aver incontrato la presenza di Dio nella vita di Gesù di Nazareth . <<Era - scrive Spong - un messaggio profondo, un messaggio vero, ma ovviamente non un messaggio che era fatto per essere preso alla  lettera . Matteo, l'autore di questo vangelo, sicuramente lo sapeva. Anche il pubblico, in maggior parte ebreo, per cui il Vangelo di Matteo fu originariamente scritto, lo sapeva. (...) Non sarebbe venuto in mente ai suoi lettori  di pensare che la genealogia o la nascita verginale fossero storia letterale>> e ancora << Il Vangelo di Matteo non riguarda Dio, pensato come essere esterno che invade il mondo per salvare gli esseri umani "caduti", cioè perduti nel loro peccato e incapaci di salvare se stessi . Non riguarda Gesù che soffre e muore per i peccati del mondo. Riguarda piuttosto gli esseri umani che scoprono il divino che è sempre in mezzo a noi >>.

C'è da dire, però, che tra i personaggi simbolici e le loro storie spiccano comunque le parole di Gesù di Nazareth, e  non fa nessuna differenza se furono scritte per essere collocate nel culto sinagogale, quanto poi al letteralismo biblico esso è presente in quella parte del cristianesimo, soprattutto cattolico, fondamentalista e conservatore; lo hanno abbandonato biblisti ed esegeti del calibro di Carlo Maria Martini,  Juan Mateos,  Ortensio da Spinetoli, Alberto Maggi, Giuseppe Barbaglio e John P. Meier, per citarne solamente alcuni.

Rimane l'innovazione fondamentale dell'immagine di Dio da parte del vescovo John Shelby Spong che in relazione alla risurrezione del Cristo scrive:<<La spiegazione e l'esperienza non sono mai uguali. Credo che l'esperienza fosse reale. Doveva esserlo. L'esperienza della Pasqua fu così potente da trasformare i discepoli, che avevano abbandonato Gesù ed erano fuggiti al momento del suo arresto, in eroi che sarebbero morti per rendere testimonianza alla verità che trasforma la vita, ciò che per loro era stata l'esperienza della Pasqua. Fu così potente da generare in questi discepoli ebrei, cresciuti pregando lo Shemà che proclamava l'unicità di Dio, un ampliamento tale della loro comprensione di Dio da consentire loro di vedere Gesù come parte di chi è Dio, e di vedere Dio come parte di chi è Gesù.>> e ancora <<Così ho concluso che la risurrezione è stata un'esperienza interiore di trasformazione in cui sono stati distrutti tutti i limiti e attraverso la quale si è realizzata l'unione con ciò che noi chiamiamo Dio. (...) Gesù è colui che ha raggiunto l'unità mistica con Dio che è la sorgente della vita, la fonte dell'amore e il Fondamento dell'Essere>>.   

A questo punto però, nella mia piccolezza, mi permetto una domanda, forse ingenua: quando il sistema solare sarà ormai morto ed il sole sarà solamente una piccola stella nana bianca, non più grande della terra e luminosa come la luna, quando gli atomi che lo hanno composto e quindi anche i nostri atomi legati insieme in un filamento di DNA, saranno dispersi nella Galassia, finendo dentro nuove stelle e quindi l'umanità non esisterà più, che senso avrà avuto la nostra vita ? Non dove saremo noi, perché forse probabilmente non saremo soltanto più, ma qual'é il mistero della vita ? Perché ? 
     
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