L'ebionita che non è in me ! - Appunti di Rosario Franza

 
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"A questo punto mi permetto di osservare che mi risulta impossibile credere in un Dio che, dall'alto dei cieli, attraverso il suo Spirito, non soltanto si incarna nel seno della vergine Maria, ma prende anche possesso durante il battesimo dell'uomo Gesù di Nazareth."

Michael Goulder, in qualche modo mentore di John Shelby Spong che da lui ha mutuato la teoria secondo cui i tre vangeli sinottici sono documenti liturgici ebraici, scritti per l'uso nella sinagoga, afferma che gli ebioniti fossero presenti a Gerusalemme già negli anni cinquanta d.C. e la loro cristologia era il credo della chiesa delle origini.

La parola ebioniti è una traslitterazione del termine ebraico evionim che significa "poveri", erano ebrei cristiani che continuavano ad osservare la Torah e a frequentare la Sinagoga. Secondo loro un Cristo angelico aveva preso possesso di un Gesù umano, dal battesimo alla passione e lo aveva poi lasciato sulla croce.

 La riprova di ciò, secondo Goulder, è che il vangelo più antico, quello di Marco, scritto nel 69 d.C., menziona delle risposte sbagliate su chi sia Gesù in 6,14 e 8,28 e ciò non perché l'evangelista volesse raccontare alla sua comunità delle idee strampalate sostenute da alcuni trenta e più anni prima, ma perché "quelle idee errate erano correnti al suo tempo, specialmente quando le menziona due volte".
D'altra parte lo stesso vangelo di Marco segue lo schema del vangelo gerosolimitano ebbionita in forma orale o scritta, scrive infatti il teologo Michael Goulder:<<Questi ultimi  non avevano alcun racconto della natività e neppure Marco e lo ha. Il loro vangelo cominciava con la predicazione di Giovanni  e il battesimo da lui impartito a Gesù, e così pure comincia Marco. Essi credevano che una potenza angelica avesse investito Gesù al momento del battesimo, rendendolo capace di compiere miracoli, e Marco crede la stessa cosa. (...)Gli ebioniti ritenevano che Cristo avesse abbandonato Gesù sulla croce. Marco non lo crede, ma ricorda un detto che sembra implicare quell'idea: secondo lui, poco prima di morire Gesù avrebbe detto"Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?">>. E ancora:<<Come più tardi Matteo riscrisse Marco per renderlo più petrino, Marco prese la precedente versione del vangelo (scritta e orale) rendendola più paolina con gli episodi in cui Gesù si era opposto alla legge del sabato, alle norme alimentari e così via>>.  Essi negavano la divinità e la nascita verginale di Gesù, ma  alla fine la chiesa di Paolo si impose, mentre gli ebioniti vennero considerati una setta eretica .

Gli eretici, si sa, sono duri a morire e così, osserva Goulder, la loro cristologia viene sostenuta da molti nostri contemporanei, tanto che James M. Robinson può scrivere :<<Nell'orizzonte del pensiero del tempo, l'attività di Gesù poteva essere adeguatamente rappresentata come quella di qualcuno posseduto da Dio, in modi formalmente comparabili a quanto avveniva agli sventurati posseduti da un demone. Nell'universo ideativo del tempo, alla consapevolezza umana può sostituirsi uno spirito sia malvagio sia santo. Uno spirito divino del genere fu raffigurato "come colomba" (Mc. 1,10) scesa su Gesù al momento di ricevere il battesimo da Giovanni>>.

A questo punto mi permetto di osservare che mi risulta impossibile credere in un Dio che, dall'alto dei cieli, attraverso il suo Spirito, non soltanto si incarna nel seno della vergine Maria, ma prende anche possesso durante il battesimo dell'uomo Gesù di Nazareth .  Trovo più logico pensare ad un Dio la cui metafora è l'Energia primordiale più Logos presente nel vuoto quantico, che trova espressione nell'autonoma evoluzione del cosmo e che quindi è già in noi come noi siamo in Lui.  Così Gesù di Nazareth è uno di quegli uomini che lo hanno sentito in sé intimamente, tanto che non mi stupisce che egli, nel suo ministero itinerante, abbia potuto guarire gli uomini che incontrava grazie all'energia spirituale da lui emergente . In questa visione panenteistica, lo Spirito emerge da Gesù di Nazareth.

Certo, non credo più nel teismo delle religioni abramitiche e di quella  cattolica in particolare: in un Dio fuori dal cosmo che spesso e volentieri interviene sul mondo modificando le leggi della natura, punendo o salvando l'uomo, né penso che la Bibbia sia parola di Dio, ma solamente una raccolta di libri scritti da uomini nel loro tempo, nella loro cultura e in alcune parti ispirate dalla divinità che è già in noi e che ogni tanto emerge.

Probabilmente in Gesù questa Divinità lo accompagnò, ... sempre!

 
 


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