Antinomia : il cerchio non chiuso ! - Vito Mancuso


 
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"Sulle  cose più importanti, più decisive del mondo noi abbiamo tanto le ragioni della tesi quanto le ragioni dell'antitesi da convocare e se non lo facciamo non produciamo pensiero: facciamo ideologia, ecco il dramma ecco il senso del dramma."

 

All'interno di un mio libro che s'intitola "Io e Dio", sottotitolo "Una guida dei perplessi", espongo la mia filosofia di vita esattamente in questi termini, nei termini di "Ottimismo drammatico" che è la mia maniera di guardare e di vivere il mondo.

 

Più ancora potrei dire che questa mia maniera di guardare il mondo deriva dalla modalità, dalla pressione che il mondo esercita, ha esercitato e continuerà ad esercitare su di me. Sto dicendo in altri termini che il pensiero quando è autentico è pensiero della vita e, lo dico tra parentesi come esemplificazione teologica, solo in questo caso, solo nella misura in cui è pensiero della vita, un pensiero si può poi anche proporre come pensiero di Dio. Solo se è pensiero della vita: cosa vuol dire pensare la vita?

 

Vuol dire sottoporsi alla pressione che l'esistenza esercita su di noi, farsi imprimere e poi esprimere, attraverso il pensiero, il risultato di questa pressione. Ma se non c'è anzitutto questa disposizione, innocente in un certo senso, senza pre-comprensioni di fronte all'esistenza, se non ci si lascia imprimere, poi tutte le espressioni sono necessariamente destinate a essere risapute, retoriche, non vere, non autentiche. Espressioni di ideologie: uno parla perché recita un ruolo, appartiene a una squadra, gioca in una squadra, appartiene a un'azienda, fa parte di un gruppo, fa parte di un'istituzione, ripete le cose, le dottrine, i dogmi, i punti di vista delle istituzioni, delle squadre, delle aziende, delle chiese, dei movimenti ecc. ecc. a cui appartiene.

 

Se invece c'è l'esposizione alla pressione dell'esistenza, allora le espressioni del pensiero sanno di vero, di autentico: uno parla per sé e si preoccupa meno, si preoccupa anche un po' nella misura in cui sa di essere un essere sociale e tutti dobbiamo avere consapevolezza di essere enti, persone sociali, già il termine "persona"  richiama esattamente questa dimensione sociale.  Già solo nell'etimologia che significava "maschera", ma maschera non nel senso negativo, nel senso di ruolo, un ruolo che si gioca.  Quindi, noi certamente siamo sociali e in questo caso tutte le nostre espressioni considerazioni, pensieri, e così via devono preoccuparsi anche dell'effetto sociale, ma, appunto la sorgente del pensiero, di quello che noi siamo deve scaturire dal contatto diretto tra la vita che preme e la disposizione di ciascuno di noi.

 

Un'altra cosa vorrei dire al riguardo di quest'esposizione della vita, c'è un'espressione evangelica che mi è sempre piaciuta fin da ragazzo: "Colligite fragmenta" nella traduzione latina della Vulgata tradizionale: raccogliete tutti i frammenti, non perdete neppure una briciola, briciola perché viene dall'episodio della moltiplicazione dei pani, rendete giustizia a ogni particolare per quanto minimo.

 

Ecco questo "Colligite fragmenta" è sempre stata una guida, un orientamento alla modalità con cui ho guardato e guardo il mondo. Ospitare tutto, anche quelle cose che sono contrarie, addirittura contraddittorie, addirittura negatrici della propria visione del mondo, di quello che appare in prima battuta la propria visione del mondo e in questo devo dire sono stato molto fortunato dall'avere come maestro spirituale il Cardinale Carlo Maria Martini, il cui motto episcopale era qualcosa di molto simile: "Pro veritate adversa diligere". Per amore della verità giungere ad amare anche le cose avverse, anche i pensieri contrari, anche i pensieri negativi, negativi rispetto al tuo "positum", rispetto al tuo positivo, a quello che per te è positivo, devi amare, se vuoi raccogliere la totalità della vita, così come si dispiega, devi amare anche la posizione contraria: l'antitesi rispetto alla tua tesi, ...devi avere una tesi, ma questa tesi non deve essere tale da portarti ad avere inimicizia nei confronti dell'antitesi.

 

"Colligite fragmenta", raccogliere tutto, per quanto è possibile a un'anima umana. E così la vita esercita pressione solo a questo patto, solo a patto di disporsi, a condizione di disporsi di fronte alla fenomenologia dell'esistenza senza nulla da difendere e allora, e allora giungono i diversi frammenti e allora i diversi frammenti lottano fra di loro, e allora nasce il pensiero.

 

Che cos'è il senso della pedagogia? ... pedagogia è anzitutto insegnare a pensare. Ma se c'è una cosa che io voglio trasmettere ai miei studenti, per esempio nei sette anni in cui ho insegnato al San Raffaele a Milano, alla facoltà di filosofia, e poi ai miei studenti che avrò a Padova, se c'è una cosa che voglio fare insegnando Storia delle dottrine cristiane, non è indottrinare, ma è insegnare a pensare. Pensare.

 

Allora perché sto dicendo questo? Cosa c'entra con l'ottimismo drammatico? Perché il pensiero genera dramma, pensiero è anzitutto un fare, voi tutti sapete che drammatico, in senso etimologico greco "drama, dramatos", ...  Nel senso etimologico del termine "drama, dramatos" significa innanzitutto "opera, azione, fatto", ma il punto qual è? Il punto è che l'opera, l'azione, il fatto del pensiero genera dramma, nel senso proprio italiano, moderno del termine. Insegnare a pensare significa esporre le persone al dramma. Cosa intendo dire?

 

Guardate, "pensare" è un concetto complesso, come tutte le cose importanti della vita e quando ci si trova di fronte ai concetti complessi, io ho capito ... che  occorre convocare diverse lingue; perché che cosa sono le lingue? se non la coscienza collettiva della pressione che l'esistenza ha esercitato sui popoli, la vita ha premuto sul popolo latino e l'espressione della pressione della vita è la lingua latina e ciò  per tutte le altre tipologie di lingua. Quindi andare a vedere, quando ci troviamo al cospetto di un concetto complesso come si dice questo concetto nelle altre lingue?

 

Convocare le diverse lingue è utile, è utile, per  comprendere la poliedricità del concetto che non è piano, ma appunto ha diverse sfaccettature e occorre muoversi con la mente.

 

La dialettica che cos'è? ... è il movimento del pensiero che non sta fermo guardando questa stanza solo in modo frontale, ma è consapevole del fatto che per capire questa stanza si deve porre anche lì, se ci riesci andare là sopra, insomma guardare e così si tratta di guardare i concetti complessi, lo possiamo fare convocando le diverse lingue.

 

Cominciamo dall'italiano …  perché diciamo "pensare"? Diciamo pensare perché il termine pensare viene da "pesare", pesare, il pensiero è anzitutto un soppesare, un ponderare, la mente come una bilancia, una bilancia che ha i due piatti, della tesi e dell'antitesi che raccoglie tutti i frammenti e raccogliendo tutti i frammenti, li dispone e soppesa. E infatti quando una cosa noi non riusciamo a pensarla cosa diciamo? che è "imponderabile", non la possiamo porre sulla bilancia della mente, ci sfugge, è imponderabile, non è sottoponibile a un peso, a una misurazione.

 

E come si dice in latino pensare? In latino pensare si dice "cogitare" come tutti noi sappiamo. Perché dicevano "cogitare"? "Co-agito", "cum-agitare", agitare insieme, mettere insieme, sbattere insieme le cose, un po' come hanno fatto nel LHC, questo tunnel di 27 chilometri, che si trova nel CERN  nei pressi di Ginevra, e sbattendo gli adroni gli uni con gli altri sono giunti a scoprire la traccia del Bosone di Higgs detta "la particella di Dio".

 

E’ lo sbattere, cum agitare, … nella misura in cui convochiamo nella nostra mente i pensieri altrui e li facciamo frullare, li sbattiamo, li facciamo agitare insieme alla nostra percezione della vita e allora nasce un pensiero. [...] Perché ho detto tutto questo? Ma per dire appunto che il pensiero, l'educazione al pensiero deve esporre.

 

Voi quindi, se siete studenti di  pedagogia, dovete insegnare a pensare, insegnare a pensare significa esporre la persona, il soggetto a questo duplice movimento, al movimento dell'entrata in relazione  e al movimento del rientro dentro di sé perché entrambe queste cose sono importanti per giungere a "pesare", a "ponderare".

 

Da solo non ce la farai mai ad attingere il sapore della vita, devi entrare in relazione, devi far sbattere dentro la camera della tua mente, il tuo piccolo tunnel della tua mente non è lungo 27 chilometri, come quello di Ginevra, ma anche questo nostro piccolo tunnel può essere sufficientemente potente e anche qui possiamo scoprire tante cose.

 

Quindi si tratta di far sbattere le visioni del mondo altrui con la tua e generare quindi un pensiero e al contempo isolarti. Relazione e isolamento, relazione e solitudine, e questo occorre, e tutto questo genera dramma, da qui il senso dell'ottimismo drammatico. Genera dramma perché non è facile vivere dentro di sé questo movimento e secondo perché il  risultato che appare da tutto questo, il contenuto che appare da questo confronto con le posizioni altrui è molto semplice ed è veramente drammatico: è la contraddizione, è l'antinomia, è l'impossibilità di chiudere il cerchio su un sistema chiuso definito.

 

Se c'è un pensatore al quale io mi rivolgo, penso, al quale il mio pensiero in questo momento va, naturalmente non può che essere il padre dell'antinomia ovvero Immanuel Kant, il quale, nella dialettica trascendentale della "Critica della Ragion pura", esattamente lì, inchioda la pura ragione alla logica antinomica. Sulle  cose più importanti, più decisive del mondo noi abbiamo tanto le ragioni della tesi quanto le ragioni dell'antitesi da convocare e se non lo facciamo non produciamo pensiero: facciamo ideologia ecco il dramma, ecco il senso del dramma.

 

Quindi educare anzitutto significa educare a pensare e pensare significa esporre la persona, la mente della persona, la tua mente e la mente della persona che educhi al dramma dell'esistenza, a questa dialettica a questa contraddizione dell'esistenza.

 

E l'ottimismo? L'ottimismo viene generato  a partire dalla convinzione  che l'educazione si può dare veramente solo se l'antinomia viene superata, perché se ti fermi semplicemente al frutto del pensiero tu generi paralisi, tu puoi giungere a educare verso il bene ... io credo fermamente nel bene, nella giustizia e ritengo che il senso ultimo della pedagogia sia esattamente quello di insegnare a pensare, ma ancora di più a insegnare a pensare  il bene, ad avere questo santuario interiore della persona che si definisce al cospetto del mondo: "Chi voglio essere? Qual è la mia immagine morale? Chi voglio essere per me stesso e per gli altri?

 

E la persona risponde: "Io voglio essere un giusto" e non c'è niente di più nobile secondo me esattamente di questa dimensione della giustizia, laddove giustizia non è ovviamente la legalità, giustizia innanzitutto lo sguardo retto che si posa sulle cose senza volontà appropriativa …  lo sguardo giusto è lo sguardo retto ritto, diritto, ius iuris, diritto iustitia viene da ius, iuris, lo sguardo diritto. E la pedagogia deve insegnare, deve fare questo, pensare bene, pensare il bene, giungere a volere essere persone del bene e della giustizia.

 

Questo lo si può fare solo superando il dramma a cui conduce l'azione del pensiero, solo superando la condizione antinomica del pensiero per quello occorre l'ottimismo.

 

Cosa diceva Gramsci nella lettera dal carcere del dicembre del 1929? Diceva, parlava di quella frase famosissima: "il pessimismo della ragione, ma con la volontà sono un ottimista." Da cosa viene questa dimensione di ottimismo? Platone nella lettera VII, bellissima, leggetela se non l'avete letta e rileggetela se l'avete letta.  Quando dice che occorre ritrovare i ragionamenti persuasivi per indirizzare i giovani all'amore del bene e del giusto e per indurli a stringere fra di loro legami di amicizia e di solidarietà reciproca. Ecco la pedagogia, secondo me! Anche perché vedete, questa cosa vale per la fisica subatomica, figuriamoci se non vale per il fenomeno umano!

 

Che cosa vale per la fisica subatomica? Il fatto che il ruolo dell'osservatore non è per nulla neutrale, ci insegnano i fisici. A seconda di come preparate, disponete l'esperimento voi avete che la particella si presenta come un'onda oppure appunto come una particella, come un corpuscolo. Ma se questa cosa vale per le regioni remote dell'essere, dell'essere energia, volete che non valga per il fenomeno umano?

 

A seconda di come voi disponete voi stessi il vostro sguardo, a seconda della capacità di generare luce che il vostro sguardo ha, a seconda di questo, il fenomeno umano che si presenta di fronte a voi, gli oggetti umani della vostra azione educativa risponderanno. È assolutamente così, a partire dalle relazioni con familiari, a partire dalle relazioni coi vicini di casa. Tanto più si investe introducendo energia positiva, luminosa, nel nostro sguardo, che poi vuol dire la nostra maniera di stare e disporsi al mondo, tanto più il fenomeno che viene intenzionato dal nostro sguardo risponde, generando a sua volta energia positiva.

 

E questa cosa e questo ottimismo, questo surplus rispetto al semplice risultato dell'azione del pensiero non è dato dal pensiero. Non è dato dal semplice pensare, dal pensare che vuole come dire sottoporre a inventario tutti i frammenti dell'esistenza. Se fai questo giungi all'antinomia, come ho detto, alla paralisi quasi. Per giungere a questa dimensione dell'ottimismo, e per giungere a questo, occorre avere una dimensione diversa rispetto alla semplice ragione. La possiamo chiamare fede, la possiamo chiamare utopia, la possiamo chiamare immaginazione creatrice, la possiamo chiamare creatività, la possiamo chiamare "mania", diceva Platone, per dire di questa cosa che ti prende... potete chiamarla come volete, ma è una dimensione ulteriore, che esprime una connessione del fenomeno umano del cuore e della mente del fenomeno umano in un certo senso con una dimensione che è al di la di ciò che è  semplicemente tangibile. E da questo nasce l'ottimismo.

 

Mettendo insieme queste due cose si genera l'ottimismo drammatico e io penso che mettendo insieme queste  due cose: l'analisi a volte persino fredda del pensare in tutte le sfaccettature che ho detto e questa dimensione calda, calorosa, affettiva e consapevole, di chi vuole generare ottimismo energia positiva, luce, mettendo insieme queste due cose si mette insieme l'azione pedagogica, nel miglior modo possibile.

 

EDUCARE A PENSARE -  Trascrizione non rivista dall'autore .

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