Cristo Amore - p. Carlo Maria Martini SJ





 
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"Le porte chiuse a Cristo sono le porte del razzismo, delle diffidenze, delle chiusure mentali, le porte chiuse anche di un certo elitarismo spirituale. Tenere le porte chiuse a Cristo amore vuol dire non essere nella posizione di abbracciare l’universo, vuol dire essere costretti a dividere l’universo in due: io e gli altri, gli amici e nemici."

Cristo amore è l’estasi di Dio per l’uomo, è Dio che ama davvero e va incontro all’uomo nella sua storia. Cristo amore è lo spendersi tuo, o mio Dio per me! Sei tu, o mio Dio, che innamorato di me mi vuoi incontrare! 

Cristo amore è la divinità innamorata dell’uomo, che si svuota in qualche modo della sua potenza, della sua vita divina, a cui non importa più niente di essere importante perché ritiene la mia vita più importante della sua e dà la sua vita per la mia. 

Cristo amore è il culmine di Cristo verità, di Cristo libertà. Cristo amore è Cristo crocifisso che ha amato i suoi fino alla fine, che mi ha amato e ha dato se stesso per me; è Cristo eucaristia che offre il suo corpo in sacrificio per me, che dà il suo sangue versato per me. 

L’incontro estatico di Cristo crocifisso nella fede dà a noi il gusto autentico di cosa voglia dire essere amati senza interesse e senza ritorno, di cosa voglia dire essere importanti per qualcuno e ci insegna, a nostra volta, ad amare così.

L’amore perciò non è prima di tutto una nostra esperienza e una nostra iniziativa, un sentimento o una commozione dell’animo, non è il risultato di uno sforzo. O meglio è anche tutto questo, ma lo è solo dopo l’accoglienza di Cristo e grazie ad essa.

Quando si aprono le porte del cuore alla reale vicenda dell’incarnazione, passione, morte e risurrezione del Figlio di Dio per me si apprende la verità dell’amore. Dice, infatti, san Giovanni nella sua prima Lettera: «Da questo abbiamo conosciuto l’amore: Egli ha dato la sua vita per noi: quindi anche noi dobbiamo dare la vita per i fratelli ... In questo si è manifestato l’amore di Dio per noi: Dio ha mandato il suo unigenito Figlio nel mondo, perché noi avessimo la vita per lui. In questo sta l’amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi» (1Gv 3,16; 4,9-10).

Ma chi può dire Cristo amore, chi può dargli questo nome se non colui che ha fatto una formidabile esperienza affettiva di incontro? Chi può dargli questo nome se non chi lo ha incontrato come amico, come il tutto della vita?

Cristo amore è dunque Cristo crocifisso incontrato da me. Non ha senso parlare di Cristo amore se non in relazione all’incontro suo con me. Posso dire che comincio a capire Cristo amore quando accetto di incontrarlo.

Lasciar entrare Cristo nella vita

Che cosa significa aprire le porte a Cristo amore nella mia vita? Non è prima di tutto correre incontro a Cristo ma lasciarlo entrare, lasciarsi amare, lasciarsi perdonare, credere che lui è morto proprio per me.

E, al contrario, che cosa significa non aprirgli le porte? È forse, semplicemente, l’essere lontano da lui, non pregare, non leggere il Vangelo, non pensare a lui?

Non vuol dire soltanto questo, perché anche chi gli è vicino può chiudergli le porte. Pensiamo a Giuda che si lascia baciare da Gesù ma non si lascia amare; si lascia baciare e intanto chiude la porta del proprio cuore, perché non capisce e non accetta Gesù.

Non apre le porte a Cristo chi non entra nella sua posizione di amore, non cerca di capirlo, di capire che lui per primo ama noi, che è lui a perdonarci, a farci importanti. Non apre le porte a Cristo chi ha un’immagine di sé antecedente a quella che Cristo gli offre, e la difende nei suoi confronti.

Apre, invece, le porte a Cristo chi si mette nella sua posizione, chi impara ad amarlo e ad amare con lui e in lui ogni altro uomo, ogni altro gruppo, razza, popolo, chi si mette nella sua posizione di perdonare e fare pace.

Le porte chiuse a Cristo sono le porte del razzismo, delle diffidenze, delle chiusure mentali, le porte chiuse anche di un certo elitarismo spirituale. Tenere le porte chiuse a Cristo amore vuol dire non essere nella posizione di abbracciare l’universo, vuol dire essere costretti a dividere l’universo in due: io e gli altri, gli amici e nemici. Tenere le porte chiuse a Cristo amore vuol dire entrare nella ruota dannata delle contrapposizioni, per cui io non posso definirmi se non contro qualcuno.

Diremo noi: ma Cristo ha avuto anche lui qualcuno contro, è morto ucciso perché aveva quasi tutti i potenti contro di lui! In realtà, Cristo muore ucciso, rifiutato, respinto non perché ha cercato dei nemici ma per la serietà del suo amore, perché ha amato fino in fondo, totalmente, e non si è tirato indietro di fronte a ciò che gli uomini hanno cercato di fargli. Proprio per non mettersi contro nessuno, proprio per amare ciascuno degli uomini, si è lasciato uccidere.

Forse anch’io avrò qualcuno contro, avrò molti contro [...], solo perché ho scelto di amare fino in fondo, per la serietà del mio amore, forse perché ho scelto di seminare la pace: incontrerò difficoltà e opposizioni solo in forza del mio amore senza limiti.

Pier Giorgio Frassati, il giovane torinese morto nel 1925, a ventiquattro anni, dopo una vita piena di fede e di amore scriveva: «Con la violenza si semina l’odio e si raccolgono poi i frutti nefasti di tale seminagione; con la carità si semina negli uomini la pace, ma non la pace del mondo, la vera pace che solo la fede di Gesù Cristo può dare». È questa pace che noi dobbiamo sempre e ovunque seminare.

Risuonano alla memoria anche le parole del vescovo Ignazio di Antiochia, un grande martire della Chiesa antica morto a Roma, ucciso dall’invidia e dall’odio degli uomini:

«Di fronte all’ira degli altri voi siate mansueti; di fronte alla loro grandiloquenza, siate umili; alle loro maledizioni opponete la vostra orazione; di fronte al loro errore rimanete saldi nella fede; di fronte alla loro violenza siate miti»(Lettera agli Efesini 10,2).

Così affronta le realtà, e anche le opposizioni, colui che vuole essere dalla parte di Cristo, che vuole aprire le porte a Cristo amore. Se vogliamo dunque sapere se siamo capaci di amare non interroghiamoci sui nostri sentimenti o sulle nostre iniziative; non guardiamo alle cose che siamo capaci di fare; piuttosto mettiamoci di fronte a questa semplice e formidabile domanda: chi è Gesù per me? Quale presenza ha nella mia vita e io nella sua? Domandiamoci se davvero gli abbiamo aperto le porte della nostra esistenza perché egli possa entrare e cenare con noi e noi con lui.

Che cosa significa aprire le porte a Cristo amore nella Chiesa?

L’aspetto ecclesiale dell’aprire le porte a Cristo amore è il non fare divisioni con la Chiesa, né parzialità; è il non dividere la Chiesa in noi/voi, noi di qui/voi di là, noi di questo/voi di quello.

L’aspetto ecclesiale dell’aprire le porte a Cristo amore è guardare tutto a partire dal cuore di Cristo crocifisso. Da quel luogo, cioè, che non ha sospetto di parte, da quel luogo che è più in alto del mondo e di tutte le cose, pur essendovi ben dentro. Il cuore di Cristo crocifisso è il luogo della contemplazione che ama e abbraccia la Chiesa come l’ha amata Gesù.

Che cosa significa aprire le porte a Cristo amore nel mondo?

L’ultima nostra riflessione è sull’aspetto cosmico dell’aprire le porte a Cristo. Che significato ha per il mondo il nostro aprire le porte a Cristo amore?

Il cuore di Cristo crocifisso è come un osservatorio da cui guardare tutta la storia per ritessere rapporti di amore assolutamente veri, capaci di attraversare la sanguinosa vicenda umana.

Cristo, morto per l’uomo, è misura obiettiva della verità dell’amore. Una misura sempre presente perché egli è il vivente, risorto e vivo, presente come perenne istanza a cui l’uomo può fiduciosamente rivolgersi per trascendere e riportarsi all’autentico cioè a Dio, nel cui Verbo si fonda la mia esistenza, in cui è costituita originariamente la mia verità, nel cui logos la mia vita ha finalmente senso.

Solo l’amore è credibile, si dice. Ma è credibile solo un amore che può essere toccato con mano e verificato attraverso i suoi frutti. «In questo è glorificato il Padre mio» – dice Gesù – «che portiate molto frutto... Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga» (Gv 15, 8.16).

Diventare segni di Cristo amore

Quale frutto ci si può augurare se non quello di una profonda conversione del mondo a Cristo amore, di una capacità nuova di seminare la pace, della capacità per ciascuno di assumersi nuove e concrete responsabilità di amore a servizio della pace?

«Più che di chiunque altro – diceva Paolo VI – colui ch’è animato da una vera carità è ingegnoso nello scoprire le cause della miseria, nel trovare i mezzi per combatterla, nel vincerla risolutamente. Operatore di pace, “egli percorrerà la sua strada accendendo la gioia e versando la luce e la grazia nel cuore degli uomini su tutta la superficie della terra, facendo loro scoprire, al di là di tutte le frontiere, volti di fratelli, volti di amici”» (Populorum progressio, 75).

Ascoltiamo anche il messaggio dal deserto di Magdeleine, piccola sorella di Gesù: «Sogno che si possa donare molto affetto a tutti gli esseri umani, un affetto che sia così divino, pur scaturendo da un cuore umano, che non conduca fatalmente al disordine dei sensi... Il mondo ha bisogno d’amore... Vorrei amare tutti gli esseri umani del mondo intero... vorrei mettere una scintilla d’amore in ogni angolo del mondo: l’Egitto, il Brasile, presto il Giappone... Una scintilla provoca incendi di bosco; perché non dovrebbe accendere fuochi nel mondo intero?» (Dal Sahara al mondo intero).

Diremo dunque: salvate l’amore, l’amore autentico, per salvare il cosmo, la natura, per salvare l’uomo, la società, per salvare la pace! Ma come riconoscere nella storia questa istanza suprema di amore, necessaria e sempre presente? Come ascoltarla, come incontrarla?

Lo Spirito di Cristo che ha parlato per mezzo dei profeti, e che nel Cristo morto e risorto ha ridato al mondo la speranza dell’amore, è presente e operante nella Chiesa, che non cessa di ripresentare all’uomo d’oggi l’istanza suprema della verità e della carità [...].

La Chiesa, infatti, ha la missione, umile e ardente, povera e fiduciosa insieme, di riconciliare con l’amore la società e di restituire l’unità al mondo.

Noi Chiesa, come comunione d’amore, come luogo della perfetta amicizia, siamo chiamati, partendo dalla nostra povertà, fragilità, dal nostro peccato, a essere principio da cui procede la vita autentica del singolo; siamo chiamati come Chiesa – perché Gesù ci ama – a essere il noi del mondo riconciliato che ha come legge suprema, e in un certo senso unica, la carità, cioè l’amore gratuito e autentico.

Questa Chiesa, di cui siamo grati di essere membra e servitori, ci presenta Gesù, esempio e fonte di carità perfetta principalmente nell’eucaristia. È Gesù nell’atto di dare la vita per te che ti viene proposto nel mistero della Cena.

O Gesù, Cristo amore,

manifesta la tua presenza in mezzo a noi!

Fa’ che ci accostiamo alla tua cena

non come Giuda, che pensa ai suoi trenta denari,

ma come Pietro che ti dice: Signore, purificami interamente!

Lavami piedi, testa e tutte le membra,

purifica ogni mio amore sbagliato,

rendimi capace di amore vero.

Fammi, o Signore, segno di unità

nella tua Chiesa;

fammi strumento della tua pace

nel mondo!


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