Gesù senza Cristo : insignificante ! - Appunti di Rosario Franza



 
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"Dinanzi alla risurrezione di Gesù, non ci sono ragionamenti o discussioni da fare : si lascia o si prende . Io prendo e credo in Cristo Gesù, al Signore divinizzato,  all’uomo Gesù invaso dallo Spirito di Dio e alla prospettiva di Bene da Lui indicata . "

Sia il Vangelo secondo Marco che quello secondo Giovanni iniziano, dopo il prologo, dal battesimo di Gesù  . Matteo e Luca scrivono anche della nascita di Gesù e della sua infanzia ; questa parte del loro Vangelo non ha valenza storica, ma soprattutto teologica .

Quindi Gesù fu battezzato da Giovanni ed è questo un fatto storicamente certo, dimostrato ampiamente da John P. Meier nel secondo volume di “Un ebreo marginale – Ripensare il Gesù storico” .

Gesù lascia il suo lavoro di carpentiere che svolge a Nazareth e si mette alla sequela di Giovanni condividendo, almeno inizialmente, il suo messaggio apocalittico ed è in questa fase – abbandono della propria casa e del mestiere, accoglienza del messaggio di Giovanni e del suo battesimo- che avviene la sua maturazione intellettuale e sperimenta la percezione del suo rapporto con Dio come Padre, mentre si manifesta, nella sua vita, la potente attività dello Spirito .

Il racconto della teofania, che avviene durante il battesimo, si configura come un midrash delle prime comunità cristiane che, attraverso un uso erudito dell’Antico Testamento, presentano al lettore del Vangelo l’identità di Gesù, Figlio di Dio . 

Con il battesimo, Gesù si riconosce come membro dell’Israele peccatore che si era sviato dal suo Dio e riconosce l’attività di Giovanni come profeta apocalittico di un imminente giudizio e Giovanni ha su di lui un impatto così grande che, molto probabilmente, lo convinse a rimanere, per un breve periodo, nella sua cerchia .

Successivamente, distaccatosi dal Battista, ritorna in Galilea come guaritore efficace e visionario della sconfitta del satana, con un profondo cambiamento di prospettiva ora segnata dall’iniziativa divina di grazia e di misericordia a favore dei malati e degli emarginati, diventando così un uomo nuovo : l’evangelista liberante del Regno di Dio .

Dopo essere stato battezzato da Giovanni (Lc 3,21-22) ed aver respinto le tentazioni (Lc 4,1-13), Gesù fa ritorno a Nazareth (Lc 4,16) per poi trasferirsi a Cafarnao (Lc 7,1). Da Cafarnao si muove verso Corazim, isolata nelle montagne e verso Betsaida, nel più sicuro territorio di Filippo . Egli inizia il suo ministero senza niente, nessuna protezione, nessun aiuto (Lc 10,4) e ciò ha senso alla luce del suo annuncio quale si evince dalle raccolte originarie di Q . L’immagine di Gesù che affiora dal vangelo dei detti Q è quella di chi parla con autorevolezza, ciò che conta davvero è fare quanto egli dice: <<Perché mi chiamate : Maestro, Maestro ! e non fate ciò che dico ?>> Lc 6,47-49

Gesù predica il “regno di Dio”, si tratta di dare due buone notizie:

1.    la rassicurazione che il Bene avrebbe neutralizzato le avversità della vita;

2.    e la chiamata a fare questo Bene per altri nella pratica concreta .

Ciò si evince anche dalla “Teologia delle Beatitudini” di padre Alberto Maggi OSM che gravita attorno al “discorso della montagna” del vangelo secondo Matteo .  In modo particolare alla prima e all’ultima Beatitudine che hanno entrambe il verbo della promessa al presente, mentre per le altre sei la promessa è espressa con un verbo al futuro e ciò sta a significare che queste sei Beatitudini dipendono dalle altre due e che il “sermone del monte” è realizzabile oggi …

In verità la teologia di Alberto Maggi trova fondamento anche nell’esegesi del vangelo secondo Giovanni,  laddove fa riferimento al concetto fondamentale del  “Bene dell’Uomo” e al conflitto tra l’”Amore del Padre” e la legge di Dio  ed invita i suoi lettori a sbarazzarsi di ogni immagine o concezione di Dio che non trovi riscontro nella figura di Gesù, nella vita di Gesù e nel suo insegnamento .

La prima beatitudine può essere così tradotta :<<Beati quelli che scelgono di essere poveri , perché essi hanno Dio per re>>

Scrive p. Alberto: Ebbene Gesù assicura questo: se c’è un gruppo di persone che oggi, sceglie liberamente, volontariamente,  per amore,  di essere responsabile della felicità e del benessere degli altri, da quel momento succede qualcosa di straordinario, Dio si prende cura di loro; è un cambio meraviglioso. Se noi ci prendiamo cura degli altri, finalmente permettiamo a Dio di prendersi cura di noi.

Si sperimenta Dio come Padre, che si prende cura di noi nel suo Regno, nel “Regno di Dio”, oggi, su questa terra e non nell’aldilà . Il Regno di Dio, nella concezione di Alberto Maggi, è la responsabilità che hanno tutti i seguaci di Gesù di realizzare una società di fratelli, veri fratelli, la cui fratellanza non dipende dai legami di sangue, ma dal prendersi cura dell’altro, dal “condividere” con l’altro .

Non ci si deve preoccupare di cibo e vestiti, ma avere un atteggiamento come i corvi e i gigli (Lc 12.22b-30) e bisogna annunciare la regalità di Dio (Lc 12,31), che come un padre benevolo conosce le necessità e vi provvede ! (Lc 11,2b-3).

Dopo la sua morte, i seguaci che Gesù aveva in Galilea, passano di casa in casa e per essere ammessi dicevano : shalom! (Lc10,5b), se accolti il padrone di casa veniva designato come “figlio di pace” (Lc 10,6), se rifiutati, la pace di Dio si sarebbe allontanata  (Lc 10,6b). Nella famiglia che accoglieva, giungeva la regalità di Dio, provvedendo alle loro necessità e curando i malati (Lc 11,19).

Gesù credeva che la pace di Dio potesse regnare nelle famiglie, superando il male che gravava sulle loro vite e che, a loro volta, queste famiglie sarebbero diventate sostegno reciproco nei riguardi di altre famiglie simili .

Da ciò discende che se smettessimo di umiliarci a vicenda per emergere, il circolo vizioso si spezzerebbe e lo stare insieme diverrebbe sostegno reciproco .

“Confida che Dio guarda a te, che non ti fa mancare chi ha cura di te e ascoltalo quando ti chiama per provvedere ad altri .”

Questa fiducia radicale in Dio e questa disposizione ad ascoltarlo sono le caratteristiche fondamentali del <<regno di Dio>> .

La tranquillità dell’accumulazione deve essere sostituita dal <<regno di Dio>>, che è condivisione di cibo e vestiti e di tutto ciò che occorre nella vita .

Il regno di Dio è il trionfo del Bene Comune !

Amare, non solamente il prossimo, ma anche i nemici, è ciò che rende simili a Dio, il quale fa sorgere il sole sia sui malvagi, sia sui buoni . Coloro che agiscono così, mostrano che Dio è loro padre e che essi sono figli suoi .

Dopo la morte di Gesù per crocifissione, a dispetto della morte atroce di Gesù, il suo annuncio di totale fiducia in Dio, fu ripreso dai suoi discepoli che redassero i detti Q, presentandolo vero nonostante la morte di Gesù, anzi avvalorato dalla morte di Gesù, infatti i messaggeri che la Sapienza di Dio aveva inviato ad Israele dovettero, spesso, dare la vita per la causa di Gesù !

Era la fede pasquale della comunità Q formata da quei discepoli rimasti in Galilea e che si recavano di casa in casa recando il suo annuncio, come si spiega nelle istruzioni di missione in Lc 10,2-16 .

Il movimento di Q fu radicale, le adesioni rare ed i ritiri altissimi !   

L’insuccesso della mancata conversione di un apprezzabile numero di giudei, provocò disillusione e li spinse, visto il successo della missione ai gentili, a fondersi con la comunità di Matteo in Antiochia dopo la distruzione di Gerusalemme nel 70 d.c. .

Nonostante ciò e le persecuzioni subite,  il movimento cristiano rimase in vita e ciò perché, già al tempo di Gesù, il movimento era strutturato a cerchi concentrici :  la folla, i discepoli stanziali, i discepoli itineranti, gli apostoli .

Gli storici offrono un quadro un pò più articolato delle origini cristiane con la presenza di due comunità cristiane a Gerusalemme, una, quella di lingua aramaica con a capo Giacomo il fratello di Gesù, strettamente giudaica, legata al tempio gerosolimitano e alla legge di Mose, quasi una setta cristiana all’interno del giudaismo, e l’altra di lingua greca, con a capo Stefano,  e ancora la comunità di Antiochia, la comunità di Samaria .

Diversi cristianesimi a polarità distinte e separate con in comune la centralità di Gesù e la sua risurrezione, pur diversamente interpretata, comunità distinte che si differenziano non poco, ne fanno fede i conflitti sorti a proposito della commensalità e della circoncisione  .

Perseguitati e dispersi, i cristiani  di Galilea e di Stefano si  diedero alla missione in campo aperto  e si integrarono nella comunità di Antiochia che accoglieva, senza condizioni,  anche gentili incirconcisi  .

Da questa comunità proviene anche Paolo, ebreo di lingua greca; nella loro vita Gesù e Paolo hanno entrambi sperimentato una netta rottura con il loro passato, sperimentando nuove prospettive religiose per sé e per gli altri . Hanno in comune una prospettiva escatologica come redenzione del mondo, già nel presente Gesù, più proiettata nel futuro Paolo, la cui realizzazione completa è comunque da attendere con costanza nel futuro .

“Gesù è stato essenzialmente un evangelista del potere regale di Dio, non un visionario apocalittico, e Paolo un annunciatore del Vangelo di Gesù, morto, risorto e venturo, non un veggente del mondo avvenire”.

Con Paolo si passa ad una prospettiva universale : da un piccolo angolo sperduto dell’impero romano, dai pochi beneficiari i malati guariti e ascoltatori seguaci di Gesù di Nazareth, ad una nuova creazione aperta all’esperienza di tutti .

Se Gesù di Nazareth pregava per la venuta rapida del Regno di Dio, Paolo attendeva la “parousia di Cristo risuscitatore di quanti gli appartengono; con Paolo si ha il passaggio da Gesù di Nazareth al Cristo della fede .

Scrive Josè Maria Castillo : <<... nella chiesa ci sono due teologie, una teologia speculativa, quella di Paolo e una teologia narrativa quella dei vangeli. Una teologia speculativa preoccupata della salvezza dopo la morte nell’altra vita e una teologia narrativa preoccupata di questa vita [...] il problema della salute, la guarigione degli ammalati e il problema del mangiare. Per questa ragione nei vangeli sempre si sta guarendo gli ammalati o mangiando … funzioni religiose?, cercatele, non ne trovate nessuna.>>

D'altra Paolo non ha conosciuto, come gli apostoli, il Gesù della storia, ma solo il Risorto e Castillo afferma :<< Si tratta, quindi, di due modi di intendere la fede che si professa, non solo come esperienze diverse, ma soprattutto contrapposte: per Paolo, il credente in Cristo è l’essere umano in cui ciò che è umano passa in secondo ordine, o se ne disinteressa, perché il centro della sua vita è posto nella religione e nell’altra vita.
Al contrario, per Gesù, il credente è l’essere umano per il quale ciò che è più profondamente umano, la salute e la vita, viene prima della stessa religione e di qualsiasi speculazione teologica, poiché la sua preoccupazione fondamentale è quanto di più desiderato e di più direttamente connesso con l’umanità e con questa vita. >>

Ci sarà pure come scrive Castillo questa contrapposizione tra teologie diverse, ma dinanzi alla risurrezione di Gesù, non ci sono ragionamenti o discussioni da fare : si lascia o si prende .

Io prendo e credo in Cristo Gesù, al Signore divinizzato, all’uomo Gesù invaso dallo Spirito di Dio e alla prospettiva di Bene da Lui indicata .

Ci sarà poi l’istituzione chiesa, arroccata in difesa dei più forti, in cammino con la speranza chiamata “Francesco” e sarà interessante verificare la sua evoluzione, ma questa è un’altra storia .        

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