Poveri e fragili esseri umani ! - Appunti di Rosario Franza


 
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"Il fatto è che Gesù di Nazareth lo sentiamo accanto a noi. Ogni giorno abbiamo bisogno di sentirlo accanto a noi, ...poveri e fragili esseri umani !"

Non c'è argomento più discusso della resurrezione di Gesù di Nazareth ed è così importante tanto che San Paolo affermò essere vana la fede di chi non crede nella resurrezione del Nazzareno dai morti.  Tutti i teologi, esegeti e storici di estrazione cristiana affermano la loro fede, con tutta una gamma di posizioni che va da un estremo all'altro.

Tra coloro di cui ho letto gli scritti la posizione più vicina alla Tradizione è quella di Vito Mancuso, il quale, nel libro "L'anima e il suo destino", non ha paura di scrivere : <<Di fronte alla resurrezione corporea di Gesù la mia teologia tace, come le donne al sepolcro ha paura. Non sa nulla. Qui la ragione, che è l'organo della mia teologia in quanto teologia universale, lascia il posto alla fede, nel suo significato originario di fiducia . E' l'unica volta . [...] , mi pongo di fronte all'ininterrotta tradizione della mia Chiesa che mi consegna gli scritti di questi uomini, e dico : mi fido di voi>> . Scrive Vito Mancuso di "resurrezione corporea" e non si capisce bene se intende la rianimazione di un cadavere . In tal senso è ampiamente superato solo dalla Tradizione a cui fa riferimento e che ha la sua base specifica nei vangeli, da quello di Marco che, nel 69 d.C.,  accenna alla tomba vuota, al vangelo di Luca, scritto nel 90 d.C.,  che ritrae il Gesù Risorto  che mangia ed invita i suoi discepoli a toccarlo (Lc 24,36-43), mentre l'elemento della resurrezione fisica e corporea viene poi enfatizzato nel vangelo di Giovanni,  scritto verso l'anno 100 d.C.  In esso Tommaso viene invitato a toccare il Risorto (Gv 20,24-29). 

La testimonianza di Paolo, le cui lettere sono databili attorno agli anni 50, racconta di apparizioni e così si esprime nella prima lettera ai Corinzi:<<Vi ho trasmesso dunque, anzitutto, quello che anch'io ho ricevuto: che cioè Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture, fu sepolto ed è risuscitato il terzo giorno secondo le Scritture, e che apparve a Cefa e quindi ai Dodici. In seguito apparve a più di cinquecento fratelli in una sola volta: la maggior parte di essi vive ancora, mentre alcuni sono morti.>>  (I Cor. 15,3-8) ed ecco allora la prima domanda: ma questa resurrezione è corporea oppure ci sono soltanto delle apparizioni ?

Fra Alberto Maggi, in una conferenza intitolata "I racconti della resurrezione" affermava e penso affermi ancora, che sperimentare la resurrezione del Cristo non è un privilegio di un gruppo ristretto di persone  vissute più di duemila anni fa, ma possiamo riuscirci anche noi, oggi !

L'affermazione mi lasciò stupito, ma poi pensai coglierla nella condizione posta per riuscire a "
sperimentare la resurrezione del Cristo" :"Gesù non ci chiede di spogliarci, ma ci chiede di vestire altre persone e tutti noi, con la roba che abbiamo, possiamo vestire una o più persone senza bisogno di spogliarci" , così il frate di Montefano interpreta la prima e fondamentale beatitudine :"Beati quelli che scelgono di essere poveri , perché essi hanno Dio per re",  e chi la vive, afferma sicuro fra Alberto, incontra nella propria vita il risorto Gesù di Nazareth . Opinione rafforzata dalla scoperta di "unica chiave di lettura" che attraversa i racconti della resurrezione nei quattro vangeli, il messaggio è identico ed è il seguente:<<Quando si orienta la propria vita per gli altri non  si può che incontrare il Cristo risorto nella propria esistenza>>.

Nel suo penultimo libro, dal suggestivo titolo "Perché il cristianesimo deve cambiare o morire", il vescovo episcopaliano John Shelby Spong definisce Gesù di Nazareth come "persona dotata di Spirito, lo stesso Spirito i cui frutti sono descritti da Paolo in Gal 5,22 :  amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé e perfino fede e scrive:<< Lo spirito>> - Paolo stava sostenendo - <<era la dimensione più profonda della vita umana, e più ancora, lo spirito era la dimensione più profonda della vita divina di Dio. Era un concetto mozzafiato. Lo stesso spirito che è di Dio, è anche dentro di noi>> e dopo un'attenta analisi così  il vescovo Spong conclude:<<Quando questa incredibile vita giunse prematuramente e violentemente alla fine, le qualità divine che erano state sperimentate in questo Gesù si pensò avessero raggiunto i suoi discepoli, rendendoli consapevoli che la presenza dello spirito che avevano conosciuto in Gesù era una realtà che ora si manifestava in loro. Come recettori dello spirito di Gesù, erano vivi in modo nuovo. Era la stessa qualità di vita che credevano di avere incontrato in Gesù e così, con il potere di questa nuova vita, gridarono:"Gesù vive!">>.

E' lo stesso concetto espresso da fra Alberto Maggi quando afferma che sperimentare la resurrezione del Cristo non è un privilegio di un gruppo ristretto di persone  vissute più di duemila anni fa, ma possiamo riuscirci anche noi a condizione che si orienti la propria vita per gli altri, esprimendo così i frutti dello spirito di Dio: amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé e perfino fede, in modo da poter gridare anche noi:<<Gesù vive!>> e così, afferma Spong, <<vediamo una presenza divina chiamata Spirito dentro di noi e, in modo più manifesto, in Gesù di Nazaret>>.

Sono concetti stupendi, ma è come dire a un marxista che orientare la propria vita alla solidarietà, fraternità, condivisione ed inclusione, che sono ideali di Marx, significa  sperimentare la resurrezione 
e quindi la vita eterna !   Sarà così ?  E' possibile che raggiungere la pienezza umana, indipendentemente dal credo che si professa, significhi  raggiungere l'unità con la divinità, ma mi sembra così incredibile ...

A questo punto non è neppure azzardato seguire un'altra strada, un pò diversa dalla resurrezione corporea, ma basata sempre sulla fede e su una  originale traduzione, ad opera di don Antonio Persili, dei versetti 5-8 del capitolo 20 del vangelo secondo Giovanni:<<
chinatosi, scorge le fasce distese, ma non entrò . Giunge intanto anche Simon Pietro che lo seguiva ed entra nel sepolcro e contempla le fasce distese e il sudario, che era sul capo di lui , non disteso con le fasce, ma al contrario avvolto in una posizione unica . Allora entrò anche l'altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette>>.

Quando l'apostolo, che Gesù amava di più, entra nel sepolcro vede le fasce distese sulla pietra sepolcrale e il sudario, al contrario delle fasce che sono distese, è in posizione di avvolgimento, anche se non avvolge più nulla .

Gesù non solo non uscì dal sepolcro, ma non uscì neanche dalle tele, perché, dall’interno di esse, entrò direttamente nella dimensione dell’eternità. Un misterioso passaggio da uno stato all’altro, dal tempo all’eterno e ciò probabilmente avvenne producendo luce e calore, che prosciugò di colpo gli aromi che impregnavano le tele . Scomparso il corpo, le fasce che lo avevano avvolto, più pesanti, si distesero sulla pietra, mentre il sudario per il capo, più leggero e più piccolo, inamidato per l’istantaneo essiccarsi dei profumi liquidi, restò “al contrario avvolto”, come quando cingeva la testa di Gesù, apparendo così ai due apostoli “in una posizione unica” secondo la traduzione di don Persili. 

Il fatto è, che Gesù di Nazareth lo sentiamo accanto a noi. Ogni giorno abbiamo bisogno di sentirlo accanto a noi, ...poveri e fragili esseri umani !


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