Postcristianesimo e coraggio di esistere - Appunti di Rosario Franza


 
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"L'obbiettivo non è far di se stessi un fedele di questa o quella religione, o un seguace di questa o quella filosofia; l'obiettivo è trovare le sorgenti di energia positiva e di slancio vitale per incrementare la propria rettitudine ed il proprio coraggio di esistere. - Vito Mancuso"

Tra il battesimo di Gesù ed il periodo prima della sua morte non vi sono indicazioni temporali, né una trama narrativa che, d’altra parte, ciascun evangelista compone secondo la propria teologia . Così i principali detti e fatti narrati dai vangeli devono essere trattati per argomenti . Uno di questi argomenti è l’importanza del messaggio del regno di Dio nella predicazione di Gesù di Nazareth .

Secondo John P. Meier la molteplice attestazione delle fonti e delle forme avvalora la tesi che l’annuncio dell’imminenza del “regno di Dio” costituì la parte centrale del messaggio del Gesù storico. L’espressione “regno di Dio” o i suoi equivalenti è presente in 13 detti di Marco, in 13 di Q, 25 di Matteo, 6 di Luca e 2 di Giovanni . Mentre è quasi assente nell’antico testamento ebraico, in Flavio Giuseppe e nei papiri di Qumran e questa assenza determina il  criterio di discontinuità che conferma la centralità dell’annuncio del “regno di Dio” come parte importante se non esclusiva del messaggio di Gesù. 

Albert Schweitzer autore dell’importante e fondamentale “Storia della ricerca sulla vita di Gesù”afferma, nel suo libro “La vita di Gesù – Il segreto della messianità e della passione”, che l’idea fondamentale della predicazione del Nazzareno fosse “l’attesa escatologica del Regno” e che “tutta la sua etica si riassume nella penitenza che è la preparazione a questa venuta”e nell’utilizzare la parola “penitenza” sottolinea come i vangeli sinottici gli danno il significato più ampio di “metanoia”, ossia più che di pentimento, un “rinnovamento morale in vista del compimento futuro di uno stato di perfezione etica universale. (…) Per i profeti questo stato di perfezione sarà il giorno del Signore (uno stato di  perfezione che Dio  instaurerà col suo giudizio), mentre nei vangeli sinottici sarà l’avvento del regno di Dio”.

Le beatitudini (Mt 5,3-12) definiscono l’etica del regno di Dio, quell’etica che è necessario praticare per essere ammessi nel Regno . Gesù infatti potrà dire al fariseo che accetta il grande doppio comandamento dell’amore:”Tu non sei lontano dal Regno di Dio”(Mc 12,34) e “non sei lontano” nel senso che possiede la qualità morale che è richiesta per far parte del regno quando nel prossimo futuro esso verrà.

Secondo Rudolf Bultmann “la venuta del regno di Dio è un evento miracoloso, che scaturisce da Dio solo, senza collaborazione dell’uomo. Con questo annuncio Gesù si pone su una linea di continuità storica con le attese giudaiche della fine e del futuro ”, senza peraltro condividere la speranza nazionalistica di certi ambienti del popolo giudaico.

D’altra parte John P. Meier, a conclusione del suo importante studio sulla predicazione del Nazzareno sul regno di Dio, afferma:<<Considerando la vasta proporzione di detti sul Regno futuro nel materiale autentico di Gesù, possiamo desumere che il suo messaggio del Regno si incentrasse prevalentemente sul futuro imminente. “Regno di Dio” era l’espressione preferita che Gesù scelse per parlare di quel futuro. Tuttavia non si limitò a parlarne; egli agì, cioè lo tradusse in pratica. Nei suoi esorcismi, in altre azioni straordinarie considerate miracolose dai suoi contemporanei, nella sua costituzione di una cerchia ristretta di discepoli, nel suo condividere la mensa con pubblicani e peccatori, nella sua ‘purificazione’ del tempio di Gerusalemme: in tutte queste azioni egli “attuava” il suo messaggio>> .

Quindi, secondo Meier, il regno di Dio annunciato da Gesù di Nazareth è un regno del futuro imminente e tuttavia già presente, ma anche così, pur volendo accrescere l’importanza dell’escatologia già realizzata, non si può non sottolineare la contraddizione evidente di una profezia sbagliata .

D’altra parte anche Vito Mancuso pensa che Gesù fu soprattutto un profeta che “annunciava un mondo che sarebbe presto diventato dominio di Dio” ed il rinnovamento annunciato dal Nazzareno sarebbe stato “di tipo apocalittico, in quanto sarebbe arrivato direttamente da Dio, e per questo sarebbe stato ultimativo, escatologico“. Scrive Mancuso:<<Evidentemente Gesù si sbagliò. Era convinto che qualcosa di totalmente decisivo per la storia del mondo stesse per realizzarsi e invece non avvenne nulla, dico nulla di decisivo. La storia del mondo proseguì con la stessa logica ambigua che alcuni chiamano progresso, altri addirittura gloria, ma che di sicuro continua a registrare  ingiustizie, morte, distruzione. (…) Nessun regno di Dio si è manifestato, per lo meno di quel Dio di cui parlava Gesù>> .

Il teologo Mancuso poi, alla fine del suo ultimo libro “I quattro Maestri”, dichiara di sentirsi ancora legato al cristianesimo in un modo che egli definisce “postcristiano”e che a me, non me ne voglia Mancuso, fa pensare ai “postcomunisti”, ancora alla ricerca di un partito che dia un senso alla loro vita e così è infatti, tanto che Vito Mancuso  dichiara, a ragione, finito il cristianesimo di Paolo basato sul fondamento falso di un peccato originale bisognoso del sangue del figlio di Dio per essere espiato. “Quindi Gesù –scrive Mancuso – non è morto per noi. La sua morte non fu riscatto, o espiazione, o soddisfazione, di nulla. La sua morte non era necessaria. Dio non mandò il figlio a morire sulla croce. Gesù non volle offrirsi in sacrificio per noi” .  Se però questo cristianesimo è finito, rimane l’esigenza di aderire a quell’etica il cui manifesto sono le Beatitudini del vangelo di Matteo e la misericordia illustrata dalle parabole del vangelo di Luca .

 Il vescovo episcopaliano John Shelby Spong nel suo ultimo libro dal suggestivo titolo "Perché il cristianesimo deve cambiare o morire" definisce Gesù di Nazareth come "persona dotata di Spirito, lo stesso Spirito i cui frutti sono descritti da Paolo in Gal 5,22 :  amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé e perfino fede e scrive:<< Lo spirito, Paolo stava sostenendo, era la dimensione più profonda della vita umana, e più ancora, lo spirito era la dimensione più profonda della vita divina di Dio. Era un concetto mozzafiato. Lo stesso spirito che è di Dio, è anche dentro di noi>> e dopo un'attenta analisi così  il vescovo Spong conclude:<<Quando questa incredibile vita giunse prematuramente e violentemente alla fine, le qualità divine che erano state sperimentate in questo Gesù si pensò avessero raggiunto i suoi discepoli, rendendoli consapevoli che la presenza dello spirito che avevano conosciuto in Gesù era una realtà che ora si manifestava in loro. Come recettori dello spirito di Gesù, erano vivi in modo nuovo. Era la stessa qualità di vita che credevano di avere incontrato in Gesù e così, con il potere di questa nuova vita, gridarono:"Gesù vive!">>.

E' lo stesso concetto espresso da fra Alberto Maggi quando afferma che sperimentare la resurrezione del Cristo non è un privilegio di un gruppo ristretto di persone  vissute più di duemila anni fa, ma possiamo riuscirci anche noi a condizione che si orienti la propria vita per gli altri, esprimendo così i frutti dello spirito di Dio: amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé e perfino fede, in modo da poter gridare anche noi:<<Gesù vive!>> e così, afferma Spong, <<vediamo una presenza divina chiamata Spirito dentro di noi e, in modo più manifesto, in Gesù di Nazaret>>.

Non so queste affermazioni sono parte di un cristianesimo postcristiano, ma sicuramente lo sono le dodici tesi del vescovo Spong:

1 – Il teismo come modo di definire Dio è morto. Non possiamo più percepire Dio in modo credibile come un essere dal potere soprannaturale, che vive nell’alto dei cieli ed è pronto a intervenire periodicamente nella storia umana, perché si compia la sua divina volontà. Pertanto, oggi, la maggior parte di ciò che si dice su Dio non ha senso. Dobbiamo trovare un nuovo modo di concettualizzare Dio e di parlarne.

2 – Dal momento che Dio non può essere concepito in termini teistici, non ha senso cercare di intendere Gesù come l’incarnazione di una divinità teistica. I concetti tradizionali della cristologia sono, pertanto, finiti in bancarotta.

3 – Il racconto biblico di una creazione perfetta e compiuta, dalla quale noi, gli esseri umani, “siamo caduti” con il peccato originale è mitologia pre-darwiniana e non senso post-darwiniano.

4– La nascita verginale, intesa in senso biologico letterale, rende impossibile la divinità di Cristo così come è stata tradizionalmente compresa.

5 – Le storie di miracoli del Nuovo Testamento non possono più essere interpretate, nel nostro mondo post-newtoniano, come avvenimenti soprannaturali operati da una divinità incarnata.

6 – L’interpretazione della croce come sacrificio per i peccati è pura barbarie: è basata su concezioni primitive di Dio e deve essere abbandonata.

7 – La risurrezione è un’azione di Dio, Gesù è stato elevato nella direzione del significato di Dio. La risurrezione, pertanto, non può consistere in un risuscitare fisico all’interno della storia umana.

8  – Il racconto dell’ascensione di Gesù presuppone un universo a tre livelli (cielo, terra, inferno) e, pertanto, non può essere tradotto nei concetti di un’era post-copernicana.

9 – Non c’è alcun criterio, eterno e rivelato,scritto nella Bibbia o su tavole di pietra, che debba dirigere per sempre il nostro agire etico.

10 – La preghiera non può essere una petizione rivolta a una divinità teistica perché agisca nella storia umana in un determinato modo.

11 – La speranza della vita dopo la morte deve essere per sempre separata dalla moralità del premio e del castigo come sistema di controllo della condotta umana. Pertanto la Chiesa deve abbandonare la sua dipendenza dalla colpa come motivazione del comportamento.

12 – Tutti gli esseri umani sono fatti a immagine di Dio e devono essere rispettati per quello che sono. Pertanto nessuna descrizione esteriore dell’essere di ciascuno basata sulla razza, l’etnia, il genere e l’orientamento sessuale, né alcun credo basato su parole umane elaborate dalla religione in cui si è stati educati possono essere usati come giustificazione di rifiuto o di discriminazione.

E’ necessaria una rifondazione delle chiese cristiane, una rifondazione che risponda alla cultura del XXI secolo perché senza questa rifondazione il cristianesimo stesso è destinato a morire e soprattutto ognuno di noi deve fare la propria scelta: se essere a favore della giustizia o contro.

Ben venga quindi l'"epoca assiale" propugnata dal  teologo eterodosso Vito Mancuso attraverso l'armonia degli insegnamenti del quattro Maestri, teologo che profeticamente scrive:<<E' questo il paradigma mentale che intendo promuovere: non tanto un sincretismo dottrinale, quanto un dinamismo esistenziale, finalizzato a far si che gli esseri umani trovino volta per volta la via più adatta alla loro salute spirituale e alla loro felicità . Non devono essere più gli esseri umani a ruotare attorno alle religioni e ai loro dogmi; devono essere le religioni a ruotare attorno agli esseri umani e alla loro salute spirituale. L'obbiettivo non è far di se stessi un fedele di questa o quella religione, o un seguace di questa o quella filosofia; l'obiettivo è trovare le sorgenti di energia positiva e di slancio vitale per incrementare la propria rettitudine ed il proprio coraggio di esistere>>.  

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