Conversione - p. Carlo Maria Martini SJ


 
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Lo Spirito della verità guida alla pienezza di verità che è Cristo, il Figlio di Dio incarnato. L’uomo deve uscire da sé e darsi a lui con tutto il cuore, con radicale conversione. Qui il termine conversione va inteso in tutta la pregnanza: non è la conversione da questa o da quella debolezza, da questo o da quel peccato. Conversione è volgersi completamente a Cristo e, in lui, tendere a ogni perfezione abbandonata ogni autogiustificazione che ci chiude in noi stessi.

 

Conversione è lasciare le secche di una religiosità farisaica, dominata da un agire religioso ancora nostro e un po’ ambizioso, per entrare pienamente nel modo di agire e di essere di Cristo. Vuol dire conformarci a lui, fare le scelte che ha fatto lui, e discernere nell’oggi quali sono queste scelte.

 

Vorrei sottolineare che la conversione dell’intera vita umana a Cristo è il fine di tutta l’azione dello Spirito santo e che questo fine è assoluto e totale. Su di esso non cade discernimento.

 

Il processo di discernimento che il cristiano è chiamato a fare non può mai riguardare il fine: esso riguarda la scelta dei mezzi mediante i quali l’uomo è introdotto progressivamente a vivere quella totalità.

 

È quindi soltanto a partire dalla contemplazione della pienezza di quel fine che è possibile cogliere il significato del discernimento e anche il suo valore. Il discernimento del cristiano, infatti, pur se storicamente o categoricamente imperfetto o addirittura «sbagliato», nella misura in cui è autentico condurrà al fine.

 

Nasce qui spontaneo l’interrogativo: possono due cristiani discernere autenticamente sulla stessa cosa e arrivare a conclusioni diverse? Si ha l’impressione di sí e, di fatto ci sono dei casi in cui due uomini veramente spirituali sembrano giungere a discernimenti opposti.

 

Un episodio clamoroso si ha nel libro degli Atti, al capitolo ventesimo: Paolo, nello Spirito santo, afferma di dover andare a Gerusalemme e la comunità, nello Spirito santo, afferma che non ci deve andare!

 

Questo fatto si riproduce nella storia della Chiesa e ci fa intendere che il discernimento riguarda i mezzi e che l’azione dello Spirito, al di là dei mezzi e passando per essi, conduce alla pienezza della verità.

 

Non c’è allora da meravigliarsi se due santi hanno visuali diverse su alcuni aspetti o questioni particolari: entrambi possono raggiungere la totalità del fine che è la piena trasformazione dell’uomo in Cristo.

 

Il tema è certamente difficile, richiede un approfondimento teologico, ma ci invita in ogni caso a non trasporre il discernimento al di là del piano in cui esso si trova.

 

La conversione totale a Cristo passa per realtà storiche il cui significato sarà chiaro soltanto nell’insieme del cammino. [...]

 

Quali sono i segni che ci rivelano la genuinità del cammino che stiamo facendo?

 

L’esperienza ci mostra che spesso si inizia bene e successivamente il cammino procede in modo fiacco e opaco; che da sincere conversioni gradualmente si giunge a una religiosità esteriore, non corrispondente a quella profonda coerenza di vita che sola può testimoniare Cristo al mondo.

 

Non basta quindi avere colto il senso del cammino: il cristiano può continuamente inaridirsi, incepparsi, bloccare la porta allo Spirito.

 

Il degrado nella vita spirituale rispetto a momenti di raggiunto equilibrio è anche legato al passare dell’età, all’indebolimento delle forze sia nei singoli che nelle comunità. Ci sono comunità religiose che cominciano con fervore, zelo, impegno di comunione e poi si spengono. È allora necessario conoscere i segni rivelatori della vita nello Spirito.

 

Se l’azione dello Spirito si manifesta in noi come conversione radicale alla persona di Gesú, il primo segno è quello della carità. Carità che è l’opposto della carnalità:               

Le opere della carne sono ben note: fornicazione, impurità, libertinaggio, idolatria, stregonerie, inimicizie, discordie, gelosia, dissensi, divisioni, fazioni, invidie, ubriachezze, orge e cose del genere” (Gal 5,19-21).

       

E carità che è il contrario della mondanità:        

Non amate il mondo né le cose del mondo! Se uno ama il mondo, l’amore del Padre non è in lui; perché tutto quello che è nel mondo, la concupiscenza della carne, la concupiscenza degli occhi e la superbia della vita non viene dal Padre, ma dal mondo” (Gv 2,15-16). […]

 

Allo Spirito di degrado è contrapposto lo Spirito della verità con il suo frutto di «amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé» (Gal 5,22). Sono questi i nove segni privilegiati del cammino guidato dallo Spirito verso la totalità della verità, perché lo Spirito è forza unitiva e costruttiva.

 

Esso unisce tra loro i membri della Chiesa, tutti coloro che credono e anche tutti gli uomini di buona volontà che si lasciano animare da lui che agisce al di là delle frontiere visibili della Chiesa, agisce in ogni realtà del mondo e della storia.

 

«Amore, gioia, pace» sono l’esito di una lotta quotidiana contro le opere della carne: lotta tra le nostre tendenze innanzitutto e poi lotta contro gli spiriti del male.

 

Non è amore che coincide col piacere, non è gioia che coincide con un certo tipo di godere, non è pace come assenza di contraddizioni o come risultato di superficiali equilibri.

 

Il frutto dello Spirito è la potente presenza di Cristo che urge in noi e si dirige contro il male che pure è in noi. È l’amore crocifisso di Cristo, è la gioia che nasce dal sacrificio di sé, è la pace con Dio che fonda, mantiene e diffonde la pace tra gli uomini .[…]

 

Il cristiano sa, in conclusione, che deve impegnarsi per essere fedele a Cristo e al suo Vangelo di fronte al mondo.

 

Sa che solo lo Spirito può trasformarlo dall’interno e renderlo capace di aprirsi a tutte le attività che sono a servizio della vita, di affrontare l’esistenza con quelle forze costruttive di carità e di servizio che sono la proclamazione dell’amore in un mondo che tende, attraverso l’egoismo, all’entropia della freddezza, del prevalere violento dell’uno sull’altro.

 

La testimonianza del cristiano guidato dallo Spirito della verità si inserisce nella promozione umana perché è vitalità profonda, non semplice messa in opera di dighe e di barriere: vitalità su cui si innestano le altre vitalità dell’uomo quando raggiungono la loro trasparenza.

 

 

Nota del curatore :

Il testo è tratto da "Vivere i valori del vangelo" - Einaudi 

 

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