La conversione di Pietro e la liberazione della Chiesa !
p. Alberto Maggi OSM

 
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"Quando uno è cresciuto ed è vissuto in una istituzione religiosa ... arrivare a capire che deve uscire dalla istituzione religiosa, non per infedeltà nei confronti di Dio, ma proprio per la fedeltà … è difficile. ... Pietro non aveva compreso una cosa: Gesù non era venuto a riformare le istituzioni religiose ...Gesù si è messo al di fuori dell’istituzione religiosa. Lui le sacre istituzioni non è venuto a riformarle, a purificarle, è venuto a eliminarle. "

Montefano, 31 maggio 2013 - Trasposizione da audio-registrazione non rivista dall'autore

Quando mesi fa avevamo programmato questa 3 giorni , il tema lo vedete “a mezzo secolo dal concilio” con la presenza di Jose Maria Castillo e di Vito Mancuso, pensavo di trattare la novità che il concilio ha portato nel campo della sacra scrittura, però nel frattempo è venuta fuori questa sorpresa grande di questo nuovo papa, papa Francesco che ha già cambiato (e speriamo che lo farà!) la modalità di essere papa.

Allora ho pensato di trattare il tema della figura di Pietro al quale i papi si richiamano, quindi la figura di questo discepolo particolare che c’è nei vangeli. Quindi questa sera tratteremo il primato di Pietro, la sua conversione fino a quella che sarà una scelta senz’altro clamorosa.

Si parla di primato di Pietro. Indubbiamente c’è un primato di questo discepolo nei confronti degli altri, ma normalmente non si trova tanto la giustificazione di questo primato nei brani classici tipo Matteo “tu sei Pietro e su questa pietra.. ” oppure Giovanni “pasci i miei agnelli”. Credo che la radice del primato di Pietro si trova nel vangelo di Luca nell’assicurazione di Gesù, cap. 22 di Luca, che Gesù fa a Pietro: Io ho pregato per te perché la tua fede non venga meno e tu una volta ravveduto, convertito, conferma i tuoi fratelli. Questo credo è il primato di Pietro.

Quindi Gesù assicura a Pietro che ha pregato per lui perché quando finalmente si sarà convertito possa rafforzare la fede dei propri fratelli. Ed è Luca negli atti, gli atti sono la seconda parte del vangelo anche se presto vengono separati da questo testo, ed è Luca che ci racconta le tappe travagliate della conversione di Pietro, una conversione abbastanza difficile, dolorosa.

Negli atti cap. 11 leggiamo nel testo occidentale al versetto 2: Pietro dopo un periodo di tempo abbastanza lungo, quindi è un travaglio, ricordiamo che Pietro è il discepolo che ha tradito Gesù, lo ha deviato e perché? Perché non accettava l’idea di un messia messo a morte. Era contro le aspettative, era contro la tradizione: quest’uomo inviato da Dio non poteva essere messo a morte, quest’uomo doveva vincere, trionfare, cacciare i romani, il sacerdozio corrotto, e lavorare per il regno di Israele.

Quindi Pietro ha visto fallire tutte le sue aspettative e ha tradito Gesù. Allora scrive Luca: Pietro dopo un periodo di tempo abbastanza lungo decise dunque di mettersi in viaggio alla volta di Gerusalemme. Egli si rivolse ai fratelli per confermarli facendo frequenti discorsi di regione in regione.

Quindi Pietro,dopo un lungo periodo travagliato, e di riflessione, comincia ad andare a rafforzare le comunità cristiane.

Lo stile di Luca è quello di raffigurare la realtà di una comunità attraverso un protagonista. La situazione che Pietro trova è semplicemente disastrosa: le comunità o sono moribonde o sono morte. Quindi la comunità cristiana che doveva seguire i passi del messia, che avevano condannato a morte come un bestemmiatore, qual è ?

Luca ce la descrive, atti 9,31: la chiesa era dunque in pace per tutta la Giudea, la Galilea e la Samaria . Attenzione è lo stile di Luca questo. Non è una affermazione positiva, non è un complimento. Il fatto che chiesa fosse in pace in tutta la Giudea, la Galilea e la Samaria significava che in questa chiesa non si vedeva la novità portata da Gesù. Ma come poteva essere la chiesa in pace dappertutto quando volevano seguire Gesù, un uomo che era appena stato messo a morte come un bestemmiatore o come un maledetto da Dio? E’ che la comunità cristiana (ancora non era cristiana era giudeo-cristiana) non aveva compreso la novità portata da Gesù e non aveva rotto con le istituzioni, quindi era uno dei tanti gruppi religiosi che c’erano, ma non di più.

Allora Pietro incomincia a visitare queste comunità, scrive Luca, cap.9,32 ss, va in una, quella di Lidda dove trova un uomo, Enea, che è paralitico da ben 8 anni. Il numero 8 sappiamo è la cifra che indica la resurrezione, la vittoria della vita sulla morte, qui invece c’è una comunità che langue. Va in un’altra comunità agiata e trova Tabità che invece è morta, ecco la situazione di queste comunità!.

Non avendo accolto la novità portata da Gesù o languono o sono morte. Allora compito di Pietro è rianimare queste comunitàmalate e risuscitare quelle morte.

Siamo al cap. 9 degli atti, ecco comincia la tappa. Gesù ha detto: quando tu ti sarai convertito, ravveduto dovrai confermare i tuoi fratelli. Nella misura che Pietro conferma i fratelli c’è la sua conversione.

 Luca, v. 43, ci scrive qualcosa di sconcertante. “Avvenne poi che per parecchi giorni Pietro rimase in Giaffa presso un certo Simone conciatore. E’ strana la scelta di Pietro, perché non sta nella comunità di Tabità o nella comunità di Enea, ma sceglie lui di andare da un certo Simone e l’evangelista scrive: conciatore.

Conciare le pelli era un mestiere ritenuto impuro perché si doveva trattare con gli animali morti e questo faceva sì che il conciatore fosse una persona immersa nell’impurità fino al collo. Ebbene Pietro quando deve scegliere tra comunità tanto pie, tanto devote, tanto religiose e una che invece vive ormai ai margini della legge perché è presieduta da uno che è impuro, quindi fa un lavoro condannato dalla tradizione e dalla legge, ebbene Simone sceglie questa casa. E’ già il primo passo verso la sua conversione.

Pietro ha preferito andare a vivere presso un impuro, esponendosi proviamo a immaginare a quali critiche e mormorazioni delle comunità giudeo credenti, piuttosto che restare in comunità che invece sono carenti di vita.

Questo è il primo passo di Pietro verso la sua conversione. Ed è proprio stando in casa di Simone il conciatore, dove si è incrinata la sua fedeltà alla legge che c’è l’induzione dello Spirito. Quando, e questa è una costante nei vangeli, quando nell’uomo si incrina anche debolmente il fronte dell’osservanza della legge, subito da queste fessure entra lo Spirito per animarlo.

Ebbene, mentre Pietro è in casa di Simone il conciatore, appare un altro personaggio negli atti al cap. 10, è un pagano, un centurione (è della corte Italica scrive l’evangelista) e si chiama Cornelio. Quindi è un pagano, un impuro, un occupante, però è una persona profondamente religiosa e scrive l’evangelista che verso le 3 del pomeriggio (è l’ora della morte di Gesù, gli effetti della morte di Gesù) ha una esperienza del Signore che gli dice di mandare degli uomini a Giaffa e far venire un certo Simone detto anche Pietro che è ospite presso un certo Simone conciatore. E’ una garanzia, guarda non è di quelli proprio strettamente osservanti, sta in casa di una persona impura quindi ti puoi fidare.

Ed ecco l’avvenimento determinate nella conversione di Pietro come ci descrive l’evangelista al cap. 10,9 e ss.: l’indomani, mentre essi erano in cammino (quindi questi uomini vanno in cerca di Pietro, il Signore lo prepara) e si avvicinavano alla città, Pietro salì sulla terrazza a pregare intorno all’ora sesta. Ancora è condizionato dalla tradizione quindi prega secondo gli orari previsti dalla tradizione giudaica, ed è interessante che per pregare Pietro (l’evangelista lo pone in rilievo) va sempre nei luoghi sbagliati: o va nel tempio, che Gesù ha definito un covo di banditi, o va in terrazza.

Ma perché uno va in terrazza a pregare? Per esibirsi, per farsi vedere. Le terrazze queste case basse con il terrazzo erano accessibili alla vista di tutti, allora per pregare uno che si metteva sulla terrazza era alla vista di tutti, quando Gesù invece aveva detto in un altro vangelo: quando vai a pregare mettiti nel luogo più nascosto della casa. Questo per comprendere quanto è difficile riuscire a emanciparsi quando le tradizioni sono radicate.

Ebbene, mentre prega divenne affamato. Naturalmente l’evangelista vuol far comprendere che non si tratta soltanto di una fame fisica, si tratta di una carenza, di una fame, di qualcosa che sente che gli manca …”e volle mangiare”. Mentre glielo preparavano avvenne su di lui un’estasi. Il termine estasi non ha il significato che poi verrà dato nella spiritualità. Il termine estasi in greco significa: andò fuori di testa, andò fuori di sé perché gli è successo qualcosa di strano. E’ interessante che il Signore non gli si manifesta mentre stava pregando, ma nella fame. E’ interessante questo dettaglio. Il Signore non agisce nel culto, ma nella vita, negli aspetti normali della vita. Ed ecco mentre è fuori di testa la sua esperienza: e vede il cielo aperto (espressione che indica la comunicazione divina) e discendere un recipiente come una grande tovaglia a terra calata per quattro capi (il numero 4 lo sappiamo ricorda i punti cardinali). In essa si trovavano ogni sorta di quadrupedi, di rettili della terra e di volatili del cielo. Nella tovaglia che copre i 4 punti cardinali della terra si trovano tutti gli animali della creazione del libro del genesi.

E risuonò una voce che gli diceva: alzati Pietro …e lo chiama Pietro. Per chi viene agli incontri sappiamo che questo discepolo si chiama Simone, gli è stato dato un soprannome negativo che indica la sua testardaggine, la sua cocciutaggine, Pietro. Mai Gesù lo chiama Pietro, sempre Simone. Sono gli evangelisti che quando vogliono indicare che questo discepolo agisce contro Gesù o in opposizione o in incomprensione lo nominano Pietro, ma l’unica volta che Gesù l’ha chiamato Pietro è nel vangelo di Luca ed è qui la stessa espressione che risuona qui negli atti. “Alzati Pietro, sacrifica, uccidi e mangia”.

Perché risuona questo nome Pietro? L’unica volta che Gesù si rivolse al discepolo chiamandolo Pietro è per annunziagli il suo tradimento quando dice: Pietro io ti dico non canterà oggi il gallo prima che tu per 3 volte (teniamo presente questo numero) avrai negato di conoscermi. Allora sentendosi chiamare Pietro da Gesù, dalla voce del Signore, il discepolo ricorda la predizione del suo tradimento.

E’ un monito che non manifesti ancora quell’atteggiamento che lo ha portato a tradire Gesù. La voce si rivolgerà a Pietro per ben 3 volte, e questo sta ad indicare la resistenza che ha questo discepolo ad accogliere l’invito di Gesù.

Allora la voce del Signore gli ha detto: Alzati, uccidi e mangia. Quale sarà la risposta di Simone? Non per niente si chiama Pietro! Ma Pietro disse: giammai Signore! Vedete, lui sempre è in opposizione a quello che il Signore gli dice: Stasera tutti mi abbandonerete …. Figurati, io darò la mia vita per te. Quando ha visto da lontano le guardie se l’è data a gambe. Giammai Signore, perché mai ho mangiato nulla di profano o di immondo.

Allora nella tovaglia c’erano tutti gli animali della creazione che poi dopo con Mosè vennero suddivisi tra animali puri che si potevano mangiare e quelli considerati impuri che non si potevano mangiare pena l’impurità dell’uomo. Qui il discorso è preparatorio all’accoglienza di 3 personaggi impuri che stanno andando verso Gesù. I pagani sono impuri, quindi qui il discorso non è soltanto un discorso alimentare, ma è un discorso, vedremo, esistenziale,di grande portata e di grande attualità.

Quindi la reazione di Pietro rivela la grande sicurezza che lui ha di sé stesso proprio come l’annuncio del tradimento: Signore io sono pronto ad andare in prigione e alla morte per te. E una voce, di nuovo per la seconda volta: ciò che Dio ha purificato, tu non chiamarlo immondo. Allora neanche Gesù cede, la creazione è opera di Dio. Dio ha fatto tutto puro, è la legge che ha insozzato tutto questo considerandolo impuro, non degno, ciò che Dio invece aveva creato come puro. E Gesù, Gesù nel vangelo di Marco elimina questa divisione tra puri e impuri. Scrive Marco nel suo vangelo che Gesù dichiarava così puri tutti gli alimenti.

Ebbene sottolinea l’evangelista questo avvenne per 3 volte esattamente come il triplice rinnegamento di Pietro. E immediatamente l’oggetto fu risollevato dal cielo. Allora Pietro di fronte alla terza volta incomincia a capire. Come la sua resistenza l’ha portato a tradire Gesù se non accoglie questo messaggio di superare la legge del puro e dell’impuro rischia di tradirlo definitivamente per la seconda volta. Allora mentre Pietro era rimasto perplesso su cosa fosse la visione che aveva visto, ci sta riflettendo perché è qualcosa di strano; lui da fedele giudeo non ha mai mangiato niente di impuro. Adesso il Signore gli dice: alzati, uccidi e mangia … c’è qualcosa che non va. Ma questa volta per fortuna non lo rifiuta.

Ecco gli uomini inviati da Cornelio, informatesi sulla casa di Simone, furono alla porta. Avendo chiamato domandavano se Simone quello soprannominato Pietro, fosse ospite là.

E continua l’evangelista, mentre Pietro rifletteva sulla visione …. Pietro è rimasto sconvolto da questo, c’è qualcosa che non quadra, è un terremoto della sua fede, della sua spiritualità, mentre Pietro rifletteva sulla visione, lo spirito gli disse: ecco 3 uomini ti cercano. – E di nuovo all’imperativo - alzati, scendi e va con loro senza esitare, (lui che aveva detto giammai), perché io li ho inviati. Prima aveva detto che erano stai inviati da Cornelio, qui invece lo Spirito dice: io li ho inviati.

Quello che sta dicendo l’evangelista è di una grande portata. Non era Cornelio ad avere inviato queste 3 persone ma lo Spirito. Cornelio, il pagano, aveva agito mosso dallo Spirito esattamente come i profeti. Per convertire Pietro, un cristiano, lo Spirito si è servito di uno straniero e di un pagano. Quindi l’evangelista segnala l’azione fantastica dello Spirito.

Bene, mosso da Gesù e dallo Spirito, Pietro accoglie gli inviati di Cornelio. Questo è un fatto clamoroso, vedremo dopo quando lui dovrà rendere conto alla comunità di Gerusalemme di questo, sarà reticente su tutto questo, e con questi si reca a casa di Cornelio.

Qui Pietro, un giudeo, accetta di entrare in casa di un pagano, il pagano Cornelio e come in una vera grande professione di fede dichiara (e questo che dice Pietro è di una importanza e di una attualità incredibile) dice Pietro: voi sapete che non è lecito a un uomo giudeo unirsi o avvicinarsi a uno straniero (è la religione che fomenta il razzismo, è la religione la base delle divisioni) perché gli stranieri sono inferiori, perché sono impuri e noi razza eletta non ci dobbiamo mescolare con loro, ma …. ed ecco questa per me è la più grande professione di fede di tutto il nuovo testamento, una realtà importante che deve essere sempre scolpita nei catechismi e nell’insegnamento … ma Dio mi ha mostrato che non si deve dire profano o immondo nessun uomo.

Questa di Pietro è una cannonata, Dio mi ha mostrato, quindi non ci sono arrivato io, Dio mi ha mostrato che non si deve dire profano, escluso da Dio o immondo, impuro, nessun uomo. E’ la religione che ha diviso gli uomini tra impuri e impuri, tra meritevoli e no, tra degni ed esclusi, ma non Dio. E’ la religione che ha perpetrato questo abominio, ma Dio mi ha mostrato che nessun uomo è impuro. Quindi quella divisione che abbiamo visto tra animali puri e impuri creata dalla tradizione non proveniva da Dio, non era Dio. Per Dio nessuna persona è impura.

Cosa significa che nessuna persona è impura? Che non c’è nessuno, qualunque sia la sua condotta, il suo comportamento che possa sentirsi escluso dall’amore di Dio.

E’ la religione che si mette come ostacolo che questo amore arrivi a tutti e dice: tu sei degno e tu no, tu sei accetto e tu sei escluso, tu con determinate regole, ma non certo il Signore. “Dio mi ha mostrato che nessun uomo deve essere considerato impuro”.

Piccola parentesi, non è mai capitato in tutti questi 15 anni negli incontri, nelle messe, non mi era mai capitato di citare un papa, stavolta ad ogni incontro tocca farlo perché ci supera. Giorni fa il papa ha detto che Gesù ha istituito 7 sacramenti e noi nel senso di clero, abbiamo istituito l’8°, quello della dogana pastorale. Noi abbiamo deciso chi può accedere, chi no, chi è degno, chi no. Ed è il papa che parla e dice: questa è una cosa indegna, non voluta da Gesù.

E allora questo messaggio è attualissimo: Dio ha detto a Pietro che nessun uomo può essere escluso. Ecco la buona notizia portata da Gesù. Ma ripeto poi dopo Pietro la pagherà grossa questa che ha fatto perché non era credibile. E poi qui Pietro comincia a parlare, ancora non è maturo Pietro, fa un bellissimo discorso dove mescola la novità di Gesù con la tradizione giudaica. Insomma combina un disastro e questa è l’ironia di Luca ed è la simpatia con la quale ci presenta questi episodi, il povero Pietro ogni volta che cerca di cominciare a dire un discorso, se la cosa non va bene viene interrotto.

Scrive l’evangelista: Pietro stava ancora dicendo queste parole, quindi sta catechizzando questi pagani, ma li sta catechizzando con elementi antichi mescolati ai nuovi comunque è una predica che poteva andare bene per qualunque giudeo, Pietro stava ancora dicendo queste cose, quando lo Spirito santo piombò, non scese, piombò su tutti quelli che ascoltavano la parola.

Impedisce a Pietro di proseguire, è l’azione dello Spirito santo perché non è d’accordo con quello che Pietro stava dicendo.

Tante volte lo abbiamo detto in maniera comica e stasera per alleggerire, quando in chiesa ascoltando la predica di un prete, perché molti lo vivono come scrupolo, come rimorso, dicono: mi sono distratto … non era una distrazione, era l’azione dello Spirito santo, sì veramente!, che impediva di ascoltare le scempiaggini del prete di turno. Quindi arriva lo Spirito santo che piomba.

I fedeli della circoncisione venuti con Pietro si meravigliavano. E’ uno shock tremendo che anche sui pagani si fosse effuso il dono dello Spirito santo. E’ sconvolgente: ma come noi pensavamo di essere un popolo eletto, il Signore avrebbe dei riguardi con noi, lo Spirito santo scendeva soltanto a determinate categorie di persone, a determinate condizioni. Noi non abbiamo idea di che cosa fossero i pagani a quell’epoca, erano considerati dei rettili repellenti. Un proverbio ebraico diceva: uccidi il migliore dei pagani e avrai ucciso il più schifoso dei serpenti. I rabbini distinguevano tra omicidio e malicidio. Uccidere un ebreo era un omicidio, ma uccidere un pagano era un malicidio, cioè toglievi un male. Quindi i pagani non avevano nessuna speranza, erano esclusi dalla salvezza di Dio.

E invece, ecco che arriva lo Spirito santo anche su di loro. Li udivano parlare in lingue e magnificare Dio. Allora Pietro dice: ma cosa si può impedire che siano battezzati nell’acqua costoro che hanno ricevuto lo Spirito santo come noi? E comandò che fossero battezzati …...

La clamorosa notizia dello Spirito santo che è sceso anche sui pagani, si sparge su tutta la Giudea (cap.11), e gli apostoli e i fratelli che stavano in Giudea udirono che anche i pagani avevano accolto la parola di Dio; c’è uno shock in tutta la Giudea e Pietro va a rendere conto di quello che ha fatto e sale a Gerusalemme.

E qui per comprendere tutto il seguito dobbiamo conoscere questa distinzione dell’uso del nome Gerusalemme da parte dell’evangelista. Per scrivere questo nome l’evangelista adopera due termini greci differenti, importanti, perché hanno un significato teologico. C’èGerusalemme nel senso di città dal punto di vista geografico che allora in greco l’evangelista scrive “Jerosolima”, quindi questo indica il termine geografico, la città.

Quando si vuol dire Gerusalemme nel senso sacrale dell’istituzione religiosa si adopera il termine ebraico traslitterato in greco. In ebraico era Jerusalaim” e in greco Jerusalem. E’ importante da adesso in poi tenere presente questa distinzione, quindi quando l’evangelista si riferisce alla semplice città usa Jerosolima, quando invece vuole indicare l’istituzione religiosa, la sede centrale del giudaismo usa il termine Jerusalem.

Allora Pietro sale a Gerusalemme, deve andare a rendere conto del suo operato, quelli della circoncisione lo rimproveravano. Sentite che accusa che fanno, crimini gravi – traduco letteralmente: “Sei entrato da uomini col prepuzio e hai mangiato con loro …” Ecco i grandi problemi della religione, il ridicolo, i grandi temi della spiritualità, siamo nel ridicolo … “sei entrato da uomini col prepuzio”… quello che la natura dona per la religione sembra una colpa.

E’ normale per l’uomo avere il prepuzio e invece agli occhi della religione diventa una colpa. “Sei entrato da uomini col prepuzio e hai mangiato con loro”… è l’accusa simile che facevano a Gesù quando dicevano: questi accoglie i peccatori e mangia con loro. Mangiare significa condivisione della propria vita.

Pietro, un po’ pavido inizia la sua difesa narrando tutto quello che era accaduto, ma si copre le spalle e dice: è stato tutto lo Spirito santo io non c’entro niente, è lo Spirito santo che ha preso l’iniziativa. Quindi comincia a raccontare tutto dalla visione avuta a Giaffa, dall’incontro con Cornelio però è reticente, non viene nominato, non parla di centurione, di pagano, ma prudentemente viene definito: quell’uomo.

Ma chi era quest’uomo? Era Cornelio, un centurione, un pagano. Meglio non dirlo, meglio non esporsi. Andammo in casa di quell’uomo ed è Pietro che lo conferma: mentre io cominciavo a parlare, lo Spirito santo piombò, scese su di loro come era sceso su di noi all’inizio. Quindi dice: se dunque Dio ha dato loro lo stesso dono come a noi che abbiamo creduto nel Signore, chi ero io affinché non desse lo Spirito santo a coloro che avevano creduto in lui?

Quindi Pietro giustifica il suo comportamento però adducendo, addossando la responsabilità all’azione dello Spirito. Avendo udito queste cose si calmarono e glorificarono Dio dicendo: dunque anche ai pagani Dio ha concesso …. Cos’è che ha concesso Dio ai pagani? Ha concesso lo Spirito santo. Non va giù alla la comunità di Gerusalemme, che vedremo è una comunità legata alla legge, all’istituzione, alla tradizione, questa novità proprio non va giù.

Abbiamo visto che finora l’evangelista ha detto che ai pagani cosa ha concesso Dio? La discesa dello Spirito santo. No, dice: dunque anche ai pagani Dio ha concesso la conversione per la vita. Ma chi s’era convertito? Qui non si è parlato di conversioni in casa di Cornelio, chi si è convertito eventualmente è stato Pietro non i pagani. Non è stato chiesto ai pagani di convertirsi; ma questo era troppo duro da accettare.

Nel frattempo succede un dramma, una carestia che investe tutta la terra, in tutto quel bacino, una carestia tremenda e qui per la prima volta compaiono i profeti, la chiesa si sta organizzando secondo la struttura giudaica, vedremo ci sono gli apostoli, gli anziani. I profeti appartengono a chi? Da Jerosolima scendono i profeti e vanno ad Antiochia, l’attuale Turchia. Allora ad Antiochia, i discepoli, ciascuno secondo le sue possibilità, decisero di inviare doni ai fratelli abitanti in Giudea. Così fecero mandandoli agli anziani. Allora l’evangelista 11,27, dice che da Jerosolima partono dei profeti, e a Jerusalem ci sono gli anziani. Gli anziani sarebbero i presbiteri esattamente come l’istituzione religiosa giudaica. Cosa è successo? C’è una grande carestia, i credenti di Antiochia fanno una colletta, ma attenzione, com’è che la fanno? Ciascuno secondo le sue possibilità e decidono di inviarla a quelli di Gerusalemme. Questo significa che il sistema economico instaurato dagli apostoli è stato un grande fallimento, fallimento perché ha tradito il messaggio di Gesù.

Quante volte si enfatizza la comunità primitiva cristiana dove tutto era in comune? Attenzione che l’evangelista sta denunciando il tradimento del messaggio di Gesù. Gesù aveva detto: vendete quello che avete e datelo ai poveri. Cosa facevano coloro che entravano a far parte della comunità? Vendevano quello che avevano e il ricavato lo mettevano ai piedi degli apostoli, non lo davano ai poveri. Quindi accumulavano, c’era bisogno di amministratori, l’amministrazione ha provocato delle ingiustizie, dei malumori e delle ipocrisie. E comunque questa comunità dove c’era l’obbligo di mettere tutto in comune (conosciamo tutti l’episodio di Anania e Safia fulminati addirittura da Pietro perché avevano nascosto qualcosa) il modello economico di questa comunità è fallito. Invece qui ad Antiochia i discepoli donano ciascuno secondo le sue possibilità, cioè in piena libertà.

Dove non c’è la libertà non c’è lo Spirito e dove non c’è lo Spirito non c’è la vita. Quindi la carestia investe tutti; questa comunità dove ognuno dava secondo la propria libertà, secondo le proprie possibilità ha tanto da poter sopperire anche alle carenze di questi qua. Ed è interessante perché è ad Antiochia che per la prima volta i discepoli di Gesù sono stati chiamati cristiani. E’ strano questo, credono nello stesso Dio, credono nello stesso Gesù, ma a Gerusalemme non sono stati chiamati cristiani. Sono stati chiamati cristiani ad Antiochia perché hanno capito da questo atteggiamento di generosità, di condivisione la caratteristica del loro gruppo.

Qui siamo ad Antiochia in terra pagana, e tra questo gruppo e i farisei c’era rivalità perché i pagani convertiti fanno una colletta e la mandano a Gerusalemme. Ma essendo denaro che proviene dai pagani è denaro impuro quindi la comunità si infetta.

Siamo al cap. 12: In quella occasione (il termine significa tempo propizio) il re Erode complicato spiegare gli Erodi perché in quella famiglia si chiamano tutti Erodi - questo èun nipote di Erode. C’è Erode il grande, Erode Antippa, Erodiade, tutti si chiamano Erode, non ci provo neanche a spiegarlo … comunque è un nipote) mise le mani su alcuni membri della chiesa per maltrattarli. L’occasione propizia è stata questa raccolta della colletta perché li rende impuri agli occhi dei giudei perdendo il prestigio che finora avevano goduto. Accettare un aiuto dai pagani equivale come mettersi a tavola con gente impura quindi diventare impuri.

Erode, che coltivava l’amicizia con il gruppo dei farisei, approfitta dell’occasione per infliggere un castigo a questa nuova setta, era così considerata il gruppo dei credenti in Gesù che era in concorrenza a quella dei farisei. Quindi per ingraziarsi i farisei comincia a maltrattarli e fece uccidere di spada Giacomo il fratello di Giovanni. Prova una azione preventiva, decapita Giacomo il fratello di Giovanni vedendo che ciò era gradito ai giudei.

Gesù aveva detto nel vangelo di Giovanni: verrà l’ora in cui chiunque vi uccide crederà di rendere culto a Dio. A queste perversioni arriva la religione, la violenza in nome di Dio, l’eliminazione in nome di Dio. Decise di arrestare anche Pietro. Allora Erode ha provato un  assaggio, ha provato a decapitare uno dei membri importanti di questa comunità che era Giacomo, il fratello di Giovanni. Visto l’esito favorevole che i giudei l’hanno gradito ecco che arresta Pietro e da questo momento, è importante, l’evangelista indica finalmente la pienezza della conversione di Pietro con una clamorosa scelta finale.

Catturato lo gettò in carcere assegnandolo in custodia e qui è una esagerazione quella che l’evangelista scrive perché sembra veramente un delinquente pericolosissimo questo Pietro, sentite cosa dice: 4 picchetti di 4 soldati ciascuno, 16 soldati per custodire Pietro, con l’intenzione di farlo comparire davanti al popolo dopo la Pasqua. Perché dopo la Pasqua? Perché come per Gesù con la Pasqua Gerusalemme è piena di pellegrini, possono succedere dei tumulti, delle sommosse e quindi non va fatto. Dopo la Pasqua … e qui l’evangelista si richiama alla Pasqua che nella tradizione ebraica era la liberazione dalla schiavitù egiziana. L’evangelista ci sta preparando alla liberazione di Pietro dalla schiavitù che da solo si era creato con le proprie mani.

Mentre Pietro era custodito nella prigione, ecco la novità, la chiesa rivolgeva senza soste preghiere a Dio per lui. Allora a Gerusalemme intanto si sono formate due comunità.

Questo è importante anche per capire le differenze, le diversità che ci sono oggi nella chiesa. Non c’è mai stata una chiesa, fin dall’inizio ci sono state chiese. Allora a Gerusalemme abbiamo due comunità: una quella che risiede a Jerosolima dove ci sono i profeti, l’altra quella di Jerusalem la città sacrale dove ci sono gli anziani e dove ci sono gli apostoli. Dice l’evangelista: la chiesa rivolgeva senza soste a Dio preghiere per lui.

Rimane da capire chi è che pregava per lui? Tutte e due le comunità o una di queste comunità? L’evangelista ce lo svelerà piano. Quindi Pietro è in prigione e mentre è in prigione la chiesa prega per lui. In quella notte, è come la notte di Pasqua, quando Erode stava per far comparire Pietro davanti al popolo, e qui l’evangelista rende quasi caricaturale la figura di Pietro, forza certe situazioni. Ed è bene questo perché molti si chiedono, ma perché Gesù ha scelto proprio Pietro, non ha scelto non so il discepolo prediletto che dava garanzie? E’ importante che abbia scelto Pietro perché se avesse scelto il discepolo amato, questo sarebbe sembrato per noi, per ognuno di noi, un traguardo insuperabile. Invece ha scelto un uomo con le sue debolezze, i suoi entusiasmi, con le sue vigliaccherie, con le sue ottusità.

Sentite qui cosa scrive l’evangelista: Pietro dormiva in mezzo a due soldati legato con due catene mentre le sentinelle davanti alla porta custodivano la prigione. Abbiamo detto che è già in custodia di 4 picchetti di 4 soldati. Il primo picchetto si trova nella cella di Pietro, due soldati all’entrata e altri due legati, incatenati con il prigioniero. Il secondo picchetto nel cancello della prima guardia, il terzo alla seconda, il quarto davanti alla porta di ferro che adesso vedremo. Allora ci si chiede: benedetto Pietro come fai a dormire? Sei lì incatenato con due guardie, fra poco ti faranno la pelle e tu dormi?

E’ strano che nei momenti importanti della sua esistenza Pietro dorme. Pietro infatti dormiva sul monte della trasfigurazione, Pietro dorme nell’orto degli ulivi, ma o è affetto da qualche malattia che lo fa dormire o c’è qualcosa. L’evangelista vuol fare comprendere che questo dormire significa estraneità se non opposizione e non accettazione di quello che sta avvenendo perché non è possibile, uno in carcere sta per essere ammazzato, è incatenato a due guardie e vedrete come dorme profondamente perché non è stato facile svegliarlo.

E Pietro dorme, ma c’è chi veglia per lui, la chiesa, la chiesa che prega incessantemente.

Ed ecco, quando l’evangelista adopera questa espressione vuole richiamare una sorpresa, dice: guardate cosa succede, ed ecco si presentò un angelo del Signore (espressione tecnica con la quale si indica il Signore quando entra in contatto con gli uomini) una luce risplendette nella cella. Si sarà svegliato! Entra l’angelo del Signore. Le celle erano sotterranei completamente bui, erano delle grotte scavate nella roccia, non avevano finestre, niente. Arriva l’angelo del Signore. Scrive l’evangelista: una luce risplendette nella cella … si sarà svegliato … I pastori che dormivano, i pastori di Betlemme quando arrivò l’angelo si svegliarono, Pietro niente perché i pastori erano coscienti delle tenebre nelle quali si trovavano e hanno accolto subito la luce, Pietro è talmente sprofondato nelle tenebre che non se ne rende conto, occorre un intervento del Signore. E infatti l’angelo è entrato, la cella si illumina, Pietro niente … e avendo colpito il fianco di Pietro lo sveglia. Gli deve dare una botta per svegliarlo e gli dice: alzati in fretta… (ed ecco è il primo passo della liberazione di Pietro, attenzione cosa dice l’evangelista)… e gli caddero le catene … Dove si mettono le catene a un prigioniero? Ai polsi. Invece l’evangelista stranamente dice: e gli caddero le catene dalle mani. Era lui che le teneva queste catene, l’evangelista qui al di là della narrazione storica sta dando delle indicazioni spirituali teologiche, Pietro era prigioniero delle sue convinzioni, era prigioniero di sé stesso, era questa la sua prigionia.

Quando di fronte al sommo sacerdote Gesù che è legato come un salame risplende nella sua libertà, nella sua pienezza di identità, Pietro che era libero invece si vergognava e arriva a rinnegare Gesù. Tra i due chi era la persona prigioniera?, la persona libera? Non il prigioniero Gesù, ma la persona libera che era Pietro e quindi queste catene è lui che se le è create da se stesso. Stranamente gli cadono le catene dalle mani, ma non viene segnalata alcuna reazione di Pietro di fronte alla liberazione, continua a rimanere passivo.

Poi l’angelo gli disse: cingiti …..(l’ordine dell’angelo si rifà a quello della cena nella notte di Pasqua quando il Signore disse a Mosè di mangiare l’agnello con i fianchi cinti quindi c’è tutta l’allusione alla liberazione dalla schiavitù egiziana), “calza i tuoi sandali … ecco finalmente c’è l’ha fatta …. e fece così. La prima reazione da parte di Pietro, comincia ad essere docile all’azione del Signore.

E gli disse: avvolgiti nel mantello, il mantello raffigura la dignità della persona, lui che l’aveva persa adesso la riprende e segui me. Finalmente Gesù, perché poi vedremo che questo angelo del Signore era il Signore stesso, torna a invitare Pietro. Quell’invito che gli aveva fatto all’inizio e che Pietro non era stato capace di accogliere: seguimi, adesso finalmente Gesù glielo dice ancora. Adesso che lo ha liberato da questa prigionia gli dice:segui me.

Questo verbo seguire è un verbo tecnico che indica la sequela per Gesù e all’imperativo: segui me, si trova nei vangeli sempre in bocca a Gesù. Quindi è Gesù che finalmente torna a invitarlo: segui me. Essendo uscito lo seguiva. Finalmente! Finalmente Pietro comincia a seguire Gesù. Finora lui lo aveva accompagnato non lo aveva seguito, gli era stato a fianco, ma non condivideva l’intenzione il progetto di Gesù.

Finalmente comincia a seguirlo e non sapeva che era vero quello che accadeva per mezzo dell’angelo, riteneva infatti di avere una visione. Quello che adesso Pietro sta vivendo è talmente grosso, talmente inaudito che non se ne rende conto, non sapeva che quello era vero. Perché? Perché seguire Gesù significa uscire dall’istituzione religiosa e questo non è facile. Quando uno è cresciuto ed è vissuto in una istituzione religiosa credendo che dando adesione a questa istituzione è sicuro il rapporto con Dio, arrivare a un certo momento della propria vita a comprendere che deve uscire dalla istituzione religiosa non per infedeltà nei confronti di Dio, ma proprio per la fedeltà … è difficile. Quindi il povero Pietro qui è sconvolto. La rileggo la frase perché è anche commovente:essendo seguito lo seguiva e non sapeva che era vero quello che accadeva per mezzo dell’angelo, riteneva infatti di avere una visione.

Pietro sta prendendo coscienza, ma ancora non pienamente della liberazione che il Signore sta operando in lui. Avendo attraversato poi la prima guardia (ricordate i 4 picchetti) e la seconda giunsero alla porta e qui l’evangelista dà importanza a questa porta, è una porta particolare, quella di ferro, quella che conduce nella città che si aprì da sé ed essendo usciti … (in una variante importante si legge: scesero i 7 gradini). Allora porta di ferro con i 7 gradini era la porta del tempio, cioè Pietro sta uscendo da dove? Da Jerusalem dall’istituzione sacrale e non per infedeltà al Signore, ma per fedeltà al Signore.

Proseguirono per una strada e all’improvviso l’angelo si allontanò da lui, l’angelo ha compiuto la sua missione. Ha liberato Pietro non solo da una prigione fisica, era una prigione fisica, ma quello che era più grave era la prigione interiore che Pietro si era costruito con le proprie convinzioni, con l’attesa di questo messia trionfatore.

E Pietro, tornato in sé stesso (l’espressione è identica a quella che l’evangelista ha adoperato nellaparabola del figliol prodigo) disse … ecco quando leggiamo i vangeli, i testi dobbiamo sempre farlo lentamente e riflettere… allora abbiamo visto che l’angelo del Signore, il Signore, gli ha detto seguimi, escono, ed ecco la frase “e all’improvviso l’angelo si allontanò da lui, e qui dice, e Pietro tornato in sé stesso disse”..a chi? Non c’è nessuno non c’è manco l’angelo, con chi parla? Parla da solo? E questo è un procedimento letterario destinato a informare chi legge del profondo cambiamento che si è riprodotto nella mentalità di Pietro. “E disse: adesso so davvero che il Signore ha mandato il suo angelo e mi ha liberato dalla mano di Erode, la prigionia fisica e da tutta l’aspettativa, non dice del mio popolo, del popolo dei Giudei. Già Pietro non è più giudeo, comincia a diventare cristiano.

Ecco le due prigionie, c’era una prigionia fisica, ma c’era una prigionia che lui si era costruita e qual’era? L’aspettativa del popolo dei giudei. E qual’era l’aspettativa del popolo dei Giudei? Un messia che come Davide attraverso la violenza avrebbe inaugurato il regno di Israele, il defunto regno di Israele mediante la cacciata e la sconfitta dei dominatori romani e la purificazione di tutte le istituzioni.

Pietro non aveva capito una cosa: Gesù non era venuto a riformare le istituzioni religiose, Gesù non è un profeta. I profeti si sono mossi sempre nell’ambito dell’istituzione religiosa per riformarla, per purificarla. Gesù ha fatto qualcosa di più. Gesù ha fatto qualcosa di più, Gesù si è messo al di fuori dell’istituzione religiosa. Lui le sacre istituzioni non è venuto a riformarle, a purificarle, è venuto a eliminarle. E questo era troppo da comprendere per il povero Pietro e per gli altri. Quindi: mi ha liberato da tutta l’aspettativa del popolo dei giudei. Era questa la prigionia che opprimeva Pietro e che gli aveva impedito di seguire liberamente Gesù.

Quindi Pietro finalmente prende le distanze dal suo popolo, dall’attesa del messia trionfatore. E cosa fa adesso? Avendo riflettuto (e qui c’è un capolavoro che l’evangelista ci regala perché ci presenta qual è l’ideale di chiesa secondo Luca) allora Pietro adesso èlibero dalla prigione e cosa fa? Lui riflette, andò nella casa di … il primo personaggio che troviamo, é Maria che è definita madre. La casa è sua, è la proprietaria … andò nella casa di Maria, la madre di Giovanni soprannominato Marco. Giovanni soprannominato Marco è l’autore del vangelo quindi è l’evangelista. Allora alla madre ci mettiamo l’evangelista … dove molti erano riuniti e pregavano.

Ecco adesso l’evangelista finalmente ci schiarisce quel dubbio che avevamo. Pietro è in carcere, c’è la chiesa che prega per lui, ma quale chiesa prega? Jerosolima che è la città geografica o quella dell’istituzione sacrale Jerusalem? Era questa chiesa, era la chiesa che è presieduta da Maria, la padrona della casa che è la madre. Quindi è una comunità che è presieduta dall’amore materno. Questo è importante. L’amore può essere paterno e materno. L’amore paterno è quello che desidera che il figlio in qualche maniera gli assomigli, l’amore materno è quello che accetta il figlio così com’ è. Quindi la comunità cristiana nella quale Pietro sceglie di andare dopo la sua prigionia, dopo la sua liberazione è presieduta da Maria, la madre, dove al centro c’è il vangelo e il terzo personaggio che adesso vedremo è Rosa, che è la serva, il servizio.

Ecco il modello di chiesa voluta da Gesù secondo l’evangelista, una comunità presieduta dall’amore materno (abbiamo neipadri della chiesa come Ignazio nella lettera ai romani si legge parlando della chiesa di Roma che presiede nell’amore) quindi una comunità che è presieduta dall’amore materno, centrata nel vangelo, e Giovanni Marco era garanzia del vangelo, e infine Rosa il servizio.

Allora la comunità cristiana, ecco il modello che il nuovo testamento ci offre è presieduta dall’amore, centrata nel vangelo e si esprime nel servizio. Questo è l’ideale di comunità secondo l’evangelista. Allora entra, va in questa comunità dove molti erano riuniti e pregavano. Pietro va verso una comunità che è diametralmente opposta alle aspettative dei Giudei.

Nella chiesa di Jerusalem questa è impostata secondo la mentalità dei Giudei, qui ci sono gli apostoli e gli anziani. E’ una chiesa vedremo fortemente strutturata secondo la tradizione. Allora Pietro sceglie di andare in una chiesa che sia diametralmente opposta e dopo la persecuzione che c’era stata a Gerusalemme con il martirio di Stefano si era prodotta come una chiarificazione nell’ambito di questa chiesa. Gli apostoli che non erano stati toccati dalla persecuzione perché loro non vedevano nulla di nuovo nella loro attività, rimasero istallati nella chiesa di Jerusalem mentre quei credenti più aperti, del mondo pagano, che provenivano dal mondo pagano, si riuniscono in questa comunità e quindi questa è la comunità come avevamo visto prima di Jerosolima.

Quindi fin dall’inizio ci sono state due chiese, una di stampo tradizionale, strutturata con apostoli, presbiteri etc. e l’altra Jerosolima che è quella dove ci sono i profeti, quindi l’azione dello Spirito. Allora Pietro, una volta liberato riflette e decide di andare verso questa comunità. Avendo picchiato al battente del portone sopraggiunse una giovane serva. Qui l’evangelista adesso struttura l’episodio sul modello del triplice rinnegamento. Di fronte a chi Pietro ha tradito Gesù? Non di fronte al sommo sacerdote, ma di fronte a una serva. Come lo ha tradito di fronte a una serva, adesso sarà riammesso grazie a una serva che però gli farà fare un po’ di anticamera. Sopraggiunse una giovane serva di nome Rode per sentire chi era e avendo riconosciuto la voce di Pietro dalla gioia (cosa ci aspettiamo? Ha riconosciuto la voce di Pietro, pregavano, dalla gioia aprì … no, aspetta,aspetta, gli fa fare anticamera), non gli aprì il portone e corse ad annunciare che Pietrostava davanti al portone.

Il fatto di non aprire corrisponde alla prima negazione di Pietro. Essi allora gli dissero: sei matta, sei impazzita! Ma lei insisteva (la serva insiste esattamente come il personaggio che era apparso nel terzo rinnegamento di Pietro dove l’evangelista scrive, e un altro insisteva, quindi c’è un collegamento tra il tradimento di Gesù e la sua missione nella comunità), ma lei insisteva che era così. Essi allora dicevano: è il suo angelo. Non possono credere, non possono credere. Hanno pregato sì per la liberazione di Pietro dalla prigionia, ma non possono credere che la loro preghiera abbia ottenuto questo.

Ma Pietro continuava a picchiare, bellissima questa scena… Pietro che continua a bussare e non gli aprono. Allora finalmente avendo aperto lo videro e rimasero sconvolti.

Pregavano per la liberazione di Pietro, ma non potevano arrivare a credere che Pietro bussasse alla loro comunità e neanche quando lo vedono fisicamente riescono a credere tanto era grande la sfiducia che questa comunità aveva nei confronti di quello che poi era stato il capo della comunità di Jerusalem. Ma avendo fatto loro cenno con la mano di tacere raccontò come il Signore (prima s’era parlato di angelo del Signore, adesso Pietro dice che invece è stato il Signore), lo avesse condotto fuori (condurre fuori è un verbo greco e viene adoperato nel libro dell’esodo per indicare la liberazione dalla schiavitùegiziana) dalla prigione.

Quindi Pietro spiega come ha fatto il suo esodo personale fuori dal mondo religioso, poi disse (ed ecco la conclusione strana, paradossale): annunciate a Giacomo a ai fratelli questo. Giacomo e i fratelli stanno qui, perché non ci va Pietro? La posizione della frase greca mettendo questo alla fine gli dà una connotazione negativa. Quindi ci sono due comunità a Gerusalemme, una, quella istallata a Jerusalem con gli apostoli, l’altra una comunità oggi diremo tanto per intenderci nei termini una comunità di base. Pietro entra in questa comunità e dice: annunciate a Giacomo e ai fratelli, questo.

Perché non ci è andato lui? Perché una volta uscito dalla prigionia non è andato lui nella comunità di Gerusalemme? Sembra che Pietro non ne vuole più a che fare ed appare un sinistro personaggio: Giacomo, terribile, tremendo. E’ riuscito finalmente a prendersi la rivincita. Qual è stata la rivincita? Tra Pietro e Giacomo c’era da tempo una tensione, una ruggine. Perché? Nei vangeli si dice chiaramente che i fratelli di Gesù non credevano in lui, e fintanto che Gesù era in vita, nessuno della sua parentela credeva in lui, addirittura nel vangelo di Marco pensavano che fosse matto.

Ebbene, poi Gesù muore e risorge, è diventato un personaggio importante, la famiglia ha cominciato ad avanzare delle pretese in nome della dinastia. C’è stato un momento delicato. Il momento delicato qual è stato? Che bisognava ricostituire il numero 12 che era diventato 11 a causa della morte di Giuda e c’erano i fratelli di Gesù, in particolare Giacomo, che ambivano a far parte di questo gruppo. Allora Pietro, Pietro ha fatto un pò come si fa oggi quando si fa un concorso truccato mettendo dei requisiti. E’ stato tremendo, un filibustiere, Pietro disse che sarebbe stato scelto per far parte del gruppo dei 12 … sentite che cattiveria, una cattiveria nel senso buono, lo scelto doveva essere uno tra coloro che ci furono compagni per tutto il tempo in cui il Signore Gesù ha vissuto, tutto il tempo incominciando dal battesimo di Giovanni fino al giorno in cui è stato tra noi assunto in cielo.

Ecco i fratelli di Gesù non ci credevano, pensavano che era matto. Quindi Pietro dice: va bene, adesso torna a far parte del gruppo dei 12 uno che ci ha seguito sempre dal battesimo all’assunzione in cielo escludendo di fatto Giacomo e tutti gli altri parenti. Adesso Pietro è andato in disgrazia, è in prigionia e Giacomo ha preso il sopravvento.

Filo-giudeo, nazionalista, tradizionalista, una figura tetra pare … qui non c’è tempo di fare tutto lo scontro con Pietro che poi avverrà, ma Pietro non vuole più avere nulla a che fare con la comunità di Gerusalemme: andate a dire a Giacomo a ai fratelli, questo raccontatelo voi. Perché non ci è andato lui? Ed ecco la conclusione: e uscito andò in un altro luogo. Allora anche questa è una stranezza: come esci da una prigione, sei libero, vai in una comunità, bussi, non ti fanno entrare, finalmente entri dici due parole e già esci un’altra volta?

Vedete se lo prendiamo dal punto di vista storico questa narrazione sembra incongruente. Per la terza volta compare il verbo uscire (il numero 3 lo sappiamo indica la pienezza, la completezza dell’esodo compiuto da Pietro) il verbo naturalmente ha una connotazione come ho detto figurata e non reale, non ha senso che Pietro appena entrato già esca, ma dice che andò in un altro luogo e l’espressione “il luogo”… allora nel mondo ebraico c’era un profondo rispetto per tutto quello che era sacro, allora si evitava di nominare un nome sacro, si usavano dei sostitutivi. Per esempio non si diceva mai Dio, si dicevano “i cieli” e così via; e lo stesso il tempio di Gerusalemme era talmente sacro che non osavano nominare il tempio. Allora il tempio di Gerusalemme lo chiamavano: - il … con l’articolodeterminativo “il luogo”. Allora qui l’evangelista dice : è uscito, andò in un altro luogo. Per un giudeo il luogo per eccellenza era il tempio di Gerusalemme che era il centro delle aspettative del popolo giudaico.

Il cambio di luogo qui si verifica nell’intimo di Pietro, nella sua interiorità. L’evangelista dice che Pietro si è distanziato definitivamente dall’istituzione giudaica. Con la conversione di Pietro si chiude la prima parte degli atti. L’evangelista segue il personaggio fino alla conversione e poi lo lascia e inizia da questo punto quello di Paolo. Pietro compare ancora una volta, lo facciamo brevemente siamo ormai alla fine quando c’è un processo chefanno a Gerusalemme, a chi lo fanno? Lo fanno a Paolo e Barnaba colpevoli di aver portato questo annunzio anche ai pagani.

Scrive l’evangelista, cap. 15: Essendo allora avvenuto un dissenso, una controversia non piccola con Paolo e Barnaba, si stabilì che Paolo e Barnaba salissero dagli apostoli, dagli anziani a Jerusalem per dirimere questa controversia. Paolo e Barnaba vanno dai pagani e a Jerusalem all’istituzione sacra questo non va e c’è uno scontro. Ed è interessante, scrive, Si alzarono allora alcuni della setta dei farisei che avevano creduto. I farisei che avevano creduto? Come è possibile che i farisei avevano creduto e sono rimasti farisei ? … dicendo: si deve circonciderli, comandando di osservare la legge di Mosè. Il messaggio di Gesù lo hanno annacquato. Hanno accolto indubbiamente il messaggio di Gesù, ma con la legge di Mosè, quindi impongono di osservare la legge di Mosè.

Si riunirono allora gli apostoli e gli anziani per esaminare la questione e qui c’è un processo. C’è Paolo e Barnaba che sono gli accusati, i farisei fanno il ruolo del pubblico ministero, l’accusa, Pietro adesso farà la parte dell’avvocato difensore e infine il giudice sarà Giacomo. Ecco Pietro si alza, fa un lungo discorso. L’espressione che voglio far risaltare è questa: perché dunque tentate (il verbo tentare è un verbo tecnico che indica l’azione del diavolo) perché dunque tentate Dio imponendo un giogo sul collo dei discepoli che né i nostri padri, né noi abbiamo avuto la forza di portare? Quello che per i farisei era di diritto divino: “Si deve circonciderli!” il verbo dovere era un verbo tecnico che indicava la volontà di Dio, per Pietro non è altro che una tentazione satanica.

Pietro ha portato al massimo la sua liberazione. Quello che la tradizione religiosa, spirituale, giudaica pensava di diritto divino Pietro dice: è una tentazione del diavolo. Sono tremende le frasi che adopera Pietro. Quello che per i difensori della tradizione doveva permettere la comunione con Dio per Pietro è proprio quello che lo impedisce. E quindi Pietro continua parlando: è per la grazia che siamo salvati. Tacque la moltitudine, ascoltavano Barnaba e Paolo ed ecco Giacomo che interviene dicendo: uomini, fratelli ascoltate me! Sta parlando Pietro, interviene Giacomo. “Ascoltate me” proprio con autorità. Si rivolge parlando di Pietro usando non il nome greco che aveva Simone, ma il nome ebraico ricordando la sua tradizione: Simeone ha raccontato come dapprima Dio ha voluto scegliere tra i pagani un popolo per il suo nome e quindi fa tutto un discorso giudaico sulla validità del tempio etc. E poi è interessante come nell’ambito della religione ci sono sempre i criteri. Così dice il Signore queste cose note fin dall’eternità … ecco, è tipico della religione: è sempre stato fatto così, è noto da sempre, fin dall’eternità. Perciò io sentenzio, è lui che decide, che non bisogna molestare quelli che dal paganesimo ritornarono a Dio ma di prescrivere loro di astenersi dalla contaminazione degli idoli …. e poi quello che è grave dice: Mosè infatti fin dalle generazioni antiche ha chi lo predica in ogni città e viene letto nelle sinagoghe ogni sabato.

E da questo conflitto tra l’azione dello Spirito rappresentato da Pietro, Paolo e Barnaba e la legge rappresentata da Giacomo, nasce un compromesso. E qual è il compromesso? Io dico sempre che è nata la diplomazia curiale, ecclesiastica. Sentite il finale: Abbiamo deciso lo Spirito santo e noi, ma non significa che abbiamo deciso in comunione con lo Spirito santo. Lo Spirito santo aveva deciso una cosa: niente pesi ai pagani, noi ne volevamo tutti, siamo arrivati a un compromesso.

E qui finisce, scompare il ruolo di Pietro. Ecco credo che rispolverare queste parti del libro degli atti che è un po’ la cenerentola del nuovo testamento perché viene considerato come un libro storico e non come un vangelo, un libro che non viene mai commentato perché si commenta naturalmente il vangelo, abbiamo scoperto delle ricchezze.

Montefano, 31 maggio 2013

trasposizione da audio-registrazione non rivista dall'autore

 

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